le CHIESE di GENOVA


(the Genoese churches, les églises génoises, las iglesias genoveses, as igrejas genoveses, Генуэзских церквей, ジェノヴァの教会, 热那亚教堂, وجنوة الكنائس)


Le chiese disseminate nel centro storico di Genova raccontano la storia di antiche casate nobiliari, di ordini religiosi secolari e della Chiesa, impersonificata dagli abitanti di Genova,  a partire dal diciassettesimo secolo, nella figura di Maria protettrice della città raffigurata anche nelle monete cittadine:


SERENISSIMAE REIPUBBLICAE GENUENSIS
REGINA ATQUE PATRONA ACCLAMATA
DIE XXV MARTH MDCXXXVII

Questa epigrafe è posta alla base di una statua raffigurante la Madonna e ricorda la Sua elezione a Regina di Genova avvenuta il 25 marzo 1637, giorno nel quale la città Genova elesse la Vergine a propria Regina e si pose sotto la Sua protezione. 
In questa pagina, strutturata come una lunga passeggiata che parte da San Giovanni di Prè, Vi porterò nelle più belle chiese che si trovano nei vicoli della Superba, e in altre di cui abbiamo solo una lapide in ricordo o qualche antico scritto, ecco quali:
1. San Giovanni di Prè
2. San Sisto
3. San Vittore
4. Sant'Antonio a Prè
5. San Carlo (poi Santi Vittore e Carlo)
6. Santi Gerolamo e Francesco Saverio
7. Santissima Annunziata del Vastato
8. Santa Fede
9. Santa Sabina
10. Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese
11. Sant'Agnese
12. San Bernardo dell'Olivella
13. San Bartolomeo dell'Olivella
14. San Nicolosio
15. Monastero della Santissima Annunciazione e della Santissima Incarnazione (più conosciuto come monastero delle Monache Turchine)
16. San Filippo
17. San Marcellino
18. San Pancrazio
19. San Siro
20. San Luca
21. San Francesco di Castelletto
22. Santa Maria Maddalena e San Girolamo Emiliani
23. San Matteo
24. San Domenico
25. Sant'Andrea
26. Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea
27. San Donato
28. San Lorenzo
29. Santissimo Nome di Maria e degli Angeli Custodi (detta anche "Chiesa delle Scuole Pie")
30. San Paolo
31. Santa Maria delle Vigne
32. San Pietro in Banchi
33. San Marco al Molo
34. San Giorgio
35. San Torpete
36. Santi Cosma e Damiano
37. Santa Maria delle Grazie
38. Santa Maria di Castello
39. Santa Maria in Passione
40. Santa Maria delle Grazie la Nuova
41. Santa Croce
42. San Silvestro
43. San Salvatore
44. Sant'Agostino
45. Madre di Dio
46. Santa Maria dei Servi
47. Santa Maria Assunta
48. Santa Maria in Via Lata
49. Santa Margherita della Rocchetta
50. San Giacomo Maggiore
51. Santa Chiara
52. Sant'Ignazio
53. San Leonardo
54. Santo Stefano
55. N.S. della Guardia o Santo Stefano Nuova
56. Santa Croce e San Camillo
57. Santissima Annunziata di Portoria (più conosciuta come "Santa Caterina")
58. Santa Marta
59. Santa Caterina a Luccoli
60. Sant'Anna
61. San Bartolomeo degli Armeni 
62. Santi Giacomo e Filippo
63. N.S. della Misericordia
64. Nostra Signora del Rifugio o delle Brignoline
65. Santo Spirito (in Via San Vincenzo)
66N.S. della Consolazione e San Vincenzo Martire
67. San Vincenzo Martire
68. Monastero della Pace
69. San Barnaba
70. Santa Brigida
71. Santa Teresa
72. N.S. della Visitazione
73. N.S. della Neve
74. San Tommaso
75. Santissima Trinità e San Benedetto al Porto
76. San Vincenzo de' Paoli
77. San Teodoro
78. San Lazzaro



( e poi...

- Santa Maria degli Incrociati
- Madonnetta
- San Rocco
- San Francesco da Paola
- Santo Spirito (in Piazza Acquaverde)
e tante altre...)


Non aspettatevi però una dettagliata guida di tutte le Chiese che descriverò: alcuni brevi paragrafi saranno dedicati a quelle più conosciute dei vicoli, di cui Vi darò solo una breve descrizione, mentre in altri  mi soffermerò più dettagliatamente su quegli aspetti segreti e poco conosciuti che più mi hanno incuriosito nella mia ricerca e su quelle Chiese sconosciute ai più o scomparse a causa delle guerre e della scelleratezza degli uomini.

Di alcune Chiese infine troverete per il momento solo qualche foto: in attesa di aver tempo di descrivervele godetevi qualche immagine!




1. San Giovanni di Prè

Un antica immagine della Commenda di Prè prima dei lavori che riapriranno le arcate al piano terreno ridonando all'intero complesso il suo aspetto originario


Le splendide volte a crociera della Chiesa Superione di San Giovanni di Prè
(foto di Antonio Figari)


Le colonne della Chiesa Superiore di San Giovanni di Prè
(foto di Antonio Figari)

La selva di colonne della Chiesa Inferiore di San Giovanni di Prè
(foto di Antonio Figari)

L'antico refettorio di San Giovanni di Prè
(foto di Antonio Figari)

L'antico ospedale di San Giovanni di Prè
(foto di Antonio Figari)


2. San Sisto
La statua di Maria Bambina custodita nella Chiesa di San Sisto
(foto di Antonio Figari) 






3. San Vittore

Conoscete questa Chiesa? L'avete mai vista? Non potete che rispondermi con un no secco.
Essa infatti non esiste più, ed è un vero peccato perchè era una splendida chiesetta che sorgeva tra Via Prè e l'attuale Via Gramsci. Proprio la costruzione di questa strada, già Via Carlo Alberto, è la causa della demolizione di questo antico  tempio cristiano.
In realtà, recenti scavi hanno riportato alla luce parte di essa, una sorpresa anche per gli stessi studiosi della storia dell'arte della Sovrintendenza della Liguria che ha recentemente acquistato il palazzo della Finanza in Piazza dello Statuto, sotto il quale vi è questo tesoro.
Se e quando riuscirò a visitarlo Vi posterò le foto.
Oltre a quanto riportato alla luce dai recenti scavi, c'è ancora una parte della Chiesa che è ben visibile dall'esterno: si tratta della parte terminale del campanile che, come un piccolo edificio di forma cubica, svetta sul terrazzo che fa da lastrico solare ed è ben visibile dalla Sopraelevata.


4. Sant'Antonio a Prè


In Via Prè, fino a qualche secolo fa, scorrazzavano liberamente maiali con un campanellino all'orecchio, lo sapevate? 

Questi simpatici quadrupedi appartenevano ai monaci dell'Abbazia di Sant'Antonio: essa, fondata nel 1184, si estendeva tra via Prè, Vico di Sant'Antonio, via Balbi e Vico inferiore del Roso.
Il suo ricordo è inciso nel nome di Vico di Sant'Antonio nel quale si può ancora ammirare la medioevale porta d'ingresso dell'abbazia.


L'ingresso dell'Abbazia di Sant'Antonio
(foto di Antonio Figari)

Torniamo ai suini in giro per Prè: i frati antoniani avevano a Genova, come in tutto il resto d'Europa, il privilegio di possedere maiali i quali venivano nutriti dalla comunità intera e scorrazzavano liberi per le strade svolgendo anche una funzione sociale molto importante: ghiotti di tutto, essi ripulivano le strade dalla rumenta che i cittadini buttavano in strada dalle finestre di casa.


Sant'Antonio e ai suoi piedi i maiali in Vico Inferiore del Roso, lungo il muro perimetrale dell'antica abbazia
(foto di antonio Figari)

Particolare del bassorilievo con Sant'Antonio e ai suoi piedi i maiali
(foto di antonio Figari)


I maiali dei monaci si distinguevano dagli altri da un campanellino appeso  all'orecchio, particolare che li rendeva speciali e intoccabili dalla popolazione, che rischiava pesanti sanzioni dal Senato della Repubblica in caso di loro uccisione o ferimento.
Gli anni passano e i suini si moltiplicano a dismisura finchè la Repubblica decide di emanare una Grida per limitare il numero di maiali dei Frati che potesse circolare liberamente per le strade intorno all'Abbazia stabilendo che potessero vagare per i vicoli non più di un verro, tre scrofe e venti porcellini, ogni animale in più poteva esser catturato ed ucciso.
Papa Leone X su richiesta dei monaci fece annullare la Grida e i porci ripresero possesso dei vicoli finchè un gruppo di suini caricò un corteo di senatori, imbrattando e ferendo alcuni dei loro. Fu questa la goccia che fece traboccare il vaso: venne emanato un editto che permetteva a chiunque di appropriarsi dei maiali che scorrazzavano fuori dall'Abbazia sia vivi che morti.
Fu questa la fine dei maiali in giro per le strade di Prè.
Nel perimetro dell'antica Abbazia vi era anche un ospedale dove veniva curato il Fuoco di Sant'Antonio (herpes zoster), uno dei tanti piccoli ospedali sparsi nei vicoli prima che in città venisse fondato l'ospedale di Pammatone, descritto nella pagina de "gli EDIFICI pubblici". Ancora oggi sono visibili le colonne dell'antico ospedale: se entrate in un piccolo supermercato, all'angolo tra Via Prè e Vico inferiore del Roso, in mezzo agli scaffali, si ergono le antiche colonne e sono conservati ancora integri gli archi in mattoni dell'epoca.

Le colonne e gli archi dell'antico ospedale
(foto di Antonio Figari)


L'Abbazia purtroppo fu distrutta nell'Ottocento da Edilio Raggio quando decise di ampliare il suo palazzo di Via Balbi.
Ed ecco una sorpresa che proprio non mi aspettavo e che non è segnalata nei libri: in Palazzo Raggio esiste ancora porzione dell'antico convento di Sant'Antonio.
Varcato il portone di legno che dà su Vico Sant'Antonio infatti, sopravvive ancora una grande sala che conserva uno splendido soffitto di legno affrescato.

Il soffitto affrescato di Sant'Antonio di Pré
(foto di Antonio Figari)

Particolare del soffitto affrescato di Sant'Antonio di Pré
(foto di Antonio Figari)

Particolare degli affreschi
(foto di Antonio Figari)

Un curioso aneddoto è legato a questa Abbazia: il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, le dame della nobile famiglia dei Doria portavano come dono all'abate cinque scudi ed egli, in cambio, donava loro uno dei maiali dell'Abbazia.




5. San Carlo (poi Santi Vittore e Carlo)

L'interno della Chiesa dei Santi Vittore e Carlo visto da sopra l'altare
(foto di Antonio Figari)


Suore in preghiera il Venerdì Santo nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo
(foto di Antonio Figari)


La Chiesa di San Carlo, situata in Via Balbi di fronte a Palazzo Reale, fu edificata a partire dal 1629 su progetto di Bartolomeo Bianco, il quale, dopo alcune divergenze con i committenti, i frati carmelitani, abbandonò i lavori che vennero terminati dai frati stessi nel 1635, anno in cui fu inaugurata il 4 novembre, nel giorno la Chiesa festeggia San Carlo. Fu proprio uno dei frati, Padre Agatangelo di Gesù e Maria (al secolo Giovanni Agostino Spinola) ad acquistare il terreno sul quale venne costruita la Chiesa.
L'edificio fu letteralmente scavato nella roccia. A questo proposito, per evitare che l'umidità della collina retrostante intaccasse i muri della Chiesa, venne creato uno spazio vuoto tra il muro del coro e la collina: se andate dietro al coro, Vi ritroverete in una intercapedine larga un metro, a nord la nuda roccia finemente scolpita, umida e pregna d'acqua, a sud invece il retro del muro del coro, asciutto e senza alcuna traccia d'umido.


L'intercapedine dietro l'abside nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo
(foto di Antonio Figari)

Al 1743 risale la ristrutturazione finanziata da Gerolamo Durazzo con il rifacimento la facciata e del loggiato decorati con stucchi e marmi.
L'interno della Chiesa, ad unica navata, pesantemente rimaneggiato tra il 1890 e il 1898 su progetto dell'architetto Maurizio Dufour, conserva alcune "chicche".

L'abside nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo dove si nota la data dei lavori di rifacimento
(foto di Antonio Figari)
 
L'altare maggiore, opera dello scultore G.B. Casella, proviene dalla diruta cappella della famiglia Sauli nella Chiesa di San Domenico. Dopo la distruzione di questo Convento, l'altare, smontato, venne dapprima destinato ad una Chiesa in Africa e in seguito invece venne portato qui dove lo vediamo oggi. Entro la nicchia era conservata una statua di San Domenico e alla base scolpite storie della vita del Santo. Data la posizione sopraelevata rispetto alla base dell'altare, i bassorilievi sopracitati, ancora presenti, sono quasi invisibili se non si ha la fortuna, come il sottoscritto, di poter camminare sopra l'altare e vederli a pochi centrimetri dagli occhi.
Entro la nicchia, ove un tempo vi era San Domenico, è oggi conservata la statua di N.S. della Fortuna: essa ha una storia molto particolare che la lega al mare e ad un miracolo, la conoscete?
La storia narra di un freddo giorno di inverno, il 17 gennaio 1636, nel quale una furiosa tempesta si abbatté sul porto di Genova distruggendo le navi in esso ancorate.
Il giorno seguente i genovesi, ancora increduli per la spaventosa bufera che aveva flagellato il porto della Superba, tra i rottami delle navi ritrovarono quasi intatta la polena di una nave irlandese, alta due metri e trentacinque, raffigurante una signora con in braccio un bimbo, che, messa all'asta, fu acquistata da due marinai e portata nei fondi di un palazzo di porprietà Lomellini nei pressi di Via Balbi e lì lasciata a prendere polvere, abbandonata al suo destino fino a che un giorno accadde qualcosa di miracoloso: una bimba cadde dalla finestra di uno dei piani alti di quel palazzo "atterrando" a terra illesa. La bimba raccontò che una signora in abiti azzurri, uscita dal magazzino del piano terreno, l'aveva presa in braccio appena prima che toccasse il suolo. 
La gente si precipitò in magazzino e si trovò difronte la "nostra" polena che subito fu ritenuta miracolosa e tutti in essa riconobbero la Madonna con in braccio Gesù Bambino. Spolverata, ripulita e vestita di ricchi abiti di raso la statua fu trasportata con una solenne processione nella vicina Chiesa di San Vittore (la quale si trovava tra Via Prè e l'odierna Via Gramsci). A seguito della sconsacrazione di questa antica Chiesa la statua venne trasportata in San Carlo e collocata in una cappella laterale e successivamente sull'altare maggiore dove tuttora si trova.


La statua di N.S. della Fortuna nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo
(foto di Antonio Figari)

Molti ex voto testimoniano la devozione dei genovesi per questa Signora dal vestito d'oro e il mantello azzurro. Anch'io nei miei anni all'università, prima di sostenere gli esami, spesso entravo in San Carlo a salutare Nostra Signora della Fortuna e a chiederLe un piccolo aiuto. Tuttora conservo nel mio portafoglio una Sua immagine con sul retro la preghiera che a Lei si rivolge e ogni tanto, quando mi capita di passare in Via Balbi, salgo le scale di San Carlo ed entro in Chiesa a porle un saluto e una prece.

Una foto alla statua di N.S. della Fortuna nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo fatta da sopra l'altare a pochi passi dalla stessa
(foto di Antonio Figari)

Perché detta "della fortuna"? Due le ipotesi: deriverebbe dal termine fortunale (vento di tempesta) o, forse, da fortuna di mare (così erano dette le cose che si salvavano dai naufragi).
Una curiosità ai più sconosciuta è a pochi passi dall'altare: alla sinistra della Madonna, in una nicchia, è conservata una seconda polena, forse raffigurante San Giuseppe, di legno scuro e la cui storia non è collegata alla più famosa sull'altar maggiore.
Sotto l'altare maggiore c'è una cripta dove sono sepolti alcuni membri della nobile famiglia Cattaneo Adorno.
Tra le cappelle laterali degna di nota è la Cappella Franzoni con le statue del bolognese Algardi.

La Cappella Franzoni nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo
(foto di Antonio Figari)


La Chiesa conserva inoltre splendide opere pittoriche come "Santa Teresa" di Andrea Carlone, "San Giovanni della Croce" di Domenico Piola,  "I Santi Anna, Francesco da Paola e Liborio" di Lorenzo de Ferrari e un "Presepe" e una "Adorazione dei Magi" di Orazio de Ferrari.
A seguito della chiusura della Chiesa di San Vittore, sconsacrata e chiusa a culto, di cui Vi ho parlato al precedente paragrafo 3, il titolo di San Vittore fu aggiunto a quello di San Carlo. 
Una curiosità: se osservate lo sportello del tabernacolo del primo altare sulla destra noterete che la raffigurazione della Fede è stata dipinta con tre gambe!

Il particolare sportello di un altare laterale nella Chiesa dei Santi Vittore e Carlo
(foto di Antonio Figari)


La splendida sagrestia andò perduta a causa del crollo di parte dei muri del vicino Collegio dei Gesuiti che collassò a seguito dei pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.



6. Santi Gerolamo e Francesco Saverio


Quella che fino a poco tempo fa era la Biblioteca Universitaria in Via Balbi al civico 3 (la nuova sede della biblioteca è oggi in Via Balbi n. 40 nei locali di quello che fu un tempo l'Hotel Colombia) nasce nel XVII secolo quale Chiesa dell'attiguo Collegio dei Gesuiti (oggi sede dell'Università).

