le PIETRE parlanti


(the living stones, le pierres vivantes, las  piedras vivas, o pedras vivas,  Живые камни, リビングストーンズ, 在活石, من الحجارة الحية)



"Tutto è pietra, e della più solida: pavimenti, scalinate, focolari, sedili: tutto."
(Mark Twain)

"Quel giorno non avrei mai creduto di arrivare fino al punto di sentirmi attratto perfino dalle pietre delle vie di Genova, e di ripensare a quella città con affetto, come al luogo in cui avevo passato molte ore di quiete e di felicità." 
(Paul Valery)



Alzate gli occhi mentre camminate nei vicoli: ci sono pietre parlanti!

Bassorilievi, sovrapporte, edicole votive, lapidi di marmo o di ardesia, incastonati nei palazzi e spesso ingrigiti o nascosti dal tempo e dall'incuria.
Raccontano di un tempo passato, storie di devozione verso la Madonna o i Santi, o di conquiste fatte dai genovesi nei mari del Mediterraneo, o, ancora, strani simboli da decifrare frutto di superstizioni che dal Medioevo son arrivate fino a noi.
Spesso pero' per la loro collocazione sfuggono all'occhio distratto del passante.
In questa pagina troverete molti esempi.



INDICE
1. Le pietre di Vico Pinelli
2. Le pietre trofei di guerra
3. La pietra patriottica
4. Le pietre "alleate" della Seconda Guerra Mondiale
5. Le pietre salvifiche della Seconda Guerra Mondiale
6. Le pietre di San Giorgio
7. La pietra dei Re Magi
8. La pietra rivoluzionaria
9. Le pietre delle "mampæ"
10. La pietra Campana
11. La pietra della catena pisana
12. La pietra del marchese e del falegname
13. La pietra delle carrozze
14. Le pietre del Re Sole
15. Le pietre del Generale La Marmora
16. Le pietre turche di Lepanto
17. La pietra ferita di guerra
18. La pietra simbolo dei liguri
19. La pietra del Melograno
20. La pietra del Gas
21. Le pietre dei "Guardiani della Galleria"
22. La pietra della moderna Colonna Infame
23. La pietra dell'Immunità
24. Le pietre a guisa di volti
25. Le pietre che furono volti
26. La pietra del mortaio
27. La pietra delle giuggiole ed il quartiere più dolce delle Superba
28. La pietra dei dragaggi
29. Le pietre antiche della via Aurea
30. La pietra dell'Hotel Croce di Malta
31. Le pietre della carità
32. La pietra dell'antica numerazione civica
33. Le pietre scheggiate dai proiettili
34. La pietra che orologio ed il compositore
35. Le pietre "igieniche"
36. La "pietra" che ricorda la nascita di quella che non fu mai Via Imperiale
37. La pietra di Mazzini
38. Le pietre antiche di Via della Consolazione
39. La pietra che permette di chiudere il vicolo
40. Le pietre che vietano il passaggio dei veicoli condotti a mano 
41. Le pietre che battono i portoni 




1. Le pietre di Vico Pinelli

Vico Pinelli, una piccola strada che da Sottoripa si inerpica nei vicoli, conserva nelle sue pietre il segno delle ruote dei carri che per secoli hanno percorso questo caruggio.


Le pietre di Vico Pinelli segnate dal passaggio dei carri nei secoli
(foto di Antonio Figari)

2. Le pietre trofei di guerra

Nei secoli Genova ha dominato i mari del Mediterraneo e sui muri dei vicoli sono incastonati alcuni trofei di guerra,   portati in città per ricordare queste incredibili gesta e tramandare il loro ricordo ai posteri, eccoli:

a. Le teste leonine di San Giorgio

Sulla porta principale del vecchio edificio di Palazzo San Giorgio, quella per intenderci che si affaccia sui portici di Sottoripa, se alzate lo sguardo vedrete una piccola testa leonina in marmo che sembra beffare il passante con il suo ghigno. E non è la sola: altre due teste son inserite su questo lato del palazzo. Esse sono trofei di guerra provenienti dal palazzo veneziano detto del Pantocratore a Costantinopoli, demolito dai Genovesi nel 1262.




La testa leonina all'angolo destro della facciata di Palazzo San Giorgio
(foto di Antonio Figari)

La testa leonina sopra la porta d'ingresso di Palazzo San Giorgio
(foto di antonio Figari)

La testa leonina all'angolo sinistro della facciata di Palazzo San Giorgio
(foto di Antonio Figari)


b. Il leone di San Marco al Molo

In via del Molo, sul lato sinistro della Chiesa di San Marco al Molo, è incastonata una lapide marmorea raffigurante il leone di San Marco, trofeo di guerra proveniente da Pola, portato in città dai Genovesi che nel 1380 saccheggiarono detta città, testimone silenzioso della vittoria dei Genovesi sui veneziani nella battaglia di Chioggia.


Il leone di San Marco presso la Chiesa di San Marco al Molo
(foto di Antonio Figari)


c. Il leone di Palazzo Giustiniani

Un secondo trofeo testimonia la vittoria di Chioggia del 1380: è il leone che si trova sulla facciata del Palazzo di Marcantonio Giustiniani, nell'omonima piazza nel centro storico di Genova.
L'iscrizione sotto il leone ricorda che questo leone proviene da Trieste.



Il leone di San Marco incastonato sulla facciata di Palazzo Giustiniani nella omonima piazza
(foto di Antonio Figari)




3. La pietra patriottica

Particolare
(foto di Antonio Figari)
Lasciata Campetto, imboccate via Scurreria e alzate lo sguardo sulla sinistra: troverete l'Italia!
Eh sì, pochi conoscono questa pietra patriottica che si trova in fondo a via Scurreria: una donna, l'Italia, turrita con la bandiera nella mano destra e la sinistra alzata che indica la scritta che recita "Italia libera Iddio lo vuole e lo sarà".
Il motto "Italia libera Dio lo vuole" è nato nel Risorgimento italiano e lo troviamo sulle monete e sulla bandiera del Governo Provvisorio della Lombardia nato nel 1848 in seguito ai moti rivoluzionari contro il dominio asburgico.
Questo motto riprende le tesi di Vincenzo Gioberti (1804-1852) che a differenza di Mazzini pensava ad un'Italia unita in una confederazione di stati con a capo il Papato. 


L'Italia Turrita in cornice ornata da due cornucopie
(foto di Antonio Figari)


4. Le pietre "alleate" della Seconda Guerra Mondiale

L'ultimo conflitto mondiale ha lasciato ferite profonde nel centro storico: splendidi palazzi e Chiese non hanno resistito ai massicci bombardamenti.
Pochi sanno però che alcuni muri hanno ancora impresso il passaggio dei soldati alleati che arrivarono a liberare l'Italia dalle truppe naziste. L'abbandono e il non rifacimento delle facciate del centro storico ha lasciato ancora visibili alcune scritte impresse sui muri con la tecnica dello stencil dalla Polizia Militare alleata nel 1945 all'ingresso dei vicoli che costituiscono il perimetro del centro storico affinché i soldati evitassero di avventurarsi per questi carruggi e le loro insidie: prostituzione, risse e furti. 
La frase recita: 
"THIS STREET OFF LIMITS TO ALL ALLIED TROOPS"


Il monito alle truppe alleate all'imbocco di vico dei Caprettari angolo piazza Cavour
(foto di Antonio Figari)

Il monito all'imbocco di vico della Stampa angolo piazza Cavour
(foto di Antonio Figari)

Il monito all'imbocco di vico Fornetti angolo piazza Cavour
(foto di Antonio Figari

Il monito all'imbocco di Vico Morchi angolo portici di Sottoripa, imboccando il vicolo da Sottoripa sulla sinistra
(foto di Antonio Figari)
(ringrazio la mia lettrice Mary che ha scovato questa scritta)


Il monito all'imbocco di Vico Morchi angolo portici di Sottoripa, imboccando il vicolo da Sottoripa sulla destra
(foto di Antonio Figari)

Il monito all'imbocco di vico ai Quattro Canti di San Francesco angolo piazza della Meridiana
(foto di Antonio Figari)

Il monito all'imbocco di vico superiore del Roso angolo via Balbi
(foto di Antonio Figari)


Il monito in Vico Macelli Soziglia subito prima di giungere in Piazza Soziglia
(foto di Antonio Figari)
 (ringrazio il mio amico Gian Maria che ha scovato questa scritta)


Oltre alle scritte sui muri, nei vicoli che costituivano il perimetro del centro storico erano presenti altre forme di "avvertimento" scritte dai soldati alleati: nei carruggi di confine più larghi, come in Salita Pollaiuoli, vennero issati grandi striscioni con impresse le parole "OUT OF BOUNDS & OFF LIMITS AREA BEYOND THIS SIGN", mentre all'imbocco dei vicoli più stretti spesso vi era un cavalletto che, come dire, ostruiva la strada e sul quale vi era scritto "DANGER" (pericolo).


Un'immagine di Salita Pollaiuoli del 1945 con il grande manifesto issato dagli alleati
(ringrazio Giuseppe Tedde che mi ha donato questa immagine)



5. Le pietre salvifiche della Seconda Guerra Mondiale 

Avete mai visto lettere impresse ai piedi di alcuni palazzi come una "R" cerchiata o una "C"? Vi siete mai chiesti cosa vogliono dire e di che epoca sono? Eccone un esempio ai piedi delle colonne di un portone in via Maragliano: una "R" cerchiata.

(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)
  

In Via Frugoni al civico 5 c'è una "P" cerchiata alla destra del portone.
(foto di Antonio Figari)
In corso Andrea Podestà, invece, sul muro del Palazzo ex Eridania, oggi sede della Facoltà di Scienze della Formazione, potrete notare a fianco del portone, riaffioranti nonostante uno strato di vernice le copra, due lettere, U.S., e un po' più in là verso il ponte monumentale, una "I" cerchiata.
(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)

In Via Montaldo al civico 35, sul pilastro alla destra del portone, seminascosta dalla buca delle lettere, si nota una "P" cerchiata.
(foto di Antonio Figari)


In Corso Firenze ci sono numerosi segni ancora presenti sui palazzi:
- al civico 5 alla destra del portone, deturpata dai vandali, si intravede ancora una "P" cerchiata;
(foto di Antonio Figari)

- al civico 12A, in mezzo alla facciata alla destra del portone si può notare una croce blu su campo bianco;
(foto di Antonio Figari)

-al civico 15 sulla facciata alla destra del portone ecco una "P" cerchiata;
(foto di Antonio Figari)

In Via Francesco Sivori, al civico 8, ci sono due "I" cerchiate.
(foto di Antonio Figari)
  In Via Bernardo Strozzi, al civico 9, alla destra del portone, c'è una "P" cerchiata.
(foto di Antonio Figari)

In Corso Magenta al civico 27 potrete notare una "P" cerchiata, una delle meglio conservate della città.
(foto di Antonio Figari)

Via Marcello Durazzo conserva tre simboli della guerra su altrettanti palazzi. Un mio amico me ne aveva segnalato uno al civico 7 e con grande sorpresa ne ho trovati altri due ai civici 1 e 3, eccoli:
-al civico 1, quasi sull'angolo sinistra della facciata, campeggia una "P" cerchiata;
(foto di Antonio Figari)

- al civico 3, in mezzo alla facciata alla sinistra del portone, si vede invece U.S. con una freccia verso sinistra e verso il basso;
(foto di Antonio Figari)

- al civico 7, seminascosto da una recente tinteggiatura, c'è una "P" cerchiata;

(foto di Antonio Figari)

In una vecchia foto della Chiesa di San Pancrazio risalente ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, chiesa che si trova nell'omonima piazza poco distante dai portici di Sottoripa, in mezzo alle macerie, sulla colonna alla sinistra dell'ingresso si può notare una "I" cerchiata. Oggi la facciata della chiesa è restaurata e non vi è più traccia di questo simbolo.


