i FANTASMI di GENOVA

(the ghosts of Genoa, les fantômes de Gênes, los fantasmas de Génova, os fantasmas de Génova, Призраки Генуе, ジェノヴァの幽霊, 鬼热那亚, أشباح جنوى)


I vicoli di Genova, coi loro antichi palazzi nobiliari ed i chiaroscuri della luce che con difficoltà tenta di entrarvi, sono teatro di spettrali apparizioni che nei secoli si sono moltiplicate, tracce di presenze del passato frutto della credenza popolare e di avvenimenti storici, spesso tragici come omicidi o suicidi. In questa pagina cercherò di raccontarvi tutti i personaggi che, diciamo così, si aggirano per i vicoli di Genova.


INDICE

1. Il carro spettrale di Porta dei Vacca
2. Il fantasma di Giulio Cesare Vacchero
3. La fontana di Piazza Vacchero
4. Le "fantastiche" melodie di Via Lomellini
5. Il fantasma della donna tradita all'Olivella
6. Le anime sepolte sotto l'Albergo dei Poveri
7. I fantasmi di Salita San Nicolosio
8. Lo spettro di Paul Valery
9. I fantasmi di Via ai Quattro Canti di San Francesco
10. Il Basilisco e le porte degli Inferi
11. La dama velata di Vico Brignole
12. La dama bianca di Tursi
13. La triste Nina
14. La "crêuza do diao"
15. I fantasmi dell'Acquasola
16. Gli spiriti della fontana di Via Carcassi
17. Il gentiluomo con lo smoking di Galleria Mazzini
18. Il fantasma di Leila Carbone
19. I fantasmi della Torre Grimaldina
20. Il fantasma di Branca Doria
21. Lo spirito del vento ed il Diavolo in Salita dell'Arcivescovado
22. Il bambino di Via Luccoli
23. I fantasmi beneauguranti di Via Luccoli
24. Il fantasma di Tommasina Spinola
25. La cortigiana di Piazza Senarega
26. La meretrice di Vico delle Mele
27. Il tedesco lussurioso
28. Il fantasma di Stradella
29. La pietra della Cagna Corsa
30. Il fantasma di Daniel O'Connell
31. I condannati a morte di Piazza Cavour
32. Il carro di Porta Siberia
33. I progettisti di San Lorenzo
34. I fantasmi della necropoli di Piazza San Lorenzo
35. Il messaggero di Via San Bernardo
36. Il fantasma di Giusto di Ravensburg
37. Il fantasma del frate alla Taverna degli Alabardieri
38. La dama velata di scuro in San Silvestro
39. Il fantasma di Stefano Raggi
40. Il fantasma della madre disperata in Stradone Sant'Agostino
41. Le anime in cerca del tesoro del Monastero di Sant'Agostino
42. Le voci nel pozzo di Giano
43. Le ombre a Campo Pisano
44. Le melodie di Paganini in Vico Gattamora
45. Il "fantasma formaggino" del Galliera
46. Le "anime purganti" alla foce del Bisagno
47. La vecchina di Vico dei Librai
48. Il fantasma di Frate Guglielmo in Via di Ravecca
49. I soldati di ronda sulle Mura del Barbarossa
50. Il fantasma di Porta Soprana


1. Il carro spettrale di Porta dei Vacca

Iniziamo il nostro viaggio alla ricerca dei fantasmi dei vicoli da una delle porte della città. Si dice che presso la porta dei Vacca (di cui trovate la storia alla pagina dedicata a le PORTE e le MURA di GENOVA), appena fuori dall'antica cinta muraria medioevale, potrebbe capitarvi di imbattervi in un carro spettrale. 
Si narra infatti che, dalla Porta dei Vacca, nelle notti tra il Venerdì Santo e l'alba della Pasqua, uscirebbe, per  risalire lungo l'odierna Via delle Fontane e poi sulle alture della valle di Carbonara, un carro spettrale che, condotto da un misterioso spirito incappucciato e trainato da un fantastico destriero, condurrebbe verso luoghi di maggiore pace le anime di quanti sono stati colti da morte violenta o improvvisa; e chissà, forse sul carro potreste vedere  un certo Vacchero, di cui tra poco vi narrerò la storia, una delle tante anime colte da morte violenta.
Se per caso nel vostro girovagare notturno alla ricerca del carro spettrale siete stati sfortunati non disperate: poco lontano, in Via del Campo, potreste incontrare appunto lo spirito del Vacchero o imbattervi nelle visioni che fuoriescono dalla vicina fontana.

Via del Campo
(foto di Antonio Figari)


Via delle Fontane
(foto di Antonio Figari)


2. Il fantasma di Giulio Cesare Vacchero

Giulio Cesare Vacchero fu protagonista di una congiura contro il governo genovese, appoggiata dal duca di Savoia Carlo Emanuele I. Tradito da uno dei suoi compagni di congiura, Gianfrancesco Rodino, il quale rivelò il piano al doge Gian Luigi Chiavari, Vacchero fu condannato a morte e il suo palazzo venne raso al suolo.
Una "colonna infame" fu eretta dove sorgeva il suo palazzo a memoria dello scellerato gesto da lui compiuto. In cima alla colonna una targa ricorda i fatti:

JULIJ CAESARIS VACHERIJ
PERDITISSIMI HOMINIS
INFAMIS MEMORIA
QUI CUM IN REMPUBLICAM COMSPIRASSET
OBTRUNCATO CAPITE PUBLICATIS BONIS
EXPULSIS FILIIS DIRUTAQUE DOMO
DEBITAS POENAS LUIT
A.S. MDCXXVIII

(a memoria dell'infame Giulio Cesare Vacchero, uomo scelleratissimo, il quale avendo cospirato contro la Repubblica, mozzatogli il capo, confiscatigli i beni, banditigli i figli, demolitagli la casa, espiò le pene dovute, anno del Signore 1628)

In seguito i suoi discensdenti fecero costruire un'imponente fontana per nascondere la "colonna infame" (vi rimando alla pagina dedicata a l'ACQUA pubblica per approfondire la storia di questa e delle altre fontane nei vicoli genovesi).
Ebbene, si narra che spesso, in Piazza Vacchero, teatro di queste tragiche vicende, presso la "colonna infame", si aggiri il fantasma di Giulio Cesare Vacchero: numerose sono infatti le testimonianze di abitanti della zona che sono incappati nello scelleratissimo nobile genovese.
Una curiosità: quello che vediamo oggi è in realtà un rifacimento in cemento dell'antica colonna di cui rimane solo la lapide marmorea nella parte alta della stessa. L'antica colonna infatti si trovava in mezzo alla piazza dietro la fontana e fu demolita e riposizionata, dove la vediamo oggi, nel secondo dopoguerra per poter utilizzare lo spiazzo come parcheggio (un triste esempio di come spesso, per futili motivi, si distrugge la storia della nostra città). Questa di cui vi ho parlato non è l'unica colonna infame dei vicoli di Genova: vi rimando alla pagina dedicata a le PIETRE parlanti per approfondire il tutto.

La Colonna "Infame"
(foto di Antonio Figari)



3. La fontana di Piazza Vacchero

Nelle notti in cui la luna coi suoi raggi raggiunge il porfido della  fontana, fatta costruire dai discendenti dello scelleratissimo Vacchero, del quale vi ho parlato nel precedente paragrafo, in essa pare si possano osservare orrende visioni. 
Vi rimando alla pagina dedicata a l'ACQUA pubblica per approfondire la storia di questa fontana.

La fontana di Piazza Vacchero con la sua vasca di porfido 
(foto di Antonio Figari)


4. Le "fantastiche melodie di Via Lomellini

L'oratorio di San Filippo (di cui trovate la storia nella pagina de gli ORATORI e le CASACCE) ancora oggi è uno dei luoghi della Superba dove spesso si può assistere a concerti di musica classica.
Qui accanto, nella chiesa di San Filippo, si esibì anche Nicolò Paganini il 26 maggio 1794, come ricorda una "pietra d'incontro" posizionata davanti all'ingresso della chiesa stessa.
Si dice che dall'oratorio si diffondano meravigliose melodie anche quando non vi sono concerti al suo interno: alcuni hanno riconosciuto in queste musiche il violino di Paganini, altri invece ritengono siano melodie suonate del fantasma di Alessandro Stradella che si divertirebbe a disturbare i sonni di quei Lomellini che tanto osteggiarono il suo amore verso una fanciulla di questa nobile casata.


5. Il fantasma della donna tradita all'Olivella 

Nella zona del Carmine, in Piazza San Bartolomeo dell'Olivella, uno dei luoghi più silenziosi e meno conosciuti dei vicoli di Genova, sede di un antico convento con annessa chiesa (di cui trovate la storia nella pagina de le CHIESE di GENOVA) testimoni raccontano di una donna, più volte vista all'alba, che si allontanerebbe dalla piazzata imboccando l'archivolto seicentesco del Convento che separa la piazza da Salita Carbonara per poi sparire verso i monti. Ella condurrebbe con sé un fagotto contenente la testa del di lei marito reo di tradimento.


