l'ACQUA pubblica


Genova, percorsa da molti rivi, ha sempre avuto uno speciale rapporto con l'acqua: oltre al mare, la strada che portò i mercanti genovesi in giro per il mondo, la città è disseminata fin dai tempi antichi di barchili, bronzini, cannoni, truogoli, grotte, cascate e ninfei.


Salita della Rondinella (sotto questa strada scorreva un ramo dell'acquedotto storico)
(foto di Antonio Figari)




INDICE
1. Il barchile
2. I bronzini e i cannoni
3. Il barchile di Soziglia
4. Il barchile di Ponte Reale
5. Il barchile di Ponticello
6. La fontana di Piazza delle Erbe
7. La fontana di Piazza  Vacchero
8. Il barchile di Piazza di Chiappa la Vecchia
9. I Truogoli di Santa Brigida
10. I lavatoi pubblici di Piazza dello Scalo
11. La Fontana in Piazza inferiore del Roso
12. La Fontana dei Cannoni del Molo
13. La fontana di Piazza Nuova
14. I lavatoi dei Servi
15. Ipozzo di Giano in Sarzano
16. La fontana spiritata di Via Carcassi
17. I lavatoi di Piazza delle Lavandaie
18. I cannoni di Porta Soprana
19. Le fontane Marose
20. Le tubazioni in terracotta
21. I lavatoi di Salita di Coccagna
22. Gli archi del braccio dell'Acquedotto detto "di Castelletto"
23. I truogoli in Piazza dei Truogoli del Colle
24. Gli abbeveratoi di Piazza Caricamento
25. "A faccia ch'a butta aegua" in Via Luccoli
26. Il castello d'acqua in Salita della Rondinella
27. I mulini di Salita dei Molini


1. Il barchile

Quando si parla delle fontane genovesi si usa il termine barchile,  "barchî"  in genovese.
Giovanni Casaccia,  nel suo vocabolario genovese-italiano, ci spiega l'origine del nome: "Barchî: fontana. Voce Turca. Quell’ornato di marmo con cui si adornano le fontane artifiziali collocate a comodo dei cittadini in varie piazze della città".



2. I bronzini e i cannoni

Si sente spesso parlare di acqua del bronzino: con questo termine si indicano le fontanelle in giro per la città munite di rubinetti, i bronzini appunto, cioè di una chiave per la chiusura.
Nell'antichità erano diffusi per il centro storico anche i "cannoni" ossia tubi che versavano l'acqua nelle fontane e vasche pubbliche senza alcuna chiave di chiusura. Una volta decadutone l’uso, i vari cannoni in giro per la città vennero purtroppo turati con tappi di piombo e successivamente eliminati.



3. Il barchile di Soziglia

Al centro della piazza di Soziglia sorgeva un bellissimo barchile: oltre ad esser una sorgente d'acqua per gli abitanti e gli animali della zona, intorno vi si posavano i sacchi di tela con la biancheria sporca delle famiglie benestanti, che veniva raccolta e lavata dalle "bugaixe" (termine genovese per indicare le lavandaie). Inoltre esso era anche luogo di ritrovo per i genovesi che li' si riunivano per discutere di politica e di tutto ciò che accadeva in città.
Nel 1578 il barchile venne arricchito da una sirena, opera di Taddeo Carlone. In seguito la sirena venne spostata in Piazza Lavagna e di lì scomparse misteriosamente.
Nel 1726 il carrarese Francesco Baratta scolpì per il barchile il gruppo marmoreo di Enea in fuga da Troia con il padre Anchise e il figlio Ascanio.
Oggi purtroppo poco rimane dell'antico splendore del Barchile: esso fu dapprima spostato in piazza Lavagna, dove, come già detto, scomparve la sirena del Carlone, poi in Piazza Fossatello ed oggi lo troviamo in Piazza Bandiera, abbandonato al suo triste destino in mezzo alle auto in sosta.  Il suo lungo peregrinare in giro per la Superba, degno di esser equiparato ai viaggi di Enea che sul Barchile è scolpito (a volte il destino sembra proprio beffardo),  fu causato  dal suo ingombro sulla strada che non lasciava abbastanza spazio alle carrozze in transito in Soziglia. Forse oggi, che la piazza non ha più problemi di traffico veicolare, sarebbe il caso di riportare l'antico Barchile nella sua originaria posizione, così da valorizzarlo come meriterebbe.



Il Barchile di Soziglia oggi in Piazza Bandiera
(foto di Antonio Figari)
Particolare del gruppo scultoreo del Barchile di Soziglia
(foto di Antonio Figari)


Particolare del calzare di Enea
(foto di Antonio Figari)



4. Il barchile di Ponte Reale


In questo particolare di un'incisione di A. Giolfi, si può notare la Porta di Ponte Reale e sul ponte il Barchile di Ponte Reale, oggi al centro di Piazza Colombo


Il barchile di Ponte Reale fu costruito nel 1643 su incarico dei "Protettori dell'Ufficio".
L'acqua che lo alimentava arrivava direttamente dalla condotta idrica che da Piazza Fontane Marose scendeva per Via Luccoli e attraversava Piazza Banchi.
Il Barchile fu progettato da Pietro Antonio e Ottavio Corradi e poi costruito da G. B. Orsolino su incarico dei Protettori dell'Ufficio, i quali decisero di collocare un monumento simbolico sul Ponte Reale. La fontana fu inaugurata nel 1646 e successivamente venne sormontata da un "genio suonante un nicchio marino", opera dello scultore Jacopo Garvo.
Nel 1647, per dare al barchile un getto d'acqua più potente e scenografico, i vertici di Palazzo San Giorgio decisero di captare le acque provenienti dall'Acquasola. Per l'occasione venne costruito un acquedotto in tubi di marmo che, scorrendo sottoterra, arrivava fino al Ponte Reale.
Nel 1673 la fontana venne spostata in cima a Ponte Reale.