Costruita tra il 1650 ed il 1658 sulle fondamenta dell'antica Chiesa di San Gerolamo del Roso (ecco spiegato il perché del nome di questo Santo nel titolo accanto a quello del Gesuita Francesco Saverio) su progetto dell'architetto Pietro Antonio Corradi, allievo di Bartolomeo Bianco e molto legato alla famiglia dei Balbi, proprietari di questo terreno, i quali allo stesso qualche anno prima già avevano affidato la progettazione del giardino e dello splendido ninfeo di Palazzo Balbi Senarega (di cui trovate la storia e le immagini nella pagina de "la GENOVA sotterranea" al paragrafo "7. Le grotte artificiali dei giardini genovesi"), questo edificio si presenta ad unica navata, senza cupola e transetti.
Francesco Maria Balbi si fece carico delle spese per l'erezione di questo edificio riservando a sé e alla sua discendenza una parte della Chiesa come, per così dire, implicitamente dichiarato nell'iscrizione al centro della facciata:

"D.D. HIERONYMO 
ET 
FRANCESCO XAVERIO
FRANCISCUS MARIA
BALBI
ANNO MCDLXVIII"

Ed è proprio la parte della Chiesa riservata ai Balbi, il coro, il vero gioiello di questo edificio (il piano terreno conserva ancora tracce dell'antico edificio ma purtroppo non sono riuscito a visitarlo).
Al giorno d'oggi, persa la sua funzione religiosa, l'edificio è suddiviso in piani. La quota del piano di quella che fino a poco tempo fa era sala lettura della biblioteca, posto a pochi metri dal soffitto della Chiesa e occupante l'intera superficie della stessa, permette di godere da vicino degli splendidi affreschi della volta del coro, opera di Domenico Piola con la collaborazione del quadraturista bolognese Paolo Brozzi.
L'arco trionfale che immette nel coro reca al centro lo stemma Balbi sorretto da figure allegoriche; nella volta della coro è raffigurato "L'incontro di San Francesco Saverio con il Re del Bongo"; sulle pareti sono invece dipinti i dottori della Chiesa e l'Orchestra Celeste.



La facciata di qulla che fu la Chiesa dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio
(foto di Antonio Figari)


L'interno dell'edificio
(foto di Antonio Figari)


Lo stemma Balbi sorretto da Allegorie
(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)



(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)






7. Santissima Annunziata del Vastato


Il magnifico interno della Chiesa della Santissima Annunziata del Vastato
(foto di Antonio Figari) 

 
La cupola della Chiesa della Santissima Annunziata del Vastato
(foto di Antonio Figari)


8. Santa Fede

Situata nell'odierna Via delle Fontane, difronte alla Porta dei Vacca (il cui nome ufficiale è proprio Porta di Santa Fede), essa fu edificata nell'XI secolo sul terreno occupato da una necropoli paleocristiana.
(...continua) 
Particolare dell'interno della Chiesa di Santa Fede
(foto di Antonio Figari)


9. Santa Sabina


L'interno di quella che fu la Chiesa di Santa Sabina, oggi filiale di una banca
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa di Santa Sabina si trova lungo Via delle Fontane nell'omonima piazza, accanto all'Oratorio della Morte ed Orazione (di cui trovate la storia al paragrafo 6 nella pagina de "gli ORATORI e le CASACCE").
Le sue origini risalgono al VI secolo: distrutta nell'Alto Medioevo, nel 936 d.C., durante un'incursione saracena (i quali ebbero gioco facile poiché questa Chiesa si trovava fuori dalla cinta muraria nella quale fu inglobata solo nel 1155 quando vennero costruita le cosiddette Mura del Barbarossa), essa fu affidata ai Padri Benedettini i quali la ricostruirono tra il 1008 ed il 1036. Alizeri ci racconta che l'interno nei secoli successivi subì rifacimenti in stile gotico.
Al periodo romanico  risalgono i resti che ancora oggi possiamo vedere. La Chiesa di Santa Sabina infatti, dopo essere stata soppressa come parrocchia nel 1951, fu in parte demolita e trasformata in sala cinematografica. Oggi è divenuta la filiale di una banca: su Via delle Fontane nulla  è rimasto dell'antico edificio, ma entrando noterete sulla parete opposta dell'edificio la parte absidale dell'edificio che la scelleratezza dell'uomo ha risparmiato dall'abbattimento e la splendida pala d'altare della "Santissima Incarnazione", opera di Bernardo Strozzi. 


L'abside di quella che fu la Chiesa di Santa Sabina
(foto di Antonio Figari)

Altri resti dell'antica Chiesa di Santa Sabina
(foto di Antonio Figari)

Santissima Incarnazione, opera di Bernardo Strozzi conservata in quella che fu la Chiesa di Santa Sabina
(foto di Antonio Figari)

Alcuni capitelli e rocchi da semicolonna di scuola lombarda, in pietra nera di Promontorio e databili XI Secolo, provenienti da questa Chiesa, sono conservati oggi nel Museo di Sant'Agostino.


Un capitello di scuola lombarda,  proveniente dalla Chiesa di Santa Sabina, oggi conservato nel Museo di Sant'Agostino
(foto di Antonio Figari)

Gli altari, la Statua di Santa Sabina, le colonne in marmo verde e altre parti  dell'antico edificio furono trasferiti nella nuova parrocchia di Santa Sabina che venne edificata in Via Donghi e dove tuttora sono visibili.
Se vi infilate in Vico Croce Bianca, come Vi documento nella foto qui sotto, Vi apparirà in lontananza l'esterno dell'abside. Purtroppo il cortile sulla quale l'abside stessa insiste è chiuso da cancelli ma se suonate il campanello di un'associazione che ha lì sede non è difficile che Vi aprano e possiate goderVi da vicino la bellezza di quel che rimane di una delle più antiche Chiese della Superba.


L'abside della Chiesa di Santa Sabina visto da Vico Croce Bianca
(foto di Antonio Figari)

L'abside di Santa Sabina
(foto di Antonio Figari)


Particolare dell'abside di Santa Sabina
(foto di Antonio Figari)


L'abside di Santa Sabina visto dall'alto
(foto di Antonio Figari)



10. Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese

La Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese vista da Corso Carbonara
(foto di Antonio Figari)



Nicolò Traverso, La Gloria di Sant'Agnese






11. Sant'Agnese


C'è una Chiesa di Genova rimasta solo nelle pagine dei libri o quasi: è quella intitolata a Sant'Agnese.
Essa sorgeva nel quartiere del Carmine poco distante dalla Chiesa che dà il nome al quartiere.
Edificata nel 1192, venne ricostruita  alla fine del  XVI secolo.
Nel 1797 la parrocchia fu soppressa ed unita alla vicina parrocchia di Nostra Signora del Carmine che tuttora conserva nel proprio titolo anche quello di Sant'Agnese, oltre a varie opere provenienti dalla stessa.
L'antica Chiesa venne infine demolita nel 1820 quando fu deciso il tracciamento di Via Polleri.
Consultando le antiche cartine planimetriche della zona possiamo dire che essa sorgeva più o meno in corrispondenza dell'attuale civico 4 di Via Polleri il cui perimetro tocca anche Via Sant'Agnese.
Ed è proprio questo palazzo a riservarci delle sorprese: la demolizione dell'antica Chiesa infatti non è stata totale.
Se riuscite ad entrare nell'androne del civico 4 noterete a fianco dell'ascensore una colonna che sembra emergere dal moderno muro: essa è uno dei reperti sopravvissuti alla demolizione ottocentesca.

La colonna di Sant'Agnese a fianco dell'ascensore
(foto di Antonio Figari)
 
Particolare della colonna di sant'Agnese
(foto di Antonio Figari)



Capitelli dell'antica Chiesa "sopravvivono" all'interno di uno degli appartamenti del primo piano, un'altra colonna è visibile in un negozio piano strada ed una porzione dell'antico muro è conservata nei moderni muri perimetrali.


12. San Bernardo dell'Olivella

Il portale di San Bernardo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)

Poco sopra Piazza del Carmine, se vi inoltrate in salita San Bernardino troverete in cima alla salita il portale dell'antico monastero che dà il nome a questa strada.
Di esso e della sua storia ci parla l'Alizeri, nella terza giornata della sua guida, al quale lascio volentieri la parola:
"Ora, guadagnando cammino, scendiamo pel destro lato nella contrada che dicono Vallechiara. In capo ad essa ove metton radice le alture dell'Olivella è un tempietto dedicato a S. Bernardo, che suol però distinguersi colla denominazione suddetta. Servì dal principio (ché le ragioni sono incerte) a monache di Santa Chiara per le quali fu costrutto insieme al monistero, previo l'assenso dell'abate di S. Siro. Nel 1581 incorporandosi queste alle Clarisse di S. Leonardo vendettero il locale coll'attigua villa per lire 7000 a Bartolomeo Lomellini, il quale fece disegno d'erigerla in abbazia secolare per comodo e splendore della propria famiglia. Ne trasmise l'istanza a Pp. Gregorio XIII, e ne ottenne favorevol rescritto l'anno 1584, ove si concedeva a lui e a' suoi discendenti l'jus praesentandi in perpetuo. È da credere, che a spese di lui si riducesse la chiesa nell'attual forma, non vasta, ma gentile e degna di nobili patroni. L'altar di mezzo ha un quadro di Luca Cambiaso col santo titolare in mezzo ai santi Battista e Bartolomeo, che vuol noverarsi tra quelli dell'ultimo suo stile e dell'ultima età, come certifican gli anni in cui dovett'esser dipinto. Due altri si veggono ai laterali, notati come il precedente , nella guida del Ratti; ché da quella in poi né s'aggiunse né si tolse a questa chiesa, difficile a visitarsi in ogni stagione dell'anno. Quello a destra ha per soggetto il noli me tangere, ed è opera di grazioso ma ignoto pennello. Dell'altro rimpetto han merito due valenti pittori, ma dissimili tra loro quant'esser possono un pittore dall'altro. La figura di Maria col bambino è di Bernardo Strozzi, picciol quadro a cui si volle far tale aggiunta che bastasse alle dimensioni della nicchia. Enrico Vaymer, uomo pazientissimo e divoto, prese sopra di sé lo spiacevole incarico, ed empiè il resto della tela con un S. Filippo Neri che contempla l'imagine. I due lavori, e specialmente il primo, son da pregiarsi ove si osservino separati, ma così uniti si fan guerra implacabile."
Cosa rimane di tanto splendore descritto dall'Alizeri?

La facciata di San Bernardo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)


 
Una bifora in facciata di San Bernardo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)



Purtroppo poco: il tetto fu colpito nell'ultimo conflitto mondiale e per decenni l'interno è rimasto esposto agli agenti atmosferici con tutti i danni che ne derivano. Oggi, dopo recenti restauri, la Chiesa di San Bernardo è una sala utilizzata per eventi del quartiere e conserva ancora alle pareti e sull'altare piccole porzioni di stucchi settecenteschi, antico vanto di questo monastero.

L'interno di San Bernardo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)

L'altare di San Bernardo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)


Gli stucchi e la cantoria alla destra dell'altare di San Bernardo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)


Particolare degli stucchi della parete destra della Chiesa di San Bernardo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)




13. San Bartolomeo dell'Olivella

La facciata di San Bartolomeo dell'Olivella prima dei restauri del 2012
(foto di Antonio Figari)

La facciata di San Bartolomeo dell'Olivella nel dicembre 2012 dopo i restauri
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa di San Bartolomeo dell'Olivella con annesso chiostro nel quartiere del Carmine è tutto ciò che rimane di un antico monastero, fondato nel 1305 dall'Ordine Cistercense con l'aiuto ed il finanziamento del banchiere genovese Bonagiunta Valente, padre di Giovanni, il quale diventerà terzo doge della Repubblica di Genova.
Detto convento fu destinato alle monache cistercensi che nel 1470 vennero sottomesse alla Regola di Sant'Agostino.
Intorno al 1798 le monache abbandonarono il complesso.
Alizeri ci narra che, mentre scrive la sua guida, nei giorni estivi la Chiesa era officiata la domenica dalla Confraternita dei SS. Giacomo e Leonardo, il cui oratorio in zona Prè (del quale Vi parlerò nella pagina de "gli ORATORI e le CASACCE") era stato demolito per la costruzione della Carrettiera Carlo Alberto, l'attuale Via Gramsci.
La Chiesa, edificata in stile gotico, fu trasformata in stile barocco tra il 1640 ed il 1670 e sopraelevata. Segni gotici rimangono in facciata nel portale e nell'arco all'entrata al complesso monastico su Salita San Bartolomeo del Carmine, mentre il portale del complesso monastico che insiste su Salita Carbonara è di età barocca. La sopraelevazione del XVII secolo è evidenziata in facciata dalle linee oblique che si uniscono nel rosone barocco.

Il portale gotico e parte delle antiche mura perimetrali del Monastero di San Bartolomeo dell'Olivella su Salita San Bartolomeo del Carmine
(foto di Antonio Figari)

Il portale barocco del Monastero di San Bartolomeo dell'Olivella su Salita Carbonara
(foto di Antonio Figari)




L'interno, ad una sola navata, venne magnificamente affrescato da Giovanni Battista Carlone (autore della "Gloria di San Bartolomeo" nella volta dell'altare maggiore) ed il figlio Giovanni Andrea (autore, tra gli altri affreschi, della "Gloria di Sant'Agostino con i quattro Evangelisti" nella volta centrale).

Eccovi le foto:

La splendida volta affrescata di San Bartolomeo dell'Olivella nel suo complesso
(foto di Antonio Figari)

Particolare della volta e il rosone di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)


Particolare della volta di San Bartolomeo dell'Olivella con San Bartolomeo
(foto di Antonio Figari)


Particolare della volta di San Bartolomeo dell'Olivella con la Vergine Maria
(foto di Antonio Figari)


Particolare della volta di San Bartolomeo dell'Olivella con un angelo
(foto di Antonio Figari)


Particolare della volta dal quale si capisce a che altezza sia il soppalco in cemento armato del ventesimo secolo
(foto di Antonio Figari)



Gli altari era tre, tutti di marmo con colonne rosse come ci raccontano le fonti antiche e decorati da tre splendide pale, opere di Luca Cambiaso menzionate anche dal Ratti: sull'altare maggiore "Il Martirio di San Bartolomeo", su altri due altari "L'Assunzione della Vergine" e "Sant'Agostino e altri Santi".

Alizeri nella sua guida ci dice che da qualche anno esse erano state portate via ed alienate.
Che fine fecero? "Il Martirio di San Bartolomeo" fu trasportato nell'Oratorio dei Re Magi alla Foce e andò    distrutto presumibilmente insieme a tutto il complesso  sotto i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale; le altre due pale d'altare del Cambiaso invece sono sopravvissute ai secoli e sono oggi conservate nella Chiesa di San Bartolomeo di Vallecalda a Savignone, piccolo paese nell'entroterra genovese.
Il 1920 segna un passo doloroso per la Chiesa, la sua sconsacrazione, alla quale seguirà, negli anni 50, l'asportazione  degli altari, la demolizione del coro delle monache con la conseguente perdita dell'affresco di Giovanni Andrea Carlone raffigurante "la discesa dello Spirito Santo" e la costruzione di un soppalco in cemento armato ancora oggi presente, il tutto per trasformare l'antica Chiesa in un piccolo teatro.
Attualmente la Chiesa è chiusa al pubblico e solo la benevolenza del Parroco del Carmine mi ha permesso di godere di questo piccolo tesoro nascosto nei nostri vicoli.
Una porticina ed una scala esterna portano sul tetto della Chiesa da dove si gode una bella vista delle facciate colorate del quartiere del Carmine e si è ad un passo dal piccolo campanile a vela della Chiesa.

Le facciate colorate del quartiere del Carmine viste dal tetto della Chiesa di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)

Il campanile a vela della Chiesa di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)

Alla sinistra della Chiesa un piccolo portone con sopra una lapide marmorea è l'ingresso al complesso monastico ed all'antico chiostro.

La lapide marmorea posta sopra l'ingresso del chiostro di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)

Il chiostro è chiuso al pubblico ma non è difficile riuscire ad entrare: un piccolo tesoro Vi aspetta varcato il portone.
Nonostante la sua attuale suddivisione in appartamenti il complesso conserva ancora il colonnato dell'antico chiostro, le volte a crociera e lungo le scale ed i corridoi segni dell'antico splendore.

Il chiostro di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)

Gli archi e le volte a crociera del chiostro di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)

Altra immagine del chiostro di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)


Un affresco nel chiostro di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)



Un immagine del cortile interno del chiostro di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)


Un'altra immagine del cortile interno del chiostro di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)


Se Vi capita di farci un giro perdetevi lungo le scale, i corridoi che corrono lungo l'intero complesso monastico e troverete tante piccole ed interessanti testimonianze del passato.

Colonne in marmo, capitelli e scale in ardesia nel Monastero di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)
Un antico sovrapporta in ardesia recante la data 1592 nel corridoio al secondo piano del monastero di San Bartolomeo dell'Olivella: al centro probabilmente recava uno stemma nobiliare tolto durante i moti rivoluzionari di fine '700
(foto di Antonio Figari)


Soffitto di legno del Monastero di San Bartolomeo dell'Olivella
(foto di Antonio Figari)



14. San Nicolosio

Un'antica immagine di San Nicolosio

C'è una Chiesa nascosta e poco conosciuta alle pendici del colle di Castelletto, quella dedicata a San Nicolosio.
Se volete andar alla sua scoperta dovete iniziar la Vostra ricerca da Piazza della Zecca ed imboccare Salita San Nicolosio dopo esser passati da Via Edilio Raggio: Vi ritroverete davanti, dopo esserVi inerpicati tra palazzi moderni, un antica "creuza" ed alla Vostra sinistra, superato un arco,  una piazzetta con pavimentazione a risseu. 
Siamo poco distanti dal Portello di Pastorezza (se volete approfondire andate nella pagine de "le PORTE di GENOVA" al paragrafo 9) che nel suo nome ci ricorda e ci riporta a quando in questa zona era la pastorizia a farla da padrona.
Alzate lo sguardo: siete esattamente al confine tra il sestiere di Pré e quello della Maddalena, come ricordano due lapidi poste su altrettanti palazzi, e alla vostra destra si erge un palazzone anonimo grigio che nasconde nelle sue forme quello che fu un antico complesso monastico.