In Via Fieschi al Civico 15 rosso una "F" cerchiata sembra riaffiorare dal muro incurante del tempo passato da quando è stata disegnata sul muro.
(foto di Antonio Figari)

In via XX settembre ho scovato, anche grazie al mio amico Gian Maria che oramai per queste cose ha un occhio clinico, ben cinque simboli della guerra; presto caricherò le foto di questi e di altri simboli che si trovano in giro per la città (Via Malta, Stazione di Brignole, via Andrea Doria, etc.).
E voi, ne conoscete altri sui muri di Genova?
Ecco il significato di queste lettere cerchiate:
- "R" indicava l'ubicazione di un rifugio antiaereo;
- "V" una presa d'aria dei rifugi, una dei primi luoghi da liberare dalle macerie per impedire la morte di tutti coloro che nel rifugio avevano trovato riparo;
- "US" un'uscita di sicurezza dei rifugi;
-  "I"  un idrante;
- "C" una cisterna d'acqua;
- "P" un pozzo;
- "F" simbolo che rimane misterioso;
- la croce blu su campo bianco, poco sopra fotografata e descritta, probabilmente indicava la presenza di un presidio medico nel palazzo.



6. Le pietre di San Giorgio

Ci sono bassorilievi disseminati nei vicoli di Genova che raccontano la grande devozione della città verso San Giorgio.

Il legame della città con questo Santo ha origini molto antiche, quando in città stazionava una guarnigione dell'esercito bizantino il cui vessillo era appunto una croce rossa in campo bianco, conservata nella Chiesa intitolata al Santo.
Questa bandiera fu dapprima utilizzata dai pellegrini che volevano andare in Terra Santa e poi dai Crociati che  dall'occidente si mossero per liberare Gerusalmemme dagli infedeli. Si narra che San Giorgio apparve ai valorosi crociati genovesi che stavano per dare l'ultimo e decisivo assalto a Gerusalemme, vestito di bianco con una grande croce rossa, incitandoli a seguirlo contro i saraceni.
Il vessillo con San Giorgio, conservato nei secoli nell'omonima Chiesa, veniva consegnato con una cerimonia solenne alla nave ammiraglia della flotta delle galee genovesi prima che le stesse partissero alla volta di nuove conquiste per portare nel mondo il nome di Genova e la sua forza e predominanza sui mari. Una volta tornate in patria il vessillo tornava in Chiesa seguito da una lunga processione.
I capitani di galee che in queste battaglie si erano distinti per il loro coraggio, portando alto l'onore di Genova, potevano ornare il portone del loro palazzo con l'effigie del Santo. 
E così i bassorilievi sopra i portali di alcuni palazzi dei vicoli, che a noi oggi sembrano rappresentare solo un segno di devozione verso San Giorgio, ricordano in realtà che lì era vissuto un valoroso genovese, coraggioso capitano di galea, di cui tutti noi dobbiamo andare fieri per aver contribuito a rendere grande la Superba.  

La "pietra" di San Giorgio in San Siro
(foto di Antonio Figari)

La "pietra" di San Giorgio in Piazza Santi Cosma e Damiano
(foto di Antonio Figari)


La "pietra" di San Giorgio in Via Luccoli n. 14
(foto di Antonio Figari)


La "pietra" di San Giorgio sopra il portale della casa natale di Santa Caterina Fieschi Adorno in  Vico degli Indoratori n. 2
(foto di Antonio Figari)


La "pietra" di San Giorgio in Palazzo Cattaneo della Volta in Via delle Grazie
(foto di Antonio Figari)

La "pietra" di San Giorgio in Vico delle Posta Vecchia n. 12
(foto di Antonio Figari)


La "pietra" di San Giorgio in Vico Casana
(foto di Antonio Figari)

La splendida "pietra" di San Giorgio in Via Canneto il Lungo
(foto di Antonio Figari)


La "pietra" di San Giorgio in Vico delle Mele n. 6, sopra il portale di Palazzo Brancaleone Grillo
(foto di Antonio Figari)

La "pietra" di San Giorgio in Via Prè n. 68
(foto di Antonio Figari)


La "pietra" di San Giorgio in Via San Sebastiano, nell'atrio di quello che fu Palazzo Piuma
(foto di Antonio Figari)


La "pietra" di San Giorgio sopra il portale di Palazzo Doria Danovaro in Salita San Matteo
(foto di Antonio Figari)

Altre "pietre" di San Giorgio sono murate nel centro storico di Genova, man mano che le fotograferò qui le riporterò.



7. La pietra dei Re Magi

In Via degli Orefici c'è uno splendido bassorilievo raffigurante l’Adorazione dei Magi, opera di Elia e Giovanni Gagini: e' una delle "pietre parlanti" più conosciute di tutto il centro storico citata in tutte le guide artistiche di Genova.
Se Vi fermate ad osservarla con attenzione noterete non una singola scena ma un insieme di azioni come per esempio personaggi intenti chi a riposarsi, chi a potare un albero o chi a far abbeverare al fiume il proprio cavallo.

L'adorazione dei Magi in Via degli Orefici
(foto di Antonio Figari)

Due pastorelli e il loro cane che si riposano
(foto di Antonio Figari)

Particolare del bassorilievo raffigurante un uomo intento a potare un albero
(foto di Antonio Figari)

Particolare del bassorilievo raffigurante un cavallo che si abbevera
(foto di Antonio Figari)




8. La pietra rivoluzionaria

Se vi capita di passare in Salita delle Battistine, la strada che collega piazza dei Cappuccini con piazza Portello, sul muraglione di contenimento di Villetta di Negro, muraglione che già faceva parte delle mura trecentesche della città e in cima al quale sorgeva la Torre Luccoli, aguzzate le vista: sopra una porticina murata c'è una piccola lapide di marmo sulla quale è incisa la scritta: "1781 C. NO DOMENICO SERRA N.371".
Siamo nel 1781, in piena età pre-rivoluzionaria: "C.NO" sta per cittadino. 
Il marchese Serra insomma era diventato il cittadino Serra.

La lapide di marmo in salita delle Battistine
(foto di Antonio Figari)


9. Le pietre delle "mampæ"



Le "mampæ" ( termine genovese che deriva dallo spagnolo "mampara" il cui significato è paratia, paravento) sono particolari pannelli mobili riflettenti  foderati di lamiera all'interno in modo da agevolare  il riflesso della luce: è un antico sistema genovese per convogliare all'interno delle abitazioni la poca luce che riusciva ad arrivare dall'alto negli stretti e bui vicoli della Superba. 

Ve ne sono presenti ancora molto poche nei vicoli: quelle che trovate qui sotto fotografate son nel palazzo degli Embriaci nell'omonima piazza e nella vicina Via di Mascherona.


 Una "mampâ" a Palazzo  degli Embriaci
(foto di Antonio Figari)

Altre "mampæ" in Via di Mascherona
(foto di Antonio Figari)


Ve ne sono altre sulla facciata del palazzo al civico 12 di Piazza di Soziglia, eccole:


Le "mampæ" in Piazza Soziglia n. 12
(foto di Antonio Figari)


Una volta le "mampæ" erano molto diffuse nei vicoli e scorrendo le foto antiche di Genova sul bellissimo sito  Genovacards ho trovato due immagini, eccole:


Via del Campo (antica cartolina proveniente dalla Collezione Stefano Finauri)

Via Conservatori del Mare (antica cartolina proveniente dalla Collezione Stefano Finauri)
Se guardate con attenzione la cartolina di Via del Campo noterete che queste "mampæ" non sono di metallo ma di stoffa bianca entro una cornice. La cosa non deve stupirci: come ci racconta il grande Vito Elio Petrucci  poeta, giornalista e commediografo genovese, spesso le "mampæ" erano formate da lenzioli bianchi entro cornici di legno.


Una curiosità:molti di voi saranno passati mille volte in piazza Cavour ed avranno costeggiato l'ingresso del Porto Antico senza accorgersi che,come documenta la sottostante foto, anche qui sono presenti moderne "mampæ".

L'architetto Renzo Piano infatti, fautore del rinnovo del Porto Antico, in un suo libro citava questo antico sistema, e lo ha voluto inserire nei palazzi del porto.


Le moderne "mampæ" al Porto Antico(foto di Antonio Figari)




10. La pietra Campana

Lo scoglio Campana forse più che una pietra parlante è una pietra che ha fatto parlare di sé: poeti, scrittori e genovesi  tutti hanno sempre omaggiato l'antico scoglio a forma di campana che si trovava sotto le mura delle Grazie, mura che, fino alla fine dell'800, ai loro piedi avevano il mare.
Lo scoglio fu eliminato quando venne costruita la circonvallazione a mare.

Domenico Monleone (1875-1942) dedicò allo scoglio nel 1928 una famosa lirica "A-o Scheuggio Campann-a":

Cianzi, cäo scheuggio Campann-a, l'angonia te l'han sûnnä. E t'ae sfiddòu l'ira pisann-a t'ae sfiddòu l'ira do mâ!
Unn-a votta ti formavi a delissia di pescoei e l'äia e o çe t'imbalsamavi comme o letto di sposoei.
E li gh'ëa o Lippa e o Croxe co-e sò braghe redoggiae comme i vëi pescoei da Foxe tutto o giorno li assettae.
E co-o pämito e co-o çimello e o boggieu da l'ätra man a cantâ qualche strûnello e a sentî sûnna Caignan!