Nel 1861, e più precisamente tra il 18 febbraio e l'8 marzo, il barchile venne trasferito, a seguito  di una delibera municipale, in piazza Colombo dove tuttora si trova.
Il Barchile di Ponte Reale oggi in Piazza Colombo
(foto di Antonio Figari)



5. Il barchile di Ponticello


Il Barchile di Ponticello
(foto di Antonio Figari)

Il barchile di "Ponticello", che prende il nome dalla zona in cui era collocato, zona che potremmo oggi identificare tra Piazza Dante e Via Fieschi, fu eretto nel 1642-43.


Il Barchile di Ponticello nella sua originaria collocazione

La storia ci racconta che nel 1642, anno in cui l'acquedotto civico cittadino fu prolungato fino a Cavassolo alla Presa, dove si trovava un gran serbatoio di acqua e un bellissimo ponte, il più grande dell'acquedotto, gli abitanti di Ponticello chiesero con un'istanza ai Padri del Comune che fosse costruita nella loro piazza una fontana considerata indispensabile per tutti coloro che frequentavano il luogo, dicendosi disposti anche a contribuire alle spese, e l'istanza venne accolta il 4 luglio di quell'anno.
Il 14 dello stesso mese il reverendo Cavazza effettuò il versamento con i soldi raccolti tra gli abitanti di Ponticello, somma che ammontava a trecentocinquanta lire genovesi (alla faccia di chi dice che i genovesi siano avari!), con il risultato che la pratica fu in breve tempo sbrigata e nel mese di agosto dello stesso anno venne dato il primo acconto di cento lire per la fornitura dei marmi e la loro lavorazione ad opera dello scultore Giovanni Mazzetti, come ci racconta l'Alizeri.
E sempre quest'ultimo ci racconta che la fontana venne terminata nel 1643 e collaudata dall'architetto Francesco Da Nove. Essa aveva una base a forma di cubo su cui era scolpito lo stemma della città. In alto zampillavano quattro fili d'acqua e sulla base appoggiava una colonna arabescata che reggeva la vasca a forma ottagonale, da cui usciva altra acqua, a forma di testa d'ariete, mentre un putto, in alto al centro, soffiava l'acqua da una conchiglia. Per la sua bellezza ed eleganza, il Barchile di Ponticello venne paragonato a quelli delle Peschiere e di piazza delle Erbe.
Al Barchile di Ponticello, così come alle altre fontane della città, attingevano l'acqua le cosiddette "camalle d'aegua", le portatrici d'acqua, donne robuste e per la maggior parte provenienti della zona di Montoggio (paese nell'entroterra genovese) che, a pagamento, consegnavano l'acqua a domicilio a tutte le case che non possedevano cisterne o pozzi.
Nel 1876 si iniziò a pensare alla possibilità di rimuovere il Barchile dalla sua posizione originaria in conseguenza del trasferimento delle erbivendole da Piazza Ponticello a Via Fieschi, allora appena aperta.
Inoltre, come già successo per il Barchile di Piazza Soziglia, l'ingombro della fontana iniziava ad esser considerato pericoloso per i veicoli che transitavano in Piazza Ponticello diretti verso la Basilica dell'Assunta di Carignano. Nel 1935 il Barchile fu trasferito nel cortile di levante di Palazzo Ducale dove fu sistemato ad opera degli architetti Orlando Grosso e Giuseppe Crosa. 
Nel 1998 un altro spostamento portò il Barchile in Campetto dove tuttora si trova.

Il Barchile di Ponticello oggi in Campetto
(foto di Antonio Figari)




6. La fontana di Piazza delle Erbe

La fontana di Piazza delle Erbe fu eretta nel 1694.
Essa non nacque per dare alla piazza un semplice abbellimento ma con una precisa funzione sociale: furono infatti i venditori di ortaggi che lì avevano i loro banchetti (da cui il nome "Piazza delle Erbe")  a cui si aggiunsero i venditori di carne di capretto e i venditori di "frisceu" e "panisse", a chiedere a gran voce l'installazione di una pubblica fontana.

E' una delle poche fontane cittadine che ancora oggi si trova dove inizialmente venne collocata.

La fontana di Piazza delle Erbe
(foto di Antonio Figari)



7. La fontana di Piazza  Vacchero

La fontana di Piazza Vacchero, detta anche "Peschiera del Raggio", si trova nell'omonima piazza, nei pressi di Via del Campo poco distante dalla Porta dei Vacca.

Essa fu costruita nel 1644 dai discendenti di Giulio Cesare Vacchero, personaggio noto per esser stato il protagonista di una congiura contro il governo genovese (vedi la sua storia nella Pagina de i FANTASMI di GENOVA), congiura appoggiata dal duca di Savoia Carlo Emanuele I.
Con la fontana, i discendenti del Vacchero vollero nascondere la cosiddetta "Colonna Infame", eretta dal governo della città a perenne ricordo dello scelleratissimo gesto del Vacchero.