6. Le anime sepolte sotto l'Albergo dei Poveri 

I lavori per la costruzione dell'Albergo dei Poveri (di cui trovate la storia la pagina de gli EDIFICI pubblici) subiscono un'interruzione nel 1656 quando nella nostra città scoppia la peste. Gli scavi per le fondamenta di quello che sarebbe diventato l'edificio più grande di Genova, voluto da Emanuele Brignole per dare un tetto ai tanti poveri della città che abitavano per strada, diventano luogo di sepoltura per circa 10.000 appestati. C'è chi sostiene di sentire la presenza di spiriti che si aggirino ancora nella grande struttura che oggi ospita l'università.


7. I fantasmi di Salita San Nicolosio

Nelle "crêuze" che da Piazza della Zecca conducono a Castelletto riecheggiano nella toponomastica i nomi dei conventi che qui si ergevano: Salita San Nicolosio e la vicina Salita delle Monache Turchine devono i loro nomi a due complessi monastici che qui avevano le loro sedi. Oggi di San Nicolosio rimane solo la chiesa (di cui trovate la storia nella pagina de le CHIESE di GENOVA) mentre il convento è stato trasformato in un condominio, del Convento delle Turchine sopravvive solo il nome nella toponomastica cittadina ed un antico muro un tempo parte del complesso monastico. Passeggiando di notte lungo queste antiche salite si dice che sono sia raro intravedere in lontananza esili figure femminili avvolte in tonache scure che sembrano dirigersi verso quelli che un tempo furono luoghi di preghiera e pace.


8. Lo spettro di Paul Valery

In Palazzo Montanaro, edificio che conserva al suo interno parte dell'antico chiostro e la sala capitolare del Convento di San Francesco di Castelletto, sito al civico 7 di Salita San Francesco, soggiornò, al terzo piano, ospite degli zii materni, Paul Valery.
Il poeta visse a Genova uno dei momenti più intensi della sua esistenza nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre 1892, la cosiddetta "Nuit de Gênes", che egli descriverà come spaventosa ed infinita, e che lo porterà ad allontanarsi per molto tempo dalla poesia. Molti testimoni raccontano che, passando sotto la casa che ospitò Valery, nel notti di pioggia, si siano sentiti colti da un'improvvisa ansia esistenziale come se il fantasma del poeta, che qui soggiorna, avesse in quale modo trasmesso loro il loro stato d'animo.

Paul Valery


9. I fantasmi di Via ai Quattro Canti di San Francesco 

Si dice che, nel silenzio della notte, nella salita che dai bui vicoli conduce prima in Piazza della Meridiana e poi su in Salita San Francesco, si possano udire i passi e scorgere le scure cappe dei frati che si dirigono verso quella che un tempo fu la chiesa di San Francesco, che si ergeva nella zona oggi occupata dai giardini a nord di Palazzo Bianco e che fu demolita nel XIX secolo. Nel palazzo a nord dei giardini sono ancora visibili alcune colonne della chiesa mentre nell'edifico a ovest sopravvive, per così dire, parte del chiostro e la splendida Sala Capitolare (vi rimando alla pagina dedicata a le CHIESE di GENOVA per approfondire la storia di questo complesso conventuale).



10. Il Basilisco e le porte degli Inferi

Nella discesa che dalla chiesa di San Siro porta in Fossatello ancora oggi, incastonata tra gli archi di una casa torre medievale, c'è una piccola lapide marmorea raffigurante San Siro ed il Basilisco, un animale dalle forme bestiali e dall'alito infame, con il corpo di serpente e la testa e le zampe di gallo.
Lì sorgeva un pozzo quel quale dimorava questa orrida bestia che San Siro riuscì ad ammansire ed allontanare (trovate la storia relativa questo miracoloso evento alla pagina de le PIETRE parlanti). Il pozzo, una volta liberato da questa mostruosa presenza, venne murato e una lapide venne posta a ricordo del fatto.
Tuttavia, nonostante, grazie all'intervento del Santo, la zona sia stata liberata dalla scomoda presenza del Basilisco, la tranquillità degli abitanti è ancora oggi turbata dalle dicerie che individuerebbero proprio qui uno dei varchi degli Inferi (si dice che a Genova ce ne sarebbero tre) attraverso i quali le anime riuscirebbero a tornare nel mondo dei vivi.

La lapide che ricorda il luogo ove era ubicato il pozzo in San Siro
(foto di Antonio Figari)


11. La dama velata di Vico Brignole

Di fronte a Palazzo Tursi, subito sotto Palazzo Brignole Sale, conosciuto anche come Palazzo Rosso, sede di uno dei musei più importanti di Genova, ci ritroviamo in Vico Brignole.
C'è chi giura che da una finestra all'ora del tramonto si possano udire i singhiozzi di una donna misteriosa provenire da una finestra e c'è chi, alzando lo sguardo, sia riuscito a vedere una misteriosa dama con un velo che le copriva il volto.




12. La dama bianca di Tursi

I palazzi di Via Garibaldi erano famosi, oltre che per le splendide sale affrescate e i tesori che custodivano al loro interno, anche per i giardini pensili, ricchi di statue e ninfei dove i nobili passeggiavano e si intrattenevano con i loro ospiti.
Si narra che nei giardini di Palazzo Tursi si aggiri da qualche secolo una dama vestita di bianco che, dopo aver vagato tra fontane e dialetti, svanisca nel loggiato del palazzo stesso. La sua figura, dicono che l'ha incontrata, assomiglia alle dame ritratte dagli artisti come Van Dyck o Rubens che nei secoli d'oro hanno ritratto i nobili genovesi in tele che oggi possiamo ammirare sia a Genova che nei più bei musei del mondo.

Palazzo  Doria Tursi
(foto di Antonio Figari)


13. La triste Nina

ANNAE SCHIAFFINI CORVETTO
PRIDIE KALENDAS MAJAS
SUIS PATRIAEQUE EREPTAE
STEPHANUS EX GIUSTINIANEIS D CHIENS
COMES PALAT PATRITIUS GENUENSIS
PARVIQUE NATI
UXORI MATRIQUE OPTATISSIMAE
INSOLABILES PONEBANT
MDCCCXLI

Queste parole sono incise sulla lapide di Anna Schiaffino Giustiniani, suicida all'età di 33 anni e sepolta nella chiesa della SS. Concezione e Padre Santo a Genova, in Piazza dei Cappuccini.
Secondo una leggenda la sua anima vagherebbe ancora in Via Garibaldi dalla notte del 24 aprile 1841 quando, durante una serata di gala, la stessa si lanciò da una finestra di Palazzo Lercari.
Ecco la sua storia: nata a Parigi il 9 agosto 1807, città nella quale trascorse l'infanzia, la piccola Anna giunge a Genova quando il padre viene nominato console generale di Francia a Genova.
A 19 anni Anna va in sposa al marchese Stefano Giustiniani, appartenente ad una delle più influenti famiglie nobili genovesi e filomonarchico. 
A differenza del marito, ella ha invece posizioni filorepubblicane e dà vita ad uno dei salotti "politici" ottocenteschi più frequentati in città partecipando attivamente anche a raccolte fondi per la Giovane Italia mazziniana.
E' in questo periodo che Anna fa la conoscenza di un giovane ufficiale dell'esercito: Camillo Benso Conte di Cavour. Con lui inizia un fitto rapporto epistolare che si tramuta presto in una profonda amicizia e forse in qualcosa di più, almeno per Anna. I due si incontrano clandestinamente nel Castello del Belvedere sito a Voltri all'interno della Villa Brignole Sale, a Torino e alle Terme di Vinadio.
Cavour ad un certo punto però decide di troncare questa amicizia ed Anna cade in una profonda depressione che la porterà a tentare più volte il suicidio.
Inizia così il suo esilio dal mondo che la porterà, la sera del 24 aprile 1841, a compiere l'estremo gesto gettandosi da una finestra di Palazzo Lercari in Via Garibaldi dove, insieme al marito, si era trasferita a vivere.
Si dice che ogni anno, il 24 di aprile, sotto la finestra dalla quale Anna si lasciò cadere, comparirebbe sul selciato di Via Garibaldi la macchia del suo corpo.