  
Lo scoglio Campana in una vecchia immagine del 1870


11. La pietra della catena pisana

La prossima pietra di cui Vi parlerò si trova ora nel museo di Sant'Agostino, dopo aver ornato per secoli una delle case abbattute all'angolo tra vico Dritto di Ponticello e via dei Servi, nei pressi della Casa di Colombo: in questa pietra son scolpite le torri e la lunga catena del porto di Pisa che i genovesi riuscirono a spezzare grazie allo stratagemma ideato dal fabbro  Noceto Ciarli. 
Campo Pisano, luogo dove furono
 condotti i  prigionieri  pisani
(foto Antonio Figari)
Cosa ideò questo abile artigiano e perché i genovesi, guidati da Corrado Doria, rasero al suolo il porto di Pisa? 
Siamo nel 1290.  Sei anni prima, il 6 agosto 1284, i genovesi avevano sconfitto i pisani nella famosa battaglia della Meloria portando a Genova più di novemila prigionieri pisani (da qui il proverbio "chi vuol vedere Pisa vada a Genova") i quali, rinchiusi in quello che oggi è detto Campopisano, morirono quasi tutti a causa delle condizioni in cui era tenuti (la storia delle loro anime vaganti la trovate nella pagina de "i FANTASMI di GENOVA", paragrafo 5). 
Pisa però non mantenne gli impegni imposti dalla pace firmata nel 1288, che imponeva loro pesanti condizioni, e così i genovesi, guidati da Corrado Doria tornarono a Pisa per darle il colpo di grazia. Il porto era chiuso da una grossa catena che era tirata tra la torre Magnale e la Torre Formice.
Il fabbro Noceto Ciarli ebbe un'intuizione illuminante: accendere un fuoco sotto la stessa per renderla incandescente e poterla spezzare sotto il peso delle navi.
Entrati in porto i genovesi lo rasero al suolo e, come già avevano fatto i romani guidati da Scipione a Cartagine, sparsero del sale sulle sue rovine.
Le catene nel Cimitero Monumentale di Pisa
(foto da http://www.francobampi.it/liguria/pezzi/catene/catene_oggi.htm)
Gli anelli della catena furono portati a Genova ed appesi alle Chiese ed alle Porte del centro storico genovese.


In questo piccolo quadretto, ex voto che si trova nel Convento di Santa Maria di Castello, si notano sul portale della Chiesa alcuni anelli della catena pisana

Lì rimasero fino al 1860 quando, in nome della fratellanza italiana e per dimenticare antichi dissapori tra le città che nel frattempo si erano unite in un'unica nazione, si decise di restituire tutti gli anelli a Pisa: ora sono conservati nel Cimitero Monumentale di Pisa. 


E' un vero peccato che Genova si sia privata di questi singolari trofei di guerra, memorie storiche della supremazia della Superba sui mari, in nome di un buonismo postunitario.

Il bassorilievo raffigurante il porto di Pisa con le due torri, Magnale e Formice, e la lunga catena stesa tra le stesse
(foto di Antonio Figari)


Particolare del bassorilievo raffigurante le catene del porto di Pisa
(foto di Antonio Figari)






12. La pietra del marchese e del falegname


Questa targa si trova in Piazza Luccoli.
Le cronache dell'epoca narrano un curioso aneddoto legato a questa "pietra parlante": nell'angolo della piazzetta vi era un piccolo magazzino dove un falegname esercitava il suo mestiere fin dalle prime ore del mattino disturbando i sonni del marchese Gian Luca Serra, proprietario e residente nel vicino Palazzo Franzoni. 

Alle lamentele del nobiluomo il falegname faceva orecchie da mercante e anzi spesso rispondeva a tono con insolenza.

[
Il Marchese Serra allora di tutta risposta decise di acquistare il magazzino e, dopo esserci riuscito, sfrattò il falegname. L'artigiano, disperato e senza più lavoro, chiese umilmente scusa al Serra il quale , mosso a pietà, donò al falegname un bella somma di denaro a risarcimento del lavoro perduto ma non gli ridiede la bottega che anzi fece distruggere.


13. La pietra delle carrozze

Se  imboccate da Piazza Caricamento Via al Ponte Reale alzate lo sguardo. Sull'angolo del palazzo destro sopra i portici di Sottoripa potrete notare questa scritta:
(E' VIETATO IL PASS)AGGIO DELLE CARROZ(ZE) E CARRI NELLA (STR)ADA DEGLI OR(EFICI) E PIAZZA BANCHI
E' questo forse il primo segno della pedonalizzazione di questa parte dei vicoli di Genova. 

La scritta in Via al Ponte Reale
(foto di Antonio Figari)



14. Le pietre del Re Sole


Nella Chiesa di Santa Maria di Castello, nella sala degli ex voto, è conservata una palla di cannone, risalente al 1684, anno in cui le navi del Re Sole bombardarono Genova dal mare.
Il drammatico bombardamento fu l'apice del travagliato rapporto tra Luigi XIV e Genova.
Già nel 1679 i francesi dopo aver lasciato il porto di Genova, offesi dal trattamento loro riservato dalle autorità cittadine ree secondo loro di non averli accolti con tutti gli onori, bombardarono Sampierdarena con 3.000 proiettili causando danni soprattutto alle numerose ville dei nobili che si trovavano oltre la collina di San Benigno.
Nel 1681 il re di Francia, in vista del futuro attacco alla Superba, spedì a Genova numerosi esperti militari travestiti da viandanti, pittori, religiosi per carpire più informazioni possibili sulle difese della nostra città.
I genovesi sentivano avvicinarsi il "D-Day" e presero le loro contromisure rinforzando i bastoni e chiedendo a Milano una guarnigione di uomini.
E intanto arrivò il fatidico giorno: il 17 maggio 1684 una flotta di 160 navi con 756 bocche da fuoco si piazzava nello specchio d'acqua antistante Genova coprendo uno spazio che andava dalla foce del Bisagno alla Lanterna. Immaginate lo stupore ed il terrore nei volti dei genovesi che affacciandosi alle loro finestre viderò tutto ciò.
Il giorno dopo il doge ordinò di sparar qualche colpo a salve per intimar alla flotta francese di allontanarsi. La risposta non tardò ad arrivare ed i nemici iniziarono già verso sera massicci bombardamenti che andarono avanti fino al 29 maggio facendo cadere in città, pare, 16.000 bombe causando danni ad un terzo degli edifici cittadini.
Nel frattempo supportati dal fuoco amico i francesi il 25 maggio tentarono di sbarcare in città ma Genova resistette nonostante i francesi potessero contare su più di 4.000 fanti.
Il 29 maggio i francesi lasciarono Genova e qualche tempo dopo fu firmata la pace anche grazie all'intervento di Papa Innocenzo XI al quale Genova si era rivolta.
Ancora una volta Genova non si fece piegare da forze straniere mantenendo la propria indipendenza.
L'orgoglio dei genovesi fece sì che la città fosse subito ricostruita e che venissero rinforzate le sue difese.
Tutta questa storia potrebbe essere racchiusa in un piccolo  oggetto, la palla di cannone francese conservata a Santa Maria di Castello nella stanza degli ex voto, eccola:

La bomba conservata a Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)
Essa, piombata in mezzo all'altare della Chiesa dopo aver sfondato la cupola, miracolosamente non esplose: una storia simile a quella della bomba in San Lorenzo, anch'essa inesplosa.
Quella conservata in Santa Maria di Castello non è l'unica bomba del 1684 inesplosa ancora conservata nei vicoli di Genova: ve ne è un'altra in Palazzo San Giorgio.

La bomba conservata a Palazzo San Giorgio
(foto di Antonio Figari)
Questa palla di cannone fu recuperata nello specchio acqueo della Lanterna dal Genio Militare di Genova e affidata in custodia all'Autorità Portuale di Genova che ha sede in Palazzo San Giorgio.


15. Le pietre del Generale La Marmora

Il Generale Alfonso la Marmora, su incarico del Re sabaudo Vittorio Emanuele II, bombardò dal 5 aprile 1849 Genova per 36 ore consecutive dai cannoni delle Caserme di San Benigno e del Forte.
Questo avvenimento storico, poco noto ai più, è conosciuto come il "Sacco di Genova":  la città fu messa a ferro e fuoco per sedare i moti rivoluzionari coi quali i Genovesi tentarono invano di riconquistare la perduta indipendenza dal regno sabaudo.
Se i genovesi conoscessero a fondo questo evento storico forse a furor di popolo sarebbe abbattuta la statua del re che troneggia in mezzo a piazza Corvetto: è un po' come se avessimo eretto una statua al Re Sole dopo che con le sue navi ci ha bombardato per giorni interi (trovate questa storia nel paragrafo precedente)!
Il monumento a Vittorio Emanuele II
(foto di Antonio Figari)
La dedica sotto il monumento
"A
 RE VITTORIO EMANUELE II
 FONDATORE
 DELL'UNITA' NAZIONALE
 I GENOVESI"
suona poi come una beffa: immagino con quale entusiasmo i Genovesi eressero il monumento equestre!
A seguito del bombardamento si diffuse l'uso di murare "in loco" le palle di cannone che avevano colpito le case del centro storico cittadino. Ancora oggi si possono osservare quattro palle di cannone murate: una  in vico dei Cartai, nei pressi della Chiesa di San Pietro a Banchi, una all'ingresso del civico 23 di Via di Porta Soprana, una in una abitazione in Campetto ed una in Via XXV aprile angolo Vico dei Parmigiani.
Eccole:

La palla di cannone in Vico dei Cartai
(foto di Antonio Figari)

La palla di Cannone in Via di Porta Soprana
(foto di Antonio Figari)

La palla di cannone in Campetto
(foto da http://www.francobampi.it/liguria/sacco/bomba1.htm)






La palla di cannone all'angolo tra Via XXV aprile e vico dei Parmigiani
(foto di Antonio Figari)

Vi sono altre palle di cannone murate nei vicoli, un giorno le fotograferò e qui le posterò.


16. Le pietre turche di Lepanto

In Santa Maria di Castello, nella cappella dei Ragusani, sono conservate due bandiere: da dove provengono?

E' il 7 ottobre 1571 e le forze navali della Lega Santa infliggono alla flotta dell'impero Ottomano una storica sconfitta a Lepanto.
Genova partecipa alla Lega Santa con 27 galere di cui 11 appartenenti a Gianandrea Doria, pronipote di Andrea, il quale comanda l'ala destra della flotta cristiana.
Le due bandiere, secondo la tradizione, sono state portate a Genova dopo la vittoria nelle acque greche.

Le due bandiere turche
(foto di Antonio Figari)


17. La pietra ferita di guerra

Palazzo Doria, Via Garibaldi n. 6: se alzate lo sguardo, alla sinistra del portale di ingresso potrete notare un buco in facciata con una scritta sotto: è una ferita della seconda guerra mondiale che non è stata riparata ma lasciata lì a monito per i posteri con la scritta "dagli amici mi guardi Iddio" .

