i PALAZZI privati

"Questi palazzi, pur di solido marmo, (...) dalla base alle gronde sono dipinti con scene di battaglie genovesi, con mostruosi Giovi e Cupidi e con note figurazioni della mitologia greca (...). Non ho mai letto né sentito che gli esterni delle case di qualsiasi altra città europea siano affrescati in questo modo."
(Mark Twain)

"(...) le tenute a giardino, fra edificio ed edificio, con le viti che formano arcate verdi, coi boschetti di aranci e con gli oleandri fioriti, a venti, trenta e quaranta piedi al di sopra della strada (...)."

(Charles Dickens, Pictures from Italy, 1846)

"Una caratteristica sono i dipinti di architettura invece che della realtà. Ogni sorta di elaborata architettura  è rappresentata negli affreschi."

(Herman Melville, 1857)

Uno dei segreti più affascinanti da svelare dei vicoli di Genova è la bellezza inaspettata racchiusa in molti edifici privati.

Spesso, passando distrattamente nelle caruggi e notando vecchi portoni, non ci accorgiamo che basterebbe superare quella soglia per essere catapultati in splendidi cortili, ninfei, scaloni e saloni nobiliari affrescati dai migliori artisti chiamati a Genova per decorare le dimore dei Patrizi.
Forse il vecchio adagio genovese o cû e i dinæ no se mostran à nisciun (il sedere e i soldi non si mostrano a nessuno) riflette più di tante parole questa caratteristica tutta genovese di evitare di ostentare e di mostrarsi all'esterno, senza però rinunciare ad abbellire le proprie dimore all'interno: la verità è forse che queste meraviglie erano concepite per essere gioia e piacere per gli occhi dei padroni di questi splendidi palazzi, e non per colpire il passante di turno o il forestiero.
Alcuni palazzi, a dir il vero, lasciano trasparire già all'esterno la loro bellezza negli affreschi che decorano le facciate (molti di questi rinati grazie a recenti restauri che hanno ridato loro lo splendore di un tempo rubato dai secoli) o nei portoni marmorei.
In questa pagina Vi porterò a visitare tutti i palazzi dei vicoli genovesi che spesso, come gemme preziose rinchiuse nei loro scrigni, si mostrano allo spettatore solo varcata la soglia d'ingresso.
Non aspettatevi dettagliate descrizioni dei palazzi, per quello ci sono fior fior di guide alle quali non voglio sostituirmi, ma piuttosto accenni e foto, un'invito a tutti Voi ad addentrarvi nei vicoli e godere della bellezza che questi palazzi hanno conservato nei secoli superando guerre e trasformazioni urbanistiche.
Come vedrete, l'ordine in cui ho disposto i palazzi in questa pagina non è casuale: il tutto infatti è strutturato come una lunga passeggiata che, partendo da Piazza San Bernardo, vi condurrà fino in Via Balbi e poi alle ville suburbane. 

Tramonto estivo in Strada Nuova
(foto di Antonio Figari)


INDICE
1. Palazzo Agostino e Giacomo Salvago
2. Palazzo De Marini
3. Palazzo Alessandro Giustiniani
4. Palazzo Marcantonio Sauli
5. Palazzo in Via San Bernardo 17
6. Palazzo in Piazza Embriaci n.2
7. Palazzo Giulio Sale
8. Palazzo in Via San Bernardo 14
9. Palazzo in Via San Bernardo 10
10. Palazzo Saluzzo  
11. Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo
12. Palazzo Stella
13. Palazzo Cattaneo della Volta
14. Casa del Boia
15. Palazzo Gio Andrea De Franchi
16. Palazzo Gaspare Basadonne
17. Palazzo Antonio Sauli
18. Palazzo in Piazza Sauli n. 4
19. Palazzo in Piazza Sauli n. 5
20. Palazzo Sauli (Piazza Sauli n. 7)
21. Palazzo in Via Giustiniani n. 9
22. Palazzo Giustiniani Franzoni
23. Palazzo Giustiniani Franzoni (2)
24. Palazzo Giustiniani (Via Giustiniani n. 12)
25. Palazzo Marcantonio Giustiniani
26. Palazzo Gio Battista Saluzzo
27. Palazzo Sopranis poi Peirano
28. Palazzo in Piazza San Donato 23
29. Palazzo Paolo De Benedetti
30. Palazzo in Via San Donato 14
31. Palazzo del Doge Stefano Onorato Ferretto
32. Casa di Cristoforo Colombo
33. Casa Paganini
34. Casa Piola
35. Palazzo in Salita Pollaiuoli n. 13
36. Palazzo Agostino e Benedetto Viale
37. Palazzo Spinola Serra
38. Palazzo Fieschi Crosa di Vergagni
39. Palazzo Saluzzo-Veneroso
40. Palazzo Gio Andrea Cicala
41. Palazzo Antoniotto De Franchi
42. Palazzo Centurione Gavotti
43. Palazzo Durazzo-Zoagli
44. Palazzo Bendinelli Sauli
45. Palazzo Sinibaldo Fieschi
46. Palazzo Orazio e Gio Francesco De Franceschi
47. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie)
48. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie n. 3)
49. Palazzo Lercari
50. Palazzo Stefano Squarciafico 
51. Palazzo Emanuele Squarciafico
52. Palazzo Enrico Camilla
53. Palazzo Andriola Camilla
54. Casa dei Camilla
55. Palazzo Fieschi
56. Palazzo De Marini Croce
57. Palazzo Pietro Durazzo
58. Palazzo Penco
59. Palazzo medievale in Via San Pietro della Porta angolo Via Conservatori del Mare
60. Palazzo Serra (Piazza Banchi)
61. Palazzo Emanuele Filiberto Di Negro
62. Palazzo Ambrogio di Negro
63. Palazzo Gio Batta Senarega
64. Palazzo Gio Battista Lercari
65. Palazzo Gio Vincenzo Imperiale
66. Palazzo Ottavio Imperiale
67. Palazzo Eredi Gerolamo Chiavari
68. Palazzo Domenico Grillo
69. Palazzo Francesco Maria Doria
70. Palazzo Grillo Cattaneo
71. Palazzo Brancaleone Grillo
72. Palazzo in Via delle Vigne n.10 
73. Palazzo Di Negro 
74. Palazzo dei Fattinanti
75. Palazzo Bernardo e Giuseppe De Franchi
76. Palazzo Agostino de Franchi
77. Palazzo Maineri e Massone-Bianco di San Secondo
78. Palazzo Jacopo Spinola
79. Palazzo Spinola Zecchino
80. Palazzo Francesco Borsotto
81. Palazzo Doria Danovaro
82. Palazzo Lazzaro Doria (poi di Andrea Doria)
83. Palazzo Lamba Doria
84. Palazzo Branca Doria
85. Palazzo Domenico Doria
86. Palazzo Giorgio Doria
87. Palazzo Antonio Grimaldi Cebà
88. Palazzo in Via Chiossone 6
89. Palazzo Doria (Fondazione Carige)
90. Palazzo Giulio Pallavicini
91. Palazzo Agostino Spinola 
92. Palazzo Leopoldo Doria (Palazzo Doria De Fornari)
93. Palazzo Giovanni Garibaldi  
94. Palazzo Gerolamo Pallavicini
95. Palazzo Tomaso Franzone
96. Palazzo Nicolò Spinola di Luccoli 
97. Palazzo Ansaldo De Mari e fratelli
98. Palazzo in Via Luccoli 26
99. Palazzo in Via Luccoli 30 
100. Palazzo Spinola di Luccoli - Balestrino
101. Palazzo in Vico dei Parmigiani n. 1
102. Palazzo Giacomo Spinola
103. Palazzo Luciano Spinola di Luccoli
104. Palazzo Tomaso Spinola
105. Palazzo Giorgio Spinola
106. Palazzo Clemente della Rovere
107. Palazzo Antonio Doria (Palazzo Doria Spinola)  
108. Palazzo Negrone
109. Palazzo Interiano Pallavicino 
110. Palazzo Pallavicini Cambiaso
111. Palazzo Pantaleo Spinola
112. Palazzo Lercari Parodi
113. Palazzo Tobia Pallavicino
114. Palazzo Angelo Giovanni Spinola
115. Palazzo Gio Battista Spinola
116. Palazzo Nicolosio Lomellino 
117. Palazzo Giacomo e Lazzaro Spinola
118. Palazzo Nicolò Grimaldi (Palazzo Tursi)
119. Palazzo Baldassarre Lomellini
120. Palazzo Ridolfo Maria e Gio Francesco I Brignole Sale (Palazzo Rosso)
121. Palazzo Luca Grimaldi (Palazzo Bianco)
122. Palazzo Gerolamo Grimaldi (Palazzo della Meridiana)
123. Casa Valery
124. Palazzo Gio Carlo Brignole
125. Palazzo Spinola De Mari
126. Palazzo Stefano Lomellini
127. Palazzo Bartolomeo Lomellini 
128. Palazzo Raggio Balduino
129. Palazzo Giacomo Lomellini
130. Palazzo Ponzone
131. Palazzo Cosma Centurione 
132. Casa di Mazzini
133. Palazzo Giorgio Centurione
134. Palazzo Alessandro Saluzzo
135. Palazzo del Lascito Canevari  
136. Palazzo Gio Battista Centurione
137. Palazzo Cipriano e Babilano Pallavicini
138. Palazzo Stefano e Felice Pallavicini
139. Palazzo Serra Gerace
140. Palazzo Nicola Cicala
141. Palazzo Pinelli
142. Palazzo in Piazza Pinelli 1
143. Palazzo in Piazza Pinelli 3 
144. Palazzo Spinola di Pellicceria
145. Palazzo Gentile
146. Palazzo Pietro Spinola di San Luca
147. Palazzo Lazzaro Grimaldi
148. Palazzo Stefano De Mari
149. Palazzo Spinola di San Luca-Gentile 
150. Palazzo Gio Battista Grimaldi (Piazza San Luca)
151. Palazzo Nicola Grimaldi 
152.  Palazzo Gio Battista Grimaldi (Vico San Luca)
153. Palazzo Pinelli Gentile (già Spinola e Salvago)
154. Palazzo Nicolò Spinola
155. Palazzo Antonio Doria Invrea
156. Palazzo Bartolomeo Invrea (poi Palazzo Cardinale Cybo)
157. Palazzo Cesare Durazzo
158. Palazzo Lomellini-Serra
159. Palazzo Bartolomeno Rebuffo - Serra
160. Palazzo Gio Francesco De Ferrari (Palazzo Belimbau)
161. Palazzo Nicolò Lomellini (Palazzo Lauro)
162. Palazzo Cristoforo Spinola
163. Palazzo Gio Agostino Balbi
164. Palazzo Gio Francesco Balbi
165. Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi
166. Palazzo Francesco Maria Balbi Piovera (poi Palazzo Raggio)
167. Palazzo Balbi (Palazzo dell'Ateneo, ex Collegio dei Gesuiti)
168. Palazzo Stefano Balbi ( Palazzo Reale) 
169. Le Ville
a. Villa Lo Zerbino
b. Villa di Tobia Pallavicino detta "delle Peschiere" 
c. Villa Grimaldi in Bisagno
d. Villa Imperiale di Terralba
e. Villa del Principe
f. Villa Rosazza


1. Palazzo Agostino e Giacomo Salvago



Palazzo Salvago
(foto di Antonio Figari)

Questo palazzo, sito in Piazza San Bernardo al civico 26, fu costruito per volere di Agostino e Giacomo Salvago nel 1532 nella curia medievale degli Streggiaporco.
Nel 1550 la piazza ed il palazzo furono oggetto di un "restyling" e le bande bianco e nere vennero coperte da uno strato di intonaco sul quale Ottavio Semino eseguì i suoi affreschi.
Nel restauro del 1937 si decise di riportare alla luce le antiche bande bianco e nere.
Lo splendido portale marmoreo cinquecentesco è opera di Giacomo della Porta e Nicolò da Corte. 


Il portale di Palazzo Salvago
(foto di Antonio Figari)

Una curiosità è legata alle due figure sopra al portale: esse rappresentano due uomini selvaggi appoggiati a leoni che alludono al nome della famiglia ("Salvago" da "selvaggio").


Uno dei due uomini selvaggi sopra il portale di palazzo Salvago
(foto di Antonio Figari)

Lo stemma della famiglia Salvago, che si trovava sopra il portale in mezzo ai due selvaggi, fu, come molti altri stemmi nobiliari, distrutto nell'ondata rivoluzionaria di fine settecento.



2. Palazzo De Marini

Sito all'angolo tra Piazza San Bernardo e Vico Vegetti, questo palazzo venne demolito a parziale pena di un De Marini, colpevole di congiura.
Sull'area su cui esso insisteva nel 1627 viene edificata la Chiesa di San Bernardo (di cui oggi rimane il campanile, trasformato in appartamenti, una lapide al pian terreno dell'edificio e altre lapidi in facciata nel retro del palazzo), mentre sull'attigua area di Palazzo Paolo De Benedetti (vedi il relativo paragrafo in questa pagina) viene edificato il Monastero.
La Chiesa, espropriata, diviene Scuola di Carita nel 1846; oggi è sede di una scuola statale, mentre i locali al pian terreno sono occupati da un noto locale dei vicoli, il "Moretti".. 
 


3. Palazzo Alessandro Giustiniani

Sito in Via San Bernardo al civico 21, prende il nome di Alessandro Giustiniani poichè come palazzo di sua proprietà viene inserito nell'elenco dei Rolli nel 1599.
L'edificio risale al XIV secolo: nonostante le profonde trasformazioni subite è ancora visibile al piano terreno, in un locale alla sinistra del portone (oggi ristorante messicano "Veracruz", i cui proprietari ringrazio per l'ospitalità concessami per scattare alcune foto e per l'ottimo spuntino offertomi) è ancora conservato parte dell'antico cortile interno del piano terreno con due splendide coppie di colonne binate. Dal cortile anticamente partiva lo scalone che conduceva al piano nobile. Oggi lo scalone moderno sale direttamente dal portone e non è più collegato con quello che fu il cortile interno ma la parte alta dell'antico scalone e una loggia balaustrata al piano nobile (in parte purtroppo tamponata), che conserva ancora alte colonne ioniche, ci fanno intuire l'antica bellezza ancora viva in questo edificio.
Il portale esterno è sorretto da due grandi telamoni di gusto vicino alle sculture di Taddeo Carlone.


Le colonne binate al piano terreno del palazzo
(foto di Antonio Figari)

Le colonne del piano terreno viste dall'alto
(foto di Antonio Figari)

Colonne e balaustra dell'antica loggia del piano nobile oggi tamponata
(foto di Antonio Figari)

Le colonne del primo piano e le volte viste dal basso
(foto di Antonio Figari)

Le colonne lungo lo scalone
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone di Palazzo Alessandro Giustiniani
(foto di Antonio Figari)



4. Palazzo Marcantonio Sauli

In questo luogo, Via San Bernardo civico 19, nel Medio Evo sorgeva il Palazzo della famiglia degli Zaccaria, nota ai più per aver  portato a Genova la cosiddetta "Croce degli Zaccaria", oggi conservata nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo (e di cui presto Vi parlerò nella pagine de "le CHIESE di GENOVA" nel paragrafo dedicato alla Chiesa di San Lorenzo), sacra reliquia che custodisce due frammenti della croce di Cristo, commissionata nel IX secolo dal fratello dell'Imperatrice Teodolinda e precedentemente conservata a Efeso nella Basilica di San Giovanni Battista, e che, come la storia ci racconta, fu a lungo custodita in questo palazzo.
Su  questo preesistente edificio medievale Marcantonio Sauli, ambasciatore della Repubblica di Genova presso il Re di Spagna, fece erigere il suo palazzo nella metà del Cinquecento.
La facciata conserva ancora i tratti medievali nella fasce bianco e nere e in alcuni particolari come la bifora gotica murata al piano terreno.


Le fasce bianco e nere di Palazzo di Marcantonio Sauli illuminate dal sole
(foto di Antonio Figari)

La facciata bicromia di Palazzo di Marcantonio Sauli
(foto di Antonio Figari)



Archetti medievali si rincorrono lungo la facciata di Palazzo di Marcantonio Sauli
(foto di Antonio Figari)


La bifora gotica murata della facciata di Palazzo di Marcantonio Sauli
(foto di Antonio Figari)

Superato il portone Vi ritroverete in un ambiente rinascimentale caratterizzato dal cortile, dallo scalone e dalle logge che su questo si affacciano.


Il cortile interno del palazzo di Marcantonio Sauli
(foto di Antonio Figari)

La nicchia con Venere e la loggia tamponata del primo piano del palazzo di Marcantonio Sauli lato Salita Mascherona
(foto di Antonio Figari)

La loggia del primo piano e lo scalone di palazzo di Marcantonio Sauli lato Via San Bernardo
(foto di Antonio Figari)

Il cortile è abbellito da una statua di Venere entro una nicchia.


(foto di Antonio Figari)

Un lungo scalone a sinistra della nicchia con Venere conduce in Via di Mascherona dove questo palazzo ha la sua seconda uscita.
Il palazzo passò di mano molte volte nei secoli a venire divenendo anche sede del Tribunale del Commercio e magazzino di merci.
Oggi esso ha ritrovato parte del suo antico splendore ed è suddiviso in appartamenti.