La Fontana di Piazza Vacchero
(foto di Antonio Figari)


Il leone dalla cui bocca sgorga l'acqua della fontana di Piazza Vacchero
(foto di Antonio Figari)


Uno dei putti dalla cui bocca sgorga l'acqua della fontana  di Piazza Vacchero
(foto di Antonio Figari)


Il retro della fontana conserva a metà altezza una conchiglia ora ridotta a ricettacolo per i rifiuti
(foto di Antonio Figari)

Nel secondo dopoguerra, per far posto ad un parcheggio, l'antica colonna infame venne buttata giù e ricostruita, in cemento, a fianco della fontana: oggi dunque il barchile non copre più la colonna che rimane ben visibile passeggiando in Via del Campo.


8. Il barchile di Piazza di Chiappa la Vecchia

Questo barchile, più volte citato nei libri che descrivono Genova, si trovava in P
iazza di Chiappa la Vecchia, l'odierna Piazza Raibetta (la piazza in fondo a Via San Lorenzo).

Di esso purtroppo nulla ci rimane: era una fontana  con sulla cima un putto di marmo che raffigurava l'inverno, opera dello scultore Francesco Schiaffino.



9. I Truogoli di Santa Brigida
I truogoli di Santa Brigida in una foto ottocentesca di Alfred Noack




Tra Via Balbi e Via Pré si apre una tipica piazza genovese con le facciate alte e strette. In mezzo troviamo i famosi truogoli di Santa Brigida.
Essi furono costruiti nel 1656, durante la pestilenza che colpì Genova, con il contributo della famiglia Balbi.






Lapide marmorea della Piazza dei Truogoli di Santa Brigida
(foto di Antonio Figari)




I truogoli di Santa Brigida
(foto di Antonio Figari)


Particolare dei Truogoli di Santa Brigida
(foto di Antonio Figari)


10. I lavatoi pubblici di Piazza dello Scalo

Non lontano dai Truogoli di Santa Brigida, in Piazza dello Scalo, per interderci in Via Gramsci all'altezza del cosiddetto Mercatino di Shangai, sopra i chioschetti, se alzate lo sguardo potrete notare su un muro una scritta sopravvissuta al tempo che recita così:


(foto di Antonio Figari)

Di lavatoi come questo ve ne erano molti in giro per Genova ma quasi nessuno  è sopravvissuto al tempo ed alla scelleratezza degli uomini, un piccolo patrimonio che è andato perduto.
E questo non fa eccezione: per fortuna vecchie fotografie e cartoline d'epoca a volte conservano ciò che l'uomo ha distrutto. Ed ecco dalla collezione Finauri (visibile sul bellissimo sito Genovacards) una cartolina del 1904 che ritrae le "bugaixe", le lavandaie, che lavano i panni nel lavatoio di cui oggi rimane solo l'insegna.
Due curiosità: la cartolina parla di Via Carlo Alberto, così si chiamava prima l'odierna Via Gramsci; altra particolarità, se guardate bene sullo sfondo potrete notare il Ponte Reale che scavalcava la strada carrabile, distrutto nel 1964 a causa della costruzione della Sopraelevata.


Lavandaie in Via Carlo Alberto (antica cartolina proveniente dalla Collezione Stefano Finauri)


11. La fontana in Piazza Inferiore del Roso

Tra Via Balbi e Via Prè, nascosta tra stretti vicoli e recentemente restaurata dopo i gravi danni della seconda guerra mondiale, c'è Piazza Inferiore del Roso.
Sul muro verso nord potrete notare una lapide marmorea che ricorda che qui sorgeva una fonte pubblica, anch'essa, come i truogoli di Santa Brigida, costruita grazie alla generosità della famiglia Balbi: come ricorda la lapide fu Francesco Balbi a voler questa fonte alle idi di Gennaio, il 15 del mese,  del 1648.


La lapide marmorea in Piazza Inferiore del Roso
(foto di Antonio Figari)


12. La fontana dei Cannoni del Molo


La Fontana dei Cannoni del Molo
(foto di Antonio Figari)


La fontana dei Cannoni del Molo si trova all'imbocco di Via del Molo poco distante dalla Chiesa di San Marco.
Detta anche Castello d'acqua (il termine "castellum"  in età romana indicava l'edificio per la raccolta dell'acqua), qui arrivavano le acque del ramo di Castelletto dell'acquedotto cittadino e dal 1632 anche le acque eccedenti la vicina cisterna di Santa Maria delle Grazie.
Se alzate gli occhi potrete notare due sottili e lunghe lastre di marmo con dei numeri segnati: erano i numeri dei tanti bronzini qui presenti.

(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)




13. La fontana di Piazza Nuova

La fontana di Piazza Nuova oggi in Piazza Marsala
(foto di Antonio Figari)



Particolare della Fontana di Piazza Nuova
(foto di Antonio Figari)


La fontana in mezzo all'ottocentesca piazza Marsala venne collocata dove oggi la vediamo nel 1878.
La sua storia ha inizio il 6 marzo 1536: tre scultori comaschi, Gian Giacomo e Guglielmo della Porta (padre e figlio) e Nicolò da Corte ricevono 120 scudi aurei dai padri del Comune per eseguire una fontana pubblica da collocare in Piazza Nuova (l'attuale Piazza Matteotti) davanti alla Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea, quella che tutti conoscono come il Gesù.
Fu Santo Varni, eccellente scultore ma anche appassionato collezionista e conoscitore della storia della scultura, nell'ottocento, a scoprire un atto notarile che ci svela la storia del barchile e lo descrive: ottagono di dieci palmi di diametro esterno, sormontato da una pila e da un basamento "con la figura sopra essa pilla de Jano" (Giano, il mitico fondatore di Genova, che oggi non vediamo più sulla fontana di Piazza Marsala, ma  in cima al cupolino sul pozzo di Sarzano).
La fontana di Piazza Nuova rimase al suo posto per meno di un secolo: nel 1628 fu smontata e Giano ed il resto del barchile presero strade diverse: il busto fu dapprima collocato  nella fontana di Piazza Vacchero per poi giungere in Sarzano, mentre il resto della fontana fu collocato davanti al complesso di San Domenico (nell'attuale Piazza De Ferrari) e, dopo esser stato smontato a seguito della demolizione di detto Convento,  rimontato nel 1878 dove oggi lo vediamo.