La ferita di guerra sulla facciata di Palazzo Doria
(foto di Antonio Figari)


18. La pietra simbolo dei Liguri

In Via San Pietro della Porta, poco prima di arrivare all'archivolto, una volta porta della città, c'è questa antica lapide muraria raffigurante un vescovo, probabilmente San Siro e accanto a lui due animali: cosa rappresentano queste creature?
Sono due cigni, simbolo del popolo dei Liguri. Perché questo animale è il simbolo del nostro popolo?
Un'antica leggenda racconta di un re ligure: Cigno. Egli disperato per la perdita della sua sposa fu trasformato per pietà dagli Dei in un cigno. Cupavo, suo figlio, decise di onorare il padre ornando il suo elmo con piume di questo elegante pennuto e forse è proprio questo il simbolismo che si nasconde dietro questa lapide nel centro storico.
Per altri invece gli elmi, con una piccola croce nel centro ed i cigni che si elevano da essi, potrebbero rappresentare i valorosi liguri che partirono per le Crociate.

San Siro e i simboli dei Liguri
(foto di Antonio Figari)


19. La pietra del Melograno


Il melograno di Palazzo Casareto De Mari
(foto di Antonio Figari)
In piazza Campetto, vi è Palazzo Casareto De Mari, costruito nel 1585 per Ottavio Imperiale su progetto di Bartolomeo Bianco, conosciuto dai più come Palazzo del Melograno.
Sopra il portale infatti cresce rigogliosa una pianta di melograno: si narra che quattrocento anni fa un seme di questa pianta, trasportato dal vento di tramontana, arrivò sul frontone di questo palazzo e lì trovò il luogo giusto dove crescere. La leggenda dice che fino a quando il melograno ci sarà Genova prospererà, e quando esso morirà la Superba andrà in rovina.




20. La pietra del Gas


(foto di Antonio Figari)
In Piazza Corvetto al civico 2, se abbassate lo sguardo nell'angolo in basso a destra del portone, noterete un piccolo foro circolare del diametro di circa 4 cm: non è l'ingresso al palazzo riservato ai topolini come pensavo quando ero bambino. Lì, come in molti altri palazzi ottocenteschi cittadini, era sistemato il rubinetto del gas che alimentava il lampione posto proprio sopra il portone: ogni sera, quando calava il tramonto, un solerte operaio comunale dell'Officina Comunale del Gas faceva il giro dei palazzi, apriva i rubinetti e la città diveniva una piccola "ville lumiere".

Recentemente, per i 150 anni dell'unità d'Italia, due lampioni originali in ghisa, appartenenti alla collezione storica di Genova Reti Gas e costruiti nello stabilimento Balleydier di Sampierdarena, complesso industriale nato a Genova per l’iniziativa dei fratelli Joseph-Marie e Jean Balleydier nel 1832,  sono stati posizionati ai lati del monumento a Mazzini poco sopra a Piazza Corvetto per ricordare come la città era illuminata nel 1860.


21. Le pietre dei "Guardiani della Galleria"


Un antica immagine della Galleria Regina Elena in Piazza Corvetto in una cartolina proveniente dalla collezione R. Budmiger


Il 28 ottobre 1929 vennero collocate sopra la galleria Regina Elena, oggi dedicata a Nino Bixio, che collega Piazza Corvetto a Piazza Portello, due statue opere di Eugenio Baroni, famoso per esser l'autore del monumento dei Mille a Quarto, ma anche di molte statue nel Cimitero di Staglieno.
Vi siete mai chiesti chi sono questi due "guardiani" della Galleria?
Essi sono i due più illustri eroi liguri della storia: alla destra Guglielmo Embriaco, alla sinistra Andrea D'Oria.
L'Embriaco, vestito di una cotta di maglia con una grossa croce al centro, lo sguardo al cielo, la spada avvolta da un ramo di alloro, e ai piedi un elmo saraceno, in ricordo delle sue vittorie sugli infedeli in Terra Santa.
Andrea D'Oria, ritratto in tarda età in un'armatura cinquecentesca, stringe con la mano destra la spada e con la sinistra la sua barba; ai suoi piedi un delfino a simboleggiare il rapporto del grande ammiraglio con il mare.
 
Guglielmo Embriaco
(foto di Antonio Figari)
Andrea D'Oria
(foto di Antonio Figari)

















22. La pietra della moderna Colonna Infame

In Via del Campo una fontana nasconde l'antica colonna infame eretta a perenne ricordo del gesto dello scelleratissimo Giulio Cesare Vacchero.
In Sarzano, superato il pozzo, prima di imboccare Via Ravecca, girate a sinistra costeggiando l'abside di Sant'Agostino: troverete una moderna Colonna Infame.
 
(Foto di Antonio Figari)

I genovesi dei vicoli dedicarono questa stele all'avidità degli speculatori e alle colpevoli debolezze dei reggitori della nostra città che permisero, tra le altre cose, la distruzione della casa di Paganini (a cui presto dedicherò qualche parola) e di interi antichi quartieri  contribuendo così a disperdere la popolazione ed a sradicare le fiere tradizioni che fecero Genova rispettata e potente.
La data incisa in alto a sinistra, 1981, mi fa riflettere: è l'anno della mia nascita, quasi a significare che la mia generazione non potrà mai vedere la bellezza dei quartieri distrutti dei nostri vicoli.
Se guardiamo poi come sono diventate zone come Via Madre di Dio ci rendiamo ancora più conto di cosa abbiamo perduto in nome della modernità e del progresso, che spesso sono solo sinonimi di ignoranza e avidità.
Nel 1990 sopra la moderna Colonna infame venne posta un'altra lapide con le parole con cui il poeta Francesco Petrarca, di passaggio a Genova nel 1358, descrisse la nostra città.


23. La Pietra dell'Immunità

(Foto di Antonio Figari)

In Via Tommaso Reggio, lungo il muro perimetrale del chiostro dei Canonici, che sorge su parte delle mura medioevali della città del IX secolo, sopra il portale trovate questa lapide che recita:
" QUESTO LUOGO NON GODE IMMUNITA' ".
Siamo appena all'esterno del chiostro dei Canonici dove invece si godeva dell'immunità: tutti coloro che erano minacciati da vendetta pubblica o privata potevano trovar sicuro rifugio qui dentro.
Oggi tutto ciò ci fa sorridere ma al tempo delle guerre intestine nei vicoli della Superba, dove neppure nelle Chiese si risparmiava la vita ai nemici, questo luogo era uno dei pochi dove poter trovare sicura salvezza.


24. Le pietre a guisa di volti


Se quello che sto per descriverVi fosse un film ed io fossi lo sceneggiatore scriverei: Genova, Sopraelevata, tramonto, bimbo in auto, testa misteriosa.
Quel bimbo, di ritorno dalla campagna causa inizio scuole, in macchina con mio fratello e mia mamma, che osservava con gli occhi sgranati lo spettacolo del Porto Antico appena messo a nuovo per le Colombiane del 1992, ero io.
E così mi capitò di scorgere, in facciata nel palazzo che sorge sull'angolo tra Via del Molo e Piazza Cavour, un volto che "usciva" dall'angolo dell'edificio.

La testa di Piazza Cavour come appare alzando gli occhi nei pressi della Casa del Boia, tra le barriere della Sopraelevata
(foto di Antonio Figari)
Lì per lì il mio stupore non fu condiviso da mia madre e mio fratello convinti più in una mia allucinazione che in un fatto reale.
Fu solo ripassando sulla Sopraelevata che le mie fantasie si rivelarono realtà e quel volto, che ad altri pareva disegnato in facciata dalla mia fantasia di bambino, si materializzava in un viso beffardo e spaventoso allo stesso tempo di cui non sapevo nulla.
La mia curiosità dovette aspettare qualche anno e il ritrovamento fortunoso di un vecchio libro che avevo in casa, una delle tante "bibbie" che esplorano a fondo il centro storico di Genova.
Si dice che nei vicoli di Genova siano incastonati dei volti umani: secondo una teoria essi rappresenterebbero il volto di Giano, il leggendario fondatore di Genova, la quale deriverebbe proprio da lui il suo nome.
Oltre a quella in Piazza Cavour finora ho trovato solo un'altra testa beffarda incastonata in un palazzo: essa si può osservare dal Chiostro dei Canonici in Via Reggio alzando lo sguardo verso est. 
La mia ricerca non finisce qui: continuerò a camminar con naso all'insù e se troverò qualche altro volto ve ne darò notizia.
La testa in Via Reggio
(foto di Antonio Figari)

Potrei concludere qui la storia sul significato di queste teste misteriose ma voglio riportarVi un'altra credenza sulla testa di Piazza Cavour: qualche tempo fa ho letto un vecchio libro sulle storie dei Boia che esercitarono la loro arte a Genova nel quale si racconta che le teste tranciate di netto dalla lama della scure dall'incappucciato facevano balzi anche di alcuni metri, e così capitò una volta che una testa si andò a conficcare proprio dove la vediamo oggi, in cima a quel palazzo all'angolo tra Piazza Cavour e Via del Molo. Molti però pensano che la testa sia proprio quella di uno dei boia che lavorò in Piazza e che ora da lassù osserva tutti con sguardo ironico, anche se, forse, la cosa più ironica è proprio il fatto che di colui che tagliava teste è rimasto proprio solo il capo, legge del contrappasso?


25. Le pietre che furono volti

E dopo avervi raccontato delle strane figure incastonate nei palazzi genovesi, fatte di pietra, è ora giunto il momento di narrarVi delle teste che di pietra hanno solo l'aspetto, poichè non respirano più.
Eh sì, una volta respiravano attaccate ai corpi di coloro che dalla Repubblica venivano condannati a morte.
La macabra scena era visibile a Porta Soprana: tra le due torri vi era un piccolo edificio ad un piano, sopraelevato poi nell'ottocento, che oggi non esiste più, nel quale abitava il boia e all'interno del quale, durante i restauri, è stato ritrovato anche lo strumento del mestiere: la ghigliottina.
Fino al 1797 era usanza appendere le teste dei giustiziati sopra l'arco della porta in gabbiette di ferro a marcire esposte alle interperie.
Il mestiere del boia a Genova sopravvisse fino al 1809.
Una curiosità: e' storicamente provato che qui a Genova esercitò la sua arte Monsieur Samson, il famoso boia francese passato alla storia per aver tagliato la testa a Luigi XVI e Maria Antonietta nel 1793.