Palazzo Lercari
(foto di Antonio Figari)

Anna Schiaffino Giustiniani


14. La "crêuza do diao"

L'attuale Largo San Giuseppe era un tempo detto "creuza do diao" (ancora oggi questo antico nome è ricordato nella targa toponomastica sotto quello ufficiale).
Perché tale nomea? Un tempo in questa zona poco abitata e con grandi alberi secolari, sita nella zona di Portoria tra la cima di Salita Santa Caterina, l'Acquasola e l'ospedale di Pammatone, i genovesi evitavano di passare soprattutto nelle ore notturne. Molte erano infatti le testimonianze di persone che sentivano strani rumori o giuravano di avere visto fantasmi o spettri nella penombra.
Una più accurata indagine dimostrò che in realtà queste presenze erano tutt'altro che soprannaturali. Al fine di poter continuare a svolgere i loro loschi affari lontano da sguardi indiscreti, uomini di malaffare avevano escogitato alcuni trucchi molto efficaci come legare delle catenelle a dei tacchini che si muovevano tra gli alberi, o mettere una candela accesa in una zucca vuota o ancora far camminare un uomo sui trampoli coperto dal canonico lenzuolo bianco.
Nonostante la cosa fosse divenuta nota, in molti continuarono ad evitare di passare in questo luogo carico di leggende di fantasmi costruiti, per così dire, a tavolino.
Oggi, come vi ricordavo ad inizio paragrafo, Largo San Giuseppe, che prende il nome dal Conservatorio delle Figlie di San Giuseppe, che un tempo qui sorgeva, ricorda ancora l'antico nome con cui i genovesi chiamavano questo luogo poco raccomandabile.


15. I fantasmi dell'Acquasola

In quella che oggi è la spianata che accoglie il parco pubblico dell'Acquasola, un tempo venivano seppelliti i morti del vicino Ospedale di Pammatone e, durante la pestilenza del '600, qui vennero inumati tantissimi genovesi. Ancora oggi le ossa di questi nostri concittadini si trovano nelle gallerie sotterranee sotto il parco. Si racconta che le loro anime appaiano ogni tanto a qualche frequentatore di questo luogo.


16. Gli spiriti della fontana di Via Carcassi

Lungo Via Carcassi, la strada che corre lungo le mura dell'Acquasola, poco prima di giungere alla Porta dell'Olivella (vi rimando alla pagina de le PORTE e le MURA per approfondire la sua storia), sorge un'antica fontana.
Un'antica credenza popolare vuole che l'acqua di questa fontana sia carica di energie negative sia per il fatto di essere vicino ad un cimitero senza croci (quello degli appestati ammassati sotto l'Acquasola), sia per il fatto di essere non distante dal Bosco del Diavolo o "creuza do diao", sede di antichi riti pagani e luogo infestato da fantasmi tutt'altro che frutto di fenomeni paranormali, come vi ho raccontano nel precedente paragrafo.
Vi rimando alla pagina dedicata a l'ACQUA pubblica per approfondire la storia delle tante fontane e non solo presenti nel centro di Genova.

La fontana di Via Carcassi
(foto di Antonio Figari)


17. Il gentiluomo di Galleria Mazzini

In Galleria Mazzini, in quello che fu il salotto ottocentesco della Superba, nelle notti dopo le prime teatrali al vicino Carlo Felice, pare che un uomo elegante sulla cinquantina transiti di qui scomparendo nel nulla una volta giunto in Piazza Corvetto. 


18. Il fantasma di Leila Carbone

Nel XVI secolo in Vico del Filo c'era una bottega di un liutaio la cui figlia, Leila, si dice molto brava a suonare, si era innamorata  (ricambiata) del nobile Camillo Negrone.
Quest'ultimo, promesso sposo ad una aristocratica fanciulla, rivelò alla madre la sua volontà di rimanere con la sua Leila. La madre, tutt'altro che felice di questo amore, ingaggiò una donna, tale Garbarino, che si presentò davanti a Tribunale dell'Inquisizione, la cui sede genovese era presso il Monastero di San Domenico, sostenendo che Leila fosse una strega autrice di sortilegi e furti di ostie nella Basilica di Santa Maria delle Vigne.
Leila, appena sedicenne, viene imprigionata nei sotterranei del monastero dove muore di stenti prima che fosse emessa una sentenza.
Il tempo passa ed la posto del monastero di San Domenico viene edificato il Teatro Carlo Felice.
La nascita del teatro coincide con il ritorno di Leila che, in questo luogo "musicale", riappare con il suo liuto: il giorno dell'inaugurazione del teatro, avvenuta il 7 aprile 1848 con l'opera "Bianca e Bernardo" di Vincenzo Bellini, molti spettatori racontano di aver incontrato una figura eterea nel foyer.
Gli incontri con Leila si susseguono negli anni. Uno dei più raccontati è relativo al periodo bellico: il Carlo Felice viene pesantemente danneggiato dai bombardamenti ma rimane miracolosamente intatta la statua del Genio dell'Armonia (oggi l'originale è al Museo di Sant'Agostino mentre sul frontone del Calo Felice vi è una copia). Ebbene: c'è chi afferma di aver visto una fanciulla con il suo liuto abbracciare la statua marmorea mentre il teatro cadeva giù sotto i colpi delle bombe.
Leila viene"sentita" anche durante i lavori di ricostruzione del teatro nel anni ottanta del Novecento.
L'ultimo avvistamento che viene narrato risale al 18 ottobre 1991 all'inaugurazione del teatro, che finalmente rinasce dopo la distruzione della guerra: durante il "Trovatore" di Verdi si sente un liuto ma non viene identificato colui o colei che suona. Il pensiero va subito a Leila che alcuni affermano di aver incontrato nel foyer (come era già avvenuto alla prima inaugurazione del teatro il 7 aprile 1848). Leila, prima di sparire tra la folla, così disse ai presenti: "Questa è e sarà per sempre la mia dimora".


19. I fantasmi della Torre Grimaldina

Nella Torre Grimaldina di Palazzo Ducale si udirebbero rumori di catene e lamenti dei prigionieri che qui nei secoli furono rinchiusi. C'è anche chi afferma di aver visto chiudersi una pesante porta in ferro.


20. Il fantasma di Branca Doria

Branca Doria, il cui palazzo ancora oggi si erge alla sinistra della chiesa di San Matteo, nell'omonima piazza, è un nobile genovese vissuto a cavallo tra il '200 ed il '300.
Fu un personaggio molto controverso: membro di una delle casate genovesi più illustri, volendo estendere i domini della famiglia in Sardegna, dapprima sposò Caterina Zanche, figlia di un importante feudatario governatore del giudicato di Logudoro (uno dei quattro giudicati in cui i Pisani avevano suddiviso la Sardegna dopo averla conquistata ai Saraceni) e in seguito fece assassinare a tradimento il suocero Michel Zanche, dopo averlo invitato ad un banchetto, per divenire egli stesso governatore.
Egli compare nella Divina Commedia nel XXXIII canto dell'Inferno, nella terza zona del nono cerchio, e cioè nella Tolomea, dove sono puniti i traditori degli ospiti:

"Tu 'l dei saper, se tu vien pur mo giuso:
elli è ser Branca Doria, e son più anni
poscia passati ch'ella fu sì racchiuso".
"Io credo", diss'io lui, "che tu m'inganni;
ché Branca doria npn morì unquanche,
e mangia e bee e dorme e veste panni".
"Nel fosso sù, diss'el, "de' Malebranche,
là dove bolle la tenace pece,
non era ancora giunto Michel Zanche,
che questi lasciò il diavolo in sua vece
nel corpo suo, ed un suo prossimano
che 'l tradimento con lui fece."

Come Alberigo dei Manfredi "Frate Alberigo", colui con cui parla il Sommo Poeta nel passo appena citato, il Doria, benché non ancora morto, viene collocato da Dante all'Inferno: l'anima di un traditore, infatti, appena commesso il delitto, viene subito sprofondata nella Tolomea, mentre nel suo corpo sulla terra prende dimora un diavolo.
Proprio la sua collocazione nell'Inferno dantesco ha generato voci e racconti secondo cui in alcune notti si potrebbe incontrar la sua anima che vaga in piazza: testimoni riferiscono di aver notato la sua ombra allontanarsi furtiva tra le colonne. Secondo alcuni, una traccia rossastra sul marmo di una determinata colonna evocherebbe il fantasma del Doria, che proprio quella colonna avrebbe eletto a suo originale domicilio. Altri invece sostengono di averlo visto attraversare la piazza con le mani insanguinate prima di entrare in chiesa e scomparire, dopo aver lasciato una traccia di sangue rossastra su una colonna di marmo.
Una curiosità: nello stesso canto XXXIII Dante lancia una dura invettive contro i genovesi privi di ogni buon costume e ricchi di vizi. Ecco le sue parole 

"Ahi Genovesi, uomini diversi
D'ogni costume e pien d'ogni magagna, 
Perché non siete voi del mondo spersi?"

Non sappiamo con certezza quali siano le motivazioni di questo astio del Sommo Poeta verso la nostra città. Oberto Foglietta, erudito del Cinquecento, nel suo libro "Gli elogi degli uomini chiari della Liguria" dà la sua versione dei fatti sostenendo che Dante soggiornò a Genova, ebbe degli screzi con i Doria e fu poi aggredito o meglio "gli amici e servitori di Branca (...) preso Dante in bel pubblico, gli diedero una bella battitura", come scrive Foglietta.