5. Palazzo in Via San Bernardo 17

Edificato nel XVI Secolo su preesistenze medievali, questo palazzo viene demolito intorno alla metà del XIX Secolo ed al suo posto viene edificato un palazzo "da reddito" con ingresso su Piazza Embriaci 4; sopra l'attuale ingresso è posta una bella edicola votiva raffigurante il Beato Sebastiano Maggi e non distante in facciata è presente una bella colonna in marmo bianco.
Altri elementi della decorazione architettonica sono depositati presso il Museo di Sant'Agostino, mentre è andata perduta "Galatea che esce dalle acque", opera di Valerio Castello. 


6. Palazzo in Piazza Embriaci n.2


La facciata affrescata del Palazzo di Piazza Embriaci n.2
(foto di Antonio Figari)


Questo palazzo è frutto di modifiche cinquecentesche su preesistenti edifici medievali.

Esso conserva in facciata magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo,  Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.

Un particolare degli affreschi del Palazzo di Piazza Embriaci n.2
(foto di Antonio Figari)

Un particolare degli affreschi del Palazzo di Piazza Embriaci n.2
(foto di Antonio Figari)



7. Palazzo Giulio Sale



Medievale "domus" con torre degli Embriaci, passa in proprietà prima ai Cattaneo nel XVI secolo e nel 1583 a Giulio Sale che la ristruttura. Sarà Gio Francesco Brignole a donare al palazzo le dimensione attuali, parzialmente alterate da sopraelevazioni novecentesche.

Esso conserva sulla facciata lato Salita Santa Maria di Castello magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo, Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.

All'interno è sopravvissuta ai secoli la cinquecentesca disposizione dell'atrio e dello scalone con volte a crociera che conduce al piano nobile.


Volte e scalone nell'atrio di Palazzo Giulio Sale
(foto di Antonio Figari)

In alcuni ambienti interni sopravvivono affreschi di Andrea Ansaldo raffiguranti "Sansone e Dalila", "Sansone che abbatte il Tempio" e "Ester dannanzi ad Assuero".
A questo palazzo è unita la splendida Torre degli Embriaci di cui trovate la storia al paragrafo 1 nella pagina de le TORRI di GENOVA.
La Torre degli Embriaci
(foto di Antonio Figari)
Una curiosità: questo palazzo conserva ancora una "mampa", struttura in ferro atta a catturare la luce del sole di cui trovate la storia al paragrafo 9 nella pagina de le PIETRE parlanti .

La "mampa" di Palazzo Giulio Sale
(foto di Antonio Figari)
 


8. Palazzo in Via San Bernardo 14

(...continua)

 
9. Palazzo in Via San Bernardo 10


L'atrio del Palazzo al civico 10 di Via San Bernardo
(foto di Antonio Figari)




10. Palazzo Saluzzo

Nonostante la trasformazione in casa "da reddito", questo edificio, sito in Via San Bernardo al civico 8, conserva ancora tracce dell'antico portico medievale, ora tamponato, nel prospetto su Via San Bernardo e anchetti pensili e tracce di affreschi sul prospetto su Vico di Santa Rosa.
Lo spendido portale marmoreo quattrocentesco è senza dubbio uno dei più belli del centro storico genovese.
L'interno conserva l'originaria rampa di attaco dello scalone e alcune lapidi in pietra nera di promontorio.  

 

11. Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo


La piazza antistante Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo
(foto di Antonio Figari)




Costruito nel XVI Secolo su preesistenti edifici medievali, lungo l'asse di Via San Bernardo, rialzato rispetto alla via, fu dimora del Doge Leonardo Cattaneo.

Nel 1622 Leonardo Grillo Cattaneo decide di rinnovare l'atrio affidando il compito a Bartolomeo Bianco.

I secoli successivi videro il palazzo pian piano trasformarsi da residenza nobiliare ad appartamenti.

Fu però la Seconda guerra Mondiale a dar il colpo di grazia alle bellezze interne di questo palazzo ed in particolare alla loggia rinascimentale.

Rimane tuttavia, testimone della bellezza e della ricchezza che una volta trionfavano all'interno del palazzo, lo splendido portale d'ingresso realizzato   nel Cinquecento da Antonio della Porta. Il monogramma mariano che troneggia sul portale fu aggiunto invece solo nel XVII secolo.

Esso conserva in facciata lato Vico del Fumo tracce di magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.


Lo splendido portale di Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo, opera di Antonio della Porta 
(foto di Antonio Figari)

Particolare del portale di Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo
(foto di Antonio Figari)



12. Palazzo Stella

(...continua)



13. Palazzo Cattaneo della Volta

Poco distante da Piazza San Giorgio, imboccata Via delle Grazie, Vi ritroverete in Piazza Cattaneo.
Lì sorge Palazzo Cattaneo della Volta: questa nobile famiglia aveva qui i suoi palazzi e la sua cappella gentilizia (la Chiesa di San Torpete che un tempo aveva l'ingresso rivolto verso questo palazzo).
L'edificio sorge in una delle zone più antiche della città di Genova, appena sotto l'oppidum occupato dal Convento di Santa Maria di Castello: tracce di epoca romana sono state scoperte alle fondamenta di questo edificio.
Quello che vediamo oggi è il palazzo voluto dai Cattaneo nel Rinascimento, su preesistente edificio romano e medievale di cui conserva in facciata ancora alcuni particolari.
In facciata è ancora conservato uno spendido bassorilievo quattrocentesco raffigurante San Giorgio e poco distante una colonna che emerge dalla facciata: qui vi era la loggia dei pisani oggi tamponata e di proprietà della Curia  (come della Curia è la Chiesa di San Torpete che prende il nome dal Santo originario della città toscana).


Particolare della facciata di Palazzo Cattaneo con elementi medievali
(foto di Antonio Figari)

Il portale marmoreo del 1623 è opera di Bartolomeo Bianco.


Il Portale di Palazzo Cattaneo
(foto di Antonio Figari)

La facciata originariamente affrescata ha purtroppo perso quasi tutta la sua bellezza che non si è potuta recuperare nel recente restauro. Son tuttora presenti, su Via delle Grazie, anche se difficilmente visibili dalla strada, alcuni bellissimi affreschi rinascimentali raffiguranti volti umani inseriti sotto archetti (simili a quelli visibili in facciata di Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, di cui trovate una foto nel paragrafo di questa pagina ad esso dedicato). Sopra gli archetti vi sono poi tracce di magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo, Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.  
Quello che il tempo ha rubato alla bellezza esteriore non è accaduto all'interno del palazzo che conserva splendidi affreschi nell'androne  e lungo lo scalone.
Una curiosità: nell'affresco dell'androne, opera di Tavarone, raffigurante Re Saul che riceve Davide,  se notate, quest'ultimo indossa l'ermellino, tipico indumento dei Dogi della Superba.


L'affresco del Tavarone nell'androne del Palazzo Cattaneo
(foto di Antonio Figari)


La parte iniziale dello scalone in Palazzo Cattaneo con volte a crociera e affreschi in stile pompeiano
(foto di Antonio Figari)


Il primo piano di Palazzo Cattaneo con il pavimento bianco e blu e le colonne di marmo
(foto di Antonio Figari)


Il secondo piano nobile, visitabile in occasione dei Rolli Days, un tempo arricchito da una splendida quadreria che comprendeva, tra le altre, opere del Van Dyck, oggi dispersa, conserva ancora molte tracce della sua bellezza secentesca nei saloni ancora arredati e nel magnifico affresco di Diana con Endimione, opera di Giacomo Boni.

I saloni del piano nobile di Palazzo Cattaneo della Volta
(foto di Antonio Figari)

Il Lampadario in legno della sala da pranzo, in principio fatto fare apposta dal Doge Franzoni per regalarlo al Re Sole (ragalo che rimase sulla carta), abbelliva Villa Cattaneo a Nervi e giunse qui negli anni 50 del Novecento: di magnifica fattura è forse la cosa più particolare da vedere in questo palazzo.


Lo splendido lampadario in legno della sala da pranzo
(foto di Antonio Figari)



14. Casa del Boia


La Casa del Boia
(foto di Antonio Figari)


Parete ovest della Casa del Boia
(foto di Antonio Figari)


Particolare della facciata della Casa del Boia
(foto di Antonio Figari)


15. Palazzo Gio Andrea De Franchi

Edificato in Piazza San Giorgio su preesistente edificio medievale, di cui conserva ancora tracce in facciate nelle polifore e archetti pensili in pietra nera, questo edificio è di proprietà delle famiglie Vento e Cattaneo della Volta; passerà poi ai Basadonne e per via ereditaria a Gio Andrea De Franchi, figlio di Elianetta Basadonne e senatore della Repubblica.
Il palazzo, che nell'Ottocento verrà suddiviso in appartamenti, conserva ancora elementi cinquecenteschi: il portale in marmo, il bel atrio lunettato e lo scalone voltato.


Particolare del portale marmoreo di Palazzo Gio Andrea De Franchi
(foto di Antonio Figari)


L'antico battente sul portone di Palazzo Gio Andrea De Franchi
(foto di Antonio Figari)


Sul lato del palazzo che insiste su Via San Giorgio una lapide marmorea ricorda che qui sorgevano le torri dei Volta e dei Vento (per approfondire vi rimando alla pagina de leTORRIdiGENOVA).

Lapide di Via San Giorgio in ricordo delle case e delle Torri dei Volta e dei Vento
(foto di Antonio Figari)


 
16. Palazzo Gaspare Basadonne

(...continua)



17. Palazzo Antonio Sauli



Antonio Sauli, banchiere, figlio di Bendinello Sauli, colui che volle l'edificazione della Basilica di Carignano, scelse due dimore dei Leccavela sulla quali erigere il suo palazzo. La torre di questi ultimi venne risparmiata e inglobata nel nuovo edificio (trovate la sua storia nella pagina de le TORRI di GENOVA).

Il palazzo conserva uno splendido portale lavorato in marmo nel quale sono incise le iniziali di Alessandro Sauli e l'impianto interno originario con un ingresso con volta ad ombrello e lo scalone che conduce ai piani nobili dove sono ancora presenti alcuni bei portali in pietra nera.
 

L'antica torre Leccavela inglobata in Palazzo Antonio Sauli
(foto di Antonio Figari)


18. Palazzo in Piazza Sauli n. 4


Il portale di Palazzo Sauli
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone di Palazzo Sauli
(foto di Antonio Figari)


19. Palazzo in Piazza Sauli n. 5

Alla destra di Palazzo Antonio Sauli sorge questo edificio rinascimentale che conserva una splendida volta decorata con lunette nell'atrio dal quale parte lo scalone marmoreo come di consueto in tanti palazzi genovesi.

L'atrio del Palazzo in Piazza Sauli al civico 5
(foto di Antonio Figari)



20. Palazzo Sauli (Piazza Sauli n. 7) 



Il portale di Palazzo in Piazza Sauli al civico 7
(foto di Antonio Figari)

La facciata di Palazzo in Piazza Sauli al civico 7
(foto di Antonio Figari)

Altra immagine della facciata di Palazzo in Piazza Sauli al civico 7
(foto di Antonio Figari)
 

Edificato per volere dei Leccavela su preesistente edificio medievale, passa in proprietà ai Sauli nel XVI secolo.

Esso conserva in facciata magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.

Superato lo splendido portale marmoreo sormontato da putti si giunge all'atrio dal quale parte un bello scalone con volte a crociera e colonne in marmo.

Il palazzo ha anche un altro ingresso su Vico Sauli al civico 9 aperto nel Sei-Settecento quando il palazzo venne ristruttrato: da segnalare una bella conchiglia che chiude una nicchia dopo la prima rampa di scale. 
 

Lo scalone di Palazzo in Piazza Sauli al civico 7
(foto di Antonio Figari)


21. Palazzo in Via Giustiniani n. 9


Lo scalone voltato del Palazzo al civico 9 di Via Giustiniani
(Foto di Antonio Figari)


22. Palazzo Giustiniani Franzoni


Facciata interna di Palazzo Giustiniani Franzoni
(Foto di Antonio Figari)

Edificato tra il 1550 e il 1582 per volere del Cardinale Vincenzo Giustiniani Banca, questo palazzo è conosciuto anche come Palazzo Franzoni in quanto sede dell'omonima "libreria" dal 1826 (oggi conservata in quella che fu la Chiesa di Madre di Dio).
L'edificio conserva ancora l'impianto originario composto dal maestoso scalone loggiato (parzialmente tamponato nel XVIII secolo) che si affaccia sul cortile interno, una soluzione architettonica che non trova altri esempi in zona.

Il cortile interno di Palazzo Giustiniani Franzoni
(Foto di Antonio Figari)

Nel cortile interno è ancora presente un montacarichi a manovella costruito nell'Ottocento per la Ditta Valle al fine di trasportare al primo piano balle di cotone, una "chicca" ai più sconosciuta e che da sola merita la visita di questo palazzo.


Gli ingranaggi del montacarichi di Palazzo Giustiniani Franzoni
(Foto di Antonio Figari)

Il montacarichi di Palazzo Giustiniani Franzoni
(Foto di Antonio Figari)



23. Palazzo Giustiniani Franzoni (2)

(...continua)


24. Palazzo Giustiniani (Via Giustiniani n. 12)

Collocato a ridosso della "Domus Magna" dei Giustiniani, questo edificio viene edificato nel XV secolo su preesistenti case medievali.
Al settecento risalgono invece gli affreschi della facciata.
Il maestoso atrio colonnato termina nel cortile interno sul quale si affaccia lo scalone marmoreo e le logge sovrapposte dei tre piani.
Nell'atrio è conservata una singolare "pietra parlante": ritrovata nei fondi del palazzo e qui collocata dopo i restauri, essa rapppresenta una torre con ai lati due grifoni, con tutta probabilità uno dei primi stemmi della Superba.
Lungo lo scalone sono ancora presenti alcuni laggioni quattrocenteschi (Vi rimando alla pagina de i RISSEU ed i LAGGIONI della SUPERBA per approfondire questo argomento e per altre immagini relative ad essi) che un tempo correvano lungo tutto lo scalonee di cui ggi purtroppo sopravvivono solo pochi esemplari.

Laggioni in Palazzo Giustiniani



Sotto il cortile vi è una cisterna profonda otto metri nella quale è stata rinvenuta una colonna romana di epoca giulio-claudia (in totale durante gli ultimi restauri sono state rinvenute quattro colonne di età romana).

Al piano terreno e in quello interrato sono stati rinvenuti resti di un frantoio oleario e di una cordonata per cavalli che univa i due piani (al piano interrato erano collocate le scuderia).
 


25. Palazzo Marcantonio Giustiniani



Sito in Piazza Giustiniani al civico 6, questo edificio, edificato nel XVII secolo, occupa due lati dell'omonima piazza la quale, davanti al palazzo stesso, conserva un cortile di mattoni sopraelevato rispetto al piano stradale.

Sulla facciata del lato corto, se alzate lo sguardo, noterete un leone, silenzioso testimone della vittoria dei Genovesi sui Veneziani nel 1380 a Chioggia, proveniente dalla città di Trieste (Vi invito a leggere il paragrafo 2 della pagina de le PIETRE parlanti  per approfondire questo argomento e per scoprire le altre "pietre" trofei di guerra incastonate nei muri dei vicoli di Genova).

La facciata di Palazzo Giustiniani
(foto di Antonio Figari)

Il leone di Chioggia strappato ai veneziani in facciata di Palazzo Giustiniani
(foto di Antonio Figari)



26. Palazzo Gio Battista Saluzzo

Situato in Via Chiabrera al civico 7, questo splendido palazzo prende il nome dal primo proprietario della famiglia a comparire nei rolli, Gio Battista Saluzzo, Governatore di Savona, Ambasciatore presso i Re di Spagna e Francia e Senatore della Repubblica di Genova.
Nonostante alcuni danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale questo edificio conserva uno splendido atrio con monumentali colonne e con un piccolo ninfeo con mascherone, ed uno scalone loggiato che corre fino al secondo dei piani nobili.
Sui soffitti di questi ultimi sono ancora presenti affreschi di Domenico Piola ("Mercurio con la fama e l'Eternità") e di Gregorio De Ferrari ("Aurora che esce dall'Oceano" e "Nettuno ed Anfitrite").

L'atrio di Palazzo Gio Battista Saluzzo
(Foto di Antonio Figari)



Lo splendido ninfeo di Palazzo Gio Battista Saluzzo
(Foto di Antonio Figari)


IL mascherone del ninfeo di Palazzo Gio Battista Saluzzo
(Foto di Antonio Figari)


I volumi di Palazzo Gio Battista Saluzzo alzando lo sguardo dall'altrio
(Foto di Antonio Figari)



Il bellissimo scalone di Palazzo Gio Battista Saluzzo
(Foto di Antonio Figari)


27. Palazzo Sopranis poi Peirano

Tra Via Giustiniani e piazza Valoria sorge Palazzo Sopranis il cui stemma, un leone coronato in maestà su campo erboso, troneggia ancora oggi sul portone che si affaccia su Piazza Valoria. Costruito alla fine del XVI secolo accorpando preesistenti edifici medioevali, conserva una splendida facciata affrescata opera di artisti genovesi.

Particolarmente belle le figure armate dipinte in facciata, una delle quali divenuta copertina del libro "Genua Picta".


La splendida facciata di Palazzo Sopranis lato Piazza Valoria
(foto di Antonio Figari)


Un particolare della facciata affrescata di Palazzo Sopranis lato Piazza Valoria vista dalla base della Torre Maruffo
(foto di Antonio Figari)
Lo stemma Sopranis in mezzo alla facciata lato Piazza Valoria
(foto di Antonio Figari)


Un'altra immagine della facciata di Palazzo Sopranis
(foto di Antonio Figari)

L'interno conserva ancora uno splendido scalone loggiato.