Porta Soprana con la casa del Boia tra le due torri



26. La pietra del mortaio 


5 dicembre 1746, quartiere di Portoria, poco distante dall'Ospedale di Pammatone, oggi sede del Tribunale di Genova: gli odiati invasori austriaci, che occupano Genova guidati dal plenipotenziario asburgico Antoniotto Botta Adorno, stanno passando in mezzo alla strada con un mortaio strappato ai genovesi, parte dell'artiglieria cittadina che gli invasori cercano di sottrarre alla Superba. Ed ecco che accade un imprevisto: una ruota del mortaio rimane impantanata e non c'è verso di liberarla da soli. Così, con maniere spicce, gli austriaci cercano di costringere qualche passante ad aiutarli. La popolazione genovese, poco propensa a farsi comandare da uno straniero, lei che da secoli domina i mari del Mediterraneo, coglie la palla al balzo. 
E, come spesso accade nella storia, l'eroe che dà inizio a tutto è un ragazzo: la spensieratezza della gioventù, il non pensare troppo alla conseguenze e la voglia di cogliere l'attimo presente danno a questo ragazzo, Giovan Battista Perasso detto il "Balilla" (di cui trovate una breve biografia nella pagina "poeti SANTI scrittori AVVENTURIERI"), quello stimolo interventista che covava negli animi di tutti i genovesi.

Monumento a Balilla in Piazza Portoria
(foto di Antonio Figari)

Al grido di "che l'inse?" (traducibile come "La comincio?") Balilla scaglia la prima pietra di quella che di lì a poco divverà una fitta sassaiola.
Una tela di Giusepe Comotto, conservata al Museo del Risorgimento di Genova, rappresenta la scena, eccola:

Giuseppe Comotto,  Rivolta in Portoria, Museo del Risorgimento, Genova

Gli austriaci sono costretti ad abbandonare sul posto il mortaio genovese e di lì a poco ha inizio la rivolta che porterà alla liberazione dall'odiato invasore il 10 dicembre di quello stesso anno.
In via 5 dicembre, nel punto esatto in cui accadde questo avvenimento, è stata posta una lapide marmorea, ancora oggi visibile, sopravvissuta allo scempio urbanistico che ha portato alla distruzione del quartiere, muta testimone di quello che fu uno dei momenti più eroici della storia della Superba.

La lapide marmorea nel punto esatto in cui si impantanò il mortaio in mano agli austriaci
(foto di Antonio Figari)

27. La pietra delle giuggiole ed il quartiere più dolce della Superba











C'è una piccola porzione dei vicoli che rievoca nei nomi delle sue strade le cose più dolci della natura: Vico del Cioccolatte, Vico dello Zucchero, Vico e Piazza della Fragola.
Siamo al Carmine, poco distanti dalla Salita dell'Olivella, da una parte, e dal Portello di Pastorezza, dall'altra, che nei loro nomi ci riportano al tempo in cui questa zona era ancora fuori dalle mura della città e percorsa da piccole mulattiere, campi  e terrazzamenti coltivati.
Le strade vicinali di campagna son divenute "creuze" più o meno grandi, i muri delle fasce coltivate son ora muri di contenimento di giardini o fondamenta di palazzine che qui iniziarono ad esser costruite nei secoli trasformando quella che era campagna nell'odierno quartiere del Carmine con i suoi caratteristici vicoli dove per fortuna il verde sopravvive ancora.
I nomi di questi vicoli derivano dal fatto che qui, nei secoli, si stanziarono i confettieri e coloro che lavoravano il cioccolato: al sol pensiero degli aromi che qui si spandevano nell'aria mi vien l'acquolina in bocca.
Sicuramente sarei venuto a far un giretto qui più volentieri in quell'epoca seguendo i profumi che si spandevano nell'aria come un'ape che punta al polline dei fiori in primavera.
In questa mia veloce descrizione mi sono volutamente dimenticato di una piazzetta, che nel suo nome rievoca la dolcezza di un frutto, la quale sorge poco distante da Vico del Cioccolatte, superata la stretta Salita Monterosso: Piazza della Giuggiola.

Visione notturna di Piazza della Giuggiola
(foto di Antonio Figari)

Ci si arriva camminando lungo antichi muri, avvolti dal silenzio che anche di giorno avvolge questa zona: e mi viene da pensare agli antichi Romani per i quali il giuggiolo era il simbolo del silenzio e per questa sua nomea veniva piantato nei templi della Dea Prudenza.
Torniamo alla nostra "mitica" pianta: quando arrivate nella piazza omonima guardatevi alle spalle, da dove siete arrivati, e vedrete in un piccolo orto un bell'albero di giuggiolo.

Il giuggiolo in Piazza della Giuggiola
(foto di Antonio Figari)

Il giuggiolo, "ziziphus vulgaris l.", noto anche come dattero cinese, è originario dell'Africa settentrionale e della Siria. Fu importato nelle nostre regioni dai Romani e tuttora è diffuso sopratutto in Veneto e in Romagna.
La crescita è molto lenta e ciò ci fa capire quanto antico sia l'esemplare di Piazza delle Giuggiole che si staglia nel cielo coi sui rami contorti e la corteccia corrugata, come il volto di una anziana signora.
I frutti del giuggiolo, grandi più o meno come un'oliva, hanno un colore che varia dal rosso porpora al marrone scuro, mentre la polpa è giallastra ed al centro vi è un nocciolo.

Un ramo carico di giuggiole
(foto di Antonio Figari)

Giuggiole cadute per terra
(foto di Antonio Figari)

Come saprete, da questa bella pianta, si ricava un antico e buonissimo, a parer mio, liquore ancora oggi preparato soprattutto in Veneto: il brodo di giuggiole diventato proverbiale per indicare una persona fuori di sé dalla contentezza. Oltre a questo il decotto di giuggiole era usato una volta come rimedio contro la tosse e per far guarire dalle infiammazioni, essendo riconosciute a questo frutto  proprietà medicinali.
Alberi di queste dimensioni, una volta diffusi nelle nostre campagne, sono oggi molto rari: ed è per questo, da appassionato botanico quale sono, che ho deciso di parlarvene nella pagine de "le PIETRE parlanti", ritenendolo un vero e proprio monumento del passato al pari delle altre "pietre" che Vi ho descritto e che Vi descriverò.

I rami del giuggiolo carichi di guggiole si confondono con la loro ombra
(foto di Antonio Figari)



Se Vi capita di passare in questa piazza come me a novembre o dicembre noterete l'albero spoglio da foglie ma pieno di frutti rossi, le giuggiole mature, che raggiungono infatti la maturazione completa alla fine della stagione calda. E' questo il periodo nel quale più mi affascina questa pianta così particolare.
Se invece passate di qui ad inizio estate, verso giugno, il giuggiolo vi accoglierà con i suoi fiori color bianco verdastri.


28. La pietra dei dragaggi

I dragaggi del porto di Genova e le esplosioni che scuotono i palazzi dei vicoli son un argomento molto attuale. In realtà sono secoli che con periodicità la città di Genova provvede all'abbassamento dei fondali del porto.
Se Vi capita di passare in Via del Molo, sul lato sinistro della Chiesa di San Marco, accanto alla lapide marmorea raffigurante il Leone di San Marco, trofeo di guerra che Vi ho descritto al paragrafo 2 di questa pagina, vi è un'altra lapide: essa, decorata con bellissimi fregi opera dei Della Porta, racconta che nel 1513 i Padri del Comune ordinarono lavori di dragaggio tra la Chiesa di San Marco e il Ponte dei Cattanei. 

La lapide che ricorda i dragaggi nel porto di Genova
(foto di Antonio Figari)

Come ci ricorda la lapide marmorea i lavori costarono 16 mila lire genovesi e portarono la profondità del porto a 19 palmi. Erano 213 anni che non si provvedeva a questi lavori ed i fondali si erano ridotti a due palmi.


29. Le pietre antiche della Via Aurea

Da qualche tempo son in corso lavori nel sottosuolo di Via Garibaldi. Come sempre, quando si scava sotto un'antica strada c'è la possibilità che venga alla luce qualcosa di interessante. E così mi son deciso a monitorar questi scavi passando in Via Garibaldi due o tre volte alla settimana per osservare, come un vecchio pensionato, il cantiere dei lavori.
Il mio ottimismo e la mia fiducia negli scavi  sotterranei sono stati premiati: nei mesi invernali del 2012 son venuti alla luce tratti di antichi muri in laterizio (pare, dalle prime informazioni che son riuscito ad ottenere, ottocenteschi), di cui qui sotto avete qualche foto e qualche tempo dopo, all'altezza di Palazzo Rosso, è riemerso l'antico selciato di quella Via Aurea che fu ed è vanto dei Genovesi da secoli.

Resti di muri ottocenteschi sotto Via Garibaldi
(foto di Antonio Figari)

Era il tempo in cui Via Garibaldi era da poco diventata la via più elegante ed ambita dalla nobiltà genovese e questo selciato era giornalmente percorso dalla nobiltà della Superba: le verifiche eseguite hanno confermato che si tratta del selciato cinquecentesco frutto di due differenti interventi, l'uno con ciottoli più piccoli e l'altro con ciottoli di più grosse dimensioni. Sono altresì stati rinvenuti frammenti di ceramiche che hanno permesso di confermare che si tratta della prima pavimentazione della nuova via della nobiltà genovese, tracciata tra il 1558 ed il 1571.

L'antico selciato di Via Garibaldi
(foto di Antonio Figari
)

Particolare dell'antico selciato di Via Garibaldi
(foto di Antonio Figari
)

Prima che questa strada diventasse la Via Aurea genovese essa era chiamata Montalbano ed al posto dei palazzi nobiliari e delle feste sontuose qui vi era il pubblico postribolo e donne di malaffare che esercitavano la professione più antica del mondo.
Ancora non è stato deciso che fine farà l'antico selciato  alla fine dei lavori: l'idea che più mi avrebbe entusiasmato, quella di ricoprire il tutto con una lastra di vetro posta al livello dell'attuale selciato per permettere a queste antiche pietre di essere ammirate dai passanti, sembra non piacere alle Autorità cittadine.
Vedremo quale sarà la loro destinazione finale: per il momento esse purtroppo non sono più visibili in Via Garibaldi.
Settembre 2013: nel tratto di Via Garibaldi  davanti a Palazzo Lercari Parodi è venuto alla luce un altro tratto dell'antico selciato purtroppo ricoperto dopo pochi giorni, eccolo:

Il tratto dell'antico selciato venuto alla luce davanti a Palazzo Lercari Parodi
(foto di Antonio Figari)


30. La pietra dell'Hotel Croce di Malta

Avete mai notato la targa qui sotto? Segnala al passante che lì si trovava il famoso Hotel Croce di Malta che ospitò nelle sue stanze personaggi del calibro di Mark Twain e Mary Shelley. 

Targa di ricordo dell'Hotel Croce di Malta
(foto di Antonio Figari)

La lapide marmorea è in Vico dei Morchi, uno dei vicoli che partono da Sottoripa, esattamente sotto la Torre dei Morchio (la cui descrizione trovate nella pagina de "le TORRI di GENOVA", paragrafo 4).
La torre, insieme al vicino palazzo, ospitavano nell'ottocento le stanze di questo hotel.