Incisione di F. B. Werner raffigurante il Convento di San Domenico e  in primo piano il barchile di Piazza Nuova


14. I lavatoi dei Servi


I lavatoi dei Servi (conosciuti dai più come "del Barabino", dal nome dell'architetto che li progettò), originariamente collocati presso la Chiesa di Santa Maria dei Servi, furono portati nella zona dove oggi li vediamo, nei Giardini Baltimora, nel 1979, risparmiati dalla scellerata distruzione del quartiere che comprendeva Via Madre di Dio e Via dei Servi. La collina dove sono collocati, sotto le antiche mura cittadine, è detta ancora oggi montagnola dei servi.
Essi furono costruiti nel 1797 su progetto del sopracitato architetto Carlo Barabino al quale il primo Governo della Repubblica Ligure Democratica ne affidò l'esecuzione: la grande vasca in muratura, il cui piano di lavoro è in arenaria, con la bocca di erogazione dell'acqua in marmo, è collocata all'interno di una grande aula voltata a crociera. Dall'esterno si possono notare i cinque archi a tutto sesto sovrastati da un timpano ornato da un fregio a triglifo in malta e cornici modanate in marmo bianco.
Purtroppo oggi i lavatoi dei Servi hanno perso la loro antica funzione e non sono più neanche collegati con l'impianto idrico cittadino. Inferriate ne impediscono l'accesso  al raro, quanto avventuroso, turista che per caso si avventura alla ricerca di questo trascurato monumento cittadino.

I lavatoi dei Servi
(foto di Antonio Figari)





Particolare del timpano con la dedica e la data di costruzione
(foto di Antonio Figari)

La vasca con il piano di lavoro in arenaria
(foto di Antonio Figari)


Nella cartina qui sotto potete notare la posizione originaria dei Lavatoi dei Servi, alla destra della Chiesa di Santa Maria dei Servi.





15. Ipozzo di Giano in Sarzano

Il pozzo di Giano a Sarzano
(foto di Antonio Figari
)



Sotto Piazza Sarzano c'è una grossa cisterna, alimentata dall'antico acquedotto pubblico cittadino, che fungeva da scorta idrica per la città che qui aveva il suo nucleo più antico.
La cisterna che vi è oggi è stata costruita nel 1583 svuotando le due cisterne preesistenti per farne una. Si narra che, durante lo svuotamento delle stesse, dal fondo emersero ossa umane, teschi e molte armi, testimoni delle lotte e delle faide che nei secoli resero la piazza famosa per la sua pericolosità. Qualche anno più tardi fu eretto il tempietto sopra il pozzo su disegno di Bartolomeo Bianco.
Per quanto riguarda il busto del Giano Bifronte posto sulla cima della cupola, come già raccontato nel paragrafo 13 dedicato alla fontana di Piazza Nuova, esso, opera dei Della Porta, nacque sulla fontana di Piazza Nuova e, dopo esser diventato ornamento del Barchile dei Vacchero, fu portato in questo luogo dall'architetto Giovanni Battista Resasco.
Lo stesso, noto ai più per aver progettato il cimitero monumentale di Staglieno, durante la risistemazione ottocentesca della piazza, decise di spostare  l'intero tempietto qualche decina di metri più a nord dello spazio antistante la Chiesa di San Salvatore dove originariamente sorgeva.
Il busto che vediamo è in realtà una copia, l'originale è conservato nel vicino Museo di Sant'Agostino.
Gli ingranaggi del pozzo a trazione manuale sono ancora funzionanti.

Gli Ingranaggi del pozzo di Giano a Sarzano
(foto di Antonio Figari)

Difronte al tempietto, sulla facciata del museo di Sant'Agostino una targa marmorea ammonisce:

DALLA CISTERNA ULTIMAM[ENTE] FABRICATA VERSO RAVECCA NON SI PUO' FILAR CANEPA NE FAR CORD[E] DI QUALSIVOGLIA SORTE SOTTO PENA DE LIRE CENTO PER OGNI CONTRAVENTIONE, APPLICATE ALLA CAMERA DE SS-PADRI DEL COMM[UNE] COME PER LO DECRETO PUBLICATO A 27 AGOSTO 1629 ET A LORO BENEPLACITO

RENOVATU 1711



La lapide marmorea difronte al pozzo di Giano a Sarzano
(foto di Antonio Figari)





16. La fontana spiritata di Via Carcassi

Il mascherone della fontana di Via Carcassi
(foto di Antonio Figari)



Se percorrete Via Carcassi, la strada che corre lungo le mura dell'Acquasola, poco prima di giungere alla Porta dell'Olivella, Vi imbatterete in un antica fontana. 
Un'antica credenza popolare vuole che l'acqua di questa  fontana sia carica di energie negative sia perché vicina ad un cimitero senza croci (quello degli appestati ammassati sotto l'Acquasola), sia perché a fianco al Bosco del Diavolo, sede di antichi riti pagani, che sorgeva dove ora vi è la Chiesa della SS. Annunziata di Portoria (dove sono custodite le spoglie di Santa Caterina Fieschi Adorno).
Oggi purtroppo questo antico monumento è abbandonato a se stesso anche se da qualche tempo vi scorre di nuovo l'acqua: un piccolo segnale, spero, perché presto questo tesoro così carico di storia sia restaurato e riportato all'antica bellezza.

