gli ORATORI e le CASACCE


Il centro storico di Genova era disseminato di oratori, ognuno dei quali dedicato ad un Santo ed ognuno sede di confraternite le quali facevano a gara per dare al proprio oratorio uno splendore che lo facesse risaltare rispetto agli altri.
La passeggiata tra gli antichi oratori sarà purtroppo molto virtuale e poco reale poiché molti di essi sono stati cancellati dalle guerre e dalla scelleratezza di taluni genovesi, anche se per fortuna molte opere di essi non sono andate perdute ma solo trasferite in altri luoghi, basta sapere dove andarle a cercare!
Inizia qui la passeggiata alla scoperta degli oratori di Genova.


INDICE

1. Le Casacce
2. San Giacomo delle Fucine
3. Sant'Antonio Abate alla Marina
4. San Giacomo della Marina
5. San Tommaso
6. Morte ed Orazione
7. Santo Sepolcro
8. San Donato o dell'Arciconfraternita della Morte
9. Santa Maria, San Bernardo e SS. Re Magi
10. Suffragio
11. Santa Maria degli Angeli
12. San Filippo
13. SS. Pietro e Paolo  (a San Bernardo)
14. N.S. del Rosario e San Teodoro
15. Anime Purganti
16. N.S. del Rosario a S.M. di Castello

(e tanti altri oratori che vi racconterò in futuro)


1. Le Casacce


A partire dal 1260 si sviluppano a Genova e nelle zone sotto la sua influenza le compagnie dei disciplinanti. Esse si raccoglievano nelle Casacce per pregare e fare penitenza.
I disciplinanti praticavano opere di misericordia, corporale e spirituale, ed si davano statuti per organizzar la loro vita.
Le Casacce hanno in città una rapida evoluzione: esse custodiscono in se stesse storia e tradizione,  magnifiche casse processionali, grandiosi crocifissi ornati dai Santi ed importanti dipinti.
Il termine "Casaccia", secondo un'antica versione,  deriva dall'espressione  "far casaccia", ovvero unire le confraternite: gli appartenenti, in sostanza, accomunavano sotto un unico santo protettore la Casata o il Sestiere di appartenenza. Un'altra versione, invece, fa derivare  il nome dal fatto che i confratelli si radunavano in baracche di legno, dette "casasse" (grosse case).
Esse erano organizzate in organismi laici con una propria sede, l'oratorio, e la loro esistenza è testimoniata negli atti della Società Ligure di Storia Patria. Spesso coloro che aderivano alle confraternite appartenevano a gruppi artigiani e, in questo senso,  esse assunsero l'aspetto di una sorta di consorteria in appoggio ad uno specifico gruppo sociale.
Solo dal XV secolo, divenute  economicamente autosufficienti, le confraternite iniziano ad avere sedi proprie, costituite dagli oratori nei quali ancora oggi  si può ammirare tutto lo splendore delle antiche Casacce.


2. San Giacomo delle Fucine


Come sostiene l'Alizeri esso fu probabilmente fondato nel XVI secolo da alcuni membri già appartenenti all'Oratorio dei SS. Giacomo e Leonardo di Prè.
Esso fu sede dell'arte dei Tintori.
A seguito dell'apertura di Via Roma esso fu demolito e ciò che rimaneva fu trasferito nell'Oratorio di Santa Croce in Piazza Sarzano, oggetto purtroppo di bombardamenti nell'ultima guerra mondiale ed oggi ridotto a locale ad uso palestra.