La Chiesa di San Matteo e alla sua sinistra il duecentesco palazzo di Branca Doria
 
(foto di Antonio Figari)

Interno della Chiesa di San Matteo: sulla seconda colonna sulla sinistra una grossa macchia rossa copre la colonna di marmo, segno del passaggio di Branca Doria o  forse suo domicilio? 
(foto di Antonio Figari)


21. Lo spirito del vento ed il Diavolo in Salita dell'Arcivescovado

Narra una leggenda che una notte lo spirito del vento andasse a passeggio nei vicoli con il Diavolo. Arrivati al Palazzo Arcivescovile (di cui trovate la storia alla pagina dedicata a gli EDIFICI pubblici), il diavolo disse al vento che doveva entrare un attimo a scambiare due parole con alcuni alti prelati. Ebbene, i maligni e coloro che non vedono di buon occhio la Chiesa raccontano che il Diavolo non uscì più dal Palazzo Arcivescovile e che il vento da quella notte continui a corree su e giù per Salita dell'Arcivescovado in attesa che il suo compare esca dal palazzo.
Altri invece sostengono che il Diavolo fu scacciato malamente dal Palazzo Arcivescovile riparando in fretta e furia lontano da lì senza avvertire però lo spirito del Vento che è ancora lì ad aspettarlo.

Salita dell'Arcivescovado
(foto di Antonio Figari)


22. Il bambino di Via Luccoli

L'odierna Via Luccoli deriva il suo nome dal latino "lucus" o "luculum" (boschetto sacro). Secondo una leggenda esso era intitolato alle divinità pagane di Camuho e Acca, rispettivamente incarnazioni del sole e della luna.
In questo bosco nell'antichità si compivano anche sacrifici umani. Tra le vittime sacrificali pare ci fosse stato una volta anche un bambino: quello che è passato alla storia come "il bambino di Via Luccoli".
Si narra che egli appaia alle persone tristi e di malumore, assorte nei loro pensieri, che passeggiano lungo questa antica via. Il bambino non parla e si limita a sorridere ai passanti per poi svanire nel nulla infondendo loro un senso di serenità e di sollievo.
I racconti dei testimoni non mancano e c'è chi pensa che quello spirito che talvolta appare per portare un pò di sollievo alle tristi anime terrene sia proprio l'innocente giovane sacrificato in questo luogo più di duemila anni fa.

Via Luccoli
(foto di Antonio Figari)


23. I fantasmi beneauguranti di Via Luccoli

Il "bambino di Via Luccoli" non è l'unica anima che vaga per l'antico bosco sacro che un tempo si estendeva da Soziglia fino all'Acquasola. 
La zona di Luccoli, che a partire dal XVI secolo assume la conformazione di via cittadina contornata  da splendidi palazzi, i maggiori dei quali di proprietà degli Spinola detti "del ramo di Luccoli" (per distinguerli dagli Spinola "del ramo di San Luca"), proprio per la sua aurea misteriosa di sede di antichi riti pagani, conserva la nomea di speciale luogo di apparizioni di spiriti beneauguranti, misteriose apparizioni che nei secoli si sono moltiplicate.


24. Il fantasma di Tommasina Spinola

Tommasina Spinola e Piazza dell'Amor Perfetto, una storia che merita di essere raccontata.
Siamo nel 1502 e a Villa Imperiale di Terralba (di cui trovate la storia ala pagina de i SEGRETI dei VICOLI della GRANDE GENOVA) si svolge una festa in onore del re di Francia Luigi XII che in quei giorni è a Genova. 
Si racconta che proprio quella sera alla festa vi fosse anche una giovane nobile genovese, Tommasina Spinola, che si infatuò del sovrano d'oltralpe.
L'amore cresce nel cuore della giovane alla quale giunge la falsa notizia che il re sia caduto nel mani dei nemici spagnoli dopo la sconfitta nella battaglia di Cerignola.
Leggenda vuole che la giovane, rinchiusasi in una casa in quella piazza che avrebbe in futuro preso il nome di "Piazza dell'Amor Perfetto", sia morta di crepacuore.
Perché "amor perfetto"?
Si dice che quando il re tornò a Genova, venuto a sapere di questa triste storia che aveva lui quale coprotagonista inconsapevole, commentò il fatto con questa frase: "Sarebbe potuto essere un amor perfetto."
Una curiosità: se vi recate a visitare il complesso di Santa Maria di Castello ed in particolare la Pala di Ognissanti di Ludovico Brea, potrete osservare, dietro la committente dell'opera Teodorina Lomellini, vedova Spinola, con il capo velato di bianco, suo figlio e sua figlia. Quest'ultima è proprio la nostra Tommasina.


25. La cortigiana di Piazza Senarega

Scendendo Via Luccoli, superate Piazza Soziglia e Via Orefici, giungerete poco prima della Loggia di Banchi in un antico slargo: Piazza Senarega.
Da una finestra del palazzo dell'antica famiglia che dà il nome alla piazza, i più fortunati potranno scorgere, a mezzogiorno in punto, uscire e alzarsi verso il cielo il fantasma di una cortigiana che reca un fagotto in mano: guardando con più attenzione scoprirete che quel fagotto è la sua testa mozzatale da un amante troppo geloso.

Palazzo Senarega: da qui a mezzogiorno in punto uscirebbe da una finestra la ragazza con il suo fagotto in mano
(foto di Antonio Figari)


26. La meretrice di Vico delle Mele

Partendo da Piazza Senarega, lasciata alle vostre spalle Via Orefici, vi ritroverete in Vico delle Mele.
Anche questo buio vicolo nasconde una storia misteriosa nella quale, come in Piazza Senarega, la protagonista è una cortigiana.
Si narra infatti che una meretrice, dopo un incontro amoroso, sia scomparsa portando con sé anche il palazzo dove era avvenuto l'incontro clandestino, un'antica dimora patrizia misteriosamente scomparsa insieme alla ragazza.



27. Il tedesco lussurioso

Una terza e poco nota anima in pena è anch'essa legata alle donne di malaffare.
Parliamo di un soldato tedesco che decide di passare qualche ora insieme ad una prostituta nei vicoli genovesi. Siamo nel 1943 ed i nazisti stanno occupando Genova. I vicoli però per loro stessa natura rimangono zona poco controllabile dalle truppe tedesche.
Il "crucco", arrogante e poco propenso ad accogliere i suggerimenti dei commilitoni che gli sconsigliano di addentrasi nel buio dei caruggi genovesi, decide di avventurarsi nel dedalo del centro storico e, dopo essersi "divertito", si perde e viene ucciso in un'imboscata. I piaceri della carne gli sono fatali.
Pare che il suo spettro si aggiri ancora nel centro storico della Superba alla ricerca dei piaceri proibiti. Insomma, quando si dice "il lupo perde il pelo ma non il vizio".


28. Il fantasma di Stradella

In fondo a Via Orefici si apre allo sguardo del passante una splendida piazza detta di Banchi per il fatto che qui anticamente i cambiavalute svolgevano la loro opera.
Nella parte orientale della piazza, vicino a dove nel X secolo sorgeva la Porta di San Pietro, di cui oggi rimane l'archivolto che sovrasta la strada che da Via di San Pietro alla Porta conduce alla Piazza delle Cinque Lampadi, sorge la singolare chiesa di San Pietro. Particolarità di questa chiesa è quella di esser stata costruita sopraelevata rispetto alla piazza stessa. Questa innovativa soluzione fu studiata per far sì che la vendita delle botteghe del piano strada potesse finanziare la ricostruzione della chiesa sovrastante che era andata distrutta in seguito ad un incendio. Sulla bella scala che conduce all'ingresso della chiesa alla fine del diciassettesimo secolo fu pugnalato a morte il musicista Alessandro Stradella.
La sua triste fine è l'epilogo di una infelice scelta: quella di innamorarsi di una donna già amante di un nobile veneziano. Quest'ultimo aveva ingaggiato Stradella per impartire alla giovane lezioni di musica. Il compositore e la ragazza divennero ben presto amanti e quando la relazione fu scoperta essi furono costretti a scappare dalla Laguna Veneta. Il nobile veneziano, colpito nell'orgoglio, assoldò due sicari per ammazzarli.
Stradella si rifugiò a Genova dove scrisse e compose opere e cantate fino alla sera del 25 febbraio 1682 quando venne raggiunto da uno dei sicari del nobile veneziano che mise fine alla sua vita sulla scalinata della chiesa di San Pietro in Banchi.
Secondo un'altra versione della storia, la sua morte fu, per così dire, ordita dalla nobile famiglia dei Lomellini, contraria al fatto che una donna appartenente alla stessa famiglia  si fosse invaghita del maestro.
Qualunque sia la verità sulla morte del compositore, una leggenda circonda questo luogo: pare che da quel triste giorno del diciassettesimo secolo, in certe sere, si possano udire struggente note nell'aria, quasi un lamento in musica di Stradella. 
Il musicista fu seppellito il 26 febbraio 1682 nella Basilica di Santa Maria delle Vigne, come ricorda una targa posta nella chiesa stessa.

San Pietro in Banchi e in primo piano la scalinata dove avvenne l'assassinio di Alessandro Stradella
(foto di Antonio Figari)


Questa targa posta è nelle Chiesa delle
 Vigne dove Stradella è stato sepolto
(foto di Antonio Figari)


29. La pietra della Cagna Corsa 

Nel XVII secolo, in Piazza Banchi, era facile imbattersi in una mendicante di nome Caterina, più conosciuta con il soprannome dispregiativo di "Cagna Corsa".
La poveretta venne accusata di stregoneria: si diceva lanciasse malefici ai passanti con una particolare predilezione per i bimbi.
Le morti dei fanciulli della zona, come documentato negli atti del processo che la videro, suo malgrado, protagonista, erano a lei attribuite.
La "Cagna Corsa" venne arsa via in Piazza Banchi del settembre del 1630.
Si dice che ancora oggi un'antica pietra di questa piazza emani calore come se il rogo che arse via la povera Caterina non si fosse mai spento.


30. Il fantasma di Daniel O'Connell

In Via al Ponte Reale, la strada che collega Piazza Banchi a Caricamento, se alzate lo sguardo sulla destra vedrete sulla facciata di un palazzo una lapide in marmo in ricordo di Daniel O'Connell che, di passaggio a Genova nel suo viaggio verso Roma, qui morì (trovate la sua storia alla pagina dedicata ai poeti SANTI scrittori AVVENTURIERI).
Dando compimento alle sue ultime volontà, il corpo di O'Connell tornò in Irlanda per essere seppellito nel cimitero di Glasnevin a Dublino mentre il suo cuore fu portato a Roma e sepolto nella chiesa di Sant'Agata dei Goti dove è tuttora conservato.
Si narra che il suo spirito vaghi ancora nei vicoli di Genova e ciò accadrà finché il cuore non sarà riunito al resto del corpo. 



31. I condannati a morte di Piazza Cavour

Nell'odierna Piazza Cavour vi fu per molto tempo la dimora del boia che, poco distante, in cima al Molo, eseguiva le esecuzioni capitali: ancora oggi c'è chi dice di sentire il lamento dei condannati che di qui transitavano poco prima di morire e il fragore della folla che incitava il boia a compiere il suo dovere.
La testa del boia, nel mentre, se ne sta murata in facciata del palazzo che fa angolo con Via del Molo (vi rimando alla pagina de  le PIETRE parlanti per approfondire questa storia) ad osservare i condannati che transitano di qui. O forse che sia la testa di uno dei condannati schizzata fin lassù?


32. Il carro di Porta Siberia

Da Porta Siberia inizierebbe il suo errare per i vicoli della Superba un carro di anime erranti. Che sia lo stesso che molti affermano di aver visto transitare per Porta dei Vacca per poi sparire sulle alture e di cui vi parlo all'inizio di questa pagina?


33. I progettisti di San Lorenzo

Nella notte di vigilia di San Giovanni si narra che si riunirebbero davanti alla Cattedrale di San Lorenzo tutti i progettisti, gli artisti e i manovali che nei secoli contribuirono con il loro lavoro alla costruzione del Duomo di Genova.

Un veduta notturna della cattedrale di San Lorenzo
(foto di Antonio Figari)

34. I fantasmi della necropoli di Piazza San Lorenzo

Lo spazio dove oggi vi è la piazza antistante la Cattedrale di San Lorenzo in epoca pre-romana e romana era una necropoli: molti sarcofagi rinvenuti negli scavi furono riutilizzati e oggi li vediamo in facciata del Duomo.
Si dice che ancora vaghino nella piazza le anime di coloro che qui trovarono riposo eterno.


35. Il messaggero di Via San Bernardo

Si dice che in Via San Bernardo si possa incrociare talvolta un uomo vestito con abiti medievali che di corsa si dirige verso un palazzo nei dintorni. Se vi capiterà di incontrarlo noterete che in mano reca una missiva sigillata con la ceralacca il cui contenuto, ahimè, non ci è dato sapere. 


36. Il fantasma del frate alla Taverna degli Alabardieri

In Vico Vegetti, all'angolo con Vico Alabardieri, c'è un piccolo locale detto "Locanda degli Alabardieri". Si racconta che un frate cadde nella cisterna che si troverebbe sono il locale e che lo spirito del religioso sia ancora qui e si divertirebbe a dare prova della sua presenza appilando oggetti, sgabelli o tavoli o appiccando piccoli fuochi.

Particolare degli antichi muri in Vico Alabardieri
(foto di Antonio Figari)


37. Il fantasma di Giusto  di Ravensburg

Ogni mattina all'alba lo spirito del pittore Giusto di Ravensburg si aggirerebbe nel chiostro del complesso di Santa Maria di Castello dove lo stesso affrescò la splendida "Annunciazione". Vi rimando alla pagina dedicata a le CHIESE di GENOVA per approfondire la storia di Santa Maria di Castello.

La Loggia dell'Annunciazione ed i suoi meravigliosi affreschi
(foto di Antonio Figari)


L'affresco dell'Annunciazione di Giusto di Ravensburg, firmato e datato 1451
(foto di Antonio Figari)



38. La dama velata di scuro in San Silvestro

Nel dopoguerra, sulle rovine del Convento di San Silvestro testimoni riferivano di aver notato la presenza di una donna vestita di scuro, forse lo spirito di una delle monache che nei secoli hanno abitato questo luogo forse, semplicemente, un gioco di chiaroscuri nel buio della notte. 
Vi rimando alla pagina dedicata a le CHIESE di GENOVA per approfondire la storia di San Silvestro.

Le rovine di San Silvestro


39. Il fantasma di Stefano Raggi

La torre notare di San Donato (di cui trovate la storia nella pagina de i CAMPANILI di GENOVA) fu muta testimone nel 1650 delle vicende del nobile Stefano Raggi, discendente di quello Stefano Raggi che, nel cinquecento, commissionò al fiammingo Joos van Cleve, per la sua cappella di famiglia, lo splendido Trittico dell'Adorazione dei Magi, ancora oggi conservato in San Donato. Venuto a sapere di essere ricercato dalle Pubbliche Autorità a causa di una rissa da lui provocata, il Raggi, uomo iracondo e facile all'ira, decise di rifugiarsi nella torre notare. Da lì riuscì a difendersi ed a sfuggire alla cattura prendendo ad archibugiate chiunque tentasse di avvicinarsi. Non molto tempo dopo il figlio del Raggi venne messo al bando dal Doge Giacomo De Franchi Toso. Stefano Raggi criticò apertamente la decisione del doge e quest'ultimo emise l'ordine di farlo arrestare. Sorpreso nella sua casa, lo stesso venne condotto nella Torre Grimaldina di Palazzo Ducale con l'accusa di essere in procinto di compiere un colpo di Stato.
Il Raggi decise che era ora di farla finita: fattosi portare dalla moglie un crocifisso nel quale era celato un piccolo stiletto, si suicidò. Il suo corpo, come si soleva fare con i traditori della Repubblica ed i peggiori criminali, fu esposto davanti a Palazzo Ducale. Dopo la sua morte la Repubblica comminò una punizione  esemplare che fosse da monito a chi pensasse di compiere un gesto simile: i suoi figli furono messi al bando e privati dei loro titoli nobiliari, le sue proprietà confiscate e la sua dimora, che sorgeva non lontano dalla chiesa di San Donato, fu rasa a suolo e al suo posto venne eretta una colonna infame (un epilogo simile a quello che toccò al più famoso Giulio Cesare Vacchero, le cui vicende ancora oggi sono ricordate da una "colonna infame" che sorge in Piazza Vacchero). A differenza di quella del Vacchero, la colonna infame dedicata a Stefano Raggi oggi non esiste più e quasi nessuno conosce la storia di quest'uomo. I libri ci tramandano quanto scritto su questa colonna:

STEPHANI RAGGI
CRIMINIS LESAE MAJESTATIS CONVICTI
ILLATA SIBI MORTE SCELERIS CONSCII
CADAVERE FURCA SUSPENSO
FILIIS EXPULSIS ET NOBILITATE PRIVATIS
BONIS PUBLICATIS DIRUPTIS AEDIBUS
SCELESTISSIMI ET TEMERARII HOMINIS
ET A GENTILIUM SOURUM MORIBUS LONGE
DESCINDENTIS
MEMORIA PERPETUA DAMNATA
ANNO MDCL

(a memoria perpetua di Stefano Raggi, incarcerato per il crimine di lesa Maestà, che si diede la morte conscio del delitto, impiccato il cadavere sulla forca, banditi i figli e privati della nobiltà, confiscati i beni distrutte le case di quest'uomo scelleratissimo ed imprudente e diversissimo nei costumi dalla sua stirpe. Anno 1650)

Si dice che il fantasma di Stefano Raggi vaghi ancora per San Donato e che lo si possa intravedere in autunno, al tramonto, avvolto in una tunica rossa.