La Torre dei Morchio ed il palazzo che ospitarono l'Hotel Croce di Malta
(foto di Antonio Figari)

Come ci ricorda la lapide marmorea lì sistemata nel 2001, questo Hotel ospitò personaggi del calibro di James Fenimore Cooper, scrittore americano autore dell' "Ultimo dei Mohicani", Henry James, scrittore americano, che soggiornò qui nel 1877 descrivendo l'hotel "piuttosto sporco" ed ancora "la più grande casa dove io abbia mai abitato", Mary Shelley, l'autrice de "Frankenstein", giunta a Genova nel 1822 dopo la morte del marito annegato nel golfo di La Spezia, Marie-Henry Beyle, scrittore francese noto anche come Stendhal, Mark Twain, autore di due splendidi libri che segnarono al mia infanzia, "Le avventure di Tom Sawyer" ed il suo seguito "Le avventure di Huckleberry Finn", il quale visitò Genova nel 1867 e che nel suo "The Innocents Abroad" descrive, tra le altre cose, la bellezza delle donne che passeggiavano all'Acquasola, e Giuseppe Verdi, il grande compositore il quale prese anche casa a Genova.
Questi sono coloro che, come attestano molti studi con certezza, che soggiornarono in questo luogo ma non possiamo non pensare che tanti altri illustri visitatori di Genova qui dimorarono e chissà che un giorno la lapide marmorea  possa essere aggiornata con nuovi illustri personaggi.
L'hotel purtroppo chiuse i battenti nel 1878.
Tutte le volte che mi capita di passar lì sotto chiudo per un secondo  gli occhi e penso a chi avrei potuto incontrare qualche secolo fa sotto quei portici entrare o uscire da questo palazzo, alla ricerca, come me, della bellezza e dei segreti di Genova da descrivere nei loro libri e da tramandare ai posteri.


31. Le pietre della carità

In giro per i vicoli, agli angoli delle strade sotto le edicole votive, una volta vi erano molte cassette per le elemosine murate nelle antiche pietre dei palazzi nobiliari. 

Ancora oggi, alcune di esse sopravvivono nel centro storico della Superba, anche se, persa la loro antica funzione, sono spesso abbandonate e trascurate, testimoni silenziosi della carità e della devozione dei genovesi.
La più famosa, forse per la sua collocazione, è la cassetta posta sotto la splendida edicola della Madonna all'angolo tra Via di San Pietro della Porta e Via dei Conservatori del Mare.

La cassetta per le elemosine in Via di San Pietro della Porta
(foto di Antonio Figari)
  Un'altra cassetta è posizionata all'angolo tra Via della Maddalena e Via della Posta Vecchia, sotto l'edicola votiva con entro il "mio" Santo, Sant'Antonio da Padova (a questa edicola e alla scritta che si trova sotto la statua del Santo è dedicato un paragrafo nella pagina de "le EDICOLE votive").

La cassetta per le elemosine all'angolo tra Via della Maddalena e Via della Posta Vecchia
(foto di Antonio Figari) 

Una terza cassetta "sopravvive" in Via Giustiniani, quasi all'angolo con Via Chiabrera, incastonata nella facciata di Palazzo Giustiniani Franzoni, sotto un'edicola votiva con al centro un bellissimo tondo con la Madonna. Purtroppo di questa cassetta rimane solo il "buco" ed il segno delle cerniere dello sportello di metallo che permetteva la sua chiusura.

La cassetta per le elemosine in Via Giustiniani
(foto di Antonio Figari) 

La quarta cassetta da me censita si trova in Piazza Santa Maria degli Angeli: posizionata sotto un'edicola votiva oggi vuota, reca una scritta (ELEMOSINA NRA SIGNORA) e una data (1815). Purtroppo da anni davanti a questo piccolo tesoro sono sistemati i cassonetti della spazzatura e materiali di un cantiere edile (l'amore della città per questo piccola meraviglia è così dimostrato!).

L'edicola vuota e sotto quel che rimane dell'antica cassetta per le elemosine
(foto di Antonio Figari)

 L'antica cassetta per le elemosine
(foto di Antonio Figari)

La piccola lapide sotto la cassetta
(foto di Antonio Figari)

La quinta cassetta che ho trovato nel peregrinare giornaliero nei "miei" vicoli è sita in Via delle Grazie, sotto l'edicola votiva posta all'angolo tra questa via e Via San Bernardo: di essa rimane, come per la cassetta di Palazzo Giustiniani Franzoni, solo il "buco" in facciata dove la cassetta era alloggiata.

Quel che rimane della cassetta per le elemosine di Via delle Grazie
(foto di Antonio Figari)
  Altre due cassette per le elemosine, o meglio, ciò che ne rimane, si trovano in Vico delle Cinque Lampadi accanto ad un'edicola votiva con un ritratto della Madonna con Bambino, conservata entro una grata.

Quel che resta delle due cassetta per le elemosine di Vico delle Cinque Lampadi
(foto di Antonio Figari)


Presto caricherò le foto delle ultime tre cassette che ho trovato in giro nei vicoli: una in Vico degli Indoratori, le altre... (lo scoprirete!).

Per il momento sono queste le cassette per le elemosine che ho trovato nei vicoli di Genova. Se ne troverò altre le aggiungerò a questo paragrafo. E Voi, che leggete queste parole, aguzzate la vista e segnalatemi altre cassette dei vicoli della Superba se ne trovate.


32. La pietra dell'antica numerazione civica


Non so se vi è mai capitato di passeggiar per Venezia e cercare un determinato numero civico. Lì, a differenza delle altre città europee e non solo, si segue ancora un antico sistema basato non sulla suddivisione in vie ma in sestieri: e così  dovrete cercare non un civico particolare in una certa via ma un numero civico all'interno di un intero quartiere.
Ebbene, se la cosa vi sembra strana sappiate che anche Genova fino a qualche secolo fa adottava  questo sistema.
C'è un palazzo dei vicoli che reca ancora in facciata, accanto al portone di pietra nera, il numero riferito all'antica numerazione civica per sestieri, è Palazzo di Negro in Piazza della Lepre n. 9, o, se volete, al n.400 del Sestiere della Maddalena: insomma, due numeri, un solo luogo!

La doppia numerazione di Palazzo di Negro in Piazza della Lepre
(foto di Antonio Figari)


33. Le pietre scheggiate dai proiettili

Capita qualche volta di imbattersi in anziani che decidono di lasciarti un racconto della loro gioventù vissuta tra le bombe della Seconda Guerra Mondiale, quando poco più che bambini, si andava a giocare in mezzo alle macerie dei palazzi dei vicoli e si assisteva a sparatorie ed imboscate anche nel bel mezzo della città. E' così che ho scoperto che, in una delle zone più eleganti e tranquille della Superba, negli anni della guerra, ci furono sparatorie di cui rimangono ancora segni  visibili.
Se vi capita di passare in Corso Solferino osservate attentamente le inferiate lungo la scalinata che conduce in Via Palestro: ebbene, due di esse (non vi dico esattamente quali, aguzzate la vista!) portano ancora i segni dei proiettili di una sparatoria che qui ebbe teatro durante il secondo conflitto mondiale. 

(foto di Antonio Figari)
 
(foto di Antonio Figari)


34. La pietra che fu orologio ed il compositore

Il timpano del Teatro Carlo Felice
(foto di Antonio Figari)


Se, in cima a Vico Casana,  alzate lo sguardo sulla mole del Teatro Carlo Felice noterete, proprio in mezzo al timpano, un cerchio apparentemente senza significato.
In principio questo spazio ospitava la raffigurazione dello stemma civico cittadino, solo in seguito si decise di porre nel mezzo un orologio, la cui cornice è ancora oggi visibile, che divenne presto il regolatore ufficiale del tempo nel centro cittadino.
Si racconta che anche Giuseppe Verdi, che qui era solito passare, magari dopo essersi gustato un ottimo Falstaff dai Fratelli Klainguti di cui il compositore andava ghiotto (come descritto nella pagine de "le BOTTEGHE storiche" al paragrafo 18, dedicato alla Pasticceria dei Fratelli Klainguti) regolava il proprio orologio adeguandolo all'ora del grande quadrante che troneggiava nel centro del timpano.
Oggi purtroppo rimane solo uno spazio vuoto a ricordare quello che fu uno degli strumenti fondamentali per regolare il tempo nella vita cittadina.

Il quadrante vuoto di quello che fu l'orologio del Carlo Felice
(foto di Antonio Figari)
 

35. Le pietre "igieniche"

(foto di Antonio Figari)

Avete mai notato questo zoccolo di marmo sporgente posto in un angolo di Palazzo Interiano Pallavicino, poco distante da dove un tempo sorgevano le cosiddette "Fontane Marose"?
La sua funzione è tutt'altro che estetica: esso serviva ad evitare che questo angolo fosse usato a mo' di orinatoio.
"Riempire", per così dire, gli angoli dei palazzi dei vicoli con pietre, inferiate o con pregiati marmi come in questo caso, era quindi un metodo per preservare gli ambienti dal fetore e dalle malattie, in un'epoca nella quale non era difficile scorgere nelle locande persone che utilizzavano per i loro bisogni impellenti i muri interni delle stesse, come ci testimoniano le immagini nei quadri e nelle stampe.
Questa pietra non è l'unica "pietra igienica" presente nei vicoli: ce n'è una simile con decorazioni analoghe in Via San Siro, altre due lisce in Via Balbi ai lati dell'ingresso del Collegio dei Gesuiti, odierna sede della Facoltà di Giurisprudenza e altre che man mano che fotograferò qui Vi riporterò.
In Vico della Neve c'è invece un esempio di inferriate poste negli angoli sotto le colonne sporgenti aventi la stessa funzione igienica.




36. La "pietra" che ricorda la nascita di quella che non fu mai Via Imperiale

La lapide marmorea di Via Scurreria
(foto di Antonio Figari)

Quando imboccate Via Scurreria provenendo da Campetto, alzando lo sguardo sulla destra, noterete  una grande targa marmorea  la cui traduzione è la seguente:

“GIO GIACOMO IMPERIALE FIGLIO DI VINCENZO PER LA PUBBLICA E PRIVATA UTILITÀ E PROVVEDENDO AL DECORO DELLA CITTÀ PRESE E DISTRUSSE MOLTEPLICI ABITAZIONI, CON IL SUO DENARO SI CURÒ DI ERIGERE, ORNARE E APRIRE QUESTA VIA, ALLA QUALE È STATO IMPOSTO IL NOME DALLA FAMIGLIA DI COLUI CHE LA ERESSE 1587”.