La facciata della San Nicolosio oggi, divenuta parte del sovrastante palazzo moderno, il quale nasconde quasi del tutto le antiche forme della Chiesa
(foto di antonio Figari)  

Federico Donaver, descrivendo nel suo libro "Vie di Genova" del 1912,  la salita, la piazza e la discesa che dalla Chiesa di San Nicolosio prendono il nome, così  scrive: "chiesa, ora oratorio, intitolata al Santo, fondata su territorio dell'Abbazia di S. Siro nel 1315 per le Monache Cistercensi, poi per le Clarisse. Il convento è ridotto a uso private abitazioni".
Alizeri, nella sua "Guida artistica per la città di Genova" del 1846, ci racconta dettagliatamente: "Siamo alle redici del colle di Castelletto; ed alcune chiese c'invitano a proseguir la salita fino alle mura del vecchio recinto. Un'angusta via che sale a mancina ci condurrà in breve alla CHIESA DI S. NICOLÒ DI BARI fondata l'anno 1305 per concessione dell'abate di S. Siro con annesso monastero, occupato in principio da monache Agostiniane, in seguito da religiose dell'ordine francescano. Trasferitesi queste a S. Silvestro sul tramonto dello scorso secolo, rimase deserta la chiesa ed è attualmente uffiziata da una confraternita di terziarii di S. Francesco. Le opere d'arte che l'abbellivano son tutte scomparse; e vi comprendo gli affreschi, i quali rifatti sull'antico disegno, ma da pennelli mal pratici, non serban traccia del primo autore, che fu Giovanni Carlone. Così le medaglie del volto non sono oggimai che un equivoco dipinto, che lascia appena intravedere la composizione e il disegno di quel valoroso frescante, né conserva un sor tratto d'originale quell'Annunziata ch'è in fondo alla chiesa, ove egli si piacque di ripetere un concetto già eseguito in sant'Ambrogio. Un sol dipinto, scordato in ogni guida, rimane intatto, ed è quello sul volto dell'altar maggiore, figurante la gloria del santo titolare, opera del Boni.
Alle tele che vi notava il Ratti lieve compenso è quella dell'altar maggiore, postavi per avventura de' confratelli che uffizian quivi. Essa contiene i santi Francesco e Chiara, e Ludovico di Francia in adorazione della Triade, ed è senza fallo di Gio. Andrea Defferrari; ma di questo pittore non s'applaude Genova ne' lavori di minor conto. Altra tele che v'hanno, son meschine copie. La sacristia, già parte della chiesa, ha parecchi frammenti d'affresco di G. B. Carlone."
Alizeri ci riferisce come data di fondazione il 1305.
Dalle sue parole e da quelle del Donaver apprendiamo che il monastero fu dapprima occupato dalle monache agostiniane, ed in seguito dalle Clarisse. Nel 1798 queste ultime si trasferirono a San Silvetro  abbandonando il complesso di San Nicolosio che fu in seguito officiato dai monaci del Terzo Ordine di San Francesco.
La Chiesa rimase dunque riservata al Divin Culto mentre il vicino monastero si trasformò con il tempo in un grande condominio.
L'interno della Chiesa conserva pregevoli affreschi e dorature, anche se mal conservati come ci ricorda l'Alizeri: nella volta San Francesco riceve le stimmate  e sopra il coro il Santo dà il velo a Santa Chiara.
La pala d'altare viene dall'Alizeri attribuita al De Ferrari.
Un curiosità: il calice che ancora oggi viene usato per servir Messa è stato donato dalla madre di Giuseppe Mazzini che, insieme alla famiglia, presso la Chiesa abitò dopo essersi trasferiti da Via Lomellini.

L'interno della Chiesa di San Nicolosio
(foto di Antonio Figari)

Alla destra della Chiesa una porta Vi conduce nell'antico chiostro e cimitero delle monache, oggi cortile di un palazzo suddiviso in molteplici scale.
Entrando si nota ancora l'antico ingresso principale di San Nicolosio e in un appartamento, mi hanno riferito, sono ancora conservati alcuni affreschi sopravvissuti ai secoli (se e quando riuscirò ad entrarvi Vi posterò le foto).

L'antico ingresso di San Nicolosio visibile solo entrando nel cortile di quello che fu il monastero
(foto di Antonio Figari)



Il cortile dietro al Chiesa di San Nicolosio, antico cimitero delle monache del monastero
(foto di Antonio Figari)




15. Monastero della Santissima Annunciazione e della Santissima Incarnazione (più conosciuto come monastero delle Monache Turchine)

Quello che oggi è il risseu che decora il cortile interno di Palazzo Reale un tempo era all'interno del convento delle Turchine
(foto di Antonio Figari)




16. San Filippo 

La Chiesa di San Filippo
(foto di Antonio Figari)

Particolare della facciata di San Filippo
(foto di Antonio Figari)
 
La facciata di San Filippo vista con il naso all'insù
(foto di Antonio Figari)


L'interno della Chiesa di San Filippo
(foto di Antonio Figari)





17. San Marcellino

Il campanile di San Marcellino
(foto di Antonio Figari)



18. San Pancrazio
La Chiesa di San Pancrazio dopo i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale

La volta affrescata della Chiesa di san Pancrazio
(foto di Antonio Figari)



19. San Siro

a. La Chiesa

La cupola della Chiesa di San Siro vista dall'ingresso laterale
(foto di Antonio Figari)
Una delle meraviglie della Chiesa di San Siro è questo "tendone" di marmo che fuoriesce dalla facciata laterale
(foto di Antonio Figari)


I magnifici affreschi di Giovanni Battista Carlone nella Chiesa di San Siro
(foto di Antonio Figari)


Questi due leoni stilofori, una volta posti ai lati di un ingresso laterale della Chiesa di San Siro, splendido esempio di romanico a Genova, sono ora conservati nel Museo di Sant'Agostino di Genova
(foto di Antonio Figari)


Uno dei due leoni stilofori della Chiesa di San Siro
(foto di Antonio Figari)


b. Il chiostro


I Padri Teatini, a cui la Chiesa di San Siro fu affidata da Papa Gregorio XIII nel 1575, oltre al rifacimento della Chiesa stessa decisero di costruire anche un convento e un chiostro mutilati purtroppo dall'ottocentesco tracciamento di Via Cairoli, la cosiddetta "strada nuovissima".
Nonostante gli stravolgimenti urbanistici il chiostro è tuttora visibile: per entrarVi chiedete ai volontari della Chiesa di San Siro oppure, come me, affidateVi alla fortuna e a qualche anima che Vi faccia entrare.


Il Chiostro della Chiesa di San Siro
(foto da case.mitula.it)

c. Bagni San Siro


In mezzo al chiostro della Chiesa di San Siro, come mostra la foto qui sopra, c'è una struttura alquanto insolita, sapete di cosa si tratta? Quello che un tempo era il pozzo centrale dell'antico chiostro è divenuto il fulcro di una nuova struttura...

Sono i "Bagni San Siro", edificati nel 1907. Come mi racconta il mio elenco telefonico del '31 (di cui Vi parlo  ampiamente nella pagina di questo sito "la VITA nei VICOLI nel 1931)  vi erano due entrate, una da Via Cairoli 2 ed un'altra da Salita San Siro 5.
La struttura, a pianta circolare, è ancora leggibile nelle colonne e nelle mensole di ghisa che sono sopravvissute agli anni e ai cambiamenti di destinazione che questo complesso ha subito.

Il padiglione centrale e la cupola dei Bagni San Siro
(foto di Antonio Figari)


Vi era un pozzo centrale cinto da dieci colonne di ghisa intorno alle quali correva ad anello un corridoio. Su di questo si aprivano 14 porte profilate di marmo ed altrettanti bagni, ognuno dei quali rivestiti di piastrelle bianche ancora visibili in alcuni punti della struttura.


Parte delle strutture interne e sullo sfondo alcune delle piastrelle degli antichi Bagni
(foto di Antonio Figari)

Particolare della struttura in ghisa dei Bagni
(foto di AntonioFigari)
Un altro particolare della Struttura in ghisa dei Bagni
(foto di Antonio Figari)


Il tutto è  sormontato da una cupola dall'orientaleggiante forma a bulbo, che tanto ricorda strutture arabe ma anche quelle pagode dei templi buddisti dai tetti d'oro dell'estremo oriente.



La cupola dei Bagni San Siro
(foto di Antonio Figari)

Intorno alla struttura principale vi erano le docce e i locali di servizio tra cui quelli per il riscaldamento dell'acqua.
L'iniziale successo di questo bagno pubblico purtroppo non durò a lungo e già negli anni '30, si racconta nelle cronache dell'epoca, i bagni erano divenuti un postribolo...eh sì... avete capito bene, nel cattolico chiostro vi era una struttura in antitesi con la sacralità del luogo. La Seconda Guerra Mondiale non risparmiò questa piccola meraviglia che subì alcuni danni. In seguito divenne poi un magazzino per materiale idraulico (altra cosa curiosa se pensiamo all'originaria destinazione delle struttura) e poi una libreria come si vede ancora oggi che sopravvivono alcuni scaffali con libri.

I libri hanno sostituito i bagni: ecco l'ultima trasformazione prima dell'abbandono della struttura
(foto di Antonio Figari)


Oggi, in stato di semi-abbandono, è oggetto di restauro come suggeriscono anche le impalcature all'interno. In realtà un condomino del complesso, quell'anima pia che mi ha aperto la porta del chiostro,  mi ha raccontato che son anni che ci sono i lavori ma che essi procedono molto a rilento. Vedremo cosa ne sarà di questa struttura nella speranza che sia preservata almeno per quel poco che ne resta.




20. San Luca


Cappella gentilizia degli Spinola e dei Grimaldi, essa venne fondata nel 1188 da Oberto Spinola.
Le sue attuali forme risalgono all'intervento secentesco dell'architetto Carlo Mutone.
All'interno San Luca è un piccolo scrigno che conserva  splendidi affreschi, opera di Domenico Piola, la statua in marmo dell'immacolata posta sull'altare e la scultura lignea del "Cristo deposto", entrambe opera di Filippo Parodi, e uno dei più bei quadri di tutte le Chiese del centro storico di Genova, che da solo merita la visita a  San Luca: la Natività del Grechetto del 1645.

La facciata di San Luca
(foto di Antonio Figari)

La splendida cupola della Chiesa di San Luca con l' "Incoronazione della Vergine" affrescata da Domenico Piola
(foto di Antonio Figari)

21. San Francesco di Castelletto

Disegno della facciata di quella che fu la Chiesa di San Francesco di Castelletto
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa di San Francesco, con annesso convento, edificata nel XIII secolo, sorgeva alle pendici del Castelletto, lungo la cinta muraria del 1155 d. C..
La facciata, con le tipiche bande bianco e nere di marmo e pietra di Promontorio, si affacciava sull'odierna Salita di San Francesco, dietro Palazzo Bianco di Via Garibaldi (il quale verrà edificato proprio confinante con il complesso conventuale).
L'interno, grande e spazioso, diviso in tre navate, raccoglieva splendidi monumenti funebri delle famiglie nobili genovesi ma non solo: anche la regina Margherita di Bramante, moglie di Enrico VII, prematuramente morta a Genova, aveva qui il suo monumento funebre.

Ciò che resta del monumento funebre di Margherita di Bramante, conservato al Museo di Sant'Agostino
(foto di Antonio Figari)

Quest'ultimo, come molti altri capolavori di questa Chiesa sono oggi conservati nel Museo di Sant'Agostino in Piazza Sarzano a Genova, vera e propria miniera d'arte poco conosciuta da Genovesi e foresti.
La storia della Chiesa si interseca, come spesso accade in una città come Genova stretta tra mare e monti, in costante ricerca di nuovi spazi, con l'espansione urbanistica. Dapprima la costruzione di Via Garibaldi e dei suoi palazzi  riduce lo spazio conventuale destinato alle sepolture all'aperto. In seguito essa viene colpita dai pesanti bombardamenti francesi secenteschi (la sua posizione ai piedi del Castelletto non era certo d'aiuto).
Nell'Ottocento infine, per ingrandire i giardini di Tursi  e liberare spazio sotto il Castelletto, la Chiesa viene definitivamente demolita.
Non tutto però è scomparso: alcune formelle e monumenti funebri sono conservati nel Museo di Sant'Agostino, formelle bronzee raffiguranti scene della Passione di Cristo e statue del Gianbologna che adornavano la Cappella Grimaldi della Chiesa sono conservate rispettivamente nella Cappella e nell'Aula Magna dell'Università in Via Balbi 5; nei giardini dietro Palazzo Bianco si vedono parte delle fondamenta della Chiesa e resti delle colonne addossate al palazzo costruito su parte della Chiesa; l'antico cimitero, portato alla luce da recenti scavi, è anch'esso proprio a ridosso di Palazzo Bianco.

Una delle colonne della Chiesa di San Francesco, oggi addossata al palazzo che sorge su parte dell'antica Chiesa
(foto di Antonio Figari)

Altre colonne addossate al palazzo costruito su parte della Chiesa
(foto di Antonio Figari)


Il palazzo a nord, poggiato sulla navata laterale sinistra della Chiesa, non è l'unico edificio poggiante su quello che fu il complesso di San Francesco. Dietro a questo infatti vi è una scuola che conserva ancora l'antica mensa dei frati, ma è soprattutto il palazzo confinante nell'omonima salita a conservare antichi splendori di San Francesco. Superato il portone e le scale si giunge in quello che fu parte di uno dei chiostri del monastero e aprendo una porta sulla sinistra eccoci nella sala capitolare del convento, gioiello roccocò recentemente restaurato, sede di un laboratorio di restauro e per questo, con un pò di fortuna, visitabile.
L'altro chiostro del Convento, demolito nell'ottocento, si trovava dove oggi sorgono le palazzine dietro Palazzo Tursi.
Su Salita San Francesco, proprio dove un tempo vi era la facciata della Chiesa, si possono osservaredue grnadi colonne, un tempo facenti parte della cappella dedicata a Sant'Antonio di cui sorreggevano l'altare.


Un cortile, un prato, resti di colonne e fondamenta disegnate nel terreno non è tutto ciò che rimane della Chiesa di San Francesco di Castelletto
(foto di Antonio Figari)


22. Santa Maria Maddalena e San Girolamo Emiliani

a. La Chiesa


Le prime notizie di questa Chiesa risalgono a prima del X secolo. Essa nasce lungo l'antica via romana che correva all'esterno delle mura della città di epoca carolingia, una sorta di circonvallazione a monte dell'epoca (ed è per questo che, come pochi sanno, l'andamento di Via della Maddalena è curvilineo poiché seguiva le mura, e non rettilineo come la maggior parte delle altre vie dei vicoli).
Con la costruzione delle Mura cosiddette del Barbarossa la Chiesa viene inglobata all'interno della cinta muraria.
Dopo secoli di alterna fortuna, la Chiesa fu affidata ai Padri Somaschi (i quali ancora oggi la officiano) nel 1575, che aggiunsero all'antico titolo quello del loro Santo fondatore, San Girolamo.
L'aspetto attuale di questa Chiesa è frutto dei restauri secenteschi i quali cambiarono volto alla Chiesa: essa venne "capovolta" e l'ingresso venne portato a levante (come successe in altre Chiese di Genova), venne aggiunto il portico davanti all'ingresso, e nell'interno Galeotti, noto pittore di molti edifici religiosi genovesi, affrescò la volta e la cupola, quest'ultima con la "Gloria di Santa Maria Maddalena", il presbiterio e l'abside.

La volta della Chiesa di Santa Maria Maddalena e San Girolamo Emiliani
(foto di Antonio Figari)

La cupola della Chiesa di Santa Maria Maddalena e San Girolamo Emiliani
(foto di Antonio Figari)




A fianco dell'altare, prima della sacrestia, sono conservate ancora le statue trecentesche un tempo sulla balaustra.
A nord della Chiesa c'è ancora l'antico Chiostro, in parte tamponato, dal quale alzando gli occhi si gode una splendida vista della cupola della Chiesa.

Il chiostro
(foto di Antonio Figari)

La cupola vista dal chiostro
(foto di Antonio Figari)

b. Il mistero dell'Ordine dei Rosacroce

Avete mai sentito parlare dell'ordine dei Rosacroce?
Esso è un ordine cavalleresco segreto fondato, secondo la leggenda, nel 1407 da un pellegrino tedesco, Christian Rosenkreuz (rosen=rosa, kreuz=croce).
Secondo altre fonti invece l'ordine sarebbe stato fondato nel 46 d.C. dal saggio gnostico alessandrino Ormus che, dopo essersi convertito al Cristianesimo ad opera di San Marco, fuse elementi della tradizione esoterica egiziana con altri tratti dalla dottrina cristiana. Rosenkreuz, secondo queste fonti, sarebbe stato iniziato ai segreti di quest'ordine divenendone gran maestro.
Leggendo le molte opere che ne parlano, in realtà sembra che l'ordine dei Rosacroce fosse formato in massima parte da religiosi  che condividevano tra loro alcuni punti di vista riformatori della dottrina cristiana. Le opere a noi pervenute sono ricche di riferimenti all'occultismo ed al misticismo tipici delle società segrete con rifermenti a significati nascosti delle parole e delle figure retoriche comprensibili solo a coloro che erano iniziati al segreto dei Rosacroce.
Due sono gli scritti a noi pervenuti: "Fama fraternitatis Rosae Crucis" del 1614, che racconta la vita di Christian Rosencreuz, e "Le nozze chimiche di Christian Rosenkreuz" o "Le nozze alchemiche di Christian Rosenkreuz", romanzo allegorico scritto da Johann Valentinus Andreae.
La confraternita dei Rosacroce ebbe adepti anche a Genova. 
Nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, una lastra tombale con disegnata una rosa ci riporta ad essi ed ai loro segreti. L'avete mai vista?
Essa, recante la data 1684, si trova ai piedi del primo altare nella navata sinistra: il nome del defunto è sbiadito ma la rosa è ancora ben visibile. Piace pensare che colui che qui riposa fu probabilmente un adepto dell'Ordine dei Rosacroce anche se nessuna fonte storica può confermare ciò.

La lastra tombale con la rosa
(foto di Antonio Figari)



23. San Matteo

a. La Chiesa

Fondata nel 1125 da Martino Doria per dare alla sua famiglia una cappella gentilizia fu trasformata esternamente nelle forme gotiche che ancora oggi vediamo nel 1278.
La Chiesa venne dedicata a San Matteo, che di mestiere faceva il gabelliere, mestiere esercitato anche dalla famiglia Doria  per la Repubblica di Genova.
In facciata, accanto all'ingresso, alzando gli occhi noterete parte di un sarcofago romano: esso raffigura l'allegoria dell'autunno; già parte del sepolcro di Lamba Doria,  fu lui stesso a portarlo a Genova da Curzola dopo la vittoria genovese sui veneziani avvenuta l'8 settembre 1298.