28. Palazzo in Piazza San Donato 23

Questo edificio, eretto nel XVI Secolo, oggi si presenta nelle forme ottocentesche, secolo nel quale il palazzo fu sopraelevato e perse le sue caratterische rinascimentali.
In facciata una lapide marmorea ricorda che qui nacque Carlo Cesare Cerruti, valente ammiraglio e senatore del Regno d'Italia.   



29. Palazzo Paolo De Benedetti

Sito in Piazza San Donato al civico 21, esso fu edificato per volere di Paolo De Benedetti.
Nel XVII secolo passa di proprietà e diviene, insieme ad alcuni edifici attigui, sede del Convento di San Bernardo.
Conserva ancora dell'originario impianto tardoquattrocentesco un bel portale in pietra di promontorio, la prima rampa di scale e il ballatoio voltato. 


30. Palazzo in Via San Donato 14

Questo edificio, seppur rimaneggiato nei secoli, presenta ancora molti segni dell'originario impianto cinquecentesco in facciata e negli spazi comuni interni.
In facciata una lapide in pietra nera di promontorio ricorda che qui sorgeva la loggia della "Vicinia" di San Donato. 



31. Palazzo del Doge Stefano Onorato Ferretto



La facciata di Palazzo Ferretto
(foto di Antonio Figari)
Sito in Piazza Ferretto, slargo che collega Salita Pollaiuoli a San Donato, questo palazzo fu edificato per volere di Stefano Onorato Ferretto, Doge della Repubblica, su preesistenti edifici medievali. 
Conserva al piano nobile begli affreschi secenteschi tra i quali spicca lo splendido "Concilio degli Dei", opera di Gerolamo Piola, e ricchi stucchi roccocò.
La facciata tardosecentesca è stata recentemente restaurata. 



32. Casa di Cristoforo Colombo

(...continua)



33. Casa Paganini


La Casa di Paganini in Vico Fosse del Colle vista da Vico Esca
(foto di Antonio Figari)


34. Casa Piola









35. Palazzo in Salita Pollaiuoli n. 13

(...continua) 


36. Palazzo Agostino e Benedetto Viale

Sito in Salita Pollaiuoli al civico 12, questo palazzo, edificato su preesistenti edifici medievali, viene quasi del tutto ricostruito nel XVI Secolo per volere di Paride Monteborgo.
L'attuale edificio è frutto delle trasformazioni urbanistiche che hanno portato alla nscita di Piazza Gioardi.
Relativamente agli elenchi dei Rolli, esso compare tra gli edifici "tralasciati per essere piccoli" come di proprietà di Stefano Torre e Augusto Viale. 





37. Palazzo Spinola Serra

Costruito per volere della famiglia Spinola su preesistenze medioevali nella prima metà del Cinquecento, esso si trova in Via Canneto il lungo al civico 31.
Il bel portale marmoreo con scene tratte dal mito di Ercole introduce in un atrio e poi allo scalone loggiato affrescato a pompeiane.


Gli interni di Palazzo Spinola Serra
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone di Palazzo Spinola Serra
(foto di Antonio Figari)

Risale al Seicento il ninfeo fitoantropomorfo che si affaccia sul lato del palazzo che dà su Piazza Pollaiuoli.


Il ninfeo filoantropomorfo di Palazzo Spinola Serra
(foto di Antonio Figari)



38. Palazzo Fieschi Crosa di Vergagni


Una delle due figure femminili sopra il portale di Palazzo Fieschi Crosa di Vergagni
(foto di Antonio Figari)

Situato in Via Canneto il Lungo al numero 27, esso fu edificato dai Fieschi su preesistenze medievali.
Varcato il portale marmoreo ad arco con medaglioni imperiali, si giunge al monumentale atrio. 
Il palazzo conserva ancora un bel salone stuccato al piano nobile e un piccolo ninfeo di gusto rinascimentale in un bagno.
Sul retro affaccia su Piazza Valoria e un basso avancorpo nasconde il giardino, uno dei pochissimi spazi verdi privati esistenti nei vicoli. 



39. Palazzo Saluzzo-Veneroso

Questo palazzo si trova in Via Canneto il Lungo al civico 21.

Già appartenente alla lista dei Rolli e dimora di due illustri dogi della Repubblica di Genova, Gerolamo e Gian Giacomo Veneroso, conserva ancora all'esterno alcuni elementi medievali e all'interno l'atrio, lo scalone ed il primo piano con volte a crociera sorrette da colonne e busti in marmo, alcuni dei quali con teste romane, sopra gli splendidi portali di ardesia: questo purtroppo è tutto ciò che rimane dopo la trasformazione ottocentesca del palazzo da residenza nobiliare in appartamenti. 
Nonostante tutto, come vedete dalle foto qui sotto, questo antico palazzo conserva ancora molte tracce della sua struttura originaria e dell'antica bellezza e merita, a parer mio, di esser visitato.

Lo splendido atrio di Palazzo Saluzzo-Veneroso 
(foto di Antonio Figari)

La prima rampa delllo scalone di Palazzo Saluzzo-Veneroso
(foto di Antonio Figari)

Giochi di prospettive e geometrie nello scalone di Palazzo Saluzzo-Veneroso visto dal vicino Palazzo Fieschi
(foto di Antonio Figari)


Particolare dello scalone di Palazzo Saluzzo-Veneroso
(foto di Antonio Figari)

Il primo piano nobile di Palazzo Saluzzo-Veneroso
(foto di Antonio Figari)

Le volte del primo piano nobile di Palazzo Saluzzo-Veneroso
(foto di Antonio Figari)

Particolare del primo piano con le volte a crociera,  il marmo delle scale,  un portale d'ardesia e un busto marmoreo
(foto di Antonio Figari)

Uno dei busti  conservati sui portali d'ardesia di Palazzo Saluzzo-Veneroso
(foto di Antonio Figari)


Un altro busto marmoreo di Palazzo Saluzzo-Veneroso
(foto di Antonio Figari)

 

40. Palazzo Gio Andrea Cicala

Edificato a partire dal 1618 su progetto dell'architetto Bartolomeo Rosso su preesistenti abitazioni medievali, esso è situato in Via Canneto il Lungo al civico 17.

Conosciuto da più come palazzo Gio. Antonio Donghi, successivo proprietario di questo palazzo, esso conserva, nonostante il frazionamento in appartamenti avvenuto nel XX secolo, un bell'atrio in parte tamponato ed  uno scalone marmoreo che conduce ai due piani nobili intervallati da mezzanini.
Nell'atrio  è conservato uno splendido ninfeo, che da solo vale la visita al palazzo, decorato con un mosaico polimaterico di conchiglie, pietre, piccoli frammenti di ceramica con animali araldici e motivi ornamentali.


L'atrio di Palazzo Gio. Andrea Cicala e sullo sfondo lo splendido ninfeo
(foto di Antonio Figari)

Il ninfeo di palazzo Gio. Andrea Cicala
(foto di Antonio Figari)

Altra immagine del ninfeo di palazzo Gio. Andrea Cicala
(foto di Antonio Figari)

Particolare del ninfeo di palazzo Gio. Andrea Cicala
(foto di Antonio Figari)

Altro particolare del ninfeo di palazzo Gio. Andrea Cicala
(foto di Antonio Figari)




41. Palazzo Antoniotto De Franchi 

Sito in Via Canneto il Lungo al civico 6, questo palazzo è il frutto dell'accorpamento di due preesistenti edifici medievali degli Scoti, una casa con portico degli eredi di Cristoforo Scoti e una casa con torre degli eredi di Raffaele. Proprio in uno di questi due edifici Orietta Scoti nel 1376 ospitò santa Caterina da Siena, di ritorno da Avignone, come ricorda una lapide posta in facciata.
Gli interni conservano lungo lo scalone bei portali in pietra nera di Promontorio.
Il palazzo viene acquistato nel XVII Secolo dai De Franchi che lo adattano al gusto dell'epoca e viene incluso nell'elenco dei Rolli nel 1664 a nome di Antoniotto De Franchi.  



42. Palazzo Centurione Gavotti



La facciata di Palazzo Centurione Gavotti
(foto di Antonio Figari)

Posto all'incrocio tra Canneto il Lungo e Canneto il Curto, la cosiddetta "Croce di Canneto", esso fu edificato su preesistenti domus medievali dalle famiglie Scoti e Castagna.
Nel XVII secolo passa in proprietà a Giovanni Battista Centurione e compare nella lista dei Rolli come di proprietà di quest'ultimo.
Con la nascita di Via San Lorenzo viene deciso di aprire sulla nuova strada un ingresso del palazzo ed è così che il palazzo acquista anche la nuova facciata che dà su questo lato.
Nel 1860, per volere di Lorenzo Costa, marito della proprietaria del palazzo Francesca Boggiano, viene costruita una loggia neoclassica abbellita da un fregio marmoreo, opera dello scultore Santo Varni, che narra l'episodio, avvenuto nel 1746, relativo al discorso del doge Giacomo Lomellini al popolo in rivolta durante la guerra di successione austriaca, fregio che ben si vede da Via San Lorenzo.
L'interno conserva ancora il bell'atrio e lo scalone rinascimentali.


43. Palazzo Durazzo-Zoagli

Sito in Via San Lorenzo al civico 8, questo palazzo fu edificato nel XVI Secolo su preesistenti edifici di proprietà De Marini, per volere di Gio. Durazzo; esso viene ricostruito nel 1619 da Agostino Durazzo il quale affida il progetto a Bartolomeo Bianco e successivamente viene ampliato a seguito dell'acquisto di palazzi limitrofi di proprietà Sauli.
Oggi rimangono  di quel periodo le facciate su Vico De Gradi e Vico del Filo mentre la facciata su San Lorenzo e il sistema distributivo degli spazi interni sono frutto di lavori ottocenteschi presumibilmente eseguiti in seguito all'apertura di Via San Lorenzo.
Nell'Ottocento in questo palazzo era conservata una splendida quadreria di proprietà del Marchese Zoagli, oggi dispersa.



44. Palazzo Bendinelli Sauli


Facciata lato Piazza San Lorenzo di Palazzo Bendinelli Sauli
(foto di Antonio Figari)



45. Palazzo Sinibaldo Fieschi

Sito in Via San Lorenzo al civico 17, esso fu edificato su progetto di Bartolomeo Massone per Sinibaldo Fieschi.
La facciata si caratterizza per le bande bianco e nere e per i bei mascheroni sopra le finestre che richiamano, per forma e dimensione, quelli di Palazzo Nicolò Grimaldi (Palazzo Tursi).
Varcato il portone si giunge in un piccolo atrio che porta al cortile interno e allo scalone loggiato e decorato a stucchi.
Gli interni conservano ancora splendidi affreschi di Domenico Piola. 



46. Palazzo Orazio e Gio Francesco De Franceschi


Spledidi laggioni aodrnano lo scalone di Palazzo Orazio e Gio Francesco De Franceschi
(foto di Antonio Figari)



47. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie)  

(...continua)


48. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie n. 3)

Sito in Piazza delle Scuole Pie al civico 3, esso è con tutta probabilità il risultato di accorpamenti di antichi edifici medievali tra i quali una casa torre posta nella parte più a destra dell'attuale edificio.
Proprietà della famiglia Cicala, l'edificio passa prima ai Veneroso e nell'Ottocento a Gio. Batta Lasagna.
La decorazione della facciata ha una sua prima fase nel XVI secolo alla quale risale la decorazione a tre ordini di colonne. Risalente invece al XVII secolo è invece la decorazione sottocornicione costituita dall'alternarsi di teste leonine e teste femminili e il finto bugnato del primo piano ammezzato.
La loggia non tamponata risale al Medioevo ed è uno dei rari esempi ancora presenti nei vicoli di portico al piano terreno, passaggio coperto caratteristico di tutti i palazzi nei vicoli sul quale si aprivano le antiche botteghe. La loggia proseguiva lungo tutto il lato sud della piazza fino a Vico del Filo ma nei secoli è stata chiusa e solo un piccolo tratto è rimasto inalterato.
Gli spendidi capitelli corinzi sono uno dei tanti bottini di guerra disseminati sulle facciate dei palazzi della Superba, muti testimoni delle vittorie genovesi nel Mediterraneo.

La loggia medievale di Palazzo Lasagna
(foto di Antonio Figari)



49. Palazzo Lercari

Questo edificio, sito in Piazza Invrea di fronte a Palazzo Stefano Squarciafico, conserva ancora l'antica facciata con elementi medievali rispistinata dopo la Seconda Guerra Mondiale con la liberazione e l'integrazione degli elementi originari.


La facciata di Palazzo Lercari in Piazza Invrea
(foto di Antonio Figari)


50. Palazzo Stefano Squarciafico

Questo palazzo, sito in Piazza Invrea al civico 5, fu edificato nel 1565 su preesistente palazzo medioevale di cui ingloba la torre (di cui Vi parlo nella pagina de le TORRI di GENOVA).
Esso conserva anche in facciata tracce del preesistente palazzo nella pietra bugnata d'angolo e nella colonna a vista.
Ottavia Semino è autore degli spendidi affreschi in facciata (figure inserite tra colonne binate tra le finestre del primo e del secondo piano, e  il Ratto delle Sabine al terzo piano) e degli interni (piano terreno e piano nobile).

La proprietà passò dagli Squarciafico ai Doria e poi agli Invrea che danno il nome alla piazza.


La facciata di Palazzo Squarciafico
(foto di Antonio Figari)

Il Ratto delle Sabine in alto sopra le colonne e gli archi
(foto di Antonio Figari)

Particolare degli affreschi della facciata di Palazzo Squarciafico
(foto di Antonio Figari)







51. Palazzo Emanuele Squarciafico


Particolare della facciata di Palazzo Emanuele Squarciafico
(foto di Antonio Figari)


52. Palazzo Enrico Camilla


Particolare della facciata di Palazzo Enrico Camilla
(foto di Antonio Figari)


53. Palazzo Andriola Camilla  

(...continua)


54. Casa dei Camilla

In Vico Indoratori al numero 8 è ancora presente uno dei più antichi e non alterati esempi di casa d'abitazione medioevale.

Essa, risalente ai primi del XIII secolo, ha elementi medioevali perfettamente leggibili nella sua facciata.


La piccola epigrafe che ricorda dove ci troviamo
(foto di Antonio Figari)


La facciata di Casa dei Camilla
(foto di Antonio Figari) 


55. Palazzo Fieschi

Sito al civico 2 di Via Indoratori, in questo palazzo nacque Santa Caterina Fieschi il 5 aprile 1447.
Spendido il portale marmoreo opera di Giovanni o Pace Gaggini.
  

56. Palazzo De Marini Croce

Edificato nella seconda metà del XVI secolo dalla famiglia De Marini su preesistenti case torri medievali appartenenti alla stessa nobile casata, ed inserito nel 1599 nell'elenco dei Rolli, esso si trova in Piazza De Marini al civico 1.

Del preesistente edificio medievale conserva alcuni tratti lungo la facciata su Vico delle Compere e su Sottoripa.

Le allegorie della Pace, opera di Gian Giacomo della Porta, sormontano il portone di Palazzo De Marini Croce
(foto di Antonio Figari)

Superato il portone sormontato dalle allegorie delle Pace che sorreggono uno stemma abraso, opera di Gian Giacomo della Porta, si giunge in un cortile  sul quale affaccia lo splendido scalone con tre ordini di logge, la vera meraviglia di questa antico palazzo. Un mascherone dal quale scorre l'acqua e una vasca di marmo adornano il cortile.

Il cortile interno di Palazzo De Marini Croce
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone e le logge di Palazzo De Marini Croce
(foto di Antonio Figari) 


Il mascherone nel cortile interno di Palazzo De Marini Croce
(foto di Antonio Figari)

Due saloni dei piani nobili conservano affreschi del Ratti e del Boni.
La proprietà del palazzo passa prima ai Negrone e poi nel 1830 ad Andrea Croce. Oggi esso è diviso in appartamenti ma conserva ancora nella parti comuni il suo antico splendore.


57. Palazzo Pietro Durazzo

Sito in Piazza De Marini al civico 4, questo palazzo fu edificato su progetto del Vannone per volere di Pietro Durazzo (Doge della Repubblica nel 1619-1621) sul finire del XVI Secolo nella Piazza Nuova De Marini, spazio ricavato demolendo alcuni edifici e una torre degli Usodimare (di cui vi parlo nella pagina de le TORRI di GENOVA).
Nonostante la trasformazione ottocentesca in casa "da reddito" e l'accorpamento all'edificio attiguo che affaccia sulla Ripa, questo edificio conserva ancora l'atrio (ridotto rispetto all'originale; parte di esso, affrescato, è oggi un ufficio al piano terreno del palazzo) ed il cortile interno sul quale affaccia lo splendido scalone affrescato che sale fino al secondo piano con la tradizionale composizione a rampe loggiate.