Essa ricorda appunto la nascita di Via Scurreria ad opera di Gio. Giacomo Imperiale il quale, proprietario di una splendida dimora in Campetto (di cui trovate la storia nella pagina de "i PALAZZI privati" al paragrafo 17), a sue spese fece demolire alcuni suoi palazzi in zona o ne ridusse i volumi al fine di dare vita ad una larga strada che congiungesse Campetto alla Cattedrale di San Lorenzo.
L’alizeri ci fa notare che la lapide “dice altresì che la strada tolse indi innanzi a chiamarsi dagl' lmperiali: ma il volgo che non bada alle epigrafi, tenne pur fermo a chiamarla del nome antico, e anche oggi ci é nota per Scurreria, storpiatura del titolo Scutaria che ha in comune colle vicine". Ed è questa forse la cosa più curiosa: nonostante il nobiluomo avesse fatto costruire a sue spese la strada e ottenuto che la stessa prendesse nome dalla sua casata, per tutti i Genovesi essa rimaneva la via delle botteghe degli artigiani che con la loro arte davano vita agli splendidi scudi lavorati a sbalzo, dorati ed istoriati per i valorosi condottieri della Repubblica (che si vedono in tanti affreschi nei palazzi nobiliari della Superba) e così la continuarono a chiamare fino ai giorni nostri. Chiedete a qualcuno di indicarVi Via imperiale quando siete in Campetto e vedrete la sua aria stranita, provare per credere!


37. La pietra di Mazzini 

Vi siete mai chiesti cosa stia guardando Mazzini? E la statua sotto di lui perché è così pensierosa?
C'è una leggenda che aleggia su Mazzini e le altre statue in piazza Corvetto: pare infatti ci sia un dialogo tra le stesse... presto Vi racconterò tutto.

Mazzini cosa guarda?
(foto di Antonio Figari)
A cosa pensa questa statua?
(foto di Antonio Figari)

Perché questa statua tiene la carta in mano?
(foto di Antonio Figari)


38. Le pietre antiche di Via della Consolazione

Nel 2014 Via XX Settembre, una della principali arterie cittadine, è interessata da lavori nella rete Gas.
Come sempre, quando vi sono scavi in centro città, butto un occhio per vedere se riaffiora qualche segno del passato (vi ricordate le antiche pietre riemerse in Via Garibaldi? Sono descritte in questa pagina al paragrafo 30).
Ebbene, nei primi giorni di agosto del 2014, all'altezza del Mercato Orientale sono state rinvenute le antiche pietre del selciato di Via della Consolazione.
Via XX Settembre infatti segue più o meno il tracciato dell'antica Via della Consolazione (il tratto tra piazza della Vittoria e il Ponte Monumentale) e Via Giulia (il restante tratto fino a De Ferrari). 
Per capire a che altezza si trovava Via della Consolazione rispetto all'odierna Via XX basta osservare il livello sottostrada in cui si trova il sagrato della Chiesa della Consolazione.
Oltre al selciato dell'antica Via sono stati inoltre rinvenuti resti di costruzioni postmedievali (presto caricherò le foto che ho fatto).
Come mi ha confermato la Soprintendenza che ho contattato su Twitter i lavori continueranno e non si esclude di riportare alla luce altri reperti. Purtroppo il tutto verrà ricoperto, quindi vi consiglio di passare in Via XX e dare un occhiata prima che tutto sia di nuovo sepolto!
Io, dal canto mio, continuerò a monitorare la zona e vi terrò aggiornati!


39. La pietra che permette di chiudere il vicolo

Vico dei Griffoni
(foto di Antonio Figari)



All'imbocco di Vico dei Griffoni, quasi all'angolo con Via al  Ponte Calvi, c'è una lapide marmorea.


La lapide marmorea all'imbocca di Vico dei Griffoni
(foto di Antonio Figari)
Sapete cosa c'è scritto?
Viene dato il permesso al marchese Filippo Cattaneo, figlio di Giacomo, di posizionare un cancello nel vicolo per impedirne l'accesso notturno con l'onere però di tenerlo aperto durante il giorno, il tutto datato 25 gennaio 1686.




40. Le pietre che vietano il passaggio dei veicoli condotti a mano

"E' vietato il passaggio ai veicoli e carretti a mano": così e' inciso in due piccole "pietre parlanti" in marmo all'imbocco di Via Canneto il Curto sia provenendo da Via San Lorenzo che da Piazza Cinque Lampadi.
Il perché di questo divieto e' presto spiegato: un tempo Canneto il Curto era la prima via carrabile a nord dei portici di Sottoripa che, partendo da Piazza San Giorgio, tagliava da est a ovest i vicoli per poi proseguire in Via San Luca, Via del Campo e Pre'.
Data la sua importanza per i trasporti cittadini questa strada veniva riservata ai veicoli più veloci condotti dagli animali.
I carretti condotti a mano invece dovevano transitare in altre vie.
Ecco le due "pietre parlanti": 

La "pietra parlante" in Canneto il Curto angolo Via San Lorenzo
(foto di Antonio Figari)


La "pietra parlante" in Canneto il Curto angolo Piazza Cinque Lampadi
(foto di Antonio Figari)



41. Le pietre che battono i portoni

Ci sono "pietre" nei vicoli imprigionate o meglio inchiodate nei portoni dei palazzi nobiliari e condannate a battere ferro contro ferro per annunciare l'arrivo di un ospite.
Come avrete capito mi sto riferendo ai battenti: di diverse forme e dimensioni, essi sono piccole opere d'arte che riflettono la bellezza del palazzo a cui sono legate.
I battenti persero la loro funzione con l'avvento dell'elettricità che portò con sè l'innovazione dei campanelli acustici. 
Di seguito troverete una piccola selezione dei più belli che ho "incontrato" nei vicoli, o meglio, quelli che più mi piacciono, alcuni li avrete visti di sicuro, come quello di Palazzo Ducale (che mi ha sempre affascinato e che da piccolo avevo soprannominato "il tritone in altalena") o di Palazzo Imperiale in Campetto, altri invece sono inchiodati su palazzi meno conosciuti, eccoli:

Il battente a guisa di Tritone sul portone di Palazzo Ducale
(foto di Antonio Figari)
 
Il battente sul portone di Palazzo Imperiale in Campetto
(foto di Antonio Figari)
  
Il battente sul portone del palazzo di Vico Fasciuole al civico 14
(foto di Antonio Figari)

Il battente sul portone del palazzo in Piazza Pinelli al civico 1
(foto di Antonio Figari)

Il battente sul portone del palazzo in piazza Pinelli al civico 3
(foto di Antonio Figari)



Il battente sul portone di palazzo Stefano Squarciafico in Piazza Invrea
(foto di Antonio Figari)



Le pietre parlanti in giro nei vicoli di Genova non sono finite... 


(continua...)


© RIPRODUZIONE RISERVATA


35 commenti:

  1. Bellissimo questo sito, Grazie!

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  2. veramente molto interessante...spero davvero continui!

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    1. Certo! Ho ancora tante "pietre parlanti" da raccontare! Grazie per i tuoi complimenti!

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  3. Il tuo blog mi piace moltissimo. Complimenti!

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    1. Grazie Mitì e benvenuta sul mio sito!

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  4. Complimenti per il sito, davvero molto molto bello

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  5. Ciao complimenti per il sito!!

    io sono genovese d'adozione (studio qui da qualche anno) e per un certo periodo ho dedicato alcune ore alla settimana appositamente col fine di "girovagare" per i vicoli..
    Era impensabile per uno che abita a Genova perdersi nei meandri del centro storico (che, a quanto mi risulta, è il complesso vicolistico piu grosso d'Europa.. dico giusto?)
    Comunque peccato non aver avuto prima questo blog come guida! :)

    Complimenti e grazie! :D

    a presto!

    Tommaso

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    1. Ciao Tommaso! Grazie per i complimenti e benvenuto nel mio sito! Anche a me piace girovagare nei vicoli e ti assicuro che perdersi nel centro storico più grande d'Europa è cosa facile anche per i genovesi!

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  6. Molto interessante,oggi sono riuscita a vedere certe cose descritte sul blog...mi piacerebbe sapere di più :)

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    1. Sono contento di ispirare da queste pagine i tuoi giri per i vicoli di Genova. Sono ancora tantissime le "pietre parlanti" di cui devo ancora parlare. Torna a visitare questo sito e scoprirai molto altro sui segreti dei vicoli di Genova!

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  7. Ciao Antonio, io ho pubblicato ieri un articolo sulle cassette delle elemosine c'è proprio quella di Vico Indoratori e anche una che qui non vedo, chissà se è la stessa che metterai anche tu!
    Poi ne ho trovate anche delle altre che devo ancora pubblicare, tra le quali quella di Via dei Giustiniani che vedo qui.
    Bellissimo girare per i caruggi e trovare queste cose, ormai sono una cacciatrice con l'occhio attento! Buona notte!

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    1. Ciao Miss! Come ti va? Come proseguono i tuoi giri per i nostri vicoli? Oltre a quella di Vico Indoratori l'altra è in un vicolo il cui nome è di quattro lettere, presto la pubblicherò. In realtà da quando ho pubblicato qualche tempo fa quel paragrafo su "le pietre della carità" ho trovato altre cassette, oramai ho un occhio clinico! Presto le aggiungerò.
      Hai proprio ragione: è bellissimo girar per i vicoli e vedere quanti piccoli tesori sono disseminati tra un caruggio e l'altro.
      Buonanotte!

      Ps: ricordo di aver trovato e fotografato la cassetta in Via delle Grazie una mattina durante una passeggiata insieme ad una famosa blogger genovese... sbaglio?!?!

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  8. Complimenti per la ricchezza di particolari sulla nostra cara Genova.....mi piacerebbe essere di aiuto nella tua opera di identificazione e catalogazione di cose interessanti, ma credo che tu sia imbattibile...Un saluto Pippo..

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    1. Ahaha grazie Pippo! Da quello che mi hai scritto via mail sono sicuro che puoi aiutarmi a mantenere la mia imbattibilità!
      Se ti va scrivimi qualche segreto che pensi potrebbe essere inserito in questa pagina!

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  9. Ciao Antonio
    complimenti per questo sito, molto molto interessante.
    Ti segnalo una "pietra Parlante" a mio avviso molto interessante ( anche se non molto antica), testimonianza dei rapporti bancari avvenuti a metà Ottocento tra Genova e Torino con il Banco sconto e sete, situata in palazzo Bendinelli Sauli in via san Lorenzo 12.
    Book

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    1. Ciao Book! Grazie per le tue parole e grazie per la tua segnalazione: inserirò sicuramente la "tua" pietra parlante in questa pagina.