Una foto ottocentesca di Alfred Noack della Chiesa di  San Matteo



La facciata della Chiesa di San Matteo oggi
(foto di Antonio Figari)

L'Allegoria dell'Autunno in facciata della Chiesa di San Matteo
(foto di Antonio Figari)

La cupola e sulla sinistra il piccolo campanile della Chiesa di San Matteo
(foto di Antonio Figari)


L'interno fu rinnovato nel Cinquecento per volere di Andrea Doria ed i lavori furono affidati prima a Montorsoli  e poi al Bergamasco.
Sotto l'altare maggiore è conservata una spada che la tradizione ci racconta appartenuta proprio ad Andrea Doria, il quale la ricevette in dono da Papa Paolo III.
Prima Vi ho parlato del sarcofago romano in facciata proveniente da Curzola; esso non è l'unico trofeo di guerra qui presente: all'interno della Chiesa Oberto Doria volle collocare lo stendardo di una galera pisana preso nella battaglia della Meloria del 1284.
Inoltre la Chiesa di San Matteo è nota per "ospitare", si dice, il fantasma di Branca Doria la cui storia trovate nella pagina de "i FANTASMI di GENOVA".

L'interno della Chiesa di San Matteo
(foto di Antonio Figari)
Una delle meraviglie all'interno di questa Chiesa è la "Deposizione di Cristo nel Sepolcro" opera di Anton Maria Maragliano: gli splendidi abiti dai colori caldi di  Giuseppe di Arimatea e Nicodemo contrastano con il corpo esanime dai colori freddi di Gesù.

La "Deposizione di Cristo nel Sepolcro" opera di Anton Maria Maragliano
(foto di Antonio Figari)
Sotto la Chiesa merita una visita la cripta che custodisce la tomba di Andrea Doria, opera del Montorsoli.


b. Il chiostro

Il pozzo al centro del Chiostro di San Matteo e le colonne binate sullo sfondo
(foto di Antonio Figari)
Il lungo filare delle colonne binate nel Chiostro di San Matteo
(foto di Antonio Figari)

Uno dei corridoi coperti che corrono intorno al Chiostro di San Matteo
(foto di Antonio Figari)

La storia del chiostro di San Matteo, come quella della omonima Chiesa, si lega alle guerre tra Genova e Venezia ed in particolare alla vittoria dei Genovesi sui Veneziani avvenuta a Curzola l'8 settembre 1298, battaglia nella quale i genovesi fecero 7.000 prigionieri veneziani tra cui Marco Polo che a Genova scriverà il suo Milione. 
E prigioniero in questa battaglia è anche Marco Veneto, l'artista che realizzò il chiostro ed a cui si deve probabilmente anche la lunetta sopra il portale della Chiesa di San Matteo: lunetta di gusto tipicamente veneziano.
Il chiostro, di forma quadrangolare e composto da colonne binate che correggono archi a sesto acuto, venne edificato tra il 1308 ed il 1310 come ci ricorda l'iscrizione su un capitello d'angolo presso l'ingresso e la sua edificazione avvenne per volontà del priore di San Matteo, Andrea da Goano.
Se Vi capita di riuscire ad entrarvi perdetevi nell'osservare i capitelli delle colonne: si parte da elementi vegetali, si passa a figure di animali come aquile, per giungere a volti umani e leonini.  Uno dei più bei capitelli è quello nell'angolo nord-ovest, l'unico scolpito con figure di Santi.

Particolare del capitello nell'angolo nord-ovest del Chiostro di San Mattteo
(foto di Antonio Figari)

Particolarmente bella è la cassa marmorea voluta nel 1356 da Raffaello Doria, come recita l'iscrizione su di essa, per custodirvi i corpi dei Santi Martiri  Mauro ed Eleuterio, raffigurati sui lati della cassa: i corpi dei due Santi furono trafugati da Pagano Doria a Parenzo l'11 agosto 1354 durante la guerra con Venezia (ecco un altro collegamento con la città lagunare) per essere custoditi all'interno della Chiesa di San Matteo fino al 1934 quando furono restituiti alla città istriana e la cassa oramai vuota venne collocata nel chiostro.

La cassa dove erano custoditi i corpi dei Santi Mauro ed Eleutetio
(foto di Antonio Figari)


24. San Domenico
Incisione di F.B. Werner raffigurante il Convento di San Domenico


La storia del complesso monastico di San Domenico ha affonda le sue radici nel XIII Secolo.
Dopo la visita di Domenico di Guzman a Genova tra il 1214 e il 1215, in città venne fondata una piccola comunità domenicana che ottenne dal Comune la piccola Chiesa di Sant'Egidio. 
In seguito i Domenicani fecero erigere una nuova Chiesa con annesso convento la cui edificazione si protrasse fino al 1440 quando terminarono i lavori per la facciata che  seguiva ancora i dettami dell'arte tardo gotica con le tipiche strisce bianco e nere tipiche della tradizione genovese.
La Chiesa sarà ancora ampliata e diventerà luogo di sepoltura di molte famiglie genovesi.
...continua



Pianta della Chiesa e del Convento di San Domenico


Luigi Garibbo "Rovine di San Domenico" (Genova, Collezione topografica del Comune)



Le monolitiche colonne di porfido provenienti dalla Chiesa di San Domenico sono oggi collocate al secondo piano dell'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova
(foto di Antonio Figari)



25. Sant'Andrea


Edificato nel XII secolo, oggi il chiostro è l'unica parte sopravvissuta dell'intero Complesso che comprendeva anche una chiesa e un convento.

Il Monastero, affidato ai Benedettini nel 1009, fu ad essi espropriato nel periodo napoleonico e successivamente adibito a carcere. Nel 1904 l'intero complesso fu abbattuto per far spazio alla nascente Via XX Settembre e la parte inferiore del chiostro fu collocata dove la vediamo oggi, appena fuori da Porta Soprana, dietro la Casa di Colombo, nel 1922.
Quello che possiamo ammirare è la parte inferiore del chiostro, formato da colonnine di marmo binate, undici sul lato lungo, cinque sul lato corto, sormontate da capitelli alcuni con motivi corinzi di foglie d'acanto o motivi vegetali come pigne o fiori, ed altri con più complesse raffigurazioni come una scena della Fuga in Egitto e una scena della Strage degli Innocenti.

Il Chiostro di Sant'Andrea
(foto di Antonio Figari)


Un capitello raffigurante un angelo
(foto di Antonio Figari)




Capitello zoomorfo del Chiostro di Sant'Andrea
(foto di Antonio Figari)


Capitelli zoomorfi del Chiostro di Sant'Andrea
(foto di Antonio Figari) 





26. Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea

La facciata della Chiesa del Gesù
(foto di Antonio Figari)

I fiori del Sepolcro del Venerdì Santo del 2013
(foto di Antonio Figari)




27. San Donato

a. La Chiesa


La Chiesa di San Donato dopo i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale: solo il campanile è rimasto miracolosamente in piedi senza danni


La facciata della Chiesa di San Donato
(foto di Antonio Figari)


L'interno della Chiesa di San Donato
(foto di Antonio Figari)


Le bifore del falso matroneo della Chiesa di San Donato
(foto di Antonio Figari)




b. San Donato e l'indulgenza quotidiana

"INDULGENTIA PLENARIA QUOTIDIANA PERPETUA",  così recita questa lapide marmorea posta sopra l'ingresso della Chiesa di San Donato: partecipando alla celebrazione eucaristica in questa chiesa e alle condizioni che vi vengono richieste, potrete beneficiare dell'indulgenza tutti i giorni. 
 
(foto di Antonio Figari)





28. San Lorenzo

La splendida facciata bicroma della Cattedrale di San Lorenzo
(foto di Antonio Figari)



Una foto ottocentesca di Alfred Noack della Cattedrale di  San Lorenzo


Particolare della facciata della Cattedrale di San Lorenzo
(foto di Antonio Figari)


Il meraviglioso interno della Cattedrale di San Lorenzo la cui bellezza è ancor più esaltata dal gioco di luci ed ombre
(foto di Antonio Figari)


Le arcate tra una navata e l'altra in San Lorenzo
(foto di Antonio Figari)


a. I sarcofagi romani in facciata

L'area ove sorge la Cattedrale di San Lorenzo in epoca pre-romana era una necropoli e questa funzione continuò anche in età romana: molti sarcofagi della necropoli romana furono riutilizzati e inseriti in facciata lungo le fasce di marmo bianco ed ancora oggi sono visibili anche se posti a parecchi metri da terra.


b. La scacchiera, l'asino con l'arpa e gli altri misteriosi simboli della facciata del Duomo


Sulla facciata laterale occidentale del Duomo di Genova, quella meno osservata da tutti, se alzate gli occhi potrete notare tra le righe bianche e blu una scacchiera bicroma a quadretti bianchi e rossi composta da 64 caselle, cosa starà a significare? Non è un simbolo isolato poiché scacchiere come questa sono scolpite anche sulle facciate di  chiese in altre città come su quella della Cattedrale di Crema. 

La scacchiera è il simbolo del dualismo tra positivo e negativo, tra bene e male, tra luce e tenebra, tra fortuna e sfortuna: un gioco insomma che fa alternare forze opposte nella vita di ciascun esser umano. Gli scacchi inoltre, come altri simboli che presto Vi porterò a scoprire, rimanda al simbolismo dei Cavalieri Templari, presenti a Genova presso la chiesa di Santa Fede, che qui  lasciarono molte tracce del loro passaggio, come anche fecero i Cavalieri Gerosolimitani una cui lapide è collocata sull'altra facciata laterale di San Lorenzo. D'altronde proprio gli scacchi rappresentano un gioco che rimanda alla guerra tra cavalieri e alle strategia per una sicura vittoria ed i Templari, monaci guerrieri, dell'arte della guerra erano esperti.




A destra della porta laterale orientale  della Cattedrale, alla base di una colonna, se guardate bene potrete notare un piccolo cane scolpito nel marmo. Secondo una leggenda si tratterebbe del cane di uno degli scultori (o secondo altre versioni, del cane di un suo amico) smarrito durante i lavori di costruzione della cattedrale nel XIV secolo. A perenne ricordo del fedele animale lo scultore (o i suoi amici scultori per consolarlo) decisero di scolpirne le fattezze nel marmo di San Lorenzo.

Sul lato destro della porta laterale di via San Lorenzo c'è un asino che suona un'arpa. Il suo significato è controverso: se per alcuni esso simboleggerebbe le cose che si vorrebbero fare ma non si possono compiere perché non ne siamo in grado, per altri invece l'asinello musicista rappresenterebbe l'anelito verso Cristo cui tendono tutte le creature della Terra.


(nei prossimi mesi Vi racconterò la storia di altri strani simboli scolpiti in facciata a San Lorenzo come quella della Conoscenza che allatta i filosofi)




c. Il Santo Graal, la Croce degli Zaccaria e gli altri tesori all'interno del Duomo

Il Santo Graal è a Genova e per secoli è stato difeso dai cavalieri templari, lo sapevate? 
Insieme al calice di Cristo Genova ha altri tesori che per secoli sono stati difesi dagli invasori stranieri, frutto della potenza della nostra città sui mari del Mediterraneo.
Purtroppo pochi li conoscono e i genovesi stessi spesso non sanno quali meraviglie siano conservate nella loro città e in particolare in San Lorenzo. 
Un giorno Vi racconterò la storia di tutti i tesori racchiusi nella Cattedrale di Genova.

Il Santo Graal



d. Il proiettile inesploso

 
9 febbraio 1941: un proiettile da 381 mm, tirato dai cannoni della corazzata "HMS Malaya" o dell'incrociatore da battaglia "HMS Renown" durante il bombardamento navale inglese di Genova, sfonda il tetto della Cattedrale di San Lorenzo e cade a terra senza esplodere.

I segni del proiettile nella Cattedrale di San Lorenzo
In realtà, si dice che quello che vediamo esposto in Cattedrale, intatto, sia un proiettile identico a quello caduto sulla Cattedrale il quale, miracolosamente inesploso, fu fatto brillare in mare. Le cronache dell'epoca infatti raccontano che "sotto la direzione delle autorità militari preposte alla difficile e pericolosa operazione, è stato rimosso da S. Lorenzo il proiettile rimastovi inesploso la mattina del 9. A mezzo di una grue costruita appositamente da artiglieri e da operai specializzati nell’interno del duomo, il proiettile a cui era stata tolta la spoletta, è stato sollevato e caricato su un carrello con le ruote di gomma, quindi trasportato fuori dalla Chiesa, dove, a mezzo della grue dei Vigili del Fuoco, è stato susseguentemente trasbordato sopra un autocarro che si è poi diretto al mare. Il micidiale ordigno è stato caricato poi su una chiatta e trasportato al largo, dove è stato gettato in mare. La difficoltosa operazione è costata cinque ore di lavoro." (Secolo XIX, 18 febbraio 1941). 
Non sapremo mai in realtà se quella conservata nella nostra Cattedrale sia la vera bomba, recuperata in mare, od un'altra identica caduta quel maledetto giorno su Genova. Quello che non cambia tuttavia è ciò che il "proiettile", o "bomba" che dir si voglia, significa per noi genovesi: ricordo indelebile di quello che fu la Guerra per la nostra città ed in particolare quel 9 febbraio 1941 quando le bombe inglesi fecero morti e feriti in tutta la città da una parte, ed evento miracoloso che preservò San Lorenzo dalla distruzione dell'altra.


e. Il chiostro dei Canonici di San Lorenzo

Il chiostro della Cattedrale di San Lorenzo fu antica dimora dei Canonici della stessa e per questo è ancora oggi detto "dei Canonici": edificato nel XII secolo, la sua struttura è formata da due piani di archi poggianti su colonne marmoree binate romaniche con capitelli a foglia d'acqua. Nel 1653 fu ampliato l'edificio poggiante su parte del chiostro e a due lati dello stesso vennero sostituite le antiche colonne romaniche con più possenti pilastri.
Il chiostro è oggi parte del Museo Diocesano, uno dei più bei Musei cittadini, che conserva al suo interno preziose pitture parietali nelle sale al primo piano.

Il Campanile di San Lorenzo si specchia nelle vetrate del Chiostro dei Canonici
(foto di Antonio Figari)
Lo Splendido Chiostro dei Canonici di San Lorenzo
(Foto di Antonio Figari)


Particolare delle colonne binate del Chiostro dei Canonici di San Lorenzo
(foto di Antonio Figari)




Le colonnine binate del Chiostro dei Canonici di San Lorenzo
(Foto di Antonio Figari)






29. Santissimo Nome di Maria e degli Angeli Custodi (detta anche "Chiesa delle Scuole Pie")

Nei pressi di Piazza San Lorenzo, imboccato Vico del Filo,   Vi ritroverete in una piazza rettangolare, Piazza delle Scuole Pie: una dei suoi lati è occupato dalla Chiesa intitolata al Santissimo Nome di Maria e degli Angeli Custodi.



La facciata della Chiesa del Santissimo nome di Maria e degli Angeli Custodi
(foto di Antonio Figari)

Fu l'Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio, anche noti come Chierici delle Scuole Pie o Padri Scolopi, ordine fondato dallo spagnolo José Calasanz (San Giuseppe Calasanzio), a volere l'edificazione di questa Chiesa.
Essi erano presenti a Genova fin dal 1623; nel 1627 si stanziarono nei pressi di Piazza delle Scuole Pie dove nel loro Collegio davano un'istruzione gratuita ai giovani delle classi meno abbienti.
Tra il 1708 ed il 1713 fu edificata la nuova Chiesa su preesistenti edifici medievali dei Cicala, le cui mura sono visibili nelle fondamenta dell'edificio, intitolata al Santissimo Nome di Maria e degli Angeli Custodi che ha la particolarità di avere sopra la propria "testa" il Collegio degli Scolopi: se guardate infatti la facciata della Chiesa noterete che sopra la stessa un altro edificio si erge, una soluzione originale dettata dal poco spazio a disposizione come spesso accade nei vicoli di Genova.
Committente dell'opera fu Domenico Sauli il quale affidò il progetto all'architetto Giacomo Ricca.
Entrati dentro Vi ritroverete immersi nello splendore dei marmi bianchi e colorati intarsiati e alzando gli occhi negli splendidi affreschi, ecco le foto degli interni:

Gli splendidi marmi intarsiati salgono fino all'architrave e sopra l'altar maggiore, nella volta, l'affresco di Giuseppe Galeotti raffigurante "Il nome di Maria, in una gloria d'Angeli"
(foto di Antonio Figari)

La volta della Chiesa intitolata al Santissimo Nome di Maria e degli angeli Custodi affrescata da  Giuseppe Galeotti e raffigurante "La Gloria della Vergine con San Giuseppe Calasanzio"
(foto di Antonio Figari)




Colori tenui per la cantoria lignea sopra l'ingresso della Chiesa
(foto di Antonio Figari)


Una delle Formelle raffiguranti le Storie della Vita della vergine opera dello Schiaffino, del Cacciatori e del Traverso
(foto di Antonio Figari)



La Chiesa è attualmente aperta il sabato pomeriggio grazie a volontari che saranno lieti di illustrarVi le bellezze di questo monumento, tesoro purtroppo poco conosciuto dei vicoli di Genova. 


30. San Paolo

La Chiesa di San Paolo sorgeva anticamente in Campetto. Questa parrocchia gentilizia fu fatta erigere da Simone Camilla nel 1216; successivamente ceduta ai religiosi regolari di San Paolo, i Padri Barnabiti, rimase dell'Ordine fino al 1798 quando, come accadde anche  negli altri ordini religiosi, questa chiesa fu espropriata e  venne trasformata in un teatro popolare nel 1813. Esso era chiamato "da Campetto" ed ospitava spettacoli di prosa, marionette e saltinbanchi. La storia di detto teatro la trovate al paragrafo 4 nella pagina de "i TEATRI storici".


31. Santa Maria delle Vigne

a. La Chiesa


Il Campanile e la Cupola della Chiesa di Santa Maria delle Vigne viste da palazzo Francesco Maria Doria
(foto di Antonio Figari)


L'interno della Chiesa di Santa Maria delle Vigne
(foto di Antonio Figari)



ralci e viti incastonati nello splendido pavimento policromo di Santa Maria delle Vigne
(foto di Antonio Figari)

I tralci e le viti scolpiti nel marmo dell'altare maggiore di Santa Maria delle Vigne
(foto di Antonio Figari)




b. Il chiostro

Il chiostro adiacente alla Basilica dell Vigne è ad essa collegato da un passaggio soprelevato che passa dentro il campanile.
Secondo le più antiche fonti storiche, esso fu edificato intono al 1025.
Antica dimora dei canonici della Basilica, e tuttora loro dimora, conserva ancora l'originaria forma quadrata, con colonne e capitelli di pietra nera, tipica del territorio genovese, benchè nei secoli alcuni archi vennero murati per ricavare spazi chiusi.
Per visitarlo, Vi basta percorrere la via laterale alla Basilica delle Vigne e, poco prima dell'arco che sostiene il campanile, troverete il suo ingresso.