Di questo Oratorio rimane oggi in salita Santa Caterina solo il portale e sopra di esso una lapide marmorea che ricorda che qui sorgeva uno degli oratori genovesi dedicato a San Giacomo Maggiore.
Quello che non fu distrutto dalla scellerata scelta urbanistica ottocentesca di non risparmiare questo magnifico oratorio e dalla Seconda Guerra Mondiale, è stato trasferito nell'oratorio di Sant'Antonio Abate della Marina e in quello di San Giacomo della Marina di cui vi parlerò nei prossimi paragrafi.
Portale di ingresso dell'oratorio di San Giacomo delle Fucine sito in Salita Santa Caterina  (foto di Antonio Figari)

lapide marmorea posta sopra al portale di ingresso dell'oratorio di San Giacomo delle Fucine 
(foto  di Antonio Figari)


3. Sant'Antonio Abate della Marina

Oratorio di Sant'Antonio Abate alla Marina
(foto di Antonio Figari)

La lapide marmorea e la statua di Sant'Antonio sopra l'ingresso principale dell'Oratorio
(foto di Antonio Figari)

Edificato subito sotto Piazza Sarzano, tra le Murette e le Mura delle Grazie, l’oratorio di Sant’Antonio Abate, sede dell’omonima casaccia,  risale al XVII secolo.
La splendida quadreria, a differenza dell'oratorio di San Giacomo della Marina, di cui Vi parlerò nel prossimo paragrafo, oggi purtroppo è in gran parte dispersa.
Soppresso nel periodo napoleonico, fu riaperto nel 1816 e nel 1828 subì un profondo restauro interno ad opera di Carlo Barabino con la collaborazione dello scultore Ignazio Peschiera.
Tra le meraviglie ancora presenti nell’oratorio ricordiamo una tavola coi "Santi Antonio e Paolo eremita" opera di Luca Cambiaso  ed il "Cristo Bianco" (1710) di Anton Maria Maragliano.



Il "Cristo Moro", crocifisso professionale opera di Domenico Bissoni (1639), molto noto all’epoca dello splendore delle Casacce a Genova per i legni pregiati utilizzati per la scultura del Cristo ed il rivestimento di tartaruga con decorazioni in oro e argento usati per la croce, e la splendida cassa processionale raffigurante "San Giacomo Maggiore che abbatte i Mori", opera di Pasquale Navone, la cosa che più mi piace dell’intero oratorio e quella che secondo me da sola vale una visita all’Oratorio (peccato non sia più portata in giro per il quartiere come avveniva una volta, anche se il soggetto, come mi suggeriva un vecchietto che ho incontrato sulla porta dell’oratorio, sarebbe poco gradito ai tanti musulmani che abitano ora in zona) provengono entrambi dall’Oratorio di San Giacomo delle Fucine, sopradescritto, demolito nel 1872 per il tracciamento di Via Roma.
E a proposito della magnifica cassa processionale del Navone, le cronache raccontano che ci volessero 36 persone per sorreggerla quando veniva portata in processione nel quartiere e che fosse piuttosto complicato raggiungere Piazza Sarzano: i portatori della cassa infatti dovevano uscire dalla porta principale dell'oratorio, infilarsi nell'osteria che sorgeva di fronte, quindi ruotare e risalire così verso la piazza, manovra tutt'altro che semplice visto il peso della struttura e il dislivello tra l'oratorio e Piazza Sarzano.


La cassa processionale di "San Giacomo che sconfigge i Mori" opera di Pasquale Navone
(foto di Antonio Figari)


Osservare i personaggi scolpiti dal Navone nella cassa processionale del Santiago Matamoros, è un po' come trovarsi difronte a coloro che abitavano nei vicoli nel XVIII Secolo: erano infatti i popolani i modelli per queste sculture.
Ed in tanti loro volti, rivedo coloro che abitano oggi nei miei amati vicoli.


Particolare della cassa processionale
(foto di Antonio Figari)

Particolare della cassa processionale
(foto di Antonio Figari)


Particolare della cassa processionale
(foto di Antonio Figari)


Particolare della cassa processionale
(foto di Antonio Figari)


La cassa del Navone, il Cristo del Bissoni sulla destra  e sullo sfondo l'altare dell'oratorio
(foto di Antonio Figari)

Il portone d'ingresso e sopra l'organo
(foto di Antonio Figari)


Particolare della volta dell'Oratorio
(foto di Antonio Figari)


Se volete visitar l’Oratorio, l'orario di visita è il sabato pomeriggio dalle 15:30 alle 17:30 e la domenica mattina dalle 10 alle 11:45.