La torre nolare di San Donato
(foto di Antonio Figari)


40. Il fantasma della madre disperata in Stradone Sant'Agostino

In Stradone Sant'Agostino apparirebbe una donna disperata in cerca dei propri figli rimasti sepolti sotto il palazzo ove abitavano dopo un bombardamento.


41. Le anime in cerca del tesoro del Monastero di Sant'Agostino

Nella zona intorno all'antico Monastero di Sant'Agostino, oggi sede di uno dei musei più interessanti della nostra città, si agirebbero anime alla ricerca di un tesoro un tempo conservato in questo complesso monastico e formato dai preziosi oggetti che i giovani, che provenivano da nobili famiglie, avevano con sé quando entrarono in Convento.


42. Le voci nel pozzo di Giano

Sotto Piazza Sarzano c'è una grossa cisterna, alimentata dall'antico acquedotto pubblico cittadino, che fungeva da riserva idrica per la città che qui, sulla collina di Castello, aveva il suo nucleo più antico.
La cisterna che vi è oggi è stata costruita nel 1583 svuotando le due cisterne preesistenti per farne una. Si narra che. durante lo svuotamento delle stesse, dal fondo emersero ossa umane, teschi e molte armi, mute testimoni delle lotte e delle faide che nei secoli resero la piazza famosa per la sua pericolosità.
Sarà forse a causa del fatto che il pozzo divenne, suo malgrado, per così dire, un cimitero non autorizzato, che nei secoli si diffuse la voce che avvicinando l'orecchio alla vera del pozzo, ossia alla balaustra di protezione chiusa intorno al foro del pozzo stesso, si potessero udire delle voci provenienti dal fondo della grande cisterna, quasi che le anime di coloro che qui furono seppelliti, continuassero a vagare in questo luogo.
Nell'ottocento il pozzo, a seguito della risistemazione della piazza, viene spostato da dove in origine sorgeva, ossia in uno spazio antistante la chiesa di San Salvatore, qualche decina di metri più a nord dove ancora oggi lo possiamo ammirare. Inutile quindi che oggi proviate ad allungare l'orecchio. Fu l'architetto Giovanni Battista Resasco, discepolo di Carlo Barabino e suo continuatore nell'opera di risistemazione urbanistica nella Genova dell'ottocento, noto ai più per progettato il Cimitero Monumentale di Staglieno, a seguire i lavori di spostamento del pozzo. 

Il pozzo di Giano a Sarzano
(foto di Antonio Figari
)


43. Le ombre di Campo Pisano

La storia dei fantasmi di Campo Pisano ha la sua origine nel 1284 con la vittoria dei genovesi su Pisa nella battaglia della Meloria.
Questa piazza e la zona circostante vengono edificate a partire dal XV secolo in una zona fuori dalla città che solo nel XVI secolo sarà inglobata con l'ampliamento della cinta muraria.
La piazza ha la forma di un ansa con le case alte e il pavimento a "risseu" bianchi e blu (i "risseu" sono "ricami di pietra" fatti utilizzando ciottoli marini usati a Genova e in Liguria per decorare le pavimentazioni dei selciati e delle piazze cittadine; vi rimando alla pagina dedicata a le ARTI MINORI a GENOVA per approfondire la loro storia).
Il turista che oggi arriva in questa piazza viene colto dalla bellezza del luogo, con le sue alte case quasi intente ad abbracciare il viandante ed il mare che compare in uno spiraglio tra gli edifici della strada che portano alla Marina. Ebbene, tutto questo romanticismo deve esser sfuggito ai novemila prigionieri che, secondo la tradizione (in realtà, come ci raccontano le fonti storiche, essi furono rinchiusi in un edificio nella zona del Molo),  vennero rinchiusi in questo luogo, i quali, a causa del rigido inverno e delle precarie condizioni nelle quali erano costretti a vivere, morirono quasi tutti e, sempre secondo la tradizione, lì vennero seppelliti.
Si dice che le loro anime senza pace siano ancora presenti in zona e c'è chi afferma che nelle notti di tempesta si possano ancora scorgere le sagome dei prigionieri pisani che, in catene, risalirebbero la scalinata che dalla Marina porta in Campo Pisano.



Campo Pisano 
(foto di Antonio Figari)

La salita che portò i prigionieri pisani incatenati dalla Marina a Campo Pisano 
(foto di Antonio Figari)


44. Le melodie di Paganini in Vico Gattamora

Là, dove un tempo vi era Vico Gattamora, nel quartiere di Borgo Lanaioli, oggi uno spazio vuoto compreso tra Via del Colle ed i Giardini Baltimora, si dice che si possa ascoltare nel silenzio della notte un violino suonato da Nicolò Paganini che qui era nato cresciuto e dove la sua casa faceva belle mostra di sé prima di essere abbattuta  il 13 settembre 1971 da costruttori senza scrupoli nel silenzio assodante della politica cittadina, nonostante le forti proteste dei genovesi che porteranno all'innalzamento di una moderna "colonna infame".


45. Il "fantasma formaggino"  

Le cronache raccontano, purtroppo troppo spesso, di furti negli ospedali a danno delle strutture e dei degenti. Al Galliera negli ultimi anni si erano in particolare registrati furti nelle dispense alimentari. Tra i tanti ammanchi, erano state segnalate anche sottrazioni di intere forme di Parmigiano Reggiano. Il fantasma venne così soprannominato "fantasma formaggino" ma di etereo aveva ben poco: le telecamere dell'ospedale infatti dimostrarono che le presenze erano umane ed i ladri in carne ed ossa utilizzavano lenzuola dell'ospedale per mascherare la loro identità.


46. Le "anime purganti" alla foce del Bisagno

Alla destra della foce del Bisagno, addossato alla parte rocciosa sotto le Mura, nel punto detto Capo della Strega o di Carignano, fu edificato nel 1602 un oratorio intitolato alle "Stimmate di San Francesco", comunemente chiamato "delle Anime della Foce" o "delle Anime Purganti"perché sito accanto al Cimitero dei Poveri, qui trasferito dopo il 1536. Trovavano sepoltura in questo luogo i morti dell'ospedale di Pammatone che prima venivano seppelliti nei cosiddetti "mucchi dell'Acquasola".
Paolo Novella, nel suo manoscritto del 1912 sugli oratori di Genova, ci racconta che furono le monache di Santa Marta (convento che sorgeva a poca distanza dai "mucchi"), non sopportando più il fetore sepolcrale che di là esalava, a cedere ai Protettori dello Spedale una porzione di terreno di loro proprietà  sulla sponda destra del Bisagno, presso la foce del torrente stesso, perché venissero lì seppelliti i deceduti a Pammatone. Si trattava della zona del "Prato della Lana", così chiamata perché qui venivano stese le tele dei tessitori di Borgo Pila e le lenzuola delle lavandaie, le "bugaixe", appena sciacquate nel Bisagno.
Con l'ultimazione della cinta muraria nel 1536, il cimitero sarà spostato più verso mare trovando la sua collocazione definitiva accanto al luogo in cui sorgerà l'Oratorio delle Stimmate di San Francesco. Qui già esisteva un piccolo sepolcreto dove venivano seppelliti i morti del vicino Lazzaretto, che sorgeva sulla sponda sinistra del Bisagno.
E' sempre il Novella a fissare come data di edificazione dell'Oratorio il 1602 (vi rimando alla pagina dedicata a gli ORATORI e le CASACCE per approfondire la storia di questo e degli altri oratori genovesi). 
Il cimitero limitrofo all'oratorio, costituito da fosse comuni chiuse da grate metalliche ed esposte alle interperie e soprattutto alle mareggiate che non di rado "strappavano" dalle fosse i cadaveri, che rimanevano in superficie alla mercé di uccelli o topi, e non lontano dai panni stesi che le lavandaie (come possiamo notare nell'acquarello di Pasquale Domenico Cambiaso e nel quadro di Antonio Varni qui di seguito) lavavano sulla sponda sinistra del Bisagno.
Lo storico Morando così descriveva questo cimitero: "Le salme, abbandonate com'erano in immani fosse comuni non fognate da smaltitoi, appena difese da inferriate a larghe grate (...) lasciavano intravedere, qua e là, tutto l'orrore di una innominabile dissoluzione (...)".
Questa aurea sinistra e macabra diede luogo a racconti, leggende e pratiche superstiziose.
Anche Charles Dickens raccontava delle leggende che aleggiavano su questo luogo.
Sempre il Morando racconta del "pellegrinaggio che l'Oratorio delle Anime il 2 di Novembre ospitava dalla prime ore del mattino fino a notte fonda" e ciò avveniva non solo per pregare per le anime dei defunti. Come ci racconta lo stesso autore infatti "queste pratiche nascevano più dalle contaminazioni da queste cerimonie religiose con quelle, (più pagane) inerenti al culto delle tombe". "Sorsero così pratiche superstiziose, come quella di recarsi colà (dalla fossa comune) prima di mezzanotte a scopo di ricavarne i numeri del lotto".
A seguito dell'apertura del Cimitero di Staglieno, fu interrotta la tumulazione nel cimitero ala foce del Bisagno che venne definitivamente chiuso nel 1875.
L'Oratorio venne demolito qualche anno dopo, nel 1891, per fare spazio all'espansione della città. Una lapide, oggi non più esistente, fu posizionata lungo le mura sotto Corso Aurelio Saffi per ricordare che qui sorgeva questo Oratorio ed il vicino cimitero.
Si interruppero così i pellegrinaggi dei tanti genovesi che qui aspettavano che le "anime purganti" indicassero loro i numeri da giocare.

Pasquale Domenico Cambiaso, Oratorio delle Anime Purganti, 1850


Antonio Varni, Lavandaie alla foce del Bisagno, 1891


47. La vecchia di Vico dei Librai

Si narra che il fantasma di una anziana signora di aggiri nei pressi di Porta Soprana. La donna, con fare gentile, chiede ai passanti di indicarle la strada per raggiungere la sua casa in Vico dei Librai. Questo vicolo purtroppo non esiste più: insieme all'intera zona di Borgo Lanaioli e Via Madre di Dio fu raso al suolo nella seconda metà del XX secolo.
Nel tempo le apparizioni dell'anziana si sono moltiplicate rendendola il più famoso fantasma dei vicoli. Molte sono le testimonianze di persone che l'avrebbero incontrata e che rendono la sua presenza in zona Porta Soprana ancora più reale.  

 La scomparsa Piazzetta dei Librai





48. Il fantasma di Frate Guglielmo in Via di Ravecca

Nei negozi e nei bar in Via di Ravecca si aggirerebbe lo spirito di un frate, Fra Guglielmo, che si divertirebbe a spostare oggetti o a farli letteralmente volare in mezzo alla strada. I più diffidenti pensano a scherzi reciproci tra i negozianti della via ma nessuno ad oggi ha le prove per accusare qualche burlone della zona.


49. I soldati di ronda sulle Mura del Barbarossa

Lungo il tratto delle Mura del Barbarossa che da Porta Soprana conduce al Ponte di Carignano, sul quale affacciano molte case, c'è chi giura di aver sentito, nel silenzio della notte, i passi ed il vociare dei soldati di guardia che per secoli calpestarono  le pietre avanti e indietro lungo questo camminamento nelle lunghe ore di ronda notturna.

Il camminamento lungo le Mura del Barbarossa
(foto di Antonio Figari)


50. Il fantasma di Porta Soprana

Sui due pilasti di Porta Soprana sono posizionate due iscrizioni in latino.
Sul pilastro meridionale si legge:

(foto di Antonio Figari)

† IN NOmInE omnIPOTENTIS DEI PATRIS ET FILII ET SPirituS SancTI AMen
SUM MUNITA VIRIS - MURIS CIRCUMDATA MIRIS
ET VIRTUTE MEA PELLO ProCUL HOSTICA TELA
SI PACEM PORTAS LICET HAS TIBI TANGERE PORTAS
SI BELLUM QUERES TRISTIS VICTUSQue RECEDES
AUSTER ET OCCASus SEPTEMPTRIO NOVIT ETORTus
QUANTOS BELLORUm SUPERAVI IANUA MOTus
IN ConSULATU COmunIS WILLelmi PORCI - OBerTI CANCELLarII - IOHanniS MALIUCELLI ET Willelmi LUSII
ET PLACITORum BOIAMUNDI DE ODONE - BONIVASSALLI DE CASTRO - WIllelmi STANCOnIS
WillelmI CIGALE - NICOLE ROCE ET OBerTI RECALCATI

(† In nome dell'Onnipotente Dio Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
Ben presidiata d'uomini e munita di una mirabile cinta di mura,
tengo col mio valore lontani gli ostili colpi.
Se vieni apportatore di pace potrai passare da queste porte
se guerra minacci, triste e vinto dovrai ritirarti.
A mezzogiorno e a ponente, a settentrione e a levante è noto
di quanti incontri guerreschi riuscii a superare, io, Genova.
Nel consolato di: Guglielmo Porco, Oberto Cancelliere, Giovanni Maliauccello e Guglielmo Lusio;
e dei consiglieri Boiamondo di Odone, Bonvassallo di Castro, Guglielmo Stangone,
Gugliemo Cigala, Nicola Roca e Oberto Recalcati)


Su quello settentrionale un'altra targa marmorea ricorda che:

(foto di Antonio Figari)

MARTE MEI PoPuLI FUIT HACTENUS, AFFRICA MOTA
POST ASIE PARTES ET AB HINC YSPANIA TOTA
ALMARIAM CEPI TORTOSAMQue SUBEGI
SEPTIMUS ANNUS AB HAC ET ERAT BIS QUARTUS AB ILLA
HOC EGO MUNIMEN CUm FECI IANUA PRIDEM
UNDECIES CENTENO CUM TOCIENSQUE QUINO
ANNO POST PARTUM VENERANDE VIRGINIS ALMUm
IN CONSULATU COmunIS Willelmi LUSII - IOHannIS MALIAUCELLI - OBerTI CAnCELLARii
Willelmi PORCI - DE PLACITIS OBerTI RECALCATI - NICOLE ROCE - Willelmi
CIGALE - Willelmi STANGONI, BONIVASSALLI DE CASTRO ET
BAIAMUNDI DE ODONE M

(Colla forza del mio popolo fu già l'Africa tocca
dopo altre parti dell'Asia e poi quasi tutta la Spagna.
Soggiogai l'Almeria e Tortosa
or son sett'anni da questa ed erano otto anni da quella,
quando, io, Genova, posi questo ricordo
verso l'undecimo secolo più undici lustri
dopo l'almo parto della Veneranda Vergine.
Nel consolato di: Guglielmo Lusio, Giovanni Maliauccello, Oberto Cancelliere
Guglielmo Porco; e dei Consiglieri Oberto Recalcati, Nicola Roca, Guglielmo
Cigala, Guglielmo Stangoni, Bonvassallo di Castro e
Boiamondo di Odone. M.)



Si dice che nella costruzione della Porta, innalzata insieme alle Mura del Barbarossa intorno al 1155, venne coinvolto anche un alchimista il quale riuscì ad incatenare ad uno dei pilastri della Porta il fantasma di un guerriero che nei secoli diverrà il guardiano della porta stessa e della città proteggendola dai nemici e dando alle parole minacciose incise sulle due lapidi marmoree un significato ancora più incisivo. Per accrescere la sua forza e mantenere lontani i nemici tuttavia, il guardiano ebbe bisogno di ricorrenti tributi di sangue che nei secoli, si dice, non mancarono.




Le storie sui fantasmi in giro nei vicoli di Genova non sono finite...

(...continua)




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42 commenti:

  1. bello peccato non citiate le fonti!!

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    1. Ciao! Le fonti dalle quali attingo per questa come per le altre pagine sono molte: soprattutto vecchi libri e racconti di coloro che abitano i vicoli che sin da piccolo ascolto con molta curiosità. Se vuoi approfondire quello che trovi in queste pagine ti consiglio di andar nei mercatini in giro per le vie di Genova e in qualche libreria dei vicoli e cercar vecchi testi nei quali è descritta Genova nel suo antico splendore. Oppure, continua a seguirmi qui... ho ancora un sacco di cose da raccontare!

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  2. Mi interessa molto, questa pagina! Pensavo proprio oggi che uno dei difetti della nostra meravigliosa Genova è quello di mancare un po' di folclore, forse perché i genovesi sono un po' chiusi e riservati, se lo tengono per sé! "Genova è la patria di gente geniale e aspra, nata per domare il mare e dominare le tempeste… razza forte, piccola e dura, dotata di un carattere d'acciaio, di non so quale punta adatta a penetrare il ferro".
    (1853- Jules Michelet, storico francese. Ciao, amico.

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    1. Eh sì, è nel carattere di noi genovesi l'esser riservati e poco avvezzi a mostrar le nostre bellezze: basta pensare ai tanti palazzi dei vicoli poco decorati all'esterno che nascondono splendidi cortili, ninfei, scaloni e saloni nobiliari affrescati all'interno. Il vecchio adagio genovese "o cû e i dinæ no se móstran a nisciùn" riflette più di tante parole questa caratteristica tutta genovese!
      Questa riservatezza tuttavia impedisce a Genova di essere conosciuta nel mondo e spesso dagli stessi genovesi.

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  3. Ancora una cosa! Leimmagini! Che meraviglia! Sono le piùbelle immagini di Genova che io abbia mai visto! Complimenti!