Uno scorcio del Chiostro delle Vigne
(Foto di Antonio Figari)

Un altro scorcio del Chiostro delle Vigne
(foto di Antonio Figari)


Uno dei capitelli neri del Chiostro delle Vigne
(foto di Antonio Figari)






32. San Pietro in Banchi

La facciata dipinta della Chiesa di San Pietro in Banchi
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa di San Pietro in Banchi ha avuto una vita piuttosto movimentata, potremmo quasi dire che ha vissuto più vite.
Essa venne eretta nel 862 d.C. su preesistente edificio di culto pagano dal chierico Agostino il quale volle donarla ai monaci benedettini del Monastero di San Colombano.
Detta di San Pietro della Porta, sorgeva lungo le mura accanto all'omonima Porta lungo l'asse nord sud e non est ovest come oggi e più adiacente all'odierno archivolto delle Cinque Lampadi. Recenti indagini archeologiche hanno riportato alla luce nella vicina Piazza de Marini, che sorge dietro l'odierna abside,  antichi moli cittadini: ciò significa che la prima Chiesa di San Pietro in Banchi aveva la sua facciata rivolta a sud a pochi passi dal mare.
Nel 1398 un rovinoso incendio, avvenuto durante uno scontro cittadino tra guelfi e ghibellini,  segnò l'inizio del suo declino e l'allontanamento dei frati benedettini: dopo averla riparata infatti si continuò a celebrar Messa solo fino verso la fine del XV secolo quando la Chiesa, oramai in rovina, venne demolita e al suo posto venne eretto un palazzo dalla nobile famiglia dei Lomellini.
Nel 1579 a seguito del Voto dei Genovesi durante l'epidemia della peste il Senato della Repubblica decise di ricostruire l'antica Chiesa.
La sua costruzione iniziò nel 1581 per concludersi nel 1585: il lavoro fu affidato a Taddeo Carlone e dopo la sua morte al suo allievo Daniele Casella.
La particolarità di questo progetto è nella sua struttura: invece di demolire del tutto il palazzo Lomellini che ivi sorgeva, si decise di risparmiare il piano terreno dove furono sistemate alcune botteghe. La nuova Chiesa venne innalzata quindi al piano superiore e proprio la vendita e la locazione delle botteghe del piano stradale permisero di finanziare il suo completamento. E se a qualcuno di Voi la cosa farà storcere il naso ricordando Gesù e le Sua cacciata dei mercanti dal Tempio, ricordate che qui le botteghe non sono nel Tempio, ma sotto di esso!?!
Una  scenografica scala, luogo in cui trovò la morte il musicista Stradella, il fantasma del quale ancora si aggira in Banchi (trovate la sua storia nella pagina de "i FANTASMI di GENOVA" al paragrafo 12), congiunge la piazza alla Chiesa. 
Gli splendidi stucchi degli interni con le storie della Passione di Cristo risalgono al 1603 e sono opera di Marcello Sparzo e Raffaele Storace. I quattro spicchi della cupola con gli evangelisti sono stati dipinti da Paolo Gerolamo Piola , figlio di Domenico. Le statue di marmo delle cappelle laterali sono state scolpite da Carlone e Casella, i due architetti che progettarono la Chiesa. 

La volta della Chiesa di San Pietro in Banchi con le figure dei quattro evangelisti opera di Paolo Gerolamo Piola
(foto di Antonio Figari)

Gli stucchi dell'abside della Chiesa di San Pietro in banchi
(foto di Antonio Figari)


Due delle statue che adornano gli altari laterali della Chiesa di San Pietro in Banchi
(foto di Antonio Figari)



La travagliata storia di questa Chiesa e della sua rovina e ricostruzione continua: i bombardamenti del 15 novembre 1942 sventrano in parte la facciata e la navata centrale di San Pietro in Banchi. 


La Chiesa di San Pietro in Banchi dopo i pesanti bombardamenti del 15 novembre 1942 
Oggi essa, dopo accurati restauri, ha ritrovato il suo antico splendore e grazie a volontari è aperta al pubblico.
San Pietro in Banchi però non si limita ad essere una meravigliosa Chiesa: questo Tempio infatti conserva anche una parte non accessibile al pubblico che presto Vi porterò a visitare.


33. San Marco al Molo

Le Mura della Marinella sulle quali si appoggia la Chiesa di San Marco
(foto di Antonio Figari)


34. San Giorgio

Le linee sinuose della facciata di San Giorgio
(foto di Antonio Figari)

35. San Torpete

La facciata di San Torpete
(foto di Antonio Figari)

La facciata di San Torpete vista da Via di Canneto il Curto
(foto di Antonio Figari)

 
36. Santi Cosma e Damiano

a. La Chiesa

Situata alle pendici dell'antico Castello cittadino, la Chiesa dedicata ai due Santi Cosma e Damiano, fratelli medici martirizzati nell'antica regione delle Cilicia (nell'odierna Siria) nel 287 d.C. sotto l'Impero di Diocleziano, è una delle più antiche di Genova.

La tradizione vuole che essa sorga su di un precedente oratorio dedicato ai due Santi. Il primo documento che parla della Chiesa risale al 21 luglio 1049.
La Chiesa fu in un primo momento dedicata a San Damiano, le cui reliquie, ancora qui conservate, furono portate in questo luogo da Costantinopoli da Enrico Mallone e Nicolò Spinola. Solo nel 1304 al titolo di San Damiano fu aggiunto quello di San Cosma.
Essa, piccola e nascosta in una piazzetta raggiungibile attraverso da tre punti ma sempre attraverso stretti vicoli, è un gioiello dell'arte romanica: l'esterno è caratterizzata da una facciata a capanna nella quale si aprono alcune tombe ad arco a sesto acuto, mentre l'interno, suddiviso in tre navate è caratterizzato dalla scura pietra di promontorio che nelle colonne si intervalla al bianco marmo e ai mattoni delle arcate. Spoglia, semplice e raccolta è una delle Chiese che preferisco di tutto il centro storico di Genova.
Il bombardamento francese del 1684 distrusse il tetto e il chiostro, quest'ultimo mai più ricostruito.
Il campanile ottagonale è visibile dal vico dietro la Chiesa chiamato Vico dietro il Coro di San Cosimo.

Le colonne bicrome della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano
(foto di Antonio Figari)

L'abside in pietra nera di promontorio della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano
(foto di Antonio Figari)



b. Il teschio, le tibie incrociate ed il mistero del Jolly Roger

Camminando lungo le navate della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, invece di alzar lo sguardo e perdervi nella bellezza delle colonne bicrome e degli antichi muri perimetrali abbassate lo sguardo e cercate per terra il teschio e le due tibie incrociate, il simbolo di quella che diventerà la bandiera dei pirati. Perché esso è disegnato qui per terra? Mi direte, simboleggia che in quel punto vi è una sepoltura. Ebbene, il discorso in realtà è un pò più complicato e misterioso. Un giorno Ve ne parlerò.


c. Il Santo nel chiostro sparito

In Vico dietro il coro di San Cosimo, sul muro della Chiesa dedicata ai due santi medici Cosma e Damiano, vi è una lastra marmorea raffigurante un Santo al centro in un tondo e due angioletti ai lati. In questo punto sorgeva il chiostro dell'omonima chiesa andato distrutto durante i pesantissimi bombardamenti del Re Sole nel 1684 ed il Santo raffigurato nel tondo fu sicuramente un ospite che qui dimorò.
I recenti restauri alla Chiesa hanno ridato splendore alla facciata ed ai muri che la circondano ed in particolare a questo clipeo rinascimentale sorretto da due angeli nascosto per secoli nel buio di questo vicolo.

(foto di Antonio Figari)




37. Santa Maria delle Grazie

Il campanile di Santa Maria delle Grazie quasi invisibile alla vista  poiché divenuto parte di un palazzo
(foto di Antonio Figari)




38. Santa Maria di Castello

a. La Chiesa


La facciata di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa ed il complesso monastico ad essa attiguo sorgono su quello che gli storici identificano come il luogo del più antico insediamento cittadino, detto "castrum" data la presenza di fortificazioni preromane, poi romane e bizantine.
La Chiesa viene innalzata da maestranza antelamiche nel XII secolo utilizzando molti materiali di recupero di epoca romana già presenti in loco come l'architrave del portone principale con foglie e grifi ed all'interno le monumentali colonne di granito ed i capitelli delle stesse, tutti pezzi risalenti al III secolo d.C..

L'interno della Chiesa di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)


All'interno della Chiesa Vi sono splendidi altari alla cui erezione contribuirono le più ricche famiglie nobiliari genovesi e per la descrizione accurata dei quali Vi rimando al sito www.santamariadicastello.it. Segnalo in particolare nella navata destra la Cappella Botto e la vicina cappella di San Biagio che conservano antichi laggioni di origine moresca affiancati da laggioni italiani (trovate le immagini e un approfondimento nella pagina de "i RISSEU ed i LAGGIONI della SUPERBA").
Tra le meraviglie che questa Chiesa nasconde una è stata di recente riportata alla luce: restaurando infatti la cappella di San Vincenzo Ferrer, la seconda cappella a sinistra, ci si è accorti che una finta porta in realtà nascondeva un vano, uno stretto corridoio, che si frappone tra il muro dell'originaria cappella del XV secolo e il muro della cappella voluto nel Seicento dai Brignole. Alzando lo sguardo si notano ancora alcuni affreschi della volta raffiguranti foglie e arabesche risalenti alla prima edificazione di questa cappella e per terra sono stati ritrovati alcuni laggioni bianchi e verdi che sono stati riposizionati lungo la parete come erano un tempo.
La storia di questa cappella inizia nel 1480 quando essa viene concessa a Brancaleona Giustiniani. Il patronato passa a seguito di matrimonio ad Andrea Cicero, le cui figlie restaurano la cappella come documenta una lapide ritrovata nel vano nascosto. Nel 1606 la cappella viene concessa a Giulio Sale; i Brignole la ereditano e nel 1626-1628 la ingrandiscono e abbelliscono nascondendo il vano recentemente ritrovato.
La cappella passa quindi ai conti Alberti di Firenze. Il conte Egidio Gaslini Alberti, l'attuale patrono di questa cappella, ha  finanziato i restauri delle tele nel 2003-2004 e l'ultimo restauro che ha ridato luce a questa stanza nascosta.
Le meraviglie però non finiscono qui: scoperchiando la lapide al centro del pavimento sono state rinvenute, in mezzo a detriti, moltissime ossa. Sotto l'altare si cela una stanza centrale e quattro stanza laterali. Per il momento non sono visitabili ma quando lo saranno spero di andare e documentarvi il tutto. Le scoperte insomma non sono finite.
Ecco le foto:

La stretta intercapedine che separa l'originaria cappella da quella seicentesca
(foto di Antonio Figari)

Particolare dei laggioni che ricoprono parte della parete della cappella
(foto di Antonio Figari)

Il soffitto dipinto con motivi di foglie e arabesche
(foto di Antonio Figari)
Gli affreschi e la lapide dei Cicero
(foto di Antonio Figari)


La lapide dei Cicero e gli affreschi della volta visti dal basso
(foto di Antonio Figari)

Particolare degli affreschi
(foto di Antonio Figari)

Particolare degli affreschi e dei motivi di foglie
(foto di Antonio Figari)

La lapide in ricordo del restauro eseguito dai Cicero
(foto di Antonio Figari)


La lapide in ricordo dei restauri recentemente compiuti
(foto di Antonio Figari)




La lapide scoperchiata al centro della cappella
(foto di Antonio Figari)




L'interno delle stanze sotterranee della cappella, per ora ancora piene di detriti
(foto di Antonio Figari)



Lo splendido coro ligneo di forma circolare è antecedente alla costruzione dell'abside: esso era parte del vecchio edificio ed era a pianta quadrata. Con l'ingrandimento dell'edificio religioso il coro venne rimontato nella nuova posizione e ad esso venne dato la forma curvilinea che ancora oggi possiamo ammirare.

Curve e linee sembrano ripetersi all'infinito nel coro ligneo della Chiesa di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)


Una curiosità: se alzate lo sguardo, sopra la quarta e la quinta colonna della navata centrale lato destro, noterete piccoli (in realtà Vi sembreranno piccoli perché posti molto in alto ma non lo sono) tasselli bianchi incastonati nella scura pietra: essi sono epigrafi cufiche, risalenti ad un periodo anteriore all'anno Mille, portate a Genova nell' XI secolo e provenienti dal nord Africa. Il cufico è un tipo di grafia araba chiamato così perché legato all'antica città sulle rive dell'Eufrate chiamata Cufa. Queste epigrafi incastonate in Santa Maria di Castello riportano alcuni versetti coranici sulla creazione del mondo e si dice che una delle due sia stata murata appositamente al contrario. Se conoscete il cufico e Vi va di leggerle o siete semplicemente curiosi di verderle più da vicino, tra il primo ed il secondo altare c'è un calco delle stesse.


b. La sacrestia

Essa rappresenta un tipico esempio di sacrestia settecentesca genovese con splendidi armadi in noce, opera di Stefano Porcile. 

Appena entrati sulla sinistra noterete un gruppo ligneo raffigurante la Madonna con Bambino e San Bernardo: esso, acquistato dai Domenicani nel 1884, proviene dal distrutto Oratorio di Santa Maria, San Bernardo e i SS. Re Magi, una volta sito a fianco della Chiesa Di Santa Maria in Passione (trovate la storia di questo oratorio e le immagini di questo gruppo scultoreo nella pagina dedicata a "gli ORATORI e le CASACCE"). 
Sulla parete in fondo della sacrestia vi è una pala d'altare raffigurante "San Sebastiano" di Giuseppe Palmieri.

La sacrestia della Chiesa di Santa Maria di Castello
(foto di antonio Figari)


Un'altra immagine della sacrestia di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)



c. I chiostri e l'orto conventuale

Il complesso di Santa Maria di Castello comprende tra le sue mura più di un chiostro, ne sapete il numero esatto? 
Qui di seguito una breve descrizione di ognuno di essi e le foto di quelli che sono riuscito a visitare.


c.1. Il chiostro romanico della Collegiata

Risalente alla metà del XI secolo esso, il chiostro più antico e più ad ovest del complesso di Santa Maria di Castello è oggi inglobato in un caseggiato di cui forma il cortile interno.

Di esso si conservano alcune splendide colonne inglobate nei muri del moderno edificio.


c.2. Il primo chiostro


Costruito tra 1445 ed il 1452 esso è oggi tamponato e il lato nord forma un lungo corridoio che porta al secondo chiostro del complesso.
Tra il chiostro della Collegiata e il primo chiostro vi era l'antica infermeria poi divenuto dormitorio.
Il lato sud di questo chiostro invece ospitava il grande refettorio, la cucina ed al primo piano il dormitorio.

Colonne e volte a crociera del primo chiostro di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)



c.3. Il secondo Chiostro

Coevo al primo chiostro esso sorge su preesistenti case medievali demolite per far posto a questo.
E' il chiostro più conosciuto poiché al primo piano conserva la splendida Loggia dell'Annunciazione.
In questo chiostro vi era la sala capitolare, la biblioteca, la "spetiaria" del convento ed i parlatori. 

Il secondo chiostro di Santa Maria di Castello
(Foto di Antonio Figari)


Un'altra immagine del secondo chiostro di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)


La Loggia dell'Annunciazione ed i suoi meravigliosi affreschi
(foto di Antonio Figari)


L'affresco dell'Annunciazione di Giusto di Ravensburg, firmato e datato 1451
(foto di Antonio Figari)


c.4. L'orto conventuale

L'antico orto conventuale conserva ancora oggi alberi da frutta e da esso si gode una splendida vista della cupola e del campanile di Santa Maria di Castello.

L'orto conventuale
(foto di Antonio Figari)

Particolare degli archi nell'orto conventuale
(Foto di Antonio Figari)




c.5. Il chiostrino

Il più piccolo chiostro del complesso di Santa Maria di Castello, detto "chiostrino", conserva splendide colonne e capitelli di recupero.  

Il "Chiostrino" di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)
Particolare del "Chiostrino" di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)


c.6. Il terzo chiostro

Costruito tra il 1492 ed il 1513 esso conserva tutto il suo splendore; al primo piano vi sono tracce di affreschi. Nel cortile interno vi è un piccolo pozzo.
Questo chiostro è chiuso al pubblico e non visitabile. Tuttavia, essendo una residenza universitaria non è difficile entrarvi.

Il terzo chiostro di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)

Le colonne al piano superiore nel terzo chiostro di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)


d. Le cisterne


Il complesso di Santa Maria di Castello era fornito di un sistema di grandi cisterne per la raccolta delle acque piovane.

Ve ne era una sotto il primo chiostro, una seconda sotto il coro della Chiesa e una terza, con accanto altre due piccole, sotto il terzo chiostro.
La grande cisterna sotto il coro della Chiesa è tuttora esistente anche se non aperta al pubblico: vi si accede da una porticina che si trova nel piccolo passaggio che dalla sacrestia porta al coro. Una freccia dipinta sul muro accanto alla porticina e con la punta rivolta verso al stessa (del tutto simile a quelle che si trovano ancora sui muri della città e di cui avete esempi ed immagini nel paragrafo dedicato a "le pietre salvifiche della seconda guerra mondiale" nella pagina de "le PIETRE parlanti") indica che questa cisterna era usata durante la Seconda Guerra Mondiale come rifugio antiaereo. 
Anche la cisterna sotto il terzo chiostro si è conservata fino i giorni nostri ed è divenuta, dopo un attento restauro, una sala per ospitare eventi: ad essa si accede dall'orto conventuale.
Costruita nel IX secolo d.C., questa grande cisterna fu realizzata con materiali di recupero come ci testimoniano i due frammenti di colonna con capitello romano e la colonna in marmo cipollino sormontata da un singolare e unico nel suo genere capitello: creduto fenicio, per la particolare forma, oggi in realtà si pensa sia la base di una colonna romana utilizzata a mò di capitello.
Sopra di essa fu costruita nella seconda metà XV secolo l'infermeria e alla fine dello stesso secolo lo splendido terzo chiostro di cui Vi ho parlato poco sopra. 