4. San Giacomo della Marina

La targa marmorea sopra l'ingresso dell'Oratorio di San Giacomo della Marina
(foto di Antonio Figari)
 

Edificato nel 1403, come ci ricorda la lapide di fondazione, lungo le Mura delle Grazie, lambite fino al XIX secolo dal mare, l'oratorio di San Giacomo della Marina rappresentava una tappa importante per i pellegrini in cammino verso Santiago de Compostela.
La lapide di fondazione
(foto di Antonio Figari)
Quello che vediamo oggi non ha più nulla dell'antico  edificio romanico delle origini ed è frutto degli abbellimenti compiuti in epoca barocca, epoca in cui la Confraternita di San Giacomo della Marina godeva di grande prestigio e potenza.
L'oratorio si presente in un'unica navata, illuminato da grossi finestroni lobati in stile settecentesco, e impreziosito alle pareti da una serie di quadri eccezionali rappresentanti scene di vita di San Giacomo opera dei migliori artisti dell'epoca.
Eccovi chi sono gli artisti e le loro opere: 
- Giovanni Benedetto Castiglione, detto il Grechetto ("San Giacomo che abbatte i mori"), la tela che più amo tra quelle esposte; 
- G.B. Carlone ("San Giacomo apre le porte di Coimbra a Re Ferdinando" e "San Giacomo, andando al martirio, risana un paralitico");
- Valerio Castello ("San Giacomo battezzato da San Pietro" e "vocazione di San Giacomo");
- Giovanni Domenico Cappellino ("San Giacomo predica al popolo" e "l'Immacolata");
- Domenico Piola ("Martirio e gloria di San Giacomo"); 
- Giovanni Lorenzo Bertolotto ("San Teodomino, Vescovo d'Adria, fa tagliare un bosco per cercare le spoglie di San Giacomo");
Orazio de Ferrari ("La Vergine del Pilar appare a San Giacomo" e "San Giacomo consacra San Pietro Martire, vescovo di Praga")
- Aurelio Lomi ("Giacomo e Giovanni presentati a Gesù").


Lo spendido interno dell'oratorio
(foto di Antonio Figari)



Stucchi e affreschi abbelliscono tutte le pareti ed il soffitto.
Vi sono poi due crocifissi alle pareti: uno del Bissone ed uno della scuola del Maragliano.
La  cassa processionale che troneggia in mezzo all'aula è opera del marsigliese Honorè Pelle (1677) e raffigura "Cristo risorto che appare a San Giacomo e San Leonardo suo discepolo": essa proviene dall'Oratorio dedicato a questi due Santi che si trovava presso la Darsena nella località chiamata ancora oggi Santa Limbania, oratorio demolito per la costruzione della Carrettiera Carlo Alberto (oggi Via Gramsci).

La cassa processionale del Pellè
(foto di Antonio Figari)




La Seconda Guerra Mondiale danneggiò questo edificio ma risparmiò miracolosamente la quadreria che possiamo ancora oggi ammirare grazie anche ad un accurato restauro degli anni 90 del Novecento che ha riportato tutto l'oratorio al suo antico splendore.
Se volete visitare l'oratorio, esso è aperto ogni seconda domenica del mese (esclusi agosto e settembre) dalle 9:30 alle 11:30 (Santa Messa alle ore 10:00). 

L'oratorio di San Giacomo della Marina
(foto di Antonio Figari)


5. San Tommaso

L'oratorio, nato accanto alla Chiesa di San Tommaso (che si trovava nella zona di Principe vicino alla Villa Doria di Fassolo e di cui vi parlo nella pagine dedicata a "le CHIESE di GENOVA"), fu trasferito nel 1536 in Piazza dell'Annunziata. Quando la Chiesa dell'Annunziata fu ampliata l'oratorio dovette essere demolito e  venne ricostruito nel 1618 grazie al contributo della nobile famiglia dei  Lomellini nella vicina Via delle Fontane dove ancora oggi è visibile, soprannominato "il Duomo degli Oratori" per la sua grandezza.
Accinelli ci racconta che la confraternita si occupava del pietoso ufficio di ministrare agli infermi, ufficio che i confratelli esercitavano fin dagli inizi, quando l'Oratorio si trovava ancora accanto alla Chiesa di San Tommaso e non distante dall'ospedale di San Lazzaro.