58. Palazzo Penco

(...continua)


59. Palazzo medievale in Via San Pietro della Porta angolo Via Conservatori del Mare

(...continua)


60. Palazzo Serra (Piazza Banchi)

(...continua)


61. Palazzo Emanuele Filiberto Di Negro

Sito all'angolo tra la Ripa e Via al Ponte Reale, questo edificio fu edificato nel XVII secolo per volere di Emanuele Filiberto di Negro il quale fece demolire le antiche case medievali appartenenti al suo casato (vi era qui anche una torre la quale venne inglobata nel nuovo edificio ma che ancora è leggibile nella sua struttura; trovate la sua storia nella pagina de le TORRI di GENOVA).
La facciata è decorata con splendidi stucchi e gli interni conservano un bel cortile loggiato con ninfeo e lo scalone.
Il palazzo è ricordato anche per la splendida quadreria con opere del Rubens, Guido Reni e Tiziano per fare alcuni esempi e per essere stato sede dell'Hotel Feder che ospitò, tra gli altri, lo scrittore Herman Melville che nel suo "Journal of A Visit to Europe and the Levant" così descrive Genova: "(...) Sono sceso all'Hotel Feder sul lungomare. Passeggiato per la Strada Nuova. (...) Una caratteristica sono i dipinti di architetture invece che della realtà. Ogni sorta di elaborata architettura è rappresentata negli affreschi. (...) Strade come quelle di Edimburgo, soltanto più erte e aggrovigliate (...)".


62. Palazzo Ambrogio di Negro 

Sito all'angolo tra Piazza Banchi e Via San Luca (l'antico "carrubeos rectus"), questo palazzo fu edificato tra il 1569 e il 1572 per volere di Ambrogio di Negro.
La facciata su Piazza Bianchi ha una decorazione a "grisaille" che finge colonne ioniche e corinzie.
Lo spendido scalone voltato che conduce fino al secondo piano è interrotto da logge che affacciano sul cortile interno.
I saloni del piano nobile conservano splendid affreschi raffiguranti cicli mitologici di Danae, Perseo e Paride opera di Andrea Semino: da ricordare in particolare "Il Ratto di Elena" nel salone principale.

Un altro Pietro Gentile, dopo duecento anni, é proprietario del palazzo che, più volte citato nelle guide per la preziosa quadreria con dipinti di Reni, Tiziano e Rubens, é definito da Ratti “di mole e altezza non ordinaria e di struttura assai nobile tanto nelL’esteriore facciate quanto nel suo interno - See more at: http://www.rolliestradenuove.it/places/genova/rolli_unesco/41-negro-emanuele-filiberto-via-ponte-reale-2/#sthash.tKfSJgKe.dpuf

Facciata di Palazzo Ambrogio di Negro che dà su Vico De Negri
(foto di Antonio Figari)



Lo scalone, la loggia, le colonne e le volte di Palazzo Ambrogio di Negro 
(foto di Antonio Figari)



63. Palazzo Gio Batta Senarega


La facciata di Palazzo Senarega
(foto di Antonio Figari)


64. Palazzo Gio Battista Lercari

Sito in Via Orefici al civico 7, questo palazzo venne edificato dai Lercari nella seconda metà del XVI Secolo ristrutturando ed ampliando domus medievali di proprietà della stessa nobile famiglia di cui rimangono tracce nel prospetto medievale palazzo dove recenti restauri hanno riportato alla luce un portico a fasce bicromie e alcune trifore.
Superato il bel portale marmoreo ad arco con telamoni e  lo scalone si giunge al primo piano nobile che conserva ancora alcuni affreschi con "Storie di Psiche" che Federigo Alizeri nella sua Guida attribuisce al Semino.
Da segnalare alcune colonne dello scalone e della loggia del primo piano nobile finemente lavorate.

Affresco in Palazzo Gio Battista Lercari
(foto di Antonio Figari) 

Un altro affresco in Palazzo Gio Battista Lercari
(foto di Antonio Figari) 



65. Palazzo Gio Vincenzo Imperiale


Particolare della facciata di Palazzo Gio Vincenzo Imperiale vista da Via Scurreria
(foto di Antonio Figari)

Questo palazzo, che si trova in Campetto, fu fatto erigere da Gio Vincenzo Imperiale intorno al 1560 il quale affidò il progetto a Giovanni Battista Castello detto "il Bergamasco".
Poco dopo fu ampliato verso Soziglia  ed i lavori vennero eseguiti da Andrea Ansaldo.
Nonostante l'odierna suddivisione che vede il piano terreno staccato dallo scalone si può ancora godere della sua bellezza percorrendo lo scalone affrescato a grottaglie, il primo piano con le colonne di marmo, i busti sopra le porte e gli affreschi nelle volte, e il secondo piano dove ancora troneggia uno splendido camino.
Le sale del piano terreno, del primo e del secondo piano conservano ancora in parte i deliziosi affreschi opera di importanti pittori dell'epoca.
Se volete visitarlo e godere della sua bellezza non è difficile poiché il piano terreno è occupato da un negozio di mobili sempre aperto di giorno mentre al primo piano vi è un ristorante, quindi anche qui è facile riuscir ad entrare. L'ultimo piano invece è aperto solo in determinate occasioni. 

Lo stemma della nobile famiglia degli Imperiale
(foto di Antonio Figari)


Particolare della facciata di Palazzo Imperiale
(foto di Antonio Figari)


La lapide al primo piano che ricorda l'edificazione e l'ampliamento di questo palazzo
(foto di Antonio Figari)

La selva di colonne al primo piano di Palazzo Imperiale
(foto di Antonio Figari)

Busto di Lisimaco al primo piano di Palazzo Imperiale
(foto di Antonio Figari)


Il loggiato al primo piano di Palazzo Imperiale visto dallo scalone
(foto di Antonio Figari)

Particolare dell'affresco di Luca Cambiaso raffigurante Cimone al secondo piano di Palazzo Imperiale
(foto di Antonio Figari)




66. Palazzo Ottavio Imperiale


Il melograno di Palazzo Ottavio Imperiale
(foto di Antonio Figari)
Costruito nel 1585 per volere di Ottavio Imperiale su progetto di Bartolomeo Bianco, e conosciuto dai più come "Palazzo del Melograno", esso è sito in Campetto al civico 2.
Sopra il portale infatti cresce rigogliosa una pianta di melograno: si narra che quattrocento anni fa un seme di questa pianta, trasportato dal vento di tramontana, arrivò sul frontone di questo palazzo e lì trovò il luogo giusto dove crescere. La leggenda dice che fino a quando il melograno ci sarà Genova prospererà, e quando esso morirà la Superba andrà in rovina.
L'interno, attualmente occupato un grande magazzino, conserva ancora l'antica struttura con un cortile centrale circondato da un loggiato al piano terra e al primo piano uniti da un monumentale scalone.
La splendida statua di Ercole, opera di Filippo Parodi, conservata nela cortile del piano terreno, vale da sola, una visita a questo palazzo.



67. Palazzo Eredi Gerolamo Chiavari

Sito all'angolo tra Via Luccoli e Vico del Fieno, questo edificio conserva ancora tratti cinquecenteschi nel bel portale marmoreo su Vico del Fieno, il piccolo atrio (ridotto rispetto all'originale), lo scalone voltato e affrescato e i bei portali in pietra nera di Promontorio.
Meritano di essere menzionati la bella colonna caposcala a bulbo e il portale ligneo tra il primo ed il secondo piano.
Alcuni saloni dei pieni nobili conservano ambienti voltati  e decorati.
Il palazzo compare nei Rolli nel 1588 a nome degli eredi del "quondam" Gerolamo Chiavari, Doge della Repubblica nel 1583-1585.   
68. Palazzo Domenico Grillo

La facciata di Palazzo Grillo
(foto di Antonio Figari)

Sito in Piazza delle Vigne al civico 4, questo edificio fu costruito nel 1545 come ci conferma un'epigrafe posta nell'atrio del palazzo.
Esso conserva in facciata affreschi attribuiti a Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco il quali li eseguì nel 1560 in collaborazione con Bernardo Spazio.
All'interno il palazzo conserva ancora splendidi cicli pittorici raffiguranti, tra gli altri, il "Sacrificio di ifigenia" e "Storie di Psiche".
Quando ero piccolo mi recavo spesso in questo palazzo perché, nel salone del secondo piano, vi era un laboratorio di un restauratore di mobili: un vero e proprio museo con oggetti che grazie alla sua arte e maestria ritrovavano l'antico splendore perduto nei secoli.
All'epoca il palazzo mostrava i segni del tempo e la trascuratezza di una bellla dama caduta improvvisamente in disgrazia. 
Tornai al suo interno due anni fa (qui sotto vi documento lo stato dell'atrio e dello scalone) e rividi quello scalone affrescato in stile pompeiano che osservavo una ventina di anni fa quando venivo qui con mio papà.


L'epigrafe posta in ingresso che ci ricorda la data di costruzione di Palazzo Grillo: 1545
(foto di Antonio Figari)

Affreschi in stile pompeiano nell'ingresso di Palazzo Grillo prima dei recenti restauri
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone con i soffitti a crociera e gli affreschi in stile pompeiano prima dell'ultimo restauro
(foto di Antonio Figari)


Oggi il palazzo, di proprietà del Comune, è al centro di un restauro che lo sta riportando all'antica bellezza. A marzo 2015 sono stato invitato a visitare il cantiere che è quasi terminato e lo stupore è stato moltissimo.
Presto Vi posterò tutte le foto che ho fatto, per il momento eccoVi qui di seguito due foto che vi fannno capire, ancora una volta, quanta bellezza vi sia nei palazzi della Superba.


Lo splendido androne di Palazzo Domenico Grillo dopo gli ultimi restauri
(foto di Antonio Figari)



Il soffitto del Salone del Camino al primo piano nobile di Palazzo Domenico Grillo dopo gli ultimi restauri
(foto di Antonio Figari)
 

69. Palazzo Francesco Maria Doria

Questo palazzo cinquecentesco, in Piazza delle Vigne n. 6, nasce dalla fusione di cinque preesistenti edifici duecenteschi della famiglia Grillo. in facciata conserva ancora tracce della ripartizione tra i diversi edifici e splendidi affreschi opera di ignoti artisti genovesi.

La facciata di palazzo Doria
(foto di Antonio Figari)



70. Palazzo Grillo Cattaneo

La facciata affrescata di Palazzo Grillo Cattaneo
(foto di Antonio Figari)

Esso si trova in Piazza delle Vigne n. 3.
La splendida facciata affrescata è opera in parte di Luca Cambiaso ed in parte di ignote maestranze genovesi.
L'affresco più interessante si trova nella parte bassa della facciata: opera di Luca Cambiaso, raffigura il dio Giano e la dea Pace in atto di scacciare il dio Marte guerriero. 


 Affresco di Luca Cambiaso in facciata di Palazzo Grillo Cattaneo
 (foto di Antonio Figari)



Esso conserva in facciata magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli sei cinque palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo,  Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.





71. Palazzo Brancaleone Grillo



Questo palazzo, in Vico delle Mele n.6, conserva ancora in facciata e all'interno opere di inestimabile valore.
Esso deve il suo nome a Brancaleone Grillo, ambasciatore del Papa e del re di Spagna, che nel XV secolo decide di costruire qui la dimora per la sua famiglia.
Acquistato da Luca Spinola nel 1476 entra nella lista dei Rolli nel 1576.
Il portone marmoreo è sormontato da un "San Giorgio e il Drago" che secondo l'Alizeri è opera dei Gagini.

San Giorgio e il Drago
(foto di Antonio Figari)
Alla sinistra del portone vi è uno splendido bassorilievo raffigurante San Giovanni Battista nel deserto.

San Giovanni Battista nel deserto
(foto di Antonio Figari)
Le sorprese che ci riserva questo palazzo non finiscono qui. Superato il portone  infatti Vi ritroverete un un "unicum": un cortile con uno scalone gotico e gli archi a sesto acuto, ora tamponati, una volta aperti, che corrono intorno al cortile, opera dei maestri antelami lombardi che lavorarono all'edificazione di questo palazzo.
La scala nasce in realtà alla destra del portone di ingresso, coperta e non come la vediamo adesso spostata verso il centro del cortile.

La splendida scala gotica
(foto di Antonio Figari)

Particolare della scala
(foto di Antonio Figari)
Altro particolare della scala gotica
(foto di Antonio Figari)
Un leone sul pilastrino all'inizio della scala
(foto di Antonio Figari)


Le colonne del cortile di Palazzo Brancaleone Grillo e gli archi a sesto acuto
(foto di Antonio Figari)

A metà altezza nelle colonne è visibile una cordonatura, segno evidente del lavoro in questo palazzo dei maestri antelami. La stessa cordonatura la si ritrova all'esterno sotto il bassorilievo di San Giorgio posto sopra il portone.

La cordonatura su una delle colonne del cortile
(foto di Antonio Figari)
 
Alzando gli occhi, difronte alla scala, una splendida cornice marmorea incastonata in facciata racchiude una Madonna con Bambino: si dice che questa sia una copia e che l'originale sia stato venduto da Luca Spinola per completare il palazzo. L'originale pare sia ora conservato al Metropolitan Museum di New York.

L'edicola votiva il cui originale è conservato al Metropolitan Museum di New York
(foto di Antonio Figari)

Al piano nobile  sono stati ritrovati affreschi del Cambiaso ("Nozze di Amore e Psiche") e del Tavarone ("Augusto assiso in trono" e "Mosè con gli ebrei nel deserto"). A questa scoperta è legata una curiosità: qualche anno fa nel palazzo sono state girate alcune scene del film "Giorni e Nuvole" di Silvio Soldini con Antonio Albanese e Margherita Buy. Quest'ultima interpretavata una restauratrice che cercava di riportare alla luce antichi affreschi. Ebbene, come a volte accade, la realtà supera la fantasia: due restauratrici negli ultimi anni, proprio lì dove era stato girato il film hanno riportato alla luce gli affreschi del Cambiaso e del Tavarone sotto uno strato di intonaco. Genova nasconde bene i suoi tesori e la scoperta è ancora più affascinante.
Il palazzo è chiuso al pubblico e solo grazie alla conoscenza di un condomino son riuscito ad entrare. E' un vero peccato che il cortile e soprattutto la scala gotica, l'unica esistente in Genova, sia quasi sconosciuta ai più  e lontana dai circuiti turistici tradizionali.

Uno degli affreschi del piano nobile visti da Vico delle Mele
(foto di Antonio Figari)



Uscendo dal portone un'ultima curiosità rimane da raccontare. Sulla destra del portone, se guardate bene, noterete una piccola croce nel muro: ebbene, si dice che essa fu scolpita per ricordare che qui rimase ucciso un uomo a seguito di un  violento calcio di un asino.

La piccola croce scolpita in facciata
(foto di Antonio Figari)

In facciata rimangono ancora molti segni degli anelli dove venivano legati gli animali tra i quali, probabilmente, anche l'asino della nostra storia.

Uno dei segni degli antichi anelli in facciata
(foto di Antonio Figari)



72. Palazzo in Via delle Vigne n. 10

Questo palazzo nasconde una meraviglia: superato un anonimo portone e la prima rampa di scale inizia una "scala alla araba".
Come Vi mostrerò nelle foto qui sotto questo particolare escamotage costruttivo permette di creare una scala poco ripida in uno spazio non troppo grande: sembra infatti di salire lungo la scala di una torre ma la salita non è faticosa come sembrerebbe.
Le colonne che corrono al centro della scala e si arrampicano, quasi si rincorrono, sorreggendo le volte a crociera, sono del 1200 e hanno una storia molto particolare: portate a Genova dalla lontana Armenia, esse vennero donate alla Chiesa delle Vigne con l'onere però che fossero utilizzate entro 100 anni. Questo non avvenne ed è così che i proprietari delle stesse se le ripresero e le utilizzarono per costruire questa particolarissima scala, un altro "unicum" in Genova, come lo è la scala gotica di Palazzo Grillo di cui Vi ho parlato nel paragrafo 2 di questa pagina e che si trova a poca distanza da questo palazzo.


La scala vista dalla stretta tromba della scala che mette in evidenza la sua particolare struttura
(foto di Antonio Figari)

Le colonne della scala si arrampicano e sembrano quasi rincorrersi
(foto di Antonio Figari)

Capitello di una delle colonne
(foto di Antonio Figari)




73. Palazzo Di Negro

Risalente al XVI secolo, questo palazzo, sito in Piazza della Lepre, conserva ancora l'originario impianto costruttivo.  


Il portale di Palazzo Di Negro
(foto di Antonio Figari)


Superato lo splendido portale in pietra nera, decorato con ritratti di imperatori romani e con due putti che sorreggono lo stemma purtroppo abraso duranti i moti rivoluzionari di fine Settecento, si entra nell'atrio e su per scalone decorato di magnifici laggioni di tante varietà diverse (Vi invito a visitare la pagina relativa a i RISSEU ed i LAGGIONI della SUPERBA per approfondire questo argomento e per vedere altre immagini di questo e degli altri palazzi che ancora conservano queste splendide piastrelle).


Lo scalone di Palazzo Di Negro
(foto di Antonio Figari)

L'ardesia nera e i laggioni lungo lo scalone di Palazzo Di Negro
(foto di Antonio Figari)


Se date un occhio alla destra del portale noterete, accanto al numero civico "9", un altro numero, "400". Non so se vi è mai capitato di passeggiar per Venezia e cercare un determinato numero civico: a differenza delle altre città europee e non solo, lì si segue ancora un antico sistema basato non sulla suddivisione in vie ma in sestieri; e così dovrete cercare non un civico particolare in una certa via ma un numero civico all'interno di un intero quartiere.

Ebbene, se la cosa vi sembra strana, sappiate che anche Genova fino a qualche secolo fa adottava  questo sistema: Palazzo di Negro è  in Piazza della Lepre n. 9, o, se volete, al n. 400 del Sestiere della Maddalena: insomma, due numeri, un solo luogo.