Un'immagine della cisterna di Santa Maria di Castello
(foto di Antonio Figari)

La colonna romana composta da due frammenti di recupero
(foto di Antonio Figari)


Il capitello creduto fenicio, in realtà base di una colonna romana
(foto di Antonio Figari)

e. Le sale del Museo

Il complesso di Santa Maria di Castello, grazie ai volontari, è visitabile tutti i giorni.
La visita comprende, oltre alla Chiesa, la sacrestia, l'orto conventuale, la cisterna, il secondo chiostro con la Loggia dell'Annunciazione e al piano superiore la Cappella Grimaldi, anche altre stanze meno conosciute ma molto suggestive e che Vi consiglio di andare a scoprire.
Alla destra della sacrestia per esempio una stanza conserva antichi capitelli, splendidi paramenti sacri, le due bandiere turche portate a Genova dopo la battaglia di Lepanto (di cui trovate storia e immagini nella pagina de "le PIETRE parlanti"), uno splendido portale, una Madonna del Maragliano e la splendida pala d'altare di Ognissanti di Ludovico Brea datata 1513.
Al primo piano invece una piccola sala conserva moltissimi reliquiari tra qui uno che conserva reliquie di San Giovanni Battista.
E le meraviglie non sono finite, ci sono molte altri tesori che Vi aspettano: insomma, questo complesso ha tantissimi segreti da scoprire e merita sicuramente una visita approfondita.
Presto pubblicherò altre foto.


39. Santa Maria in Passione

Una delle chiese che mi più affascina nei vicoli di Genova è quella dedicata a Santa Maria in Passione. 

Purtroppo l'ultimo conflitto mondiale ha gravemente danneggiato questa Chiesa ed il vicino complesso conventuale. 
Nonostante tutto il senso di tristezza al pensiero dell'aver perduto un così bel monumento mi piace passar di qui ad ammirar  il campanile, le mura e gli stucchi che sono resistiti alla guerra ed al tempo.

In questa immagine del 1943 in primo piano il distrutto Oratorio di Santa Maria, San Bernardo e dei Re Magi (di cui trovate la storia nella pagina de "gli ORATORI e le CASACCE") e sulla destra la Chiesa di Santa Maria in Passione ancora parzialmente in piedi.


In questa immagine l'interno della Chiesa di Santa Maria in Passione dopo i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale


I resti della facciata di Santa Maria in Passione
(foto di Antonio Figari)


L'interno della Chiesa di Santa Maria in Passione
(foto di Antonio Figari)


I resti degli stucchi di Santa Maria in Passione
(foto di Antonio Figari)


Antica immagine dell'altare di Santa Maria in Passione
(foto di Antonio Figari)


Affesco di Domenico Piola raffigurante Mosè staccato da Santa Maria in Passione ed oggi conservato nel Museo di Sant'Agostino (lo notate nella foto sopra nella sua originaria posizione nella parte sinistra dell'altare)
(foto di Antonio Figari)



Resti di affreschi ancora visibili nell'altare laterale di Santa Maria in Passione
(foto di Antonio Figari)


Particolare degli affreschi ancora visibili nell'altare laterale di Santa Maria in Passione
(foto di Antonio Figari)


Il cielo blu al posto del soffitto nella Chiesa di Santa Maria in Passione
(foto di Antonio Figari)


Il campanile di Santa Maria in Passione visto da Stradone Sant'Agostino
(foto di Antonio Figari)


40. Santa Maria delle Grazie la Nuova

a. Il Monastero
La facciata del monastero di Santa Maria delle Grazie la Nuova
(foto di Antonio Figari)


Un antico palazzo in Piazza Santa Maria in Passione con una bella facciata dipinta nasconde al suo interno un complesso conventuale meraviglioso, uno dei tanti tesori nascosti della Superba, il monastero di Santa Maria delle Grazie la Nuova.
Nato alla metà del XV secolo in una zona che ospitò prima un antico insediamento preromano, poi cittadella fortificata degli Embriaci (il complesso ingloba parte di una torre ancora visibile, la cui storia è narrata nella pagine de "le TORRI di GENOVA", paragrafo de "La seconda Torre degli Embriaci"), in seguito sede di varie botteghe durante il Medio Evo, come testimoniano vari ritrovamenti archeologici, questo convento ospitò le Canonichesse Lateranensi, religiose che seguivano la "regola" di Sant'Agostino.
Esse qui rimasero fino alle soppressioni napoleoniche, che fecero sì che il complesso conventuale si trasformasse in edificio per l'alloggiamento delle truppe con la suddivisione in appartamenti. Anche la Chiesa perdette la sua funzione sacra e venne utilizzata per i più disparati usi: deposito per il legname, teatro ed infine palestra per la boxe, utilizzo che andrà avanti fino alla seconda metà del XX secolo.
Questo complesso, oggi sede della "Casa Paganini", è stato sottoposto ad un profondo restauro nei primi anni del XXI secolo che gli ha donato di nuovo l'antico splendore.
La Chiesa, oggi utilizzata come auditorium, conserva splendidi affreschi del XVII secolo opera di Giovanni Andrea Carlone e nel presbiterio affreschi di Bernardo  e Valerio Castello.

La volta della Chiesa nel complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie la Nuova
(foto di Antonio Figari)

La piccola cappella alla sinistra della Chiesa, oggi stanza d'ingresso della Casa Paganini, conserva affreschi di Jacopo Antonio Boni, stucchi rococò e due ovali raffiguranti Santa Caterina Fieschi Adorno e Battistina Vernazza, figlia di Ettore, grande filantropo genovese fondatore dell'Ospedale degli Incurabili (di cui trovate la storia nella pagina de "gli EDIFICI pubblici").
Superato un altro ambiente si arriva alla scala che conduce al piano superiore: la prima stanza è decorata con affreschi secenteschi raffiguranti paesaggi immaginari che ricoprono quasi del tutto più antichi decori, la seconda stanza conserva invece affreschi quattrocenteschi e volte a crociera e in un angolo è visibile e ancora affrescato sotto il pavimento il punto dove correva l'antica scala.
Si giunge infine al Coro delle Monache, gravemente danneggiato dai bombardamenti del Re Sole e decorato di nuovo a partire del 1686 dal quale si ha una splendida visuale sulla Chiesa.
Questo complesso è visitabile al pubblico su appuntamento, il lunedì ed il mercoledì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.  


b. L'Educandato o Scuola per nobili fanciulle

Quello che oggi si presenta come un grosso e in parte anonimo palazzo che per perimetro ha Vico Vegetti, Salita Mascherona, Via Mascherona e Vico Alabardieri nasce come Educandato o Scuola per nobili fanciulle costruito nel 1623 per volontà delle monache del vicino convento di Santa Maria delle Grazie la Nuova.
Il grande edificio si eleva da Piazza San Bernardo fino all'altezza del Monastero delle Grazie  con il quale si congiunge con un passaggio sopraelevato su Via Mascherona ancora presente.
Nel 1798, epoca buia per gli edifici religiosi, viene confiscato da Napoleone e trasformato in una caserma.
Viene costruita la torre all'angolo tra Vico Vegetti e Salita Mascherona all'epoca svettante sopra l'edificio, oggi è invece inglobata e alta come il resto del palazzo: in essa  trovano posto gli alabardieri. 
L'Educandato, persa la sua funzione scolastica, viene diviso in appartamenti e nel ventesimo secolo sopraelevato fino a giungere all'altezza della torre che oggi non è più rintracciabile .
Tuttavia, tracce antiche si ritrovano ancora lungo il muro perimetrale, dove gli ultimi restauri hanno "tirato fuori" le antiche pietre e nell'interno dove sono molti gli elementi che sono sopravvissuti alle trasformazioni dei secoli: l'antico scalone con le sue splendide colonne di marmo e  le grandi volte a crociera, i grandi camini, tipici dei  più bei palazzi dei vicoli, e il passaggio sopraelevato sopra Via Mascherona, ma non solo... 

La mole del palazzo all'angolo tra Vico Vegetti e Vico Alabardieri
(foto di Antonio Figari)

Particolare dei muri perimetrali dell'Educandato su Vico Alabardieri
(foto di Antonio Figari)




Lo scalone e la luce che filtra dal cortile
(foto di Antonio Figari)

Lo scalone dell'Educandato e una splendida volta a crociera
(foto di Antonio Figari)

Una volta a crociera, una delle tante antiche tracce ancora visibili nell'Educandato
(foto di Antonio Figari)


Il Cortile, i grandi camini e sullo sfondo, rosa, la sagoma del Convento di Santa Maria delle Grazie la Nuova
(foto di Antonio Figari)

All'angolo dell'edificio tra Vico Vegetti e Vico Alabardieri infatti vi è un ristorante "La Taverna degli Alabardieri" che conserva tracce di quello che fu prima luogo di ritrovo degli alabardieri, poi refettorio dell'Educandato, infine panificio nell'ottocento: al suo interno  si trova ancora il pavimento in cotto originale, il vecchio forno, le volte a crociera ed infine la cisterna del palazzo che ha una altezza di dodici metri.



41. Santa Croce

La Chiesa di Santa Croce sorgeva in cima all'omonima salita, poco distante dal Complesso di San Silvestro. Anche se non più esistente qualcosa è rimasto di questa antico tempio cristiano. Un giorno VI posterò le foto.


42. San Silvestro

a. La Chiesa

La Chiesa di San Silvestro è una delle più gravi perdite causate dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La sua posizione dominante sul colle di Castello certo non aiutarono questo splendido complesso a rimanere immune dalle bombe britanniche.
Un giorno Ve ne racconterò la storia, per il momento eccoVi qualche foto di ciò che restava dopo il 1943.














Muro interno e parte di una scala della cosiddetta "Casa del Vescovo", una delle parti più antiche del complesso di San Silvestro
(foto di Antonio Figari)
 
b. Il chiostro

Come dicevo, ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale non si è salvato quasi nulla del complesso di San Silvestro, oggi sede della Facoltà di Architettura.
Il chiostro, ricostruito, è oggi utilizzato dagli studenti della Facoltà come luogo di ricreazione.


(foto di Antonio Figari)



43. San Salvatore

La facciata di San Salvatore parzialmente baciata del sole
(foto di Antonio Figari)

Particolare della facciata di San Salvatore con la dedica al Santo
(foto di Antonio Figari)


L'interno di San Salvatore, oggi aula magna della Facoltà di Architettura di Genova, conserva ancora  stucchi ed altari dell'antica Chiesa
(foto di Antonio Figari)




44. Sant'Agostino

a. La Chiesa

La facciata di Sant'Agostino
(foto di Antonio Figari)
 

La chiesa ed il campanile di Sant'Agostino visti dalla cima di Torre Maruffo
(foto di Antonio Figari)



b. I chiostri

Il complesso di Sant'Agostino, oggi divenuto Museo della scultura genovese, conserva al suo interno due chiostri.
Il primo, triangolare, unico nella sua forma a Genova, venne costruito in un periodo coevo alla Chiesa nel XIII secolo: colonne a fasce bianco e nere, marmo e pietra, sostengono capitelli di forma cubica. Per visitarlo Vi basta varcar l'ingresso del complesso da piazza Sant'Agostino: non essendo inserito nel percorso museale la sua visita è gratuita.
Il secondo, di forma quadrata, risale al seicento e venne edificato nell'area degli orti del complesso monastico: per poterlo visitare dovete entrar nel Museo.
Mentre il chiostro triangolare ha subito solo lievi danni nella Seconda Guerra Mondiale e dopo il conflitto venne solo restaurato, il secondo chiostro fu completamente ricostruito a causa dei pesanti danni subiti.

Il chiostro triangolare
(Foto di Antonio Figari)

Il chiostro triangolare e il campanile maiolicato
(Foto di Antonio Figari)




Il chiostro quadrato
(foto di Antonio Figari)



45. Madre di Dio

La Chiesa di Madre di Dio Vista dal Ponte di Carignano
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa della Madre di Dio
(foto di Antonio Figari)


La facciata ed il portale della Chiesa della Madre di Dio
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa della Madre di Dio viene solennemente aperta al culto nel 1682 dopo il lungo peregrinare dei Padri di Maria per le Chiese della città di Genova.
Due anni dopo tuttavia i bombardamenti della flotta del Re Sole radono quasi al suolo l'intero edificio.
Nel 1689 la chiesa è di nuovo in piedi...
(...continua)




46. Santa Maria Dei Servi

La Chiesa di Santa Maria dei Servi sorgeva sulla montagnola detta "dei servi", poco sotto il Colle e nei pressi di Via Madre di Dio. Come tutti gli edifici di questa zona anche questo non venne risparmiato dalla furia distruttrice delle ruspe che nella seconda metà del Novecento distrussero questa piccola ma preziosa porzione dei vicoli di Genova.

Alcuni capolavori di questa Chiesa ed il Titolo vennero trasferiti nel quartiere della Foce dove ancora oggi esiste, in Via Cecchi, una Chiesa moderna che porta il suo nome con all'interno alcune opere dell'antico tempio.


47. Santa Maria Assunta

Le torri e la cupola di Santa Maria Assunta
(foto di Antonio Figari)

La cupola di Santa Maria Assunta
(foto di Antonio Figari)


Santa Maria Assunta
(foto di Antonio Figari)


Il cartiglio marmoreo sopra l'ingresso della Chiesa di Santa Maria Assunta
(foto di Antonio Figari)


Il Porto e i vicoli visti dalla Cupola di Santa Maria Assunta
(foto di Antonio Figari)



48. Santa Maria in Via Lata

La facciata della Chiesa di Santa Maria in Via Lata
(foto di Antonio Figari)

La bicromia e la perfetta simmetria della facciata della Chiesa di Santa Maria in Via Lata
(foto di Antonio Figari)

Costruita in forme gotiche nel 1336 conserva ancora la splendida facciata a strisce bianco e blu, il portale con le sue strombature e i capitelli magnificamente decorati, ed il rosone.
All'epoca della sua costruzione essa dominava il Colle di Carignano accanto al Palazzo Fieschi. Quest'ultimo fu abbattuto dai Doria nel 1547 dopo che fu scoperta e sventata la cosiddetta "congiura dei Fieschi",    il tentativo di Giovanni Luigi Fieschi di attentare alla vita  dell'ammiraglio Andrea Doria. La Chiesa venne per fortuna risparmiata dalla vendetta ma non da un lento declino che la portò a divenire nel 1858 una falegnameria.
Nel 1911 fu acquistata dalla Confraternita dei Santi Antonio Abate e Paolo I Eremita come ci ricorda ancora una piccola placca inserita nel portone d'ingresso.
Gravemente danneggiata nei pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fu oggetto di un prezioso restauro portato avanti dalla Soprintendenza per i Beni Culturali a partire dal 1981.
Mentre Vi scrivo è sede di un laboratorio di restauro che spero presto di visitare per potervi mostrare la bellezza che ancora conserva l'interno di Santa Maria in Via Lata: esso infatti sormontato da tre capriate in legno conserva ancora alcuni affreschi e l'abside quadrato sormontato da una volta a crociera.

Gli splendidi capitelli di Santa Maria in Via Lata
(foto di Antonio Figari)

La volta con i quattro Evangelisti in Santa Maria in Via Lata
(foto di Antonio Figari)




49. Santa Margherita della Rocchetta

In cima all'antica "erta dei sassi" (oggi in parte ancora esistente e chiamata "Salita dei Sassi"), antica "creuza" che collegava il colle di Carignano al Borgo dei Lanaiuoli ed al quartiere della Marina, vi era una Chiesa con annesso Monastero chiamata Santa Margherita della Rocchetta o Monastero della Rocca poiché sorgeva sopra le rocce del Colle di Carignano, su quel pianoro detto Montagnola dei Servi, ricco di orti e piccoli campi coltivati, poco distante da dove i Sauli nel XVI secolo edificheranno la cosiddetta Basilica di Carignano (Santa Maria Assunta).

Oggi più nulla rimane di questa antico edificio e la sua memoria è affidata ai vecchi libri che ne parlano e a disegni come quello di Pasquale Domenico Cambiaso.


Pasquale Domenico Cambiaso, Chiesa di Santa Margherita


50. San Giacomo Maggiore

Edificata nel 1154 per volere di Ansaldo Spinola che la volle quale chiesa gentilizia per la sua famiglia fu chiusa nel 1890 perché inagibile. Venduta al Comune fu demolita nel 1905 per far posto al Poggio della Giovane Italia: un altro piccolo pezzo di Genova sacrificato del quale ci rimangono purtroppo solo alcune immagini.



Antica immagine di J. Neer del 1904 della Chiesa di San Giacomo Maggiore

51. Santa Chiara

Il Monastero di Santa Chiara, di cui oggi nulla rimane se non la memoria nel nome della Via (Mura di Santa Chiara) e in qualche foto ottocentesca, sorgeva in un terreno compreso tra le odierne Via Silvio Pellico, Mura di Santa Chiara, Via Corsica e Via Ilva.



52. Sant'Ignazio

Il complesso di Sant'Ignazio, oggi sede dell'Archivio di Stato, si trova in Piazza San Leonardo, poco distante dalla Chiesa di Santa Maria in Via Lata ed il Convento di San Leonardo.

Nato come villa signorile nel '400 per i Franceschi, ed edificato su preesistente edificio medievale, esso fu acquistato nel 1659 dai Gesuiti che ne fecero sede del proprio Noviziato a Genova.
Passato nel 1773 alle Monache Agostiniane fu successivamente trasformato in caserma nel 1810.
Gravemente danneggiato dalla Seconda Guerra Mondiale fu nei primi anni del 2000 restaurato ed adibito a sede dell'Archivio di Stato.
Merita una visita il salone del complesso con lo splendido affresco del Semino raffigurante "Il ratto delle Sabine", oggi aula di lettura dell'Archivio e accessibile al pubblico.


53. San Leonardo

Il Convento di San Leonardo, ubicato nell'omonima piazza a pochi passi da Sant'Ignazio e Santa Maria in Via Lata, fu fondato nel 1317 da Leonardo Fieschi, vescovo di Catania.

Costruito per l'Ordine delle Clarisse, il Fieschi volle che fossero riservate alle fanciulle della sua casata fino a dodici posti nel convento.
Abbellito nei secoli da opere d'arte di famosi pittori come Domenico Piola e Lorenzo De Ferrari, nel 1798 divenne Caserma e tuttora mantiene questa destinazione essendo qui ospitato il Nucleo Tecnico del 1° Reparto Infrastrutture dell'Esercito Italiano.
Proprio per la sua destinazione d'uso questo complesso è difficilmente visitabile.