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  10. Straordinario sito,straordinarie pietre a Genova.Il Carmine resta una delle mie passioni.Volevo dire inoltre che....ho trovato in Genova sotteranea le molte foto della Fonte Doria finalmente.
    A questo punto dovrei intrufolarmi nel Tennis Club per andare alla ricerca del ninfeo Grimaldi di cui ho le analisi dei materiali.Sono riuscita a vedere invece il bellissimo ninfeo di Villa Rosazza a Dinegro oggi Casa America.
    Comunque... mi complimento!
    Alessandra Varbella

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    1. Cara Alessandra, grazie per i Suoi complimenti.
      Anche a me il quartiere del Carmine piace molto per il suo carattere di paesino a sè: quando cammini nei suoi vicoli non sembra di essere in una grande città ma in un paese dell'entroterra ligure.
      Per quanto riguarda la Grotta Doria, essa è a parer mio una delle meraviglie di Genova, peccato solo sia quasi sconosciuta ai più: vederla è stato emozionante!
      Prossimamente visiterò la grotta del Tennis Club e appena riuscirò caricherò le foto nella pagine della "la GENOVA sotterranea".
      Non ho mai visto il ninfeo di Villa Rosazza ma conto di andarci un giorno, dalle foto sembra splendido!

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  11. Ciao Antonio,
    grazie per il bel sito, stracolmo di cose che già sapevo ma che ho dimenticato. Sono nato nei caruggi e li ho smpre considerati uno "specchio" della vita della nostra città: se soffrono i caruggi, soffre Zena tutta intera. Da qualche anno sono emigrato all'estero per lavoro, ma col grande desiderio di tornare, e non nascondo che a volte per sofrire meno ho cercato di dimenticare, ma sfogliando le pagine del tuo blog ho pensato che è meglio soffrire, ma ricordare. Ho da tempo un progetto di ricerca sulle vie o quartieri scomparsi di genova, a cominciare da via madre di dio (anche e soprattutto in chiave polemica con le scelte fatte negli anni dalle amministrazioni) e si potrebbero unire le forze se ti può interessare.
    Grazie ancora per il tuo prezioso lavoro e per farci ricordare.
    Un saluto
    Emanuele

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    1. Ciao Emanuele! Sono contento di aiutarti a ricordare Genova e la sua bellezza. Per quanto riguarda la zona di Madre di Dio, ho deciso dopo tanto pensare (ed è per questo che ti rispondo con così tanto ritardo, scusami) di dedicare in futuro ad essa ed a Piccapietra una piccola parte di questo blog dove raccoglierò antiche cartoline, immagini e storie legate a questi due quartieri uccisi dalla scelleratezza di alcuni!
      Sarà un lavoro difficile e lungo ma ritengo valga la pena ricordare e ricostruire la storia di questi quartieri della Genova che fu.
      Se mi vorrai aiutare ne sarò felice!

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  12. Ciao Antonio
    Seguendo il tuo bellissimo sito (per il quale ti faccio vivissimi complimenti) ho iniziato a girare per Genova guardandola con occhi diversi.
    Purtroppo non ho tantissimo tempo a disposizione (giusto un’oretta in pausa pranzo), ma seguendo le tue indicazioni e ottimizzando i tempi, armata di macchina fotografica e con una collega che conosce meglio le stradine, ho cominciato a girare per i vicoli che nascondono davvero tantissimi tesori..
    Ho trovato molti “San Giorgio” (bellissimi quelli in San Matteo) tra cui uno all’interno del civico 4 di via san Sebastiano che, tra quelli che ho visto, è l’unico girato verso destra.
    Mi sono piaciute molto anche le piccole targhe con raffigurati l’Agnello e la Croce, anche queste sparse un po’ dovunque.
    Sto cercando di entrare nei portoni dei palazzi che hai segnalato, per vedere i laggioni (non è cosa facile convincere qualcuno ad aprire!), ma l’unico che per ora ho visto (quello in via san Lorenzo 19) è veramente bellissimo.
    Non sono riuscita invece a trovare le teste che hai indicato: quella in via Reggio dal chiostro dei Canonici è all’interno del Chiostro?fuori nella via non sono riuscita a vederla.
    E quella dalla casa del Boia, dove devo posizionarmi per vederla?
    Ne ho trovato invece una in via Luccoli (verso piazza Soziglia) posizionata su una colonna di un portone!
    Mi sono stupita di quante edicole votive ci siano in giro, tante purtroppo ormai vuote, mi piacerebbe saperne di più, (magari sul tuo sito! È un argomento che non hai ancora sviluppato…)
    Bè sono stata un pochettino prolissa, ma sono ancora tante le cose di cui vorrei parlarti…
    Grazie di tutto!
    Olga

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    1. Ciao Olga, Ti ringrazio per le Tue parole: uno degli scopi del mio blog è proprio quello di invogliare le persone a girare Genova e a scoprire i suoi tesori come stai facendo te!
      Purtroppo molte delle meraviglie di Genova sono conservate al di là di portoni chiusi ma non demordere, sii perseverante come me: ogni tanto la "Fortuna" fa sì che nel momento in cui passi davanti a quel determinato palazzo esca qualcuno ed è così che riesci ad entrare!
      La testa di Via Reggio è in alto, incastonata in un palazzo: la si può vedere dal cortile interno del Chiostro dei Canonici, alzando lo sguardo verso est. Per quanto riguarda la testa in Piazza Cavour, essa è posta in cima al palazzo che fa angolo tra Piazza Cavour e Via del Molo: per osservarla ti conviene posizionarti in Piazza Cavour tra la Casa del Boia e i portici di Via Turati lato monte della strada. Vedrai, al di là della Sopraelevata, nell'angolo alto a destra del palazzo il volto beffardo. Ci sono poi altre teste in giro per i vicoli che un giorno posterò qui sul blog.
      Alle edicole votive, silenziose e splendide testimoni della Fede degli abitanti dei vicoli nei secoli, dedicherò un giorno una piccola parte di questo blog.
      Se hai altri dubbi, incertezze o vuoi segnalarmi qualche bellezza nascosta che hai trovato nel tuo peregrinare nei vicoli non esitare a scrivermi. Sarà un piacere per me leggere le Tue parole.

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  13. Vi sono altre pietre parlanti che qui non citi, a meno che non siano in altri capitoli, si tratta di targhe messe a memoria della chiusura di alcuni vicoli, chiusure praticate sia costruendo giunte di case, sia con semplici muri. Ne conosco solo due o tre e corrispondono a vicoli che appaiono nelle più vecchie mappe o piante. Per quanto riguarda gli off limits di uno scomparso ma sostanzialmente integro nell'immagine ne ho la foto scattata nei primi anni '80, un secondo l'ho scoperto da pochi giorni e ne ho la foto. Ci sono altre cose tra le mie foto conservate in computer ma dovrei faticare un poco per cercarle. Ci risentiremo sicuramente quanto prima, per ora sto esplorando il tuo sito che è interessante ma ancora troppo nuovo per conoscerlo a modo.

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    1. Caro Pietro, sarò felice se vorrai aiutarmi nelle mie ricerche. Se hai materiale da inviarmi scrivimi a info@isegretideivicolidigenova.com (e grazie per le foto che hai condiviso nel gruppo di facebook dedicato a questo sito).
      Sarà un piacere inserire in questo blog altri segreti della nostra Genova.

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  14. Le pietre parlanti è un libro del 1992 di Muller Profumo... su questo stesso identico argomento....

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    1. Cara Luisa,
      La ringrazio moltissimo per il Suo suggerimento letterario. Non ho mai letto il libro di cui parla ma sarà mia cura cercarlo e così ampliare le mie conoscenze sulle pietre parlanti dei vicoli di Genova.

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  15. Caro Antonio,
    il tuo sito è bellissimo, una vera miniera d'informazioni ed aneddoti raccontati con passione! Complimenti!
    L'avevo già visitato in passato. Talvolta nel ricordo di un particolare luogo cerco tracce nella memoria anche di altri. Prima potevo contare sul sapere dei miei famigliari e conoscenti, ma tanti di loro non ci sono più.


    Cerco traccia di un'antica bottega di cioccolata, purtroppo non ricordo l'insegna, che si trovava sul'angolo
    di un vicolo, limitrofo a V. delle Vigne e Vico Lepre. L'ultima volta che vi entrai doveva essere poco prima
    del 1970. Aveva i banchi di legno scuro e vetro. Vi si comprava una sorta di cioccolato "soffiato", che appariva come un foglio di carta increspata e stropicciata, leggero e fragilissimo. Con poco peso te ne portavi via un bel cabarettino. Ebbene quella specialità non l'ho mai più ritrovata né a Genova né altrove. Eppoi, i genovesi vi si recavano con le soprese, spesso preziose, da far inserire in ottime uova di Pasqua, decorate con quei bei ricami di zucchero colorato. Chissà se qualcuno, si ricorda di questa bottega di cioccolata e della loro mitica specialità...

    A presto.
    Gabriella

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  16. Caro Antonio,
    nel rinnovarle i mie complimenti le segnalo una leggenda genovese secondo la quale non tutte le catene pisane furono restituite in occasione dell'unità italica: l'ingegno (...e la malignità...) consigliarono ai genovesi di trattenere un unico anello, tuttora conservato in qualche chiesa del centro storico...se lo ritiene interessante, le suggerisco di condurre una ricerca in merito per capire quanto sia storia e quanto leggenda.

    Con stima

    Francesco M.

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  17. Bellissmo,ogni sera scopro sempre qualcosa di nuovo e che non sapevo oltre ai significati di molti luoghi e misteri..Genova ne è piena..Grazie e saluti a tutti!!

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  18. Sono nato e vissuto per trenta anni nei "caruggi" molte cose le conoscevo altre no, ora tutto mi è sembrato più bello ed interessante conoscendone la storia.
    Mi riprometto di rivedere il tutto, se il tempo mi darà l'opportunità, sotto questa nuova luce.
    Complimenti per i suoi scritti.
    Cordialmente
    E. Solari

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  19. buongiorno, nel farle i miei più sinceri complimenti per lo splendido sito, le vorrei chiedere una cortesia. ha qualche aneddoto curioso della vita dei nobili genovesi nel 1500/1600, in zona Palazzo Meridiana Via Garibaldi? la ringrazio anticipatamente.
    Paolo

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  20. Riccardo Medicina13 novembre 2014 16:22

    Oggi, 13 novembre 2014, vista la bellissima giornata e mosso dalla curiosità suscitatami dal tuo blog, caro Antonio, ho raggiunto per la prima volta il quartiere del Carmine con l'intento di visitarlo. E' davvero un posto incantato! Ho percorso estasiato salita S. Bartolomeo dell'Olivella, poi salita di Carbonara, vico della Giuggiola fino all'omonima piazza (incantevole!). Dopodichè sono risalito da via Edilio Raggio e salita san Nicolosio fino all'omonima chiesa (che fortunosamente ho trovato aperta!) e, passando da Piazzetta dietro i forni sono sbucato in cima alla Salita di S. Francesco, dove ho ammirato i resti dell'omonima chiesa, per ritrovarmi in Piazza della Meridiana. Davvero una bellissima gita "dentro porta"... Grazie davvero per avermi fatto riscoprire questo meraviglioso angolo della nostra meravigliosa città!

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  21. queste pagine sono incredibilmente belle

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