La doppia numerazione di Palazzo di Negro in Piazza della Lepre
(foto di Antonio Figari)

74. Palazzo dei Fattinanti

Sito in Piazzetta Cambiaso (anticamente denominata “Piazza de’ Sette Dolori” per la presenza di un edicola votiva con la Madonna Addolorata, ancora oggi in piazza), quest edificio viene edificato nel XVI secolo per volere della nobile famiglia dei Fattinanti. Dopo di loro il palazzo passa prima ai Centurione, poi all’Ospedale di Pammatone per lascito testamentario ed infine ai Cambiaso nel Settecento.
Fu Gio. Giacomo Centurione nel 1619 a volere il rinnovamento del palazzo e dargli l’aspetto che vediamo oggi. 
Purtroppo il bombardamento del 22 ottobre 1942 distrusse parte del palazzo ed oggi è sopravvissuto solo il bel cortile loggiato attribuito a Michele Carlone con decorazioni murali, che gli studiosi attribuiscono alla cerchia di Andrea Ansaldo acccostandoli a quelli di Palazzo Imperiale in Campetto, e il bel portale marmoreo.
Al primo piano sono conservati alcuni splendidi laggioni di cui trovate qui di seguito un'immagine (altre immagini, la storia e gli altri laggioni ancora visibili nei vicoli di Genova nella pagina de i RISSEU e i LAGGIONI della SUPERBA).
La parte del palazzo ricostruita nel dopoguerra ospita oggi un piccolo teatro.



Lo scalone di Palazzo dei Fattinanti
(foto di Antonio Figari)


Affreschi di Palazzo dei Fattinanti
(foto di Antonio Figari)


La loggia di Palazzo dei Fattinanti
(foto di Antonio Figari)


I laggioni conservati in Palazzo dei Fattinanti
(foto di Antonio Figari)


Il portone marmoreo di Palazzo dei Fattinanti
(foto di Antonio Figari)




75. Palazzo Bernardo e Giuseppe De Franchi

Sito in Piazza della Posta Vecchia al civico 2, questo edificio venne edificato nel 1563 per volere dei De Franchi  su preesistenti edifici di proprietà Spinola e Grimaldi mantenendo in parte gli antichi muri perimetrali.
Superato il bel portale marmoreo in stile dorico si entra in un ampio cortile loggiato dal quale parte il bello scalone che conduce al piano nobile. 
I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale non hanno risparmiato questo palazzo che conserva tuttavia ancora splendidi affreschi opera di Bernardo Castello e Domenico Fiasella.


Le colonne del loggiato del piano terreno di Palazzo de Franchi
(foto di Antonio Figari)


Le logge si ripetono nei piani a salire
(foto di Antonio Figari)


"Sansone sterminatore dei Filistei" di Domenico Fiasella
(foto di Antonio Figari)


"Gerusalemme liberata" di Bernardo Castello
(foto di Antonio Figari)


76. Palazzo Agostino de Franchi

Sito in Piazza della Posta Vecchia al civico 3, piazza nella quale troviamo anche Palazzo Bernardo e Giuseppe de Franchi (descritto in questa pagina al paragrafo 16), questo questo palazzo fu edificato nel 1565 su progetto di Bernardino Cantone.

Esso conserva ancora, nonostante gli accorpamenti e le soprelevazioni, un bell'atrio marmoreo al piano nobile e uno splendido ciclo pittorico di Luca Cambiaso raffigurante "Storie di Enea e Didone" nel salone principale e in un salone laterale. A fianco di questo salone vi è una stanza con bellissimi stucchi rococò.


Gli affreschi di Luca Cambiaso nel salone principale del piano nobile di Palazzo Agostino de Franchi
(foto di Antonio Figari)




77. Palazzo Maineri e Massone-Bianco di San Secondo

(...continua)

78. Palazzo Jacopo Spinola


Il portale di Palazzo Jacopo Spinola
(foto di Antonio Figari)

Sito in Via della Posta Vecchia al civico 16, l'edificio è frutto di un accorpamento di due abitazioni medievali voluto da Jacopo Spinola. 
Lo splendido portale marmoreo è sormontato da uno dei sovraporta più belli dei vicoli di Genova, paragonabile a pochi altri per eleganza e magnificenza: opera di Pace Gagini, detto "Il Trionfo degli Spinola",  esso rappresenta un carro guidato con due figure di guerrieri trainato da due centuari cavalcati da due putti.
Superato il portale esterno e un portate interno di pietra nera con tondi imperiali si arriva allo scalone con volte a crociera.
Particolarmente interessante ed insolita la soluzione interna del cortile angolare (oggi chiuso e inglobato in una bottega che dà su Via della Maddalena)  dove un capitello riporta la data 1531, anno nel quale con ogni probabilità si conclusero i lavori voluti dallo Spinola. 
 


79. Palazzo Spinola Zecchino

Particolare dell'atrio di Palazzo Spinola Zecchino
(foto di Antonio Figari)


80. Palazzo Francesco Borsotto


Le colonne del cortile interno di Palazzo Francesco Borsotto
(foto di Antonio Figari)

Il cortile interno di Palazzo Francesco Borsotto
(foto di Antonio Figari)




81. Palazzo Doria Danovaro

(...continua)


82. Palazzo Lazzaro Doria (poi di Andrea Doria)

La facciata di Palazzo di  Lazzaro Doria (poi di Andrea Doria)
(foto di Antonio Figari)
La facciata in versione notturna di Palazzo di  Lazzaro Doria (poi di Andrea Doria)
(foto di Antonio Figari)


83. Palazzo Lamba Doria


La facciata di Palazzo Lamba Doria
(foto di Antonio Figari)


Edificato nella metà del XIII Secolo, il palazzo venne donato dalla Repubblica a Lamba Doria quale ricompensa per la vittoria sui Veneziani a Curzola nel 1298 (una piccola epigrafe posta tra gli archetti e il marcapiano del primo piano ricorda questa battaglia e Lamba Doria "capitanum et armatum").
Il palazzo viene rimaneggiato nei secoli successivi: le quadrifore  in facciata "perdono" le colonnine e la parte alta delle quadrifore stesse viene riempita con mascheroni di stucco, e la loggia a pian terreno viene chiusa e occupata da botteghe (come si nota nell'immagine qui di seguito).



I bombardamenti del 1942 e il violento incendio  che ne seguì lasciarono quasi solamente in piedi la facciata del palazzo; l'accurato restauro liberò la loggia al piano terreno riportandola all'antico splendore mentre si decise di non intervenire in facciata per riportarla alle forme medievali come invece successe a Palazzo San Giorgio con gli invasivi interventi di inizio Novecento sotto la guida del D'Andrade.  



La loggia di Palazzo Lamba Doria
(foto di Antonio Figari)






84. Palazzo Branca Doria 


La facciata di Palazzo di  Branca Doria su Piazza San Matteo
(foto di Antonio Figari)



Il cortile interno di palazzo Branca Doria
(foto di Antonio Figari)


85. Palazzo Domenico Doria

(...continua)

86. Palazzo Giorgio Doria

(...continua) 


87. Palazzo Antonio Grimaldi Cebà

Sito al civico 4 di Via David Chiossone, il palazzo, edificato nel XVI Secolo, nasce dall'accorpamento di più edifici medievali.
Da evidenziare il bel portale in marmo con l'iscrizione "DEO AUSPICE" e lo splendido scalone a rampe e ballatoi che si affaccinao sull'atrio.
Il palazzo è presente nei Rolli nel 1576; nel 1588 è presente nell'elenco a nome di Antonio Grimaldi Cebà, Doge della Repubblica nel 1593-1595.   



88. Palazzo in via Chiossone 6

(...continua) 


89. Palazzo Doria (Fondazione Carige)

(...continua)

  
90. Palazzo Giulio Pallavicini

Sito in Piazza De Ferrari al civico 2, esso venne edificato nel 1586 per volere di Giulio Pallavicini su un lotto di terreno di proprietà Usodimare sul quale insisteva un edificio distrutto per costruire una strada (l'attuale salita San Matteo) di collegamento tra le piazze di san Matteo e San Domenico.
Unito nell'Ottocento all'attiguo Palazzo già Carrega, conserva sul lato verso San Matteo un portico medievale a tre fornici con colonne in marmo e capitelli nei quali sono raffigurati l'arme dei Doria con l'aquila imperiale.



91. Palazzo Agostino Spinola

Sito in Piazza De Ferrari al civico 3... 
(...continua)


92. Palazzo Leopoldo Doria ( Palazzo Doria De Fornari)

Sito in Piazza De Ferrari al civico 4, conserva splendidi affreschi di Lorenzo De Ferrari ("Le Muse e le nobili donne"), Sigismondo Betti e Francesco Campora.
La facciata principale nasce con gli sconvolgimenti ottocenteschi che rimodellarono la Piazza antistante il Convento di San Domenico.
 

93. Palazzo Giovanni Garibaldi 

Costruito tra il 1651 e il 1654, esso ha il suo ingresso originario su piazza dei Garibaldi varcato il quale si giunge in un piccolo cortile interno sul quale si affaccia un bello scalone marmoreo. A seguito di un accorpamento con un altro edificio in Vico Carmagnola il palazzo acquisisce un nuovo ingresso che lo proietta verso la nuova arteria ottocentesca di Via Carlo Felice (oggi Via XXV aprile), ingresso che oggi è divenuto il principale.
Di splendida fattura il portone di pietra di promontorio su vico Carmagnola e all'interno,oltre al monumentale scalone, da notare un bel bassorilievo con l'Adorazione dei Magi.



94. Palazzo Gerolamo Pallavicini

(...continua)  


95. Palazzo Tomaso Franzone

(...continua) 



96. Palazzo Nicolò Spinola di Luccoli

Sito in Via Luccoli al civico 23... 
(...continua)


97. Palazzo Ansaldo De Mari e fratelli

Sito in Piazza Luccoli al civico 2...

(...continua) 


99. Palazzo in Via Luccoli 30

(...continua) 


100. Palazzo Spinola di Luccoli - Balestrino 

(...continua)  


101. Palazzo in Vico dei Parmigiani n. 1

Situato nella zona tra Via Roma e Via XXV aprile, parte dell'antico centro storico sopravvissuto agli sconvolgimenti urbanistici ottocenteschi, questo palazzo, sebbene molto rimaneggiato nei secoli, conserva ancora tracce che denotano la sua nobile origine: costruito in età medievale, ha subito il primo intervento radicale nel XVI secolo e poi nell'Ottocento quando è stato diviso in appartamenti.
Superato il bel portale marmoreo con colonne ioniche scanalate sormontate da un fregio con putti e fiorami, si entra in un piccolo ingresso che conserva ancora le volte a vela che proseguono lungo la cinquecentesca scala di ardesia con le balaustre e le colonne di marmo. Meravigliosa è la colonna centrale all'inizio della scala: simile per forma e dimensione a tante altre presenti nei palazzi genovesi lungo gli scaloni, essa è una delle più belle che ho incontrato nei vicoli paragonabile forse solo a quella di Palazzo Gio. Batta Lercari in Via Orefici al civico 7 (palazzo di cui un giorno Vi parlerò in questa pagina) e da sola vale la visita di questo palazzo.
Il piano nobile (che attualmente ospita l'O Stellin, ostello di recente apertura gestito da alcuni ragazzi genovesi che ringrazio per avermi aperto le porte di questo palazzo e che mi hanno assicurato che accoglieranno tutti coloro vorrano visitare questo edificio) ha subito interventi radicali nel XIX secolo e conserva affreschi di modesta fattura risalenti a quest' epoca. 
 
L'ingresso voltato del palazzo in Vico dei Parmigiani  al civico 1
(Foto di Antonio Figari)

La splendida colonna all'ingresso del palazzo in Vico dei Parmigiani al civico 1
(Foto di Antonio Figari)

Particolare della splendida colonna all'ingresso del palazzo in Vico dei Parmigiani al civico 1
(Foto di Antonio Figari)




102. Palazzo Giacomo Spinola

Palazzo Giacomo Spinola
(foto di Antonio Figari)

Palazzo Spinola, in Piazza Fontane Marose,  detto "dei marmi" per la sua facciata bicroma bianco e nera, viene edificato tra il 1445 e il 1459 là dove sorgeva un'antica torre della stessa famiglia. Il quartiere era molto diverso da come lo vediamo oggi. Il Palazzo sorgeva infatti lungo Via Luccoli (oggi tagliata da Via XXV aprile) e poco distante da Porta Santa Caterina ( che sorgeva poco distante lungo l'omonima via e vicino a monastero che dava a questa il nome (e che tuttora dà il nome alla salita), una posizione insomma molto strategica.


Particolare della facciata
(foto di Antonio Figari)

In facciata quadrifore e statue si alternano: queste ultime rappresentano personaggi illustri della nobile famiglia degli Spinola.
La rivoluzione urbanistica che portò all'apertura di Via XXV aprile provocò l'abbassamento della strada e l'inserimento in facciata di trofei che ancora oggi sovrastano il piano terreno del palazzo. 


103. Palazzo Luciano Spinola di Luccoli

Edificato intorno al 1450 per volere di Luciano Spinola sull'antica Piazza degli Spinola di Luccoli (oggi l'edificio è al civico 2 di Salita Santa Caterina), esso venne ricostruito nel XVI secolo da Gerolamo Spinola.
Il piano terreno viene rifatto nell'Ottocento quando muta l'altezza del piano stradale.
All'intervento ottocentesco dell'architetto Nicolò Barabino si deve la decorazione del salone.
Dopo i recenti restauri son tornati visibili in facciata alcuni elementi cinquecenteschi che ci fanno capire lo sfasamento dei piani dovuti agli interventi ottocenteschi.


104. Palazzo Tomaso Spinola

Costruito per volere di Tomaso Spinola, su progetto di Bernardo Castello, tra il 1558 e il 1561,  tra  Piazza degli Spinola di Luccoli e Piazza della Rovere (oggi l'edificio è al civico 5 di Salita Santa Caterina), questo edificio conserva uno splendido portale di Giacomo Ponzello e Pompeo Bianco e la facciata riccamente decorata ad affreschi e stucchi, analoga a quella di Palazzo Gio Vincenzo Imperiale in Campetto, purtroppo poco visibile se non dal palazzo di fronte (Palazzo Giorgio Spinola).


Particolare della facciata di Palazzo Tomaso Spinola
(foto di Antonio Figari)

L'atrio del palazzo è affrescato dal Semino con "Andromeda ignuda esposta al Mostro", mentre ai piani nobili, tra i tanti splendidi affreschi, spicca quello dell' "Eroe in Parnaso" di Luca Cambiaso.

 

105. Palazzo Giorgio Spinola

Edificato nel XVI secolo, compare nei rolli nel 1588.
Costruito sulla collina che porta a villetta di Negro, a fianco di quello che fu il Convento di Santa Caterina, questo palazzo conserva ancora il monumentale scalone, oggi chiuso alla sommità da una lastra di vetrocemento e, nell'atrio, un piccolo ninfeo con un fauno.
A fine Settecento, per volere degli Ayrolo che nel frattempo erano subentrati nella proprietà, viene sostituito il portale, aggiunte alle finestre le ringhiere e decorati i salotti nel gusto dell'epoca.




106. Palazzo Clemente della Rovere


La facciata di Palazzo Clemente della Rovere
(foto di Antonio Figari)


Costruito per volere di Clemente della Rovere nel 1580 in una zona al limite dell'abitato urbano e sede di numerosi insediamenti religiosi, Convento di Santa Caterina da una parte e  Chiesa di San Sebastiano dall'altro, esso è composto da due distinte unità edilizie.

Al limitare del palazzo, lato Salita Santa Caterina andando verso Via Roma, quello che oggi è l'ingresso di un negozio, anticamente era il portale di ingresso dell'Oratorio di San Giacomo delle Fucine (la cui storia trovate in questo sito nella pagina de gli ORATORIe le CASACCE).
 
Portale di ingresso dell'Oratorio di San Giacomo delle Fucine sito in Salita Santa Caterina  
(foto di Antonio Figari)


107. Palazzo Antonio Doria (Palazzo Doria Spinola)

Questo edificio fu costruito presso la Porta dell'Acquasola (tra le attuali Largo Eros Lanfranco e Piazza Corvetto) nel 1541 per il capitano Antonio Doria, nipote di Andrea, dopo che il suo palazzo, che sorgeva tra la Commenda di Prè e Villa del Principe, dovette essere demolito per far posto alla nuova cinta muraria presso la Porta di San Tommaso.
La facciata è decorata da Lazzaro e Pantaleoni Calvi.
L'affresco dell'atrio, che rappresenta Antonio Doria in assetto di guerra, è opera di Marcantonio Calvi.
Superato lo scalone si giunge nel bellissimo cortile loggiato che conserva, al primo piano, affreschi con vedute di città, opera di Aurelio e Felice Calvi.
Tra le sale interne, sono da segnalare le due affrescate dalla bottega di Domenico Cambiaso con "Apollo che saetta i Greci alle porte di Troia" ed "Ercole in lotta con le Amazzoni", dove collaborò anche il giovane figlio Luca Cambiaso, diciassettene, forse il suo primo vero lavoro da "adulto". 