54. Santo Stefano

La facciata ed il campanile della Chiesa di Santo Stefano
(foto di Antonio Figari)


La cripta ed i fiori del Sepolcro del 2013
(foto di Antonio Figari)


55. N.S. della Guardia o Santo Stefano Nuova


Antica cartolina della Chiesa di Santo Stefano Nuova

Questa Chiesa venne innalzata nel 1904 sotto la direzione dell'Ing. Cesare Galliano e del Cav. Uff. Ing. Cesare Barontini, accanto alla vecchia Chiesa di Santo Stefano. 
Essa si presentava con uno stile romanico che voleva riprendere le forme dell'antico tempio. Il rosone in facciata, le finestre lungo le navate e le cinque grandi vetrate del coro erano impreziosite da vetri istoriati. Essa venne inaugurata nel 1908. Contemporaneamente alla sua inaugurazione venne chiusa la vecchia Chiesa di Santo Stefano che rimase interdetta al pubblico per 47 anni.
La Chiesa venne danneggiata il 17 gennaio 1912 dal crollo della navata sinistra della vecchia Chiesa di Santo Stefano. 
La Seconda Guerra Mondiale non risparmiò né la vecchia né la nuova Santo Stefano, ma mentre l'antico tempio venne ricostruito, il nuovo rimase solo un cumulo di macerie e solo le antiche foto dell'epoca possono darci un'idea di essa.
Il Cardinale Giuseppe Siri infatti, leggendo nel cuore dei genovesi tanto legati all'antica abbazia quanto poco al nuovo tempio, volle solo la ricostruzione dell'antica Chiesa che terminò nel 1955.
Ed è così che si conclude la storia della Chiesa che ebbe la più breve vita fra tutte quelle di Genova.


56. Santa Croce e San Camillo

La facciata, la cupola ed il campanile della Chiesa di San Camillo
(foto di Antonio Figari)

La Chiesa, una volta detta "Santa Croce in Portoria" dal nome dell'antico quartiere dove sorgeva, fu edificata dai Padri Camilliani, che ancora oggi officiano la Chiesa, i quali la vollero dedicare alla Santa Croce ed al fondatore del loro ordine, San Camillo de Lellis. La Chiesa ed il vicino convento furono qui edificati perchè attigui all'ospedale di Pammatone dove i Camilliani prestavano la loro pia opera a favore degli ammalati dell'ospedale.
Oggi essa rappresenta una delle poche opere sopravvissute dell'antico quartiere di Portoria mutilato prima dalla Seconda Guerra Mondiale, e poi dalle ruspe e dalla scelleratezza umana degli amministratori della Superba che vollero qui il nuovo e senz'anima quartiere di Piccapietra. Per fortuna sia la guerra, sia le successive trasformazioni urbanistiche, non hanno intaccato la Chiesa anche se oggi non è più presente il vicino convento dei Camilliani.
Il progetto dell'edificio, a croce greca, è di Carlo Muttone: esso venne inaugurato nel 1671 anche se la facciata fu stata completata solo undici anni dopo.
Entrando Vi ritroverete dinnanzi ai meravigliosi affreschi di epoca barocca di Gregorio De Ferrari raffiguranti "il trionfo della Croce". Il De Ferrari lavorò a questo splendido ciclo pittorico fino alla morte, passando poi la mano al figlio Lorenzo ed a Francesco Maria Costa.
Gregorio De Ferrari e un altro grande pittore genovese, Agostino Ratti, sono sepolti in questa Chiesa.

La cupola della Chiesa di Santa Croce e San Camillo
(foto di Antonio Figari)



57. Santissima Annunziata di Portoria (più conosciuta come "Santa Caterina di Portoria")

L'altare con l'urna con le spoglie di Santa Caterina Fieschi Adorno
(foto di Antonio Figari)


58. Santa Marta

Il campanile della Chiesa di Santa Marta
(foto di Antonio Figari)

a. La Chiesa

Il primo nucleo della Chiesa di Santa Marta e del contiguo convento risalgono al XVI Secolo: di questo periodo rimangono la Sala Capitolare attigua alla Chiesa e il Refettorio (a quest'ultimo, di recente scoperta, dedicherò un apposito paragrafo).
La Chiesa, nelle forme tipiche degli edifici religiosi all'interno dei monasteri femminili, a tre navate e con un grande coro sovrastante dove le religiose assistevano alla Messa, assume le forme attuali dal 1535.
Sarà poi nel secolo successivo che questa Chiesa vedrà l'incontro e il lavoro dei migliori fescanti del barocco genovese: troviamo infatti qui opere di Giovanni Battista Carlone, Valerio Castello, Domenico Piola, Lorenzo de Ferrari, Paolo Gerolamo Piola e Domenico Parodi.
Le tele degli altari sono altrettanto degne di nota, opera di artisti quali Domenico Fiasella e Carlo Giupeppe Ratti.
Opera di Filippo Parodi è la splendida statua marmorea di Santa Marta sull'altare maggiore.
Degno di nota, infine, il bel Crocifisso di Giovanni Battista Gaggini da Bissone.

b. Il Refettorio delle Monache

(...continua)
  


59. Santa Caterina a Luccoli

Salita Santa Caterina, la strada che collega Piazza Fontane Marose a Via Roma, deriva il suo nome dal Convento dedicato alla Santa che sorgeva lungo questa via.
Della Chiesa non rimane più nulla, il chiostro invece, inglobato negli edifici tra Salita Santa Caterina e Salita Di Negro, ha resistito ai secoli. 
Resti dell'antico convento sono ancora leggibili nelle strutture degli edifici che su di esso sono stati edificati.



60. Sant'Anna

(...continua)


61. San Bartolomeo degli Armeni  

Questa Chiesa fu fondata nel 1308 da due monaci basiliani, Martino di Segarizi e Guglielmo, provenienti dalla Montagna Nera (regione dell'Armenia che era stata invasa dai Turchi) e scampati alla distruzione del loro monastero, su un terreno a loro donato da Oberto Purpurerio, un commerciante che in questa zona suburbana possedeva dei terreni. Quest'utimo chiese in cambio che venisse celebrata in perpetuo una Messa in suffragio della sua anima (come ancora oggi ricorda una targa marmorea posta all'interno della Chiesa).
L'edificio, oggi inglobato in un palazzo, originariamente si presentava con una forma a pianta quadrata., 
Nella Chiesa è conservato il "Mandylion"...  
(...continua)


Il Mandylion conservato nella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni
(foto di Antonio Figari)

 
62. Santi Giacomo e Filippo

a. La Chiesa
La Chiesa di Santi Giacomo e Filippo dopo i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale

b. Il chiostro

Questo chiostro, come la chiesa adiacente al lato sud dello stesso, risale al XIII secolo. Fu Giovanni da Promontorio, nel 1224, a decidere di edificare in questo luogo alle pendici del colle di Multedo una piccola chiesetta dedicata a San Pellegrino. Successivamente le monache dell'Ordine di San Domenico, dopo aver richiesto all'Arcivescovo di Genova Gualtiero il permesso di fondare qui un monastero, iniziarono l'edificazione del complesso nel quale sorge il chiostro di cui Vi sto parlando. 

Il chiostro durante i lavori di restauro
(foto di Antonio Figari)

Altra immagine delle colonne del chiostro durante i lavori di restauro
(foto di Antonio Figari)

Se lo guardate bene noterete molte similitudini con il chiostro triangolare di Sant'Agostino, poco sopra descritto.
I due chiostri sono infatti coevi e speculari nei materiali e nelle forme: colonne a fasce bianco nere sovrastate da capitelli a forma cubica.
Il chiostro, in stato di abbandono dopo i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è stato oggi inglobato in un nuovo complesso abitativo.
Di particolare pregio la Sala Capitolare con affreschi attribuiti a Paolo Gerolamo Piola e Giacomo Boni eseguiti nei primi anni del diciottesimo secolo: essa è facilmente visitabile poichè vi è il salone clienti della sede di Genova del Gruppo Iren.




63. Nostra Signora della Misericordia

Questo convento delle Suore Brigidine, ricordato ancora nella toponomastica cittadina, Salita della Misericordia è infatti la strada che collega Via Carcassi a Via San Vincenzo, sorgeva dove oggi ha sede l'Istituto Nazionale Sordomuti in Via Santi Giacomo e Filippo. Di esso rimane ancora integra la Chiesa e parte dell'antico complesso che un giorno Vi porterò a visitare.


Il monastero di N.S. della Misericordia, oggi Istituto Nazionale Sordomuti
(foto di Antonio Figari)


64Nostra Signora del Rifugio o delle Brignoline

Il complesso monastico di Nostra Signora del Rifugio sorgeva nei pressi dell'attuale Stazione Brignole, che da questo monastero prende il suo nome, e proprio a causa della costruzione di quest'ultima fu abbattuto nel 1868. 

Il complesso monastico fu  costruito nel 1650 grazie alla benevolenza di Emanuele Brignole, grande benefattore genovese, noto ai più per esser stato il fondatore dell'Albergo dei Poveri, che con la sua generosità volle dare una sede definitiva all'istituto fondato da Virginia Centurione Bracelli che già nel 1631 aveva in zona un piccolo immobile in affitto.
I lavori della Metropolitana hanno ridato alla luce parte delle fondamenta di questo antico Monastero che sono ora visibili alla fermata delle Metro di Brignole.
Oggi la sede delle Brignoline è in Viale Virginia Centurione Bracelli nel quartiere di Marassi.


65. Santo Spirito (in Via San Vincenzo) 


Stucchi sono ancora presenti in quella che fu la Chiesa di Santo Spirito
(foto di Antonio Figari)
 

66. N.S. della Consolazione

a. La Chiesa


L'interno della Chiesa della Consolazione nel giorno del Venerdì Santo del 2010
(foto di Antonio Figari)



b. Il chiostro

Quello che oggi è il Mercato Orientale una volta era il chiostro annesso alla Chiesa di Nostra Signora della Consolazione ed al convento dei Padri Agostiniani.
Il chiostro, i cui lavori iniziarono nel 1699, non fu mai portato a termine.
Con delibera comunale del 21 ottobre 1893, fu decisa l'apertura del Mercato Orientale (a oriente del centro) riadattando la struttura e gli archi dell'antico chiostro.
Il mercato fu inaugurato il 1° maggio 1899 alla presenza del sindaco Francesco Pozzo.


Antica cartolina del mercato Orientale





67. San Vincenzo

Quello che oggi è il Circolo Ufficiali di Via San Vincenzo era un tempo la Chiesa di San Vincenzo Martire di cui conserva ancora le strutture architettoniche come si vede in foto
(foto di Antonio Figari)


68. Monastero della Pace

Questo Monastero non più esistente sorgeva nei pressi dell'attuale Via XX Settembre e la toponomastica, Via della Pace, ne ricorda ancora il nome e il luogo ove essa sorgeva.




69. San Barnaba

L'antica facciata di San Barnaba
(foto di Antonio Figari)


70. Santa Brigida

Un antico muro del complesso monasteriale di Santa Brigida e dietro, nascosta, una finestra di quella che fu l'antica chiesa gotica  di questo monastero
(foto di Antonio Figari)


Antichi archetti dietro quella che fu la Chiesa di Santa Brigida
(foto di Antonio Figari)




71. Santa Teresa

Sopra Piazza Acquaverde, sull'altura detta di Monte Galletto, a poco distanza tra loro, si svilupparono nei secoli tre conventi: uno di questi, nato nel 1635, è il Monastero delle Carmelitane Scalze, conosciuto dai più come Monastero di Santa Teresa dal nome della Santa, Teresa d'Avila, vissuta nel sedicesimo secolo, ispiratrice della Riforma dell'Ordine, a cui era dedicata la Chiesa all'interno del complesso monastico, e dalla quale prende il nome la salita che porta al convento, detta appunto Salita di Santa Teresa. Degli altri due conventi Vi parlerò nei seguenti paragrafi.

La struttura di questo monastero si sviluppa intorno ad grande cortile su tre lati, sul quale si aprivano le varie celle delle Carmelitane. Il quarto lato, quello che guarda a sud, è lasciato libero da costruzioni: un grande terrazzo permetteva, prima che moderne costruzioni ne ostacolassero la vista, di guardare il mare. Visto da lontano, l'intero complesso sembra quasi abbracciare il Porto di Genova ed accogliere coloro che arrivano a Genova dal mare.
Dopo essere divenuto sede della Regia Scuola della Marina del Regno di Sardegna, attualmente questo complesso ospita una Caserma della Guardia di Finanza.
Nonostante le trasformazioni ad uso civile questo antico monastero conserva ancora l'antica struttura e la Chiesa interna: spero un giorno di riuscire a visitarlo e postare qui le foto.

Parte del complesso di quello che fu il Monastero di Santa Teresa, oggi caserma della Guardia di Finanza
(foto di Antonio Figari)


72. N.S. della Visitazione

Il secondo convento sulla altura di Monte Galletto è quello di N.S. della Visitazione.

La facciata della Chiesa dedicata a N.S. della Visitazione e alla destra l'antico complesso monasteriale
(foto di Antonio Figari)




73. N.S. della Neve

Il terzo convento in zona Principe, poco distante dai due descritti nei paragrafi precedenti è quello delle Monache Clarisse, detto di N.S. della Neve, che sorge lungo l'omonima salita.

Attualmente in restauro, dopo essere divenuto nell'ottocento, come il vicino monastero di Santa Teresa, una caserma, diverrà residenza universitaria. Quando riuscirò a visitarlo Vi posterò le foto.

Le mura perimetrali del Monastero dedicato a N.S. della Neve
(foto di Antonio Figari)


Un volto umano sormonta una delle porte di accesso del Monastero  di N.S. della Neve
(foto di Antonio Figari)


74. San Tommaso


La Chiesa di San Tommaso vista da ponente in un'immagine del 1880

La Chiesa ed il convento di San Tommaso sorgevano nello spazio oggi compreso tra Palazzo del Principe, la stazione ferroviaria di Principe e la Stazione Marittima, su un promontorio detto "Caput Arenae".
Il primo nucleo di questo complesso monastico, una piccola aula monoabsidata, risale al VI-VII secolo.
Nel X secolo le monache benedettine si insediarono in questo convento lasciando importanti e singolari testimonianze della loro presenza di cui rimangono tracce negli splendidi capitelli del Chiostro del convento giunti fino a noi e conservati nel Museo di Sant'Agostino di Genova, uno dei musei più ricchi di storia e di opere dei monumenti scomparsi della Superba.

I capitelli di San Tommaso conservati presso il Museo di Sant'Agostino di Genova
(foto di Antonio Figari)

Uno dei capitelli di San Tommaso conservato presso il Museo di Sant'Agostino di Genova
(foto di Antonio Figari)

Il XII secolo segna il momento culminante della storia e dell'importanza di questo complesso monastico culminanti con l'ampliamento in forme romaniche della Chiesa che diviene a tre navate e la costruzione della torre nolare, uno dei più bei campanili di Genova simile per forme ed aspetto a quello della cattedrale di San Lorenzo.
Tra il seicento ed il settecento la costruzione medievale viene rimaneggiata. 
Come potete notare dalle antiche immagini qui riportate, San Tommaso sorgeva sulle mura di Genova: il promontorio sul quale era sita infatti fu inglobato nelle mura del XIV secolo, in mezzo alle quali sorgeva la porta occidentale della città che da questa Chiesa prendeva il suo nome.
La Chiesa di San Tommaso fu travolta dalle trasformazioni ottocentesche che dapprima le tolsero il mare creando la strada ferrata tra lei ed il porto ed infine fu demolita nel 1884 con la costruzione della Stazione Marittima. 


La Chiesa di San Tommaso vista da sud in un'immagine del 1880

La storia di questa Chiesa si intreccia con la vita di Santa Limbania che qui decise di trascorrere la sua vita di preghiera e penitenza e di cui un giorno vi parlerò nella pagina dedicata ai "poeti SANTI scrittori AVVENTURIERI".




75. Santissima Trinità e San Benedetto al Porto

Santissima Trinità e San Benedetto al Porto
(foto di Antonio Figari)



76. San Vincenzo de' Paoli

Sito lungo l'antica Via di Fassolo, all'altezza di Piazza San Teodoro, questo complesso monastico fu edificato a partire dal 1649 su un terreno con villa donato ai Missionari Vincenziani dal Vescovo Stefano Durazzo.
Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento fu costruita la Chiesa, inizialmente intitolata a San Paolo e nel 1737 a San Vincenzo de' Paoli (nell'anno in cui quest'ultimo venne proclamato Santo).
A navata unica, in stile barocco, conserva affreschi e stucchi di pittori di scuola bolognese, tra i quali Jacopo Antonio Boni, autore del dipinto raffigurante San Vincenzo e San Francesco di Sales; la pala d'altare è opera di Giuseppe Bozzano, di Domenico Parodi "Le nozze mistiche di Santa Caterina da Genova".
Gli affreschi della grande cupola raffiguranti la "Gloria di San Vincenzo" sono andati perduti il 2 agosto 1944 quando una bomba sganciata dagli inglesi la centrò (nel primo altare laterale sinistro è ancora conservato ciò che rimane di detta bomba). 

Facciata della Chiesa di San Vincenzo de' Paoli
(foto di Antonio Figari)

Interno della Chiesa di San Vincenzo de' Paoli
(foto di Antonio Figari)

Spendida la sacrestia che conserva il mobilio dell'epoca e la volta affrescata, come la Chiesa, da pittori di scuola bolognese.

Sacrestia della Chiesa di San Vincenzo de' Paoli
(foto di Antonio Figari)

La Villa, edificata dalla famiglia Di Negro alla metà del XVI Secolo, venne adattata dai Missionari Vincenziani a convento.
Nel salone al primo piano sono conservati i busti dei due più grandi benefattori del Convento: il Marchese Brignole Sale e il Vescovo Stefano Durazzo. 
Lo spendido scalone, ideato e finanziato da Padre Gerolamo Spinola,  venne realizzato nel 1748 (come ci ricorda la data scolpita su una colonna al primo piano), anno in cui venne altresì innalzato il palazzo di un piano.