Entrati in un piccolo portone, si accede in uno stretto cortiletto che conduce all'ingresso dell'Oratorio, sormontato dalla statua di Sant'Antonio Abate.

Il portone verde costituisce il piccolo ingresso al cortiletto dell'Oratorio di San Tommaso
(foto di Antonio Figari)

La statua di Sant'Antonio Abate
(foto di Antonio Figari)

L'interno dell'Oratorio di San Tommaso
(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)


(foto di Antonio Figari)



(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)

(foto di Antonio Figari)

Come vedete dalle foto qui sopra pubblicate, l'interno dell'Oratorio di San Tommaso conserva ancora alle pareti la magnificenza dei suoi decori negli stucchi e nelle statue entro le nicchie; sono invece andate disperse  le più belle opere che abbellivano questo oratorio come ci racconta l'Alizeri: "Nella moderna soppressione dell'oratorio perdettero le due opere di maggior mole, un cenacolo del Cappuccino, e la macchina in legno scolpita da Marcantonio Poggio"; quando l'Oratorio viene riaperto al culto, infatti, dopo la soppressione napoleonica di inizio secolo, non vi è infatti più traccia del Cenacolo di Bernardo Strozzi (chiamato il "Cappuccino" per il suo trascorso nel convento francescano di Santa Barnaba) e della cassa processionale della casaccia, la "macchina di legno" raffigurante  "San Tommaso che tocca il costato a N.S.", opera dello scultore genovese Marcantonio Poggio, ricordato dai più per la straordinaria cassa professionale della "Decollazione di San Giovanni Battista" conservata nell'oratorio di Morte ed Orazione a Sestri Ponente, del Crocifisso. Oltre alle opere citate dall'Alizeri vi era anche un Crocifisso del Bissoni, venduto in America, e altre tele   (queste ultime conservate oggi nella moderna Chiesa di Santa Fede in Corso Sardegna a Genova).
Nel 1829, dopo esser stato utilizzatore scopi profani quali magazzino per il legname, l'Oratorio viene affidato all'Arciconfraternita delle Cinque Piaghe, che anticamente aveva sede presso l'Abbazia di Sant'Antonio di Pré (di cui Vi parlo nella pagina de "le CHIESE di GENOVA").
Purtroppo, come molti altri gioielli di Genova, esso, dopo aver perso la sua funzione di Oratorio, è stato utilizzato per le più disparate destinazioni d'uso (prima palestra di una scuola ed ora dormitorio per senzatetto e immigrati) e la sua bellezza rimane ai più sconosciuta.


6. Morte ed Orazione

Un altro gioiello si nasconde in Via delle Fontane: è l'Oratorio della Morte ed Orazione.
L'Accinelli racconta che i primi confratelli provenivano dall'antica confraternita del Venerdì che uffiziava nel chiostro di Santa Maria di Castello, i quali si unirono ad altra esistente in S. Vittore (Chiesa oggi purtroppo non più esistente che si trovava in via Prè ed il cui titolo è stato dato alla Chiesa di San Carlo in Via Balbi e di cui vi parlo nella pagina de "le CHIESE di GENOVA" al paragrafo 3) sotto l'invocazione di Santa Lucia, e congiunte tra loro diedero origine a questa, che all'inizio aveva per istituto di seppellire per carità i cadaveri degli schiavi.
Come ci racconta l'Alizeri, esso fu eretto nel 1640 anche se la Confraternita si era già stabilita nella vicina Chiesa di Santa Sabina  dal 1587; essa  si occupava della sepoltura dei non abbienti, soccorrendone anche le famiglie.