Particolare del cortile interno di Palazzo Antonio Doria
(foto di Antonio Figari)
 
108. Palazzo Negrone  


Sito in Piazza Fontane Marose ai civici 3, 4 e 5, questo palazzo è il risultato dell'accorpamento di tre diversi edifici.
L'omogeneità della facciata che unisce i preesistenti palazzi è frutto dell'intervento di Antonio Barabino, padre del più famoso Carlo.
(...continua) 

Scorcio della Galleria di Palazzo Negrone affrescata da Giovanni Battista Castello
(foto di Antonio Figari)


109. Palazzo Interiano Pallavicino

Costruito per Paolo Battista e Nicolò Interiano tra il 1565 e il 1567, sui resti di un precedente palazzo, conserva ancora splendidi affreschi in facciata opera dei Lazzaro e di Benedetto Calvi.
E' uno dei pochi palazzi del centro storico di Genova con uno splendido giardino che si trova nel retro del palazzo e sale fino a Villetta di Negro dalla quale è parzialmente visibile.


La splendida facciata dipinta di Palazzo Interiano Pallavicino
(foto di Antonio Figari)


Particolare degli affreschi in facciata
(foto di Antonio Figari)


110. Palazzo Pallavicini Cambiaso


Particolare del cortile interno di Palazzo Pallavicini Cambiaso
(foto di Antonio Figari)

La storia di Amore e Psiche, opera di Andrea e Ottavio Semino, affresco del salone grande del piano nobile
(foto di Antonio Figari)

Il Ratto delle Sabine, opera di Andrea e Ottavio Semino, affresco del salotto del piano nobile
(foto di Antonio Figari)


111. Palazzo Pantaleo Spinola

Sito in Via Garibaldi al civico 2, questo palazzo fu edificato per volere di Pantaleo Spinola su progetto dell'architetto Bernardo Spazio.
Il piano terreno conserva affreschi con episodi biblici affrescati da Giovanni Carlone.
Splendido l'affresco del salone del piano nobile, opera di Domenico Piola con la collaborazione del quadraturista emiliano Paolo Brozzi, raffigurante "L'offerta a Giove delle chiavi del Tempio di Giove".
Dal salone si accede ad una terrazza che conserva un piccolo ninfeo in pietre e maioliche, oggi vuoto, dove un tempo era conservato lo splendido gruppo marmoreo raffigurante "Il ratto di Elena", opera di Pierre Puget, oggi conservato nel Museo di Sant'Agostino.


Il Ratto di Elena, opera di Pierre Puget
(foto di Antonio Figari)



112. Palazzo Lercari Parodi


Il cortile di Palazzo Lercari Parodi
(foto di Antonio Figari)

Edificato per volere di Franco Lercari tra il 1571 e il 1578, e passato nel 1845 alla famiglia Parodi, che ancora oggi ne è proprietaria, esso si trova in Via Garibaldi al civico 3.
Ignoto ne è il progettista: la tradizione vuole sia stato Galeazzo Alessi ma la particolarità delle forme architettoniche lo allontanano dall'architetto romano e avvicinano piuttosto il complesso alla tradizione lombarda. 
Il palazzo in effetti ha una forma singolare che si discosta dagli altri splendidi palazzi della Via Aurea: la facciata su Via Garibaldi al piano terreno è decorata a bugnato a punta di diamante, mentre i piani superiori sono formati da logge aperte, purtroppo chiuse nel diciannovesimo secolo da vetrate e muri.
Varcando il portone e  superato il cortile  con colonne di marmo e capitelli dorici, troverete lo scalone che conduce ai piani nobili dove i migliori artisti dell'epoca hanno decorato i soffitti e le volte. La meraviglia da non perdere, se come me riuscite a farVi aprire, è la decorazione del salone del secondo piano nobile raffigurante "La costruzione del Fondaco di Trebisonda", opera che ricorda l'impresa compiuta da Megollo Lercari, antenato del Lercari che fece erigere questo palazzo, dipinta da Luca Cambiaso. Una di quelle cose che da sole varrebbe la visita a Genova!
Quello che pochi sanno di questo palazzo riguarda le due figure ai lati del portone, di cui avete qui sotto due foto. Un giorno Vi racconterò la storia alla quale esse sono legate.
(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


113. Palazzo Tobia Pallavicino


La galleria dorata del Palazzo Tobia Pallavicino
(foto di Antonio Figari)


Particolare dei decori della galleria dorata del Palazzo Tobia Pallavicino
(foto di Antonio Figari)


114. Palazzo Angelo Giovanni Spinola

Sito in Via Garibaldi al civico 5, questo edificio fu edificato a partire dal 1558 per volere di Angelo Giovanni Spinola, ambasciatore in Spagna alla Corte di Carlo V nonchè suo banchiere.
La facciata liscia è decorata da affreschi opera dei Calvi che vollero celebrare, qui e negli affreschi dell'atrio, i loro committenti vestiti come condottieri romani come era d'uso nei palazzi nobiliari per celebrare la grandezza della Casata accostandola ai grandi eroi del passato.
Lungo lo scalone e al piano nobile superiore troviamo affreschi di Andrea Semino, Bernardo Castello e Lazzaro Tavarone.





115. Palazzo Gio Battista Spinola 


Il cortile interno di Palazzo Gio Battista Spinola
(foto di Antonio Figari)

Al civico 6 di Via Garibaldi, su progetto di Bernardo Cantone, fu edificato a partire dal 1563 questo palazzo per volere di Giovanni Battista ed Andrea Spinola.
La facciata è frutto di un rifacimento post bombardamneto del Re Sole del 1684.
Superato il bel cortile e lo scalone si giunge al piano nobile dove gli affreschi della volta del Salone, opera dei Semino, raffigurano le eroiche imprese degli Spinola. Sempre nel salone, molto bello il monumentale camino cinquecentesco.
Splendidi affreschi sono poi in un'altra sala, opera di Luca Cambiaso: "La caduta di Fetonte", "La Caduta di Icaro" ed altri episodi di uomini puniti per la loro superbia e audacia nelo sfidare gli dei. La sala è inoltre decorata da splendidi stucchi rococò. 
La proprietà passò ai Doria nel 1723 ed ancora oggi il palazzo è abitato da questa nobile famiglia.


116. Palazzo Nicolosio Lomellino 

Sito in Via Garibaldi al civico 7, questo palazzo venne edificato, su progetto di Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco, per volere di Nicolosio Lomellino, il quale aveva accumulato un'enorme fortuna con la pesca del corallo nell'isola tunisina di Tabarca.
Passato in proprietà prima ai Centurione, poi ai Pallavicini e ai Raggi, nel 1865 esso viene acquistato dal Barone Andrea Podestà e, per successioni legittime, è oggi di proprietà della famiglia Bruzzo.
La facciata e l'atrio sono magnificamente abbelliti da una decorazione a stucco opera dell'urbinate Marcello Sparzo su disegno del Bergamasco. Il recente restauro ha ridato al tutto il suo originario coloro azzurro.


La facciata di Palazzo Nicolosio Lomellino
(foto di Antonio Figari)


Putto nella volta dell'atrio di Palazzo Nicolosio Lomellino
(foto di Antonio Figari)

Superato l'atrio si giunge nel cortile interno dove vi è una splendido ninfeo progettato da Domenico Parodi la cui acqua proviene dalla cisterna della retrostante collina di Castelletto. Sovrastante il ninfeo si apre il giardino: sul muraglione in fondo ad esso vi è un ninfeo centrale con un gruppo in stucco raffigurante "Sileno che versa da un'anfora il vino nella bocca di Bacco"; sul lato sinistro del muraglione si trova una grotta con stalattiti e conchiglie nel cui antro "Adone caccia un cinghiale" (queste ultime sculture in marmo opera di Domenico Parodi).


Adone che caccia un cinghiale nel giardino di Palazzo Nicolosio Lomellino
(foto di Antonio Figari)

Sulla destra si erge il Mirador (la cui storia trovate nella pagina de le TORRI di GENOVA).
All'interno del Mirador una scala a chiocciola conduce al livello superiore dove un tempo vi era un piccolo orto.


Il Mirador di Palazzo Nicolosio Lomellino al tramonto visto da Portello
(foto di Antonio Figari)


Passando agli interni al primo piano nobile sono conservati splendidi affreschi opera di Bernardo Strozzi: nel salone centrale è rappresentata "La Fede che sbarca nel Nuovo Mondo" (il volto della figura femminile che impersonifica la Fede è quello della sorella dello Strozzi); nelle lunette intorno alla scena centrale si alternano uccelli esotici mentre nei pennacchi sono rappresentati episodi di caccia e di lavoro degli Indios. Questi soggetti si avvicino molto a quelli rappresentati dal Tavarone a Palazzo Antoniotto Cattaneo nel 1607 che sicuramente lo Strozzi ebbe modo di osservare (trovate la storia di questi affreschi e alcune immagini al paragrafo 110 di questa pagina). Nelle altre due sale  sono raffigurati "L'allegoria dell'astronomia" in una e nell'altra frammenti con una Allegoria della Navigazione e un Tritone.


Particolare dell'affresco dello Strozzi raffigurante "La Fede che sbarca nel Nuovo Mondo al primo piano nobile di Palazzo Nicolosio Lomellino
(foto di Antonio Figari)


Gli indios dipinti dello Strozzi nei pennacchi del salone principale al primo piano nobile di Palazzo Nicolosio Lomellino
(foto di Antonio Figari)


L' "Allegoria della Navigazione" dello Strozzi al primo piano nobile di Palazzo Nicolosio Lomellino
(foto di Antonio Figari)


Curiosa è la storia legata agli affreschi dello Strozzi: quest'ultimo, dopo un litigio con il committente Luigi Centurione, lasciò l'incarico ed i suoi affreschi in parte incompleti vennero coperti con l'intonaco.
Nel 2002 venne rimosso lo strato di intonaco e ricomparvero nel loro splendore gli affreschi del Cappuccino.
Al secondo piano nobile troviamo tre magnifici ambienti settecenteschi: il primo affrescato da Giacomo Antonio Boni con "Giove e la capra Amaltea"; il secondo da Domenico Parodi con "Bacco che regge la corona di Arianna" contornato da putti festanti, ubriachi e addormentati; ed infine il terzo ambiente nel quale le tele con le Storie di Diana, opere del Franceschini, sono inserite in uno spazio studiato dal quadraturista bolognese Tommaso Aldovrandini al quale si deve la decorazione architettonica della sala. 


"Bacco che regge la corona di Arianna" di Domenico Parodi al secondo piano nobile di Palazzo Nicolosio Lomellino
(foto di Antonio Figari)




117. Palazzo Giacomo e Lazzaro Spinola 

Particolare dell'affresco del primo piano nobile raffigurante "La conquista di Gerusalemme" opera di Lazzaro Tavarone
(foto di Antonio Figari)

La Sala degli Specchi di Palazzo Giacomo e Lazzaro Spinola 
(foto di Antonio Figari)

Particolare dell'affresco di Lazzaro Tavarone (firmato e datato in basso a sinistra) raffiguante l'incontro tra Papa Urbano VI e Antoniotto Adorno nella Sala degli Specchi a Palazzo Giacomo e Lazzaro Spinola 
(foto di Antonio Figari)
 

118. Palazzo Nicolò Grimaldi (Palazzo Tursi)



Palazzo  Doria Tursi
(foto di Antonio Figari)

Palazzo Doria Tursi illuminato dal sole al tramonto
(foto di Antonio Figari)






Il cortile interno di Palazzo Doria Tursi
(foto di Antonio Figari)


119. Palazzo Baldassarre Lomellini

Sito al civico 12 di Via Garibaldi, questo edificio fu edificato su progetto di Giovanni Ponzello  per il nobile Baldassarre Lomellini.
Nel 1770 il palazzo, dopo esser passato in proprietà ai Salvago, viene acquistato da Cristoforo Spinola, ambasciatore della Repubblica a Parigi.
Gli Spinola promuovono un adattamento del palazzo allo stile neoclassico.
Oggi il palazzo conserva il cinquecentesco portale opera di Taddeo Carlone, gli affreschi al primo piano nobile raffiguranti le storie di Scipione l'Africano, opera di Ottavio Semino, arricchiti dai settecenteschi stucchi dorati che li incorniciano, opera del francese Charles de Wailly. 
Nel 1781 il palazzo passa in proprietà a Domenico Serra. 
I Serra, il cui motto troneggia ancora oggi sul portale, nell'ottocento fanno eseguire da Michele Canzio stucchi e affreschi ancora oggi visibili.  
 
Particolare del portale di Palazzo Baldassarre Lomellini
(foto di Antonio Figari)


Gli affreschi del Semino in Palazzo Baldassarre Lomellini
(foto di Antonio Figari)
 

120. Palazzo Ridolfo Maria e Gio Francesco I Brignole Sale (Palazzo Rosso)


"Il primo Palazzo che ho visto è stato il palazzo Brignole; facciata rossa, scalone di marmo. Le statue non sono grandi come in altri palazzi ma la manutenzione, i mosaici dei pavimenti e soprattutto i quadri lo rendono uno dei più ricchi di Genova."
(Gustave Flaubert, Notes de voyage, 1845). 

La facciata di Palazzo Rosso al tramonto in una sera di giugno
(foto di Antonio Figari)

Particolare di un affresco di Palazzo Rosso
(foto di Antonio Figari)

Terrazza al secondo piano nobile di Palazzo Rosso
(foto di Antonio Figari)


Uno degli antichi camini di Palazzo Rosso
(foto di Antonio Figari)


121. Palazzo Luca Grimaldi (Palazzo Bianco)

La facciata laterale di Palazzo Bianco
(foto di Antonio Figari)



122. Palazzo Gerolamo Grimaldi (Palazzo della Meridiana)

Particolare dell'affresco di Luca Cambiaso nel salone di Palazzo della Meridiana
(foto di Antonio Figari)


123. Casa Valery

(...continua) 

124. Palazzo Gio Carlo Brignole

Sito in Piazza della Meridiana al civico 2, questo palazzo è frutto di diverse trasformazioni: la prima risale al 1671, anno nel quale Gio Carlo Brignole fa ampliare il palazzo paterno; la seconda invece è una conseguenza dell'apertura di Strada Nuovissima (Via Cairoli). A seguito dell'apertura di questa strada viene spazzato via il giardino a monte del palazzo che diverrà pubblico spazio per collegare le due vie e i Durazzo, ai quali nel mentre era passata la proprietà dell'immobile, decidono di aprire sulla nuova strada quello che oggi è l'ingresso principale del palazzo. Di Giuseppe Isola sono le decorazioni a grottesche dell'atrio su Piazza della Meridiana. Le decorazioni dell'atrio del piano nobile superiore sono invece opera di Federico Leonardi.
I due telamoni, opera di Filippo Parodi, che oggi decorano il portale d'ingresso, prima dell'apertura di Via Cairoli, erano ai lati del cancello del giardino che dava su via Garibaldi.
Curiose le due palle che si trovano ai alti dell'ingresso: di esse e della loro storia Vi parlo nel paragrafo 14 nella pagina de le PIETRE parlanti.
Risalgono invece al precedente periodo di proprietà Brignole gli splendidi affreschi del piano nobile, opera di Gregorio e Lorenzo De Ferrari, raffiguranti "Flora", "Aurora", "Prometeo che dà la vita ad una statua" e "Diana in cerca di Endimione".
Il primitivo ingresso, che dava su Piazza Santa Maria degli Angeli, e il cortile loggiato sono tuttora esistenti e visitabili in quanto locale commerciale.


L'atrio di Palazzo Gio Carlo Brignole
(foto di Antonio Figari)

Prometeo che dà la vita ad una statua, opera di Gregorio e Lorenzo De Ferrari
(foto di Antonio Figari)



125. Palazzo Spinola De Mari

Sito in Via San Siro al civico 10, questo palazzo fu edificato nel 1564-1565 per volere di Domenico Centurione il quale affida il progetto a Giovanni Ponzello.
Il palazzo occupa lo spazio di preesistenti edifici appartenenti alla Famiglia Centurione. 
L'edificio viene poi ristrutturato dal nuovo proprietario Ferdinando Spinola, su progetto di Bartolomeo Bianco.
Nonostante le trasformazioni ottocentesche che portano ad una sopraelevazione dell'edificio e alla trasformazione dei mezzanini in  piani abitativi, l'edificio conserva tuttora l'atrio a volte lunettate con pavimento in pietra nera, lo scalone marmoreo e ai piani nobili stucchi, nelle volte e sulle pareti, sovrapporte dipinti ed alcuni affreschi con scene a carattere mitologico.
Ancora presente poi un piccolo vano di forma ovale che in origine doveva costituire la cappella privata. 



126. Palazzo Stefano Lomellini

Soffitto affrescato in Palazzo Stefano Lomellini
(foto di Antonio Figari)


127. Palazzo Bartolomeo Lomellini  

Costruito tra il 1566 e il 1570 per volere di Bartolomeo Lomellini, fratello di Nicolosio (il cui palazzo in Via Garibaldi al civico 7 è descritto in questa pagina al paragrafo 76) questo edificio è sito in Largo della Zecca al civico 4.
La facciata principale è frutto dei cambiamenti che hanno interessato la zona ed in particoclare il ribassamento dell'asse viario che ha comportato all'interno del palazzo l'aggiunta di una parte dello scalone.
Nel Settecento il Tagliafichi progetteraà uno splendido giardino retrostante il palazzo di cui oggi purtroppo nulla rimane.
All'interno possono essere ancora oggi ammirati alcuni affreschi di mano vicino a Bartolomeo Castello raffigurante "Enea e Didone".