Lo scalone di Villa Durazzo, oggi Convento di San Vincenzo de' Paoli
(foto di Antonio Figari)


 

77. San Teodoro


L'antica Chiesa di San Teodoro in un'immagine del 1870


L'antica Chiesa di San Teodoro in un Acquarello di Pasquale Domenico Cambiaso

La Chiesa di San Teodoro che vedete in questa antica immagine del 1870 sorgeva su un promontorio che oggi non esiste più, distrutto dalle trasformazioni ottocentesche di Genova. Oggi al suo posto corre Via Bruno Buozzi.
Il primo documento che ci parla di questa antica Chiesa risale al X secolo, collocando questo edificio di culto tra i più antichi della Superba.
Essa fu consacrata il 20 luglio 1100, dopo subito un profondo restauro che portò la piccola Chiesa ad esser ingrandita nelle forme romaniche e divenire a tre navate con l'abside rivolto a levante, come già Santa Fede o San Giovanni di Prè.
La Chiesa fu officiata dai Canonici Mortariensi fino al 1458, quando a questi subentrarono i Canonici Lateranensi provenienti dalla Basilica di San Giovanni di Roma.
Nel 1481, Papa Sisto IV elevò la Chiesa ad Abbazia.
I Canonici Lateranensi rimasero a San Teodoro fino al 1797 quando le leggi napoleoniche di soppressione degli ordini religiosi costrinsero i Canonici ad abbandonare l'abbazia. A questo periodo risale la spoliazione di molte opere d'arte che vennero portate in Francia...
(...continua)


78. San Lazzaro

La galleria della Ferrovia che sbocca alla confluenza tra le moderne Via Venezia e Via Milano è chiamata di San Lazzaro. Sapete perché?

Qui sorgeva anticamente, in una zona esterna alle mura della Superba, la Chiesa di San Lazzaro, la quale fungeva anche da piccolo ospedale e nei secoli a venire anche da Lazzaretto. 
Questo complesso fu abbattuto a metà del XIX secolo quando fu qui costruita la linea ferroviaria.
Durante gli scavi per la galleria della Metropolitana furono rinvenute colonne e altro materiale che si ritiene appartenessero a questo antico edificio religioso.

 


(continua...)


© RIPRODUZIONE RISERVATA

40 commenti:

  1. può essere San Matteo? :) Cristina

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    1. Ciao Cri! Potrei anche risponderti ma perché non lasciare un pò di suspense!?!? ;-)

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  2. non tenermi nel dubbio!!!!! :(

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    1. eccoti un'altra foto: domani la tua curiosità sarà soddisfatta!

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  3. avevo ragione... :) con questo però mi metti in difficoltà.. :) oggi ho fatto un giro per il carmine, l' olivella e poi mi sono buttata giù da lomellini, fossatello, san siro.. io amo i vicoli... ascolta, c'è un modo per sapere quando aggiorni il blog?? Sei per caso su facebook? :) un saluto Cristina

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    1. Ciao Cri! Che bei giretti che ti fai! Su facebook cerca la pagina de I SEGRETI DEI VICOLI DI GENOVA, e se hai Twitter iSEGRETIdeiVICOLI ( @SEGRETIvicoli ) ...così potrai rimanere sempre aggiornata, anche se qualche volta aggiorno il sito senza pubblicar nulla su fb e Twitter (ti tocca quindi venir a farti un giro qui e scoprir se c'è qualcosa di nuovo! ;-) )
      PS: il chiostro di cui non sai il nome è sconosciuto ai più essendo solo da poco al centro di un restauro che riguarda l'intero complesso (fino all'anno scorso era abbandonato al suo destino), presto scoprirai dove si trova!

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  4. Ciao Antonio,
    Navingando in rete sono casualmente capitato in questo sito internet e lo trovo veramente molto bello, esauriente e soprattutto preciso. Sappi che da oggi sono un tuo ammiratore! :-)
    Volevo chiederti se avevi qualche info in più e/o qualche immagine di repertorio riguardo l'(ex) chiostro di San Silvestro soprattutto del periodo pre-bellico o perlomeno pre-edificazione della facoltà di architettura.
    Aspettiamo anche gli aggiornamente promessi sul sito... ;-)
    Ciao e grazie!

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    1. Ciao MacLucky! Innanzitutto scusa per il ritardo con cui rispondo al tuo post (che modo di trattar i miei nuovi ammiratori!) ma prima di scriverti volevo cercare un po' di foto antiche di San Silvestro: purtroppo per il momento ho solo foto degli esterni dopo il tragico bombardamento del 43 che vedi in questa pagina. Ho trovato inoltre alcune foto dell'interno della Chiesa che presto caricherò. Se troverò invece foto del chiostro antecedenti alla guerra le caricherò sicuramente qui sul blog.
      Grazie per i complimenti! Continua a seguirmi!
      Antonio

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  5. Mi ha colpito tanto san nicolosio. Ah sepotessi trovare qualche libro antico... bravissimo. Ti leggo sempre... Cristina

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    1. Ciao Cri! Grazie per le tue parole! Son contento ti sia piaciuta la Chiesa di San Nicolosio e son sicuro ti piacerà anche un'altra splendida Chiesa non lontana da questa che presto descriverò.

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  6. Buona sera,

    che lei sappia, esiste ancora qualcosa della chiesa di Santa Maria dello Zerbino?

    Grazie,

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    1. Buongiorno!
      La Chiesa di Santa Maria dello Zerbino sorgeva dove attualmente vi è l'Istituto Arecco, oggi Scuola Statale Leonardo da Vinci, nei pressi di Piazza Manin. Nulla rimane dell'antica Chiesa se non il toponimo, Via della Crocetta, che ricorda nel suo nome che qui sorgeva questa antica Chiesa legata all'Ordine dei Crociferi. Un giorno parlerò di essa in questa pagina.

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  7. Buonasera,
    trovato per caso questo spazio che non può essere definito "sito" na più propriamente Gioiello.
    Grazie! Grazie! Grazie!
    Dopo i ringraziamenti, un curiosità:
    Da piazza Sarzano, spalle a stradone S.Agostino, imboccando le scalette a scendere sulle mura a mare, si trova sulla sinistra una piccola chiesa che ho sempre vista serrata/abbandonata; potrebbe crtesemente regalarmi qualche info?
    Ancora Grazie, ancora complimenti
    Francesco M.

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    1. Buonasera, innanzitutto grazie per le Sue parole. Sono contento Le piaccia il mio sito.
      Per quanto riguarda la Sua curiosità credo che Lei si riferisca all'Oratorio di Sant'Antonio Abate che sorge proprio sulle mura sotto Piazza Sarzano. In esso è conservata una delle meraviglie dei vicoli di Genova, la cassa processionale di "San Giacomo che sconfigge i Mori" opera di Pasquale Navone. L'oratorio è spesso aperto il sabato pomeriggio e la domenica mattina grazie all'opera di alcuni volontari. Purtroppo però ultimamente l'ho visto chiuso anche in quei giorni.
      Trova la storia di questo oratorio e qualche foto nella pagina de "gli ORATORI di GENOVA" al paragrafo 3

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  8. Trovare, per caso, il Suo sito (o meglio GIOIELLO, come ha scritto giustamente qualcuno) è stata una meravigliosa sorpresa!
    Sono un'insegnante di storia dell'arte e vivo in Liguria da qualche anno. Mi ha fatto scoprire tante cose che non avevo mai letto... Grazie infinite!

    Nicoletta

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    1. Cara Nicoletta, La ringrazio per il paragone anche se in realtà il vero gioiello è Genova ed il suo centro storico che nasconde mille segreti e una bellezza straordinaria.
      Sono contento di averLe fatto scoprire cose inedite sulla Superba e spero di fargliene scoprire ancora.

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  9. Antonio, non capisco come la statua della Madonna della Fortuna possa essere stata una polena! Potresti spiegare quali cambiamenti ha subito, per favore? Grazie e ciao

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    1. Ciao Laila, ho inserito alcuni dettagli in più nella storia della Madonna della Fortuna. Spero di aver soddisfatto la tua curiosità!

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  10. Ciao Antonio...che meraviglia il tuo blog! Soddisfa molte mie curiosità su Genova. :) Domanda: sai nulla della chiesa che c'era in salita del prione? grazie. :) Viola

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    1. Ciao Viola, grazie per le Tue parole! Quello a cui ti riferisci è l'Oratorio del Suffragio, ora oggetto di lavori per divenire parte della nuova scuola di Piazza delle Erbe. Trovi la sua storia nella pagina di questo sito dedicata a "gli ORATORI e le CASACCE".

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  11. Antonio, abbi pazienza, sai che sono una noiosissima maestra! Io personalmente sento delle mancanze, in questo blog così bello: 1) gli indirizzi. Non sempre so dove sia ciò di cui parli! 2) Un aggancio storico su certe cose: com'era qualcosa quando era nel suo splendore! E vorrei anche sapere com'era (e a che città poteva appartenere) la Madonna della Fortuna quando era solo una polena, anche se secondo me è sempre stata un'immagine sacra: non credo che sia così frequente, trovare una polena con un bimbo in braccio! Ciao, amico.

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    1. Cara Laila, non scusarTi. Ti ringrazio anzi per i Tuoi suggerimenti ai quali rispondo seguendo l'ordine delle tue domande:
      1) cercherò di inserire dove mancano gli indirizzi così da facilitare la tua "caccia" ai segreti dei vicoli sparsi per Genova;
      2) purtroppo certe volte è difficile fare un aggancio storico o raccontare come alcune cose che non ci sono più erano nel momento del loro massimo splendore poiché spesso le fonti sono lacunose. La mia ricerca non si ferma e quando posso integro quello già scritto con nuove informazione che man mano reperiscono nei miei vecchi libri;
      3) i vari libri in cui è narrata la storia della Madonna della Fortuna parlano della sua nascita come polena di una nave irlandese ormeggiata in porto, niente di più. Conto un giorno di andare a parlare con i carmelitani della Chiesa di San Carlo e chiedere loro qualche delucidazione in più, se ne hanno. Ti terrò informata!

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  12. Sono rimasta incollata a queste immagini della grande Genova...tutto il pomeriggio...grazie...
    E come un automa vorrei camminare e scoprire ..finalmente guardando angoli e postarli ..cosi tu possa darmi spiegazioni ...se vorrai e potrai...
    Ho visto ad un concerto di classica una chiesetta credo oratorio a Coronata...stupendo...sai la storia.credo sia dei frati ma non ne sono certa.....grazie di tutto FRanca...

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    1. Cara Franca, grazie per le Tue parole. Leggendole capisco che lo scopo che mi prefissai il giorno che decisi di creare questo sito, e cioè il diffondere la bellezza nascosta di Genova, non era pura utopia!
      Per quanto riguarda l'Oratorio in cui hai assistito ad un concerto, esso è il bellissimo Oratorio di N.S. Assunta di Coronata, sede della Confraternita del Gonfalone: splendidi stucchi, affreschi del Palmieri e tele del Badaracco al suo interno ne fanno uno degli esempi più belli di barocchetto genovese. Un luogo che sicuramente merita una visita. Per il momento nella pagina dedicata agli Oratori di Genova mi limito a parlare di quelli presenti nei vicoli ma sto pensando di ampliare le mie ricerche ed estenderle anche ai luoghi più significativi entro la cosiddetta Grande Genova e quindi anche a questo splendido oratorio.

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  13. Chiesa di Santa Marta, sono particolarmente affezionata a questa piccola chiesa. Me l'ha fatta conoscere 5 anni fa il mio fidanzato e ogni volta che andiamo a Genova ci passiamo. Mi piacerebbe avere qualche notizia in più.
    Rinnovo i miei complementi al blog che mi sta facendo conoscere Genova sempre di più.
    AMDC

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    1. Anche a me piace molto questa Chiesa, un vero scrigno dove hanno dipinto i migliori artisti che lavorarono a Genova: Domenico Piola, Valerio Castello, il Carlone, De Ferrari e Paolo Gerolamo Piola. Quando vi entro mi perdo nella meraviglia dei suoi affreschi. Presto racconterò la sua storia in questa pagina!

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  14. Se non sei ancora andato in Santa Maria In via Lata, andiamoci insieme, che i restauratori Silvestri sono cari amici.
    A breve uscirà un mio giallo (Arduino Sacco Editore) che si dipana nel Centro Storico, con appena una "puntata" a Villa Pallavicini, una a Casella e una a Boccadasse! Verrai, spero alla presentazione! Ficcanasando, come faccio spesso, nel tuo blog, sono rimasta colpita da un'idea: sei un buon fotografo, certo, tecnicamente parlando, ma quello che è evidente è che i tuoi siano "gli occhi dell'amore". Genova è bellissima, ma nelle tue immagini è assolutamente meravigliosa. E anche nelle tue parole. Ciao, amico. (Il 21 giugno alle 21 Solstizio d'Estate in libreria, da Booksin!)

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    1. Cara Laila,
      ti ringrazio come sempre per le tue parole: e' vero, guardo Genova con gli occhi dell'amore... Ma come si fa a non amarla!?!?
      Son andato in Santa Maria in Via Lata un paio di volte negli ultimi mesi: prossimamente caricherò tutte le foto!
      Sabato purtroppo non potrò essere alla presentazione per un impegno improrogabile che mi coinvolge in prima persona: ti scrivo una mail così ti racconto tutto!
      Aspetto di leggere il tuo giallo!
      A presto amica mia!

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  15. Il 21 giugno alle 21 c'è LETTI DI NOTTE: il Solstizio d'Estate si fa alla Libreria Books In, in Vico del Fieno 40/R! Non sono stata chiara: la presentazione del noir "L'Albergo del Ragno", che si svolge nel nostro Centro Storico avverrà più avanti: il libro uscirà a giorni! Auguri per tutto!

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  16. Ciao, complimenti per l'interessantissimo articolo.
    Mancano la chiesa di San Giuseppe, in salita inferiore San Rocchino, e una chiesa in via delle fontane, a nord di Santa Fede e di fronte a Santa Sabina, su cui non riesco a trovare nulla (la si vede su google maps)... ne sai qualcosa?

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    1. (Ho risolto leggendo più approfonditamente la pagina degli oratori: trattasi dell'oratorio di San Tommaso)
      Invece mi incuriosisce questa struttura (https://www.google.it/maps/@44.404121,8.929861,3a,90y,74.48h,119.15t/data=!3m5!1e1!3m3!1sHuzYi4yQnF1Yz40Pi69EPw!2e0!3e5) in via Mura delle Grazie, esattamente sotto piazza Santa Croce.
      Sembrerebbe un'architettura religiosa che poi è stata inglobata negli edifici adiacenti (ci hanno letteralmente costruito sopra). Hai idea di cosa possa essere? Potrebbe essere parte del complesso di Santa Croce? Saluti!

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  17. Riccardo Medicina14 agosto 2014 10:26

    Ciao e complimenti, complimenti e grazie davvero per il bellissimo lavoro che stai facendo. Ho scoperto il tuo sito per caso e, amando come te ogni angolo di Genova, l'ho trovato splendido. Se ti può interessare ho, per motivi di lavoro, accesso a molta documentazione sul distrutto Convento di S. Maria della Pace, che ho scoperto essere stato un sito importantissimo della storia della città e dell'ordine dei frati minori che lo hanno edificato e che la scelleratezza fineottocentesca ha raso completamente al suolo. Penso saprai che lì erano sepolti nientepopodimeno che Anton Maria Maragliano e Domenico Fiasella... Sto facendo una sorta di "ricostruzione virtuale" dell'enorme complesso anche attraverso le numerose opere d'arte che vi erano custodite e che fortunatamente in gran parte sono state salvate e che si trovano ancora oggi alcune nelle chiese e nei conventi dei frati, altre nei musei cittadini (S. Agostino, Musei di strada nuova) e una addirittura al Louvre (uno splendido polittico di Van Cleeve). Se ti va posso inviarti via mail un po' di documentazione...

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    1. Ciao Riccardo,
      innanzitutto grazie per le tue parole di apprezzamento.
      Ti sarei molto grato se mi inviassi la documentazione in tuo posseso relativa alla Chiesa della Pace alla mia mail info@isegretideivicolidigenova.com.
      Possiedo alcuni scritti relativi a questo complesso conventuale ma sono sicuro che la tua documentazione mi sarà preziosa.
      Grazie ancora per aver pensato a me e per l'aiuto che mi darai!
      Attendo tua mail.
      A presto
      Antonio

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  18. CIao Antonio, grazie 1000 per il bellissimo sito, ho scoperto un sacco di cose di cui ignoravo l'esistenza!!
    Sai qualcosa di questa chiesa, che si trova tra piazza Sarzano e Mura delle Grazie?
    Grazie mille
    https://www.google.it/maps/@44.4037718,8.930655,3a,75y,65.87h,124.46t/data=!3m5!1e1!3m3!1slA5wMrO_-eXyypqqe_hbUA!2e0!3e5

    grazie ancora

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    1. Ciao Davide,
      ti ringrazio per le tue parole, sono felice che ti piaccia il mio blog.
      Quello di cui tu parli è l'Oratorio di Sant'Antonio Abate: trovi la sua storia nella pagina di questo sito dedicata a "gli ORATORI e le CASACCE".

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  19. Si tratta dell'oratorio di S. Antonio abate alla Marina, la cui descrizione trovi nella pagina dedicata agli oratori e le casacce.

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    1. Ciao,
      immagino che il tuo commento si riferisca alla domanda posta da Davide nel commento precedente. La tua risposta è esatta, bravo!

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  20. grazie mille, non avevo ancora visto la pagina dedicata agli oratori! Cercherò di visitarlo in uno dei miei prossimi giri nel centro storico, anche se come hai scritto, è difficile trovarlo aperto anche negli orari stabiliti.

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  21. Pietro Mario Pala27 dicembre 2014 11:57

    Ciao, sono un fotografo dilettante alquanto attempato. Consulto spesso il tuo sito perchè sto raccogliendo foto sulle chiese ed ex chiese del centro storico. Sono fermo sulla chiesa di Santa Fede mi potresti aiutare sulle opere che erano presenti nell'ex chiesa ed ora sono nella nuova in corso Sardegna. Sul web ho trovato poco e il parroco mi ha testualmente detto "a parte le opere moderne le altre compreso gli altari provengono dalla ex chiesa ma non ho e non so altro". Non ho un blog puoi, se non ti disturba, rispondermi via mail pietro.pala@fastwebnet.it Grazie in anticipo.

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  22. Buongiorno, fra tutte le sezioni di questo splendido sito ritengo che quella sulle chiese sia la più interessante, e attendo impazientemente di vederla ancora estesa e arricchita. A titolo di curiosità, confrontando la versione attuale di questa pagina con quella sulle porte, mi sorge un dubbio che mi piacerebbe fosse chiarito nei due testi. Esiste un qualche nesso fra la Porta dell'Olivella e le due chiese di San Bernardo e San Bartolomeo dell'Olivella? Dal nome direi di sì, ma le due zone mi sembrano piuttosto distanti (per gli spostamenti dell'epoca) e separate da altri insediamenti. Grazie in anticipo e cordiali saluti, Marco.

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