Sotto la direzione dell'architetto Pellegrini intorno al 1780 l'Oratorio fu restaurato e proprio in quel periodo abbellito alle pareti dagli stucchi del milanese Carlo Fozzi e nei quattro pilastri che dividevano l'ambiente da splendide statue raffiguranti le "Virtù" opera di Andrea Casaregis.
Purtroppo l'Oratorio fu quasi del tutto distrutto nella seconda guerra mondiale: il 19 maggio 1944 una bomba sfondò la volta e successivamente le macerie del vicino caseggiato trascinarono a terra ciò che restava della volta e degli altari laterali con le loro statue e le altre sculture.



L'oratorio della Morte ed Orazione dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale


Sono invece ancora presenti nell'Oratorio, e da soli valgono al visita a questo, il bellissimo altare opera di Francesco Maria Schiaffino (commisionato allo scultore nel 1738 e pagato ben 2.200 lire dell'epoca), il "Giudizio Universale" del Carlone nel presbiterio e due tele di Domenico Piola "L'Immacolata Concezione" e "Santa Lucia" ai lati della navata. 


 altare Oratorio della Morte ed Orazione genova
Lo splendido altare dell'Oratorio della Morte ed Orazione
(foto di Antonio Figari)


 altare Oratorio della Morte ed Orazione genova
Particolare dell'altare dell'Oratorio della Morte ed Orazione (foto di Antonio Figari)


Oratorio della Morte ed Orazione genova
Particolare della balaustra davanti all'altare dell'Oratorio della Morte ed Orazione (foto di Antonio Figari)



Dopo i danni subiti dalla guerra l'interno dell'Oratorio viene restaurato modernamente su disegno di Mario Labo' mentre è rimasta inalterata la facciata ottocentesca.

Oratorio della Morte ed Orazione genova
La facciata dell'oratorio della Morte ed Orazione
(foto di Antonio Figari
)

Particolare della facciata con l'iscrizione che ne ricorda il nome
(foto di Antonio Figari)

Particolare della facciata con il simbolo della Casaccia
(foto di Antonio Figari)
Se vi è venuta voglia di visitare l'Oratorio, esso è aperto al pubblico il mercoledì dalle 15 alle 18.



7. Santo Sepolcro



Nei pressi di Via San Luca sorgeva l'Oratorio del Santo Sepolcro.
Il nome del vicolo e della piazza ne ricordano ancora la presenza in questo luogo. Esso sorgeva proprio nella piazza omonima: era un piccolo scrigno con due volte  affrescate da Luca Cambiaso con "Psiche e Cupido in mezzo agli Dei" in una e "Augusto in riva al Tevere mentre le nazioni gli rendono omaggio" nell'altra. Era inoltre presente un bell'affresco del Tavarone raffigurante Mosè.
Purtroppo nulla di questo oratorio è sopravvissuto e possiamo solo immaginare la sua bellezza: un altro angolo dei vicoli che purtroppo non ha resistito ai secoli ed agli uomini.



8. San Donato o dell'Arciconfraternita della Morte


In primo piano, alla destra del Campanile della Chiesa di San Donato, le macerie dell'antico Oratorio dell'Arciconfraternita della Morte
In Vico Biscotti, appena dietro la chiesa di San Donato, sul muro di un moderno palazzo c'è una grossa lapide: è tutto ciò che rimane dell'oratorio di San Donato dove aveva sede l'Arciconfraternita della Morte.
Presto ve ne racconterò la storia.

(foto di Antonio Figari)


9. Santa Maria, San Bernardo e SS. Re Magi

(Foto di Antonio Figari)

Una lapide marmorea sopra il portone del civico 37 in Via di Santa Maria di Castello e un gruppo ligneo conservato nella sacrestia della Chiesa di Santa Maria di Castello sono tutto ciò che rimane dell'antico Oratorio di Santa Maria, San Bernardo e dei Santi Re Magi.
Esso sorgeva in Via di Santa Maria di Castello, poco sopra la Piazza di Santa Maria in Passione.
Oggi lo spazio una volta occupato dall'Oratorio è divenuto uno spazio pubblico desolatamente vuoto e nulla fa pensare che proprio qui sorgeva uno dei tanti oratori della Superba.
Alizeri nella sua guida così ci introduce a questo oratorio: "Piegando d'un tratto a sinistra, troviamo l'oratorio dedicato a Santa Maria, S. Bernardo e SS. Re Magi, della cui fondazione non abbiamo autentiche notizie, costretti a starcene all'autorità della confraternita, che non ha molto scrisse sulla porta insiem col titolo la data 1309. Aggregazione  non molto antica è la compagnia sotto l'invocazione de' santi Re, la quale consolidò colla prima il titolo e gli uffizi".
Come ci racconta l'Alizeri il titolo di SS. Re Magi in realtà è frutto di un'unione di questo oratorio a quello dedicato alla Vergine e a Bernardo. L'oratorio dedicato a Tre Re infatti sorgeva in un altro punto dei vicoli di Genova, nell'omonima via che ancora oggi fiancheggia la Chiesa di Sant'Agostino, lato Piazza delle Erbe.
Tra le meraviglie di questo oratorio vi era la volta affrescata da Tavarone e tre quadri raffiguranti i Re Magi provenienti dall'omonimo oratorio. 
L'unica opera ancora esistente di tutto l'oratorio, come prima accennavo, è il gruppo ligneo della Beata Vergine, con Gesù Bambino in braccio, angeli ai suoi piedi e San Bernardo che fu acquistato dai Domenicani di Santa Maria di Castello nel 1884 e che è oggi conservata nella sacrestia di questa Chiesa.



(foto di Antonio Figari)
Tutto ciò che rimase dell'oratorio dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale





10. Suffragio



Questo Oratorio , di cui rimangono le macerie, sorgeva in fondo a Salita del Prione.

Purtroppo oggi possiamo vedere solo la facciata coperta dalle impalcature e parte delle volte del soffitto.

Anche in questo caso dobbiamo affidarci alle parole dell'Alizeri che così lo descrive: "un altro oratorio che s'intitola Del Suffragio è quindi a pochi passi in fondo alla salita del Prione per dove si ascende a Sant'Andrea. Il titolo stesso manifesta l'uffizio a  cui intendono gli iscritti; ai quali incumbe pur l'obbligo di unirsi ai confratelli della Morte per la sepoltura de' cadaveri in tempo di pestilenza o d'altra moria. Dalle poche memorie che si conservano, conosciamo che la confraternita ebbe i suoi principii nel 1618, e con bolla pontificia di Paolo IV in data 6 aprile di detto anno fu aggregata a quella di Roma. Molto cooperò a'  suoi progressi il March. Agapito Centurione, il quale ascritto fin da' primordii a questa pia società, le prese tanto affetto, che, siccome narra la tradizione, ordinò per testamento, fosse quivi recato e custodito dopo la morte il suo cuore. Più certe prove se ne possono addurre. Egli innalzò a sue spese il presente oratorio, e per ultima volontà il lascio provveduto di pingue reddito, onde si fondassero molte cappellanie, e si dotassero annualmente cinque povere fanciulle promesse a marito. Il che si rivela da una lapide nella sacristia, unita al monumento che la confraternita gl'innalzò in segno di riconoscenza nel 1794. Ad eternare ne' posteri la memoria del benefattore, vi collocarono pure il busto marmoreo del Centurione, che l'epoca e lo stile ci fan credere della scuola di Traverso o Ravaschio.

Delle tavole locate agli altari dell'Oratorio una sola vuol'essere nominata, cioè quella a sinistra colla Trinità e i SS. Pio V e Vincenzo Ferreri d'un Francesco Sasso , noto per questa sola opera, che non passa oltre la mediocrità. La volta e le pareti dell'altar maggiore hanno affreschi di Carlo Baratta ; l'assunzione di Maria con profeti ed angioli nelle lunette, e in due spazi laterali l'annunziazione e la presentazione; non de' più studiati né de' più conservati di questo pittore, ma belli tuttavia di quella spiritosa franchezza che gli dà pregio negli stessi difetti. Son pur sue le due composizioni ad olio che fiancheggiano l'altare, cioè Cristo che risuscita Lazzaro, Tobia che seppellisce i cadaveri. E in queste, benché sia diversa la meccanica, egli è quasi frescante; tinge a gran masse poco studia la finitezza, molto l'effetto. E poiché gli argomenti non poteano desiderarsi più acconci, il ricavò dal misterioso della scena, dal concitato delle movenze, da ogni volto, da ogni espressione, profittando altresì della libertà che gli davano i subbietti nel giuoco delle ombre; talché le due tele piacquero a' suoi giorni e piacciono tuttavia pel complesso di queste doti, che se non sono le più sostanziali in chi dipinge, son però quelle che fanno fede d'un genio pronto, originale, capace di aggiungere l'eccellenza. Ma lo rattenne il malo gusto del secolo e l'impazienza dell'ingegno.

L'Oratorio fu soppresso, come ogni altro, nel 1811, ma con sollecitudine ristabilito da' confratelli indi a tre anni, come accenna uno scritto ch'è sopra la porta."

Di tutta la bellezza e delle opere dell'interno dell'Oratorio descritte dall'Alizeri una pala d'altare si è salvata e la si può ammirare nel narcete dell'Oratorio di San Giacomo della Marina in Via Mura delle Grazie: è la Trinità e SS. Pio V e Vincenzo Ferreri di Francesco Sasso.



(foto di Antonio Figari)

L'oratorio colpito dai Bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale



11. Santa Maria degli Angeli

(foto di Antonio Figari)

Di questo oratorio non rimane più nulla se non il nome che ancora lo ricorda nella piazza dove sorgeva, appena sotto Piazza della Meridiana.
L'oratorio dedicato a Santa Maria degli Angeli era uno dei cinque oratori del sestiere della Maddalena ed era ornato alle pareti da splendide tele che sono ora conservate nella sacrestia della Chiesa di San Siro tra le quali spicca l'Ultima Cena di Orazio de Ferrari. Chiuso infatti nel 1811  al divin culto le opere in esso contenute furono trasferite in San Siro.
Nel 1822 divenne sede provvisoria della Biblioteca delle Missioni Urbane, più conosciuta come Biblioteca Franzoniana.
Oggi purtroppo l'oratorio di Santa Maria degli Angeli è solo un ricordo  ma visitando la sacrestia di San Siro potrete ancora godervi le splendide tele che lo decoravano.


12. San Filippo

L'Oratorio di San Filippo si trova in Via Lomellini accanto alla Chiesa dedicata all'omonimo Santo.
Varcato il portone e superata la sala d'ingresso Vi ritroverete in una grande aula, trionfo del barocco genovese.
Giacomo Boni ha affrescato la volta raffigurante "Maria sublimata alla gloria celeste" e la tribuna con "San Filippo in colloquio con devoti personaggi" come ci ricorda l'Alizeri.
Sull'altare maggiore troneggia una Madonna opera del Puget.
Se Vi è venuta voglia di visitarlo l'oratorio è spesso aperto il sabato pomeriggio quando vengono eseguiti concerti o vi si tengono conferenze.

L'interno dell'Oratorio di San Filippo
(foto di Antonio Figari)

Veduta della parete destra dell'Oratorio di San Filippo
(foto di Antonio Figari)

La volta dell'Oratorio di San Filippo
(foto di Antonio Figari)


La splendida Madonna del Puget sull'altare dell'Oratorio di San Filippo
(foto di Antonio Figari)

La volta dell'Oratorio di San Filippo
(foto di Antonio Figari)


13. SS. Pietro e Paolo  (a San Bernardo)

L'ingresso dell'Oratorio dei SS. Pietro e Paolo
(foto di Antonio Figari