(foto di Antonio Figari)



(foto di Antonio Figari)




128. Palazzo Raggio Balduino
(...continua) 

129. Palazzo Giacomo Lomellini

Sito in Largo della Zecca al civico 2, questo edificio viene edificato tra il 1619 e il 1623 dal Doge Giacomo Lomellini.
Il cortile interno terminava con un ninfeo oggi scomparso ma "giunto" fino a noi grazie ai disegni di Rubens.
Al piano nobile è ancora presente una splendida serie di affreschi, opera di Domenico Fiasella, raffiguranti il tema biblico delle "Storie di Ester".
Nel XX secolo viene tamponato il loggiato al piano terreno su progetto di Antonio Quinzio il quale decora a grottesche lo scalone di rappresentanza.
Nel 1927 il palazzo passa in proprietà al Comune di Genova che decide l'abbattimento di un angolo del palazzo per allargare Via Bensa.
Oggi è sede del Comando Militare dell'Esercito Italiano in Liguria.


130. Palazzo Ponzone


La facciata di Palazzo Ponzone su Via Bensa
(foto di Antonio Figari)

Sito in Via Bensa al civico 2, questo edificio viene edificato nel XVI secolo per volere della famiglia Lomellini.
Originariamente l'ingresso e la facciata principale erano posti su Via Lomellini: dallo stesso portale si accedeva a questo palazzo e all'Oratorio di San Filippo (di cui trovate la storia e le immagini nella pagina de gli ORATORI e le CASACCE).
Acquistato dalla famiglia Doria nel diciannovesimo secolo, subisce modifiche strutturali con lo spostamento dell'ingresso su Via Bensa e la sopraelevazione di due piani.
Durante la Seconda Guerra Mondiale subisce gravi danni; sopravvive tuttavia lo spendido "salottino della musica" decorato con stucchi che rappresentano putti e strumenti musicali. Autori di questi stucchi, eseguiti nella prima metà del diciottesimo secolo, sono probabilmente i Cantoni, famiglia svizzera italiana, a cui si devono gli spendidi stucchi di Palazzo Reale, della Chiesa di San Torpete e del Gesù, per fare solo alcuni esempi.
  
Stucchi in Palazzo Ponzone
(foto di Antonio Figari)

Stucchi in Palazzo Ponzone
(foto di Antonio Figari)

Stucchi in Palazzo Ponzone
(foto di Antonio Figari)

Stucchi in Palazzo Ponzone
(foto di Antonio Figari)


131. Palazzo Cosma Centurione

Sito in Via Lomellini al civico 8, questo edificio viene costruito per volere dei Centurione nel XVI Secolo.
Passa in proprietà ai Pallavicini nel XVIII secolo i quali affidano all'architetto Giovanni Viano il rinnovamento del palazzo che in quest'epoca assume le forme che ancora oggi lo contraddistinguono come il sistema atrio scalone e la facciata scandita da cornici marcapiano, lesene, timpani e motivi floreali.
A quest'epoca risalgono gli splendidi affreschi di Domenico Parodi il quale in un salone dipinge in un salone Cristoforo Colombo che sbarca in America e una galleria sul lato che dà sulla Chiesa di San Filippo.
Alcune stanze di rappresentanza e un piccola cappella conservano begli stucchi roccocò.    


Particolare dello scalone di Palazzo Cosma Centurione
 (foto di Antonio Figari)

Cristoforo Colombo in abiti romani, particolare di un affresco di Domenico Parodi in Palazzo Cosma Centurione
(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


la splendida finestra di quella che fu la cappella di Palazzo Cosma Centurione(foto di Antonio Figari)
 

132. Casa di Mazzini

Particolare della facciata di Casa Mazzini
 (foto di Antonio Figari)


Sito in Via Lomellini al civico 11, le prime notizie di questo edificio risalgono al XV Secolo. Gli affreschi della facciata, ancora oggi leggibili, furono eseguiti nel Seicento.
Giuseppe Mazzini nacque al primo piano di questo palazzo il 22 giugno 1805.
All'epoca al piano stradale vi era una farmacia le cui insegne e decorazioni in marmo sono ancora oggi presenti.
Mazzini abitò qui solo 5 anni: nel 1809 infatti tutta la famiglia si traferì nella vicina Salita dei Pubblici Forni in un edificio che sarà poi abbattuto nel 1900 durante le trasformazioni urbanistiche che interessarono Largo della Zecca e zone limitrofe; qui Mazzini abitò fino al 1830 quando andò in esilio.
Curiosa la storia legata a questo edificio: in un primo momento infatti gli amici di Mazzini collocarono la targa che ricordava dove si trovasse la casa natale di Mazzini nel palazzo limitrofo. Fu un'anziana donna, Carlotta Benettini, amica della famiglia Mazzini da lungo tempo, che fece notare l'errore e vi si pose rimedio.
Trovata la casa natale, iniziò una raccolta fondi per acquistarla. Una volta compiuto anche questo passo la casa divenne Museo e al suo interno iniziarono ad essere raccolti oggetti e materiale relativo a Mazzini e al Risorgimento.
Oggi il Museo del Risorgimento occupa tutto il palazzo. 
 

133. Palazzo Giorgio Centurione  

(...continua)



134. Palazzo Alessandro Saluzzo

Sito in Via Lomellini al civico 4, questo edificio fu edificato nel XVI Secolo, su preesistenti edifici medievali, per volere dei Saluzzo, ricca famiglia di banchieri.
La facciata, il vero gioiello di questo palazzo, fu affrescata da Luca Cambiaso tra il 1543 e il 1544 all'età di soli 16 anni con episodi della Guerra di Troia e della mitologia romana. Questi affreschi furono rinvenuti nel 2004 per caso durante i lavori di restauro della facciata e riportati all'antico splendore con un sapiente e laborioso lavoro di restauro.
L'edificio conserva inoltre un bel portale marmoreo quattrocentesco. L'originario atrio voltato alto sette metri con colonne di marmo invece è stato  stravolto per creare le botteghe su Via Lomellini e un piano ammezzato con appartamenti (proprio all'ammezzato è ancora visibile parte di una colonna dell'atrio).
Sotto il palazzo vi è ancora l'antica cisterna che forniva di acqua l'intero edificio.  


135. Palazzo del Lascito Canevari 

Sito in Via Lomellini al civico 2, questo palazzo fu edificato su un preesistente isolato medievale detto "isola di fossatello" tra il 1675 e il 1688 dagli eredi di Demetrio Canevari, per espressa volontà testamentaria dello stesso per farne sede della preziosa biblioteca costituita da tutti i libri che il Canevari aveva riunito durante tutta la sua vita.
Il progetto fu affidato all'arch. Matteo Lagomarsino (che già aveva progettato Palazzo Ridolfo Maria e Gio Francesco I Brignole Sale): il palazzo presenta il tipico schema dei palazzi genovesi con un atrio loggiato (tamponato nel 1799 per ricavare alcune botteghe su Via Lomellini) che conduce al cortile interno e allo scalone marmoreo.



136. Palazzo di Gio Battista Centurione

La galleria di Venere e Adone opera di Bartolomeo Guidobono
(foto di Antonio Figari)
 

La volta della cappella
(foto di Antonio Figari)


Il trionfo della Liguria di Gregorio De Ferrari
(foto di Antonio Figari)

137. Palazzo Cipriano e Babilano Pallavicini


La facciata di Palazzo Cipriano e Babilano Pallavicini
(foto di Antonio Figari)

Sito in Piazza Fossatello al civico 2, esso fu edificato nel XV secolo e rimaneggiato, per volere di Cipriano Pallavicini, nel 1540, il quale volle dare al palazzo una facciata di gusto romano, simile a quelle progettate dal Bramante, con un alto zoccolo basamentale; nel contempo vennero abbattute alcune case davanti al palazzo e nacque così Piazza Fossatello.
Nel 1840 il palazzo, dopo vari passaggi di proprietà, diviene di Federico Rayper il quale lo sopraeleva e lo divide in appartamenti.
Lo splendido portale cinquecentesco, opera di Michele e Antonio Carlone,  non è più in loco ma conservato, da più di un secolo, al Victoria and Albert Museum di Londra. 


Particolare della facciata di Palazzo Cipriano e Babilano Pallavicini
(foto di Antonio Figari)


Il Portale di Palazzo Cipriano e Babilano Pallavicini oggi conservato al Victoria and Albert Museum di Londra
(foto di Antonio Figari)


138. Palazzo Stefano e Felice Pallavicini

Sito in Via al Ponte Calvi al civico 3 e proteso verso la Ripa, questo palazzo conserva ancora il cinquecentesco atrio e lo scalone monumentale.
Le trasformazioni ottocentesche che portarono alla nascita della Carrettiera Carlo Alberto si fermarono proprio in corrispondenza di questo palazzo che oggi costituisce l'inizio dei portici di Sottoripa.


139. Palazzo Serra Gerace

"A destra di chi esce s'alza il grandioso Palazzo Serra Gerace, ricco soggiorno in addietro di questi Patrizi, or deliziosa locanda a Viaggiatori per le magnifiche sale e per la veduta del mare e dè promontori che sovrastano al seno", così descriveva questo edificio Federico Alizeri nella sua Guida Artistica per la città di Genova.
Sito al civico 5 di Via di Sottoripa (in origine l'ingresso era posto sul retro dell'edificio), questo palazzo si erge sugli archi medievali dell'antica "Ripa Maris".
Esso conserva ancora alcuni tratti rinascimentali: il bel cortile loggiato parzialmente tamponato, lo scalone a balaustre e al piano nobile stucchi e affreschi con le "Storie di Enea", opera di Paolo Gerolamo Piola.
Nel XVIII Secolo era qui conservata una splendida quadreria in seguito dispersa.
Come ci racconta l'Alizeri, nel diciannovesimo secolo diviene locanda e oggi è suddivisa in appartamenti. 
 

140. Palazzo Nicola Cicala


La facciata di Palazzo Nicola Cicala
(foto di Antonio Figari)

Edificato nel 1542 su progetto di Bernardino Cantone, esso si trova in Piazza dell'Agnello al civico 6.
La decorazione pittorica della facciata, opera di Lazzaro Calvi con la collaborazione del fratello Pantaleo, raffigurante figure armate e divinità, è oggi purtroppo in gran parte perduta; rimane parzialmente visibile un fregio con putti.
Il bel portale marmoreo introduce agli interni che conservano l'originario impianto con lo splendido scalone. 
Una piccola lapide posta alla destra del portale ricorda che "erano queste le case di Lanfranco Cicala console legista poeta". Antenato di quel Nicola Cicala che fece edificare questo palazzo, Lanfranco visse nel XIII secolo: giudice, ambasciatore della Repubblica di Genova alla Corte di Raimondo Berengario IV di Provenza, compose opere poetiche in Occitano.

Lo scalone di Palazzo Nicola Cicala
(foto di Antonio Figari)


141. Palazzo Pinelli

Sito in Piazza Pinelli al civico 2, questo palazzo ha nell'affrescata facciata cinquecentesca il suo più bel biglietto da visita.
Esso nasce dall'unificazione di due preesistenti palazzi medioevali della famiglia Cebà.

La facciata di palazzo Pinelli
(foto di Antonio Figari)

Fino al XIX secolo era visibile in un lato del palazzo l'antica torre dei Cebà (la cui descrizione troverete nella pagina dedicata a "le TORRI di GENOVA").
Non fermatevi all'esterno ma addentratevi oltre il portone; superata la prima rampa di scale troverete la cosa più particolare di tutto il palazzo: tra i pavimenti bianco e neri alla genovese e le colonne marmoree della loggia rinascimentale ecco a voi splendidi Laggioni, piastrelle policrome di origine moresca (per approfondimenti andate alla pagina de "i LAGGIONI della SUPERBA").

Gli splendidi laggioni in Palazzo Pinelli
(foto di Antonio Figari)


142. Palazzo in Piazza Pinelli 1

La facciata del Palazzo in Piazza Pinelli 1
(foto di Antonio Figari)


143. Palazzo in Piazza Pinelli 3
(...continua)



144. Palazzo Spinola di Pellicceria

La facciata nord di Palazzo Spinola di Pellicceria(foto di Antonio Figari)
 
L'affresco del salone del piano nobile di Palazzo Spinola di Pellicceria
(foto di Antonio Figari)
 
La Galleria degli Specchi in Palazzo Spinola di Pellicceria
(foto di Antonio Figari)



145. Palazzo Gentile
(...continua)


146. Palazzo Pietro Spinola di San Luca


Particolare del portale di Palazzo Pietro Spinola di San Luca
(foto di Antonio Figari)


Volte dello scalone di Palazzo Pietro Spinola di San Luca
(foto di Antonio Figari)


147. Palazzo Lazzaro Grimaldi  

Edificato nel XVI secolo, questo edificio sorge in Piazza Inferiore di Pellicceria: conserva tracce dell'originaria bellezza nell'atrio e nello scalone in pietra nera con colonne in marmo.
 


148. Palazzo Stefano De Mari


Sito in Via San Luca al civico 5, questo palazzo venne edificato nel XVI secolo su preesistenze medievali di proprietà degli Spinola: conserva un bel portale marmoreo e uno splendido scalone loggiato in parte tamponato. 


Il cortile di Palazzo Stefano de Mari
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone di Palazzo Stefano de Mari
(foto di Antonio Figari)

 

Altra immagine dello scalone di Palazzo Stefano de Mari

(foto di Antonio Figari)



In un interno è ancora presente un affresco raffigurante "Tobiolo e l'angelo" opera di Giovanni Battista Carlone.





149. Palazzo Spinola di San Luca-Gentile



Sito in Via San Luca al civico 4, questo edificio è frutto di aggregazioni di più edifici tra i quali il Palazzo di Gioffredo Spinola (già inserito nei Rolli e sito in Vico Serriglio al civico 1) e della Chiesa di San Raffaele che qui sorgeva (a ricordo della quale rimane il vicolo che porta ancora il suo nome).
 Nei secoli successivi esso viene ampliato arrivando ad estendersi fino alla Ripa e inglobando di conseguenza più unità abitative.
Nonostante il tamponamento ottocentesco del portico e altre trasformazioni, l'edificio conserva ancora lo splendido scalone marmoreo voltato.





150. Palazzo Gio Battista Grimaldi (Piazza San Luca)



Sito all'angolo tra Via San Luca e l'omonima Piazza, esso viene edificato su preesistenti edifici medievali tamponando i portici che correvano lungo l'antico "carrubeus maior" (l'attuale Via San Luca).
Il portale secentesco, su Piazza San Luca al civico 2, conduce al cinquecentesco atrio e allo scalone loggiato.
Recenti restauri hanno lasciato visibili in facciata  tre esili colonne corinzie.
Sul retro del palazzo la facciata e il bel portale in pietra nera risalgono agli edifici medievali sui quali è stato impostato questo edificio. 





151. Palazzo Nicola Grimaldi
 
La facciata di  Palazzo Nicola Grimaldi(foto di Antonio Figari)

Sito al civico 2 di Vico San Luca, nella piazzetta antistante l'omonima Chiesa, questo edificio viene edificato per volere di Robella Grimaldi nel 1320 e pochi anni dopo parzialmente demolito e ricostruito sulla piazza che proprio in quegli anni nasceva.
Il palazzo prende il nome di Nicola Grimaldi perchè quando è di sua proprietà viene inserito nella lista dei Rolli.
L'esterno ha mantenuto l'originaria ripartizione in bande bianco e nere e al pian terreno ancora sopravvive parte della loggia dove si riunivano gli Spinola di San Luca.
Al primo piano, nel salone che affaccia su Piazza San Luca, ancora oggi è visibile uno splendido affresco di Lazzaro Tavarone raffigurante Olindo e Sofronia. Dello stesso autore era conosciuto un altro affresco, oggi andato perduto, raffigurante "Gregorio Grimaldi che presenta a Filippo di Spagna le spoglie dei Veneri vinti".

Particolare dell'affresco del Tavarone raffigurante Olindo e Sofronia
(foto di Antonio Figari)



152.  Palazzo Gio Battista Grimaldi (Vico San Luca)

Sito in Vico San Luca al civico 4, questo palazzo venne edificato nel 1610 per volere di Gio Batta Grimaldi su quattro preesistenti edifici impostati sopra un lungo portico detto  nel XIII Secolo "volte dei Grimaldi".
L'edificio conserva l'originario sistema atrio scalone e splendidi affreschi di Lorenzo De Ferrari, che fu chiamato a decorare alcune sale del palazzo  dal Doge Giovanni Battista Grimaldi (omonimo dell'antenato che fede edificare il palazzo. Il De Ferrari decorò una sala del primo piano con l'aAllegoria della Giustizia e un salone al piano nobile con Aurora che rapisce Cefeo, sullo sfondo della caccia di Diana. 
  

153. Palazzo Pinelli Gentile (già Spinola e Salvago)

(...continua)


154. Palazzo Nicolò Spinola

Costruito nel XVI secolo da Nicolò Spinola su preesistenti edifici medioevali proprietà dei Centurione e dei Gentile, questo palazzo, inserito tra i Rolli, si trova in Via San Luca n. 14.
La cosa che più mi colpisce sono gli affreschi in facciata opera di Ottavio Semino e Gio Andrea Ansaldo dedicati alle  "Storie epiche e allegorie". Il miglior modo di osservarli è infilarsi nella vicina Via della Maddalena ed alzare lo sguardo verso l'alto.


Gli affreschi in facciata in Palazzo Spinola
(foto di Antonio Figari)


Il portale marmoreo con due figure antropomorfe  sui lati è opera del Valsoldo.
 