La fontana di Via Carcassi
(foto di Antonio Figari)


17. I lavatoi di Piazza delle Lavandaie

Entrati in Porta Soprana, imboccate Via Ravecca e infilatevi sotto l'Archivolto di Sant'Andrea: Vi ritroverete in Piazza delle Lavandaie.

(foto di Antonio Figari)

Fino a pochi decenni fa, come potete intuir dal nome della piazza, qui sorgeva un lavatoio, collegato all'acquedotto cittadino che correva lungo le vicine Mura del Barbarossa.

Un'immagine dell'antico lavatoio in Piazza delle Lavandaie
(foto di Antonio Figari)

Piazza delle Lavandaie come si presenta oggi
(foto di Antonio Figari)

Oggi è un desolato piazzale vuoto ma antiche immagini, come questa qui sotto tratta dal bellissimo sito di Luciano Rosselli sull' Acquedotto Storico di Genova,  restituiscono almeno ai nostri occhi la bellezza perduta di questa piazza.


Antica foto dei lavotoi
(foto dal sito dell'Aquedotto Storico di Genova)


18. I cannoni di Porta Soprana

Varcata la soglia di Porta Soprana, voltate a sinistra in Via Ravecca: lungo le mura, vicino all'arco di ingresso per visitare l'interno delle mura e della porta stessa, ad altezza uomo, potrete notare due quadrati di marmo emergere tra le pietre: sono due tubi di marmo dell'antico Acquedotto genovese.

Essi sono un esempio di quei cannoni di cui vi ho parlato al paragrafo 2: tubi di marmo che versavano l'acqua nelle fontane e vasche pubbliche senza alcuna chiave di chiusura. 
Questi di Porta Soprana, turati con tappi di piombo, sono resistiti ai secoli e possono ancora esser osservati, basta conoscerli!

I cannoni di Porta Soprana
(foto di Antonio Figari)
 

19. Le fontane Marose 


 Antonio Giolfi "Veduta della Piazza Amorosa", Genova, 1769

La storia di questa fontana ha un origine che si perde nei secoli. Certo è che uno dei tanti rivi che corrono ancora oggi sotto la nostra città veniva giù per l'odierna Via Caffaro, una volta valle coltivata ad ulivi fuori dalle mura della città, e passando per l'attuale Piazza Fontane Marose, scorreva fino al mare dopo aver bagnato Soziglia:  incanalando le acque di questo rivo si diede vita a questa fonte.
Tre lapidi marmoree sono sopravvissute ai secoli e sono ancora oggi visibili all'angolo tra la Piazza e Via Interiano:


Le tre lapidi sopravvissute ai secoli
(foto di Antonio Figari)



Ecco, una per una, cosa raccontano:

(foto di Antonio Figari)

+ ANNO  DOMINICAE   NATIVITATIS  MCCVI.  INDI
CTIONE  OCTAVA. INCAEPTUM  FUIT  HOC  OP
US  FONTIS MAROSAE  ANTIQUITUS  APPELLATAE 
II  MENSIS  MADI  TEMPORE  POTESTACIAE  DOMINICI JOANNIS  STR
UXII  CREMONENSIS  AMICO  TURCIO  CLAV
IGERS  INCIPIENTE  ET  FELICITER  PERFICIENTE.

(NELL'ANNO DELLA NATIVITA' DEL SIGNORE 1206 DOPO L'OTTAVA INDIZIONE FU INIZIATA QUESTA OPERA DELLA FONTE MAROSA DALL'ANTICHITA' COSI' CHIAMATA IL II° DEL MESE DEL I° MAGNIFICO ANNO DEL SIGNORE NEL TEMPO DELLA PODESTA' DEL SIGNORE CREMONESE GIOVANNI STROZZI DALL'AMICO TURCO AVENDOLA IL CLAVIGERO INIZIATA E FELICEMENTE CONDOTTA A TERMINE.)

(foto di Antonio Figari)

ANNO  DOMINICAE   NATIVITATIS
   MCCCCXXVII  LEONARDUS
  DE CAMPIONIBUS  ARGONUS
  IUSTINIANNS  IOHANES  DE MARINIS
  ET  IOHANES SCALIA VENERANDI 
 PATRES  CHOMUNIS  ET SALVATORES
  PORTUS  ET  MODULI  AEVAQUARE
  ET  AEMONDARE  FECERUNT
PRESENTEM  FONTEM  MAROSIAE
OLIM  PLENUM  OENO  DE MENSE DECEMBRIS  CUIUS  PROFONDITAS
SUNT  PARMI  DLIVPO  VAGINTA  DUO.

(NELL'ANNO  DELLA  NATIVITA'  DEL  SIGNORE  1427  LEONARDO  DEI  CAMPIONI,  ARAGONE  GIUSTINIANO,  GIOVANNI  DE MARINI  E  GIOVANNI  SCAGLIA,  VENERANDI PADRI  DEL  COMUNE  E  CONSERVATORI  DEL  PORTO  E  DEL  MOLO,  UN  TEMPO,  PIENA  DAL  MESE  DI  DICEMBRE,  FECERO  EVACUARE  E  PULIRE  DALLA  MELMA  QUESTA  PRESENTE  FONTE  MAROSA  DI  CUI  LA  PROFONDITA'  E'  DI  652  PALMI  GENOVESI.)



SEN(ATUS) CON(SULTO) DEC(RETAVIT)
AEDILES REPARATORES QM ECCLESIE
 DIVI LAURENTIJ - FONTES HOS A
MAIORIBUS CONSTRUCTOS INHANC
AMPLAM ATQM ORNATAM FORMAM:
REDAGI FECERUNT IPSOQM CURAVE
RUNT AB IMMUNDITIJS QUE INERA
NT  EXPURGARI  ANNO  A  PARTU
 VIRGINIS  -  M D LVIIII

(IL  SENATO  CONSULTO  DECRETO'  -  GLI  EDILI  RESTAURATORI DELLA  CHIESA  DI  SAN  LORENZO  QUESTA  FONTE  COSTRUITA DAGLI  ANTENATI  IN  QUESTA  GRANDE  ED  ELEGANTE  FORMA FECERO  RESTAURARE.    ESSI  STESSI  PROCURARONO  CHE  DALLA SPORCIZIA  CHE  VI  ERA  DENTRO  FOSSE  RIPULITA  NELL' ANNO 1559  DAL  PARTO  DELLA  VERGINE)

E' leggendo la più alta che possiamo attingere alle prime notizie certe su questa fontana: siamo nel 1206 ed è stata portata a termine un'opera di restauro e rifacimento di una fonte preesistente detta, come leggiamo nel marmo, "FONTIS MAROSAE". 
La lapide centrale, anno 1427, racconta invece della pulizia dalla melma della cisterna sotto la fontana (di cui avete un video qui sotto), rivelandoci che la cisterna ha una profondità di 652 palmi genovesi (circa 17 metri).
Nella lapide più bassa infine, anno 1559, si dice che si è provveduto a dar nuova forma a questa splendida fontana, forma ad arcate che potete vedere nell'acquaforte del Giolfi: se la osservate attentamente noterete infatti degli archi a destra del Palazzo Interiano Pallavicino, sotto i quali vi era la fontana rinnovata.
Giovanni Lurago fu l'artigiano scalpellino che lavorò le pietre di Finale di queste arcate; il progetto, si pensa, fu opera di Galeazzo Alessi.
Una curiosità: mentre sulle prima due lapidi, quando viene indicata la data, si parla di "ANNO DOMINICAE NATIVITATIS", nell'ultima si fa invece riferimento all' "ANNO A PARTU VIRGINIS". 
La storia delle Fontane Marose termina nel 1849 quando viene decisa la  loro demolizione insieme a quella della vicina Porta cittadina detta "Portello" e l'apertura di Via Interiano.
Nel video qui di seguito potete "immergervi" nella cisterna che ancora oggi si trova sotto Piazza delle Fontane Marose, il cui ingresso è un tombino che si trova davanti alle tre lapidi:







20. Le tubazioni in terracotta

Le tubazioni in terracotta rappresentano la forma più antica e diffusa di condotta idrica: ne troviamo esempi nel Palazzo di Cnosso nell'isola di Creta e nelle città della  Grecia antica.
Questi tubi avevano forma cilindrica con le due estremità di diverse misure per far sì che le varie sezioni delle condutture si incastrassero tra loro: "collo" era detta l'estremità più stretta, mentre "colletto" quella più larga nella quale il collo entrava.
Rispetto ai tubi in pietra di cui troviamo alcuni resti in altri punti di Genova, come in Val Bisagno, le tubazioni in terracotta sono meno ermetiche poiché si incastrano tra loro con meno esattezza.
Resti delle antiche tubature in terracotta dell'Acquedotto storico di Genova sono ancora presenti nei vicoli di Genova, basta avere un pò di occhio, ecco alcuni esempi:

Resti di un'antica tubazione di terracotta in Vico chiuso di San Salvatore, poco sopra Piazza Sarzano, prima di imboccare il Ponte di Carignano
(foto di Antonio Figari)
Resti di tubazioni in terracotta in Vico sotto le Murette, appena sotto Piazza Sarzano
(foto di Antonio Figari)


Resti di tubazioni in terracotta lungo le Mura del Barbarossa in Vico Noli
(foto di Antonio Figari)


Resti di tubazioni in terracotta lungo le Mura del Barbarossa in Salita di Negro, dietro il Palazzo della Provincia
(foto di Antonio Figari)
Resti di tubazioni in terracotta lungo il muro perimetrale di Villa Cambiaso a Granarolo
(foto di Antonio Figari)


Particolare delle tubazioni di Villa Cambiaso a Granarolo
(foto di Antonio Figari)


Altri resti di antiche tubazioni in terracotta sono presenti in giro nei vicoli di Genova, man mano che li fotograferò Ve li posterò in questo paragrafo.


21. I lavatoi di Salita di Coccagna

Come Vi ho raccontato nel precedente paragrafo, lungo le Mura del Barbarossa correva l'antico acquedotto cittadino.

Sotto queste mura, in cima a Salita della Coccagna, una piccola traversa di Via Ravecca, vi sono ancora gli antichi lavatoi che ricevevano acqua dalle tubazioni di terracotta che correvano lungo queste mura.

I lavatoi di Salita di Coccagna
(foto di Antonio Figari)

Se Vi capita di passar di lì alzate gli occhi e noterete piccoli tesori  sopravvissuti al tempo e alle generazioni: lungo il muro, sopra i lavatoi e alla loro destra vi sono infatti piccole targhe di marmo con un numero inciso, il numero dei bronzini (Vi ricordate, ve ne ho parlato anche nel paragrafo 12 di questa pagina riguardo  alla Fontana dei Cannoni del Molo), e derivazioni per i bronzini in terracotta e in metallo.

Targa in marmo con numerazione del bronzino
(foto di Antonio Figari)

Un altra targa in marmo con numero del bronzino
(foto di Antonio Figari)





22. Gli archi del braccio dell'Acquedotto detto "di Castelletto"

Quando percorrete  i Corsi di Circonvallazione a Monte tra Piazza Manin e Piazza Goffredo Villa, senza saperlo, camminate su quello che fu un tempo il percorso del braccio dell'Acquedotto detto di Castelletto.
Gli archi di questo braccio sono tuttora visibili in molti punti come in Corso Solferino poco prima della scalinata che porta in Via Palestro  o in Corso Magenta dopo la curva dove vi è la Terrazza Andrea Corrado.
Un traversa di Corso Solferino inoltre dal nome "Passo dell'Aquidotto" nasconde il tracciato dello stesso.
Nel punto in cui Corso Magenta incontra Corso Paganini questo braccio dell'Aquedotto deviava  a sinistra su Salita Inferiore Sant'Anna.
Lì era ancora visibile fino al gennaio 2009 un ponte canale, di cui avete qui di seguito due immagini, prima e dopo la demolizione (ringrazio l'amico Luciano Rosselli per avermele concesse): a questo antico manufatto ero molto legato poichè più volte lo avevo percorso fin da piccolino essendo poco lontano da dove abitavo e grazie alla benevolenza delle suore del Convento nel cui giardino questo arco era "ospitato". Quando il convento passò di proprietà un progetto prevedeva la costruzione di alcuni box quasi sotto l'arco senza però "interessare" lo stesso.
Un giorno tuttavia con una ruspa l'arco fu demolito in poche ore: nulla servì il mio intervento, nè la successiva richiesta di intervento delle Forze dell'Ordine; dovetti assistere impotente alla sua demolizione, una cosa che ancora oggi mi rattrista molto.

Il ponte canale prima della demolizione
(foto di Antonio Figari)

Il ponte canale dopo la demolizione
(foto di Antonio Figari)


Quell'arco non è tuttavia l'unico che correva su Salita inferiore Sant'Anna ancora oggi esistente: tra Corso Paganini e lo spazio dove insisteva l'arco demolito sorge la secentesca Villa Gnecco (di cui un giorno vi parlerò nella pagina de "iPALAZZIprivati") il cui giardino è costruito e sorretto da altri archi dell'Aquedotto sotto le cui arcate c'è la cantina della Villa.
Ho avuto la fortuna di poterli vedere, eccoli:


Uno degli archi sotto Villa Gnecco
(foto di Antonio Figari)




Paricolare di un altro arco sotto Villa Gnecco
(foto di Antonio Figari)

Proseguendo i Corsi e arrivando in Piazza Villa, se scendete in Salita San Gerolamo, potrete osservare un altro ponte canale. 
Per approfondire questo argomento Vi rimando al bellissimo sito dell' Acquedotto Storico di Genova, opera del mio amico Luciano Rosselli.




23. I truogoli in Piazza dei Truogoli del Colle




Questi bei truogoli che vedete nell'immagine qui sopra si trovavano in Piazza dei Truogoli del Colle, uno dei tanti luoghi della Genova antica spazzati nel Novecento quando venne deciso di privare la Superba di uno dei suoi quartieri più antichi e caratteristici per dare spazio a moderni edifici senza anima.
Nella cartina qui sotto potete scoprire dove gli stessi si trovassero: provenendo dal Ponte di Carignano e imboccando Via del Colle, avreste trovato questi truogoli subito sulla destra; proseguendo dopo i truogoli, saresti arrivati in Piazza San Bonifazio (la piazza che vedete sul fondo dell'immagine qui sopra) e camminando ancora sareste arrivati in pochi minuti in Passo Gattamora, davanti alla Casa di Paganini (a cui ho dedicato un paragrafo nella pagina de i PALAZZI privati).







24. Gli abbeveratoi di Piazza Caricamento


In Piazza Caricamento, a servizio dei tanti cavalli che ogni giorno di lì partivano carichi di merce da consegnare in tutta la città,  vennero eretti, nel diciannovesimo secolo, due abbeveratoi di marmo.

Come potete vedere nell’immagine qui di seguito, essi erano formati da una colonna centrale e da quattro vaschette (già in questa immagine manca la “pila” centrale che spiccava al centro e dalla quale  quattro rubinetti “sputavano” acqua nelle vaschette).




 

Quando persero la loro funzione di servizio per i cavalli in Caricamento, venne deciso di trasferirli: uno venne collocato in Piazza Manzoni e uno all’interno della stazione di Terralba.

Di quest’ultimo si sono perse le tracce, mentre quello in Piazza Manzoni è ancora al suo posto anche se mancante di una delle vaschette, la “pila” centrale, e senza che vi sia l’acqua che scorre: da qualche anno si parla di un restauro per riportarlo all’antico splendore, ma per il momento non si è ancora fatto nulla.
  


25. "A faccia ch'a butta aegua" in Via Luccoli 


Prima del 1825, anno in cui venne aperta Via Carlo Felice (l’odierna Via XXV Aprile), Via Luccoli proseguiva in Salita Santa Caterina essendo ad essa collegata.

A seguito di questo intervento urbanistico, che di fatto tagliava l’ultimo tratta di Via Luccoli creando una curva a novanta gradi, in cima a questo tratto di strada venne collocata una fontana con un bel mascherone che gettava acqua, "a faccia ch'a bûtta aegua" per dirla in dialetto genovese.


26. Il castello d'acqua in Salita della Rondinella

In Salita della Rondinella, in un piccolo spiazzo chiuso da una cancellata, vi è uno splendido manufatto dell'acquedotto storico: si tratta di un castello d'acqua, una struttura in ferro suddivisa in cassette di derivazione per distribuire l'acqua nei vari bronzini.
Su ogni cassetta ancora oggi si può leggere il numero del bronzino saldato sullo sportello di ispezione della stessa.
Questa antica struttura purtroppo oggi si presenta in uno stato di grave abbandono, arrugginita e coperta da rovi.
Salita della Rondinella è chiusa da cancelli sia a valle su Via Cairoli che a monte su Piazza dietro i Forni e dunque questo antico castello d'acqua è pressochè sconosciuto e difficilmente visitabile.





27. I mulini di Salita dei Molini  

Salita dei Molini è una piccola crosa che scende parallela a Salita della Rondinella verso Via Cairoli: questo nome deriva dal fatto che qui anticamente vi erano mulini che lavoravano sfruttando l'acqua dell'acquedotto che qui scorreva veloce data al pendenza del luogo. 

Salita dei Molini
(foto di Antonio Figari)




Il viaggio alla scoperta dell' "acqua pubblica" nel centro storico di Genova non è finito...

(continua...)


© RIPRODUZIONE RISERVATA


12 commenti:

  1. complimenti hai un blog molto ricco di info ed interessante... anche se abito a genova tante cose non le sapevo... tornerò a leggerti e ti seguirò.... x ora posso condividere il post su fb?

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    1. Grazie e benvenuto sul mio sito! Se condividi il link del mio sito su fb mi fai un favore! Mi aiuti a far conoscere il mio sito in rete! Se ti va metti anche il tuo MI PIACE sulla pagina fb de I SEGRETI DEI VICOLI DI GENOVA! Antonio

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    2. fantastico..tutto molto bello! : )

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  2. ciao, anche io sono di genova e tante cose non le sapevo!! il sito è in aggiornamento vero? la mia curiosità non si soddisfa.. :) bravo continua così!! Cris

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  3. Ciao Cris! Benvenuto! Non preoccuparti... la tua curiosità sarà soddisfatta: il sito è in continuo aggiornamento! Antonio

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  4. ciao, scusa per il "Cris" un pò anonimo. Sono una femminuccia... :) scusa, non si capiva proprio.. bene sono proprio contenta che sia in continuo aggiornamento! Proprio stamattina mi sono fatta un bel giro da sant'agostino, ravecca, san lorenzo, campetto, vigne e maddalena, macelli e banchi!! Tu lo sai sicuramente, il portale in via di posta vecchia è il trionfo degi Spinola?? Mi sapresti indicare un bel libro sulla storia di genova e magari uno su sampierdarena? mi piacerebbe scoprire cose antiche e di cui rimangono poche tracce. :) un bacio ciao ciao Cristina

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    1. Ciao Cristina! Benvenuta femminuccia!!! :-)
      Eh sì, Il portale del Palazzo di Jacopo Spinola che hai visto in Via della Posta Vecchia raffigura il Trionfo degli Spinola ed è opera del Gaggini; presto ne parlerò nella pagina de "i PALAZZI PRIVATI". Che bel giretto hai fatto stamattina!
      I libri che consulto per scrivere sul mio sito son vecchi volumi che ho in casa spesso non più in commercio. Non ho un libro specifico da raccomandarti ma un consiglio da darti: vai nelle piccole librerie di libri usati o nei mercatini e cerca volumetti e guide antiche dei vicoli. Troverai in ognuno di essi storie, racconti e spaccati di vita che le moderne guide o libri su Genova non possono offrirti.
      Antonio

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  5. è un delitto che non siano curate e valorizzate nel senso che dovrebbe essere.....

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    1. Eh sì, un vero peccato.
      Purtroppo Genova non riesce a valorizzare i suoi tesori che spesso sono sconosciuti agli stessi genovesi.

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  6. Al paragrafo n. 5, il barchile di Ponticello, durante il restaturo di Palazzo Ducale per le "Colombiadi" 1992, l'Arch. Spalla pregettista del restauro, non lo volle, nel cortile di palazzo Ducale, perchè era stata inappropriata e non storica, la collocazione del barchile, che serviva un tempo, ad aprovigionare i cittadini di acqua.
    Il Doge, in caso di sommosse o tumulti polpolari, chiudeva il portone di Piazza Matteotti, impedendo l'ingresso a tutti,
    rendendo così inutile la presena del barchile all'interno.

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  7. 13 La fontana di Piazza Nuova. si potrebbe ricollocare detta fiontana dove era un tempo, cioè davanti alla Chiesa del Gesù in Piazza Matteotti, zona pedonale, di gran passaggio di turisti tutti i giorni dell'anno, di molta visibilità.
    Dove è attualmente non la vede nessuno, è anonima, i turisti non transitano per piazza Marsala, non sanno neppure dove si trovi. Interessante la storia che hai fatto delle fontane "barchili", la loro ubicazione originaria.

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  8. ciao! complimenti davvero per il blog molto interessante davvero!
    mi sapresti rispondere ad un domanda? sai dove sono pozzi ancora aperti a genova??

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