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    1. Ti ringrazio moltissimo per le Tue parole.
      Il merito però non è tutto mio: il soggetto del mio obiettivo, Genova, è così bello che facilita la buona riuscita delle mie foto!

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  4. ciao , complimenti per pa pagina!...l'ho trovata molto interessante...ci sono arrivata per caso perchè cercavo notizie sul fantasma del teatro di carignano, ma non trovo niente...ne sai qualcosa?...
    grazie mille

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    1. Ciao, mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo dovuto alle mie ricerche sul fantasma da te citato. Credo sia un fantasma legato al teatro che sorgeva nei pressi di Via Corsica ma purtroppo per il momento nulla di più sono riuscito a scoprire. Se e quando riuscirò a trovare qualcosa lo riporterò in questa pagina.

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  5. diciamo che buona parte di questa pagina è attinta dal volume Genova Magica spettri demoni ed altri misteri editore de ferrari autore alex

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    1. Ciao, il volume da te citato raccoglie molte interessanti storie sui fantasmi che abitano i vicoli della Superba. E' una delle fonti dalle quali attingo ma non l'unica.
      Per questa come per le altre pagine le fonti sono molte: soprattutto vecchi libri e racconti di coloro che abitano i vicoli che sin da piccolo ascolto con molta curiosità.

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  6. cmq complimenti per il tuo lavoro davvero magistrale
    drake

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  7. Ciao , a proposito di Stradella, segnalo il bel romanzo di Ragni "Il cadavere di Piazza Banchi" edito da F.lli Frilli. Vi fà addentrare nella Genova rinascimentale.
    Complimenti vivissimi per questo sito, lo sto pubblicizzando a destra e manca !!

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    1. Ciao, Ti ringrazio per il Tuo suggerimento letterario: andrò sicuramente in libreria ad acquistarlo! Come puoi immaginare mi piacciono molto i libri che parlano di storie ambientate nei vicoli!
      E grazie per diffondere il mio sito a destra e a manca!

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  8. Sito meraviglioso che mi rende meno lontano dalla mia Zena! Non smettere mai!

    Fabio

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    1. Caro Fabio, Ti ringrazio!
      Non preoccuparti, non smetterò: sono ancora tantissimi i segreti dei vicoli da svelare!

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  9. Complimenti. Complimenti veramente! Siete bravissimi! Genova specchio della cultura. E' giunta l'ora di valorizzare questa meravigliosa città.
    Ancora complimenti.

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    1. Caro "Symphytum",
      Ti rigrazio per le Tue parole (e grazie per il "plurale maiestatis"; in realtà sono solo!).

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  10. complimenti, veramente un bellissimo sito, spero un giorno di poter abitare nel centro storico, nel frattempo ci vado spesso è la meta preferita delle mie passeggiate

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    1. Grazie, felice di sapere che ti piaccia il mio sito.
      Come immaginerai, i vicoli sono la meta preferita anche delle mie passeggiate!

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  11. dovrebbe esistere un blog come il tuo per ogni quartiere di genova!

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  12. bellissimo sito. Me l'ho inviato oggi mio figlio dalla Svizzera. Mi riporta nella Genova dei miei anni giovanili quando frequentavo il Vittorio Emanuele e passavo spesso per quelle zone del Centro Storico. Grazie e saluti dalla Francia.

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    1. Ti ringrazio per il Tuo commento.
      Un saluto dai vicoli di Genova.

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  13. Complimenti, mi ha fatto conoscere qualcosa in più della mia città del cuore!

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    1. Felice di sapere che, grazie al mio sito, hai imparato qualcosa di nuovo della nostra città del cuore!

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  14. Abbiamo visitato da pochi giorni l'albergo dei poveri e qualche anno fà l'Escurial. Sono identici. Peccato che questo non lo conosca nessuno mentre l'Escurial è di fama mondiale. Siamo proprio dei belinoni. Grazie Antonio.

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    1. Eh sì, purtroppo Genova spesso cela nascosti i suoi tesori.
      Per fortuna, negli ultimi anni, è iniziato un processo virtuoso e la Superba ha iniziato a farsi conoscere ed apprezzare sempre più per la splendida città che è.

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  15. Finalmente cercando in rete "leggende genova" sono giunta a questo bellissimo sito! !
    Sono 20 anni che l'argomento mi appassiona!
    Ma..non solo leggende" anche storie!
    Ah! Tempo fa son venuta a conoscenza da una sig.ra ormai in pensione che presso l'odierno istituto bancario (credo ci sia ancora) in p.zza Banchi mi pare fosse il San.Paolo ma occorre verificare.. in tarda serata le signore che lavoravano come addette pulizie (la signora della quale ho accennato era una di queste) si trovavano spesso un disordine di fogli a terra ed in ogni dove, tanto che pensavano vi fossero finestre aperte e responsabile il vento....ma non era cosi..cercarono di fare una ricerca in merito e vennero a conoscenza di una presenza" pare un bancario che ancora in quelle stanze dimorava senza trovare pace.
    Tanto che..per molti anni; singolare fatto, una pare veggente/cartomante occupò con il suo tavolino e sgabello il gradino della banca con il permesso dei vari direttori! Sembra che con quella donna giornalmente "accampata" (anch'io la notai negli anni 90..) disordine so riducete notevolmente ed anche rumori vari propri di un ufficio d altri tempi.
    Spero d'averle fornito uno spunto per una ricerca più dettagliata..
    Grazie per ciò che ha reso pubblico in maniera così magistrale!
    Daniela

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    1. Cara Daniela,
      La ringrazio moltissimo per il Suo spunto di riflessione.
      Indagherò su questa presenza in Piazza Banchi.
      E un grazie per il "magistrale".

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  16. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  17. ricerche stupefacenti: di qualche fantasma ero a conoscenza, di altri da te narrate no. Complimenti, continua così, la mia Genova non finirà mai di stupirmi! Dispiace che I centri storici di tutto il mondo siano stati mantenuti solo I politici di Genova hanno deciso, nel passato di radere al suolo tutto ciò che di bello e antico c'era a Genova. Anche nelle scuole genovesi non si spiega nulla della nostra stupenda città: quando io andavo a scuola avevo una meravigliosa insegnante che ci spiegava tutta la storia della citta... Ora si parla soltanto delle repubbliche marinare... Che tristezza!

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    1. Cara Clara,
      grazie per le Tue parole.
      E' proprio vero: Genova non smette mai di stupire.
      Purtroppo, come dici giustamente, nelle scuole non si racconta la storia della nostra splendida città. Speriamo che in futuro questo atteggiamento cambi e, soprattuto, si torni a vedere il nostro centro storico come un museo a cielo aperto, quale è, valorizzandolo a dovere.

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  18. Si è cancellato il mio messaggio volevo complimentarmi per il sito bellissimo. E grazie per descrivere la mia Genova con così tanto amore

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  19. In Salita San Nicolosio, e per la precisione in Salita delle Monache Turchine, la creusa che costeggia il complesso delle case "nuove" che porta in Corso Carbonara; i miei bis-nonni mi raccontavano che una notte scendendo per la salita sopraddetta, sentirono un rotolare di pietre alle loro spalle e nel buio della notte videro una suora senza testa. Parliamo del secondo dopo guerra.Trovarono nella fase di costruzione delle nuove case sulle fondamenta del Monastero numerosi resti umani di piccole dimensioni "senz'altro bimbi lasciati nella ruota del Monastero.

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    1. Molte sono le leggende legate ai luoghi ove un tempo sorgevano conventi e monasteri: un giorno parlerò sicuramente dei fantasmi nei pressi del Monastero delle Turchine.
      Ti ringrazio fin d'ora per il Tuo spunto per le mie ricerche.

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  20. Gentile Antonio:
    Sono un Tour Operator e le scrivo dalla California. Le sarei grato poterci sentire o telefonicamente o via Skype/What's up, ecc, dopo che ho scoperto il suo bellissimo sito.
    Con il suo aiuto vorrei mettere assieme degli itinerari nella sua Genova per la nostra clientela interessata a fantasmi, esoterismo, misteri, ecc.
    Operiamo nel turismo da oltre 30 anni con massima serieta' di impegno.
    Cordiali saluti.
    Roberto Torrini
    robertotorrini@netscape.net

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  21. Bello..... bello ed entusiasmante.... complimenti

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  22. Ciao, complimenti per il tuo sito: Sei anche su C'era una volta Genova? Mi pare di averti visto lì. Ho due curiosità, che risalgono a circa 60 anni fa, quando mio padre mi raccontava di un mendicante che chiedeva a san Giovanni Battista (altare in s. Lorenzo)de toccà e seu moulette in te lampette do santo, cioè voleva intingere i suoi pezzi di pane nell'olio sull'altare di san Giovanni Battista: ne sai niente?L'altra leggenda/curiosità si riferisce alla popolana fatta annegare da un potente tirchio, e mentre annegava faceva l'atto di schiacciare i pidocchi con le dita ( a pigoggiosa) Anche di questa sai qualcosa? Grazie

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