155. Palazzo Antonio Doria Invrea

(...continua) 


156. Palazzo Bartolomeo Invrea (poi Palazzo Cardinale Cybo)

Questo palazzo sorge in Via del Campo al civico 10.

Nato proprietà della famiglia dei Cybo conserva all'interno, sopraelevato, un cortile a esedra con al centro una statua romana di Scipione e alcuni busti nelle nicchie sulle pareti.
Splendidamente restaurata negli ultimi anni la facciata su Via Gramsci colpisce lo spettatore che giunge dal mare o che distrattamente passa sulla Sopraelevata.


La splendida facciata di Palazzo Cybo su Via Gramsci 
(foto di Antonio Figari)



157. Palazzo Cesare Durazzo

Spleldido affresco di Palazzo Cesare Durazzo
(foto di Antonio Figari)


158. Palazzo Lomellini-Serra

(...continua) 


159. Palazzo Bartolomeno Rebuffo - Serra  

Sito in Via delle Fontane al civico 2, lungo la cinta muraria cittadina del 1155, esso fu dapprima edificato per volere di Bartolomeo Rebuffo e successivamente ampliato nel XVII secolo dal Senatore della Repubblica Marc'Aurelio Rebuffo fino ad inglobare la torre nord di Porta dei Vacca.
L'aspetto attuale è opera dell'architetto Giovanni Battista Pellegrini incaricato dal Marchese Giacomo Serra che nel 1779 era divenuto proprietario del palazzo.
L'interno conserva  gli splendidi affreschi di Carlo Giuseppe Ratti con temi di argomento celebrativo, "opportuni esempi di gloria ligustica" come sostiene l'Alizeri,  tra i quali "La storia del Doge Montaldo che fa la grazia della vita e del Regno a Lusignano di Cipro" (quest'ultimo è uno dei progionieri della Repubblica incatenati in facciata di Palazzo Ducale: trovate la sua storia e quella degli altri prigionieri nella pagina de gli EDIFICI pubblici).
Attualmente è sede del Dipartimento Lingue Straniere dell'Università di Genova e quindi facilmente visitabile.




160. Palazzo Gio Francesco De Ferrari (Palazzo Belimbau)


La splendida facciata di Palazzo Belimbau 
(foto di Antonio Figari)

Eretto per volontà di Gio Francesco De Ferrari alla fine del XVI Secolo, esso occupa la parte sud di Piazza della Nunziata.
La facciata ed una generale ristrutturazione dell'edificio, voluta dai Cambiaso nel 1780, i quali nel mentre erano subentrati nella proprietà, è opera dell'architetto Giovanni Battista Pellegrini che già in quegli anni si stava occupando del vicino Palazzo Bartolomeno Rebuffo - Serra (di cui trovate la storia nel precedente paragrafo).
Gli interni conservano magnifici affreschi di Lazzaro Tavarone. Nell'atrio e nello scalone sono narrate le vicende di Cleopatra ed Antonio: al piano terreno è raffigurata la regina che esce in mare ad accogliere le navi di Antonio mentre la volta dello scalone narra l'incontro tra i due.
Il salone del primo piano che affaccia su Piazza della Nunziata conserva un ciclo pittorico, a parer mio uno dei più straordinari dei vicoli di Genova, sempre opera del Tavarone, raffigurante il primo viaggio di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo: nel riquadro centrale il re e la regina accolgono Colombo di ritorno dal suo viaggio; intorno sono raffigurati i protagonisti di questa vicenda e nelle lunette episodi tratti dal diario di bordo di Colombo. Nel fregio sottostante, quasi seduti ad osservare lo spettatore, ci sono figure di Indios.


Particolare degli affreschi del salone del primo piano di Palazzo Belimbau 
(foto di Antonio Figari)


Altro particolare degli affreschi del salone del primo piano di Palazzo Belimbau 
(foto di Antonio Figari)


Relativamente al ciclo pittorico del salone del primo piano c'è una curiosa storia: Francisco de Miranda, colui che pensò ai tre colori giallo, blu e rosso per la bandiera della Grande Colombia (Stato che diede vita a sua volta ai tre Stati Colombia, Ecuador e Venezuela che ancora oggi conservano nelle loro bandiere questi colori) cita tra le sue fonti di ispirazione proprio gli affreschi di questo salone ed in particolare Cristoforo Colombo che è raffigurato mentre distende un drappo proprio con quei colori.
Un'iscrizone marmorea in facciata ricorda che qui soggiornò nel 1815 Papa Pio VII, fatto prigioniero da Napoleone mentre era di passaggio a Genova.
Il palazzo è stato donato all'Università di Genova dalla famiglia Belimbau, ultima proprietaria del palazzo.



161. Palazzo Nicolò Lomellini (Palazzo Lauro)

Sito in Piazza della Nunziata al civico 5, il palazzo venne edificato alla fine del XVI secolo per volere di Nicolò Lomellini, padre di Giacomo, Doge della Repubblica.
I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale  lo danneggiarono gravemente. Achille Lauro, proprietario all'epoca del palazzo, affidò all'architetto Robaldo Morozzo della Rocca la ricostruzione dell'intero edificio nelle forme attuali.


162. Palazzo Cristoforo Spinola

Sito in Piazza della Nunziata al civico 6, questo palazzo, edificato per volere di Cristoforo Spinola, viene quasi del tutto ricostruito tra il 1620 e il 1621 per volere di Tomaso Pallavicini.
Nel corso dei secoli successivi il palazzo subisce numerosi rimaneggiamenti; da ultimo nel 1930 viene aggiunto l'avancorpo con i sottostanti portici su Via Bensa.
Del tutto perduta l'originaria decorazione a fresco della facciata sostituita nell'Ottocento da una decorazione monocroma.
Il palazzo oggi è sede delle segreterie amministrative dell'Università e quindi facimente visitabile.   
 

163. Palazzo Gio Agostino Balbi



La facciata di Palazzo Gio Agostino Balbi
(foto di Antonio Figari)


164. Palazzo Gio Francesco Balbi

Sito in Via Balbi al civico 2,  è il primo palazzo posseduto dalla famiglia Balbi che affaccia su Piazza della Nunziata.
Gio Francesco Balbi fu l'artefice del suo ampliamento alle dimensione attuali, dimensioni purtroppo ridotte a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Le decorazioni a stucco degli interni sono opera settecentesca dell'architetto Gregorio Pettondi.



165. Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi

Il cortile interno di Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi
(foto di Antonio Figari)

Colonnato al primo piano di Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi
(foto di Antonio Figari)




166. Palazzo Francesco Maria Balbi Piovera (poi Palazzo Raggio)


Edificato tra il 1656 ed il 1674 per volere di Francesco Maria Balbi su progetto da Pietro Antonio Corradi, architetto di fiducia della famiglia Balbi, il quale già aveva progettato l'ampliamento a mare del vicino palazzo Balbi Senarega (civico 4 di Via Balbi), esso si trova in Via Balbi al civico 6.
La proprietà passa dapprima ai Durazzo, poi ai Gropallo ed infine nel 1890 a Edilio Raggio, figura di spicco e noto imprenditore dell'epoca, il quale intraprende una profonda modificazione dell'intero palazzo affidando il progetto all'architetto Luigi Rovelli.
Il palazzo viene ampliato fino a ricomprendere l'antico Monastero di Sant'Antonio che viene inglobato e purtroppo quasi del tutto distrutto (quel che rimane di questo antico monastero lo trovate descritto nel paragrafo ad esso dedicato nella pagina di questo sito dedicato a "le CHIESE di GENOVA").
Gli interni vengono quasi del tutto rivoluzionati con la costruzione, tra le altre cose, di uno scenografico scalone sostenuto da archi rampanti e volte a crociera, decorato lungo le pareti e la volta dal pittore Cesare Viazzi con allegorie del Risorgimento Italiano a celebrazione della monarchia sabauda.


Un'immagine dello scalone di Palazzo Balbi Raggio presa dal basso
(foto di Antonio Figari)

Un'altra immagine dello scalone di Palazzo Balbi Raggio presa dal basso con una diversa prospettiva
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone di Palazzo Balbi Raggio visto dall'alto
(Foto di Antonio Figari)

Sul tetto è stato costruito uno splendido gazebo, visibile dal vicolo che costeggia il palazzo.
Attualmente questo edificio, ancora di proprietà degli eredi di Edilio Raggio, è in parte affittato all'Università e quindi facilmente aperto e visitabile.



167. Palazzo Balbi (Palazzo dell'Ateneo, ex Collegio dei Gesuiti)

Sito in Via Balbi al civico 5, ex Collegio della Compagnia di Gesù e primo Istituto Universitario della Repubblica, questo edificio, con i suoi monumentali scaloni che si "arrampicano" sulla collina retrostante, è forse l'esempio migliore di quella scenografia e magnificenza tipica dei palazzi barocchi genovesi.
Progettato da Bartolomeo Bianco su un terreno acquistato dalla Compagnia di Gesù da Stefano Balbi e inaugurato nel 1640, diviene sede dell'Università degli Studi di Genova nel 1775.
Conserva al suo interno affreschi e decorazioni attribuiti a Giovanni Andrea Carlone, Domenico Parodi e Sebastiano Galeotti e la Biblioteca della Compagnia di Gesù. 
 
Cortile interno di Palazzo Balbi
(foto di Antonio Figari)



168. Palazzo Stefano Balbi (Palazzo Reale)


Interni di Palazzo Reale di Genova
(foto di Antonio Figari)




169. Le Ville

a. Villa Lo Zerbino


(foto di Antonio Figari)



b. Villa di Tobia Pallavicino detta "delle Peschiere"

Costruita intorno al 1560 per volere di Tobia Pallavicino, essa sorge sulla collina di San Bartolomeo degli Armeni.

Il progetto fu affidato a Galeazzo Alessi, famoso architetto perugino, che in quegli anni progettava le più belle dimore genovesi,  coadiuvato nel suo lavoro da Giovanni Battista Castello detto "il Bergamasco".
Gli interni conservano ancora splendidi affreschi opera del Cambiaso e del già citato Bergamasco con la collaborazione di Marcello Sparzo per gli stucchi.
Particolare e unico rimasto originale in tutta Genova è il famoso bagno esagonale del piano terreno, progettato dall'Alessi e eseguito materialmente dallo Sparzo, abilissimo stuccatore, una meraviglia che ci fa capire come dovevano essere i bagni delle dimore cinquecenteche della Superba.
Il giardino conserva uno splendido Satiro opera di Giovanni Paracca e al piano sottostante una splendida grotta artificiale.
Alizeri così descrive questa Villa: "...e con su gli occhi si splendide viste godean distrarsi gli antichi signori, non so se da faticosi negozi, ma certo dagli svaghi cittadini. I costumi del secolo avean sostituito ai gentili e modesti ornamenti ed agli emblemi della pietà le bizzarre favole che trastullan lo spirito e le lascivie che snervan l'ingegno. Ma in quelli errori non può negarsi magnificenza; e il Palazzo delle Peschiere i cui dipinti corsevan la primitiva freschezza, vorrà contarsi tra gli esempi più illustri".



c. Villa Grimaldi in Bisagno


Progettata da Galeazzo Alessi tra il 1552 e il 1554 e tra gli esempi meglio riusciti di villa suburbana genovese, essa si trovava fuori dalla cinta muraria cittadina e i suoi giardini si estendevano tra le attuali Via Carcassi e Piazza Verdi.

Un vasto cortile loggiato di due ali conduceva l'ospite al palazzo vero e proprio, che conservava al piano nobile splendidi affreschi di Luca Cambiaso e Andrea Semino.
Nel palazzo era presente uno splendido bagno lodato dal Vasari, che doveva essere del tutto simile agli altri bagni progettati nelle ville cinquecentesche genovesi dall'Alessi e di cui oggi il solo esempio perfettamente conservato si trova nelle Villa delle Peschiere di cui vi parlo in questa pagina al paragrafo 37.
Nell'Ottocento, dopo esser passata di mano prima dai Grimaldi ai Cybo ed infine ai Sauli, essa fu dapprima trasformata in fabbrica di veli e successivamente divisa in appartamenti, il tutto mentre intorno ad essa l'architetto ed urbanista Bararabino progettava la nuova Genova ottocentesca strappando ad essa il suo giardino.
Nel 1897 la Villa, dopo aver rischiato di essere abbattuta per far posto ad otto caseggiati, fu acquistata dal Comune di Genova.
Oggi, dopo un recente restauro, essa è divenuto un condominio; dell'antica bellezza conserva però ben poco dopo le trasformazioni ottocentesche: senza più lo spendido cortile loggiato che dava verso Via San Vincenzo, con la loggia al piano nobile tamponata e sopraelevata di alcuni piani, essa rimane solo un triste palazzo che pochi riconoscerebbero in quello splendore raccontato da chi la visitò nella sua epoca d'oro.


Villa Grimaldi in un acquarello ottocentesco di Domenico Cambiaso

Gli affreschi del Cambiaso che ornavano il piano nobile del Palazzo, staccati dalla Villa nell'epoca del suo massimo declino, sono oggi conservati nel Museo di Sant'Agostino, splendida testimonianza dell'antica maestosità di questa tipica villa suburbana genovese.



Particolare di un affresco di Luca Cambiaso proveniente da Villa Grimaldi in Bisagno, oggi conservato nel Museo di Sant'Agostino di Genova
(foto di Antonio Figari)

L'Alessi progettò anche una splendida grotta che si trovava in mezzo ai giardini, gli "Orti" (da qui il nome della vicina strada, Via le Orti Sauli"), una meraviglia per gli ospiti che avevano la fortuna di poterla visitare. Essa è ancora esistente, sebbene nascosta e non visibile al pubblico (trovate la sua storia e alucne immagini al paragrafo 7 della pagina de  "la Genova sotterranea").

Uno scorcio della Grotta Grimaldi
(foto di Antonio Figari)




d. Villa Imperiale di Terralba

Edificata per volere di Lorenzo Cattaneo nei primi anni del Cinquecento, è un tipico esempio di villa genovese prealessiana.
Il primo illustre ospite fu il Re di Francia Luigi XII che qui soggiornò nel 1502.
Nel 1560 il corpo dell'edificio fu ampliato e furono inserite due logge laterali dandole l'aspetto che ancora oggi conserva.
Gli interni conservano lo spendido affresco di Luca Cambiaso "Il ratto delle Sabine" (che da solo vale la visita  a questa villa) e altri affreschi opera dei Calvi e di altri pittori genovesi.
Il Parco, tuttora conservato, suddiviso in terrazzamenti e con una disposizione ottocentesca all'inglese con prati e boschi, conserva uno splendido ninfeo.
La proprietà passò dapprima ai Salvago nel XVII secolo,poi agli Imperiale (dai quale prende il nome la villa), ed infine al Comune di Genova negli anni Venti del Novecento. Oggi è sede di una biblioteca e  di un asilo e dunque facimente visitabile durante la settimana. Il parco pubblico, tuttora conservato, costituisce il polmone verde del quartiere di San Fruttuoso.

Particolare di una delle logge di Palazzo Imperiale
(foto di Antonio Figari)
 
e. Villa del Principe


e.1 La villa



Raffigurazione della Villa del Principe come doveva apparire nel XVI secolo


La villa del Principe in una foto ottocentesca di Alfred Noack

 

e.2 La Grotta 

Per la storia e la descrizione della stessa Vi rimando al paragrafo 7 della pagina de  "la Genova sotterranea".

Uno scorcio della Grotta Doria vista dall'esterno
(foto di Antonio Figari)


e.3 Il Gigante



Il "Giove", opera di Marcello Sparzo, comunemente detto "Il Gigante" (foto tratta dal sito www.francobampi.it)

 
e.4 Il Gran Roldano

Nel 1605, ai piedi del "Gigante", fu sepolto "il Gran Roldano", uno splendido cane bianco molosso donato dal Re Filippo II di Spagna a Giovanni Andrea Doria, nipote dl grande ammiraglio Andrea che aveva ospitato a palazzo il padre di Filippo II, Carlo V.
Due belle raffigurazioni del Gran Roldano sono tuttora ammirabili in due dipinti conservati a Palazzo del Principe: nel primo il molosso posa con un paggio che si prende cura di lui, nel secondo invece è insieme a Giovanni Andrea Doria.
La lapide che chiudeva il sepolcro del fedele Roldano è ancora oggi presente, sebbene coperta di rovi e poco visibile. Le parole in essa incise sono le seguenti:

QUI GIACE IL GRAN ROLDANO CANE DEL
PRINCIPE GIO. ANDREA DORIA IL QUALE
PER LA SUA MOLTA FEDE E BENEVOLENTIA
FU MERITEVOLE DI QUESTA MEMORIA ET 
PERCHE' SERVO IN VITA SI' GRANDEMENTE
D'AMBIDUA LE LEGGI FU ANCO GIUDICATO
IN MORTE DOVERSI COLLOCARE IL SUO CENERE
APPRESSO DEL SOMMO GIOVE COME VERAMENTE
DEGNO DE LA REAL CUSTODIA
VISSE XI ANNI ET X MESI MORSE IN SETTEMBRE DI 1605 GIORNO 8 HORA 8 DE LA NOTTE


f. Villa Rosazza


Il ninfeo di Villa Rosazza
(foto di Antonio Figari)




Il viaggio nei palazzi privati dei vicoli di Genova non è finito...
(...continua)



© RIPRODUZIONE RISERVATA


16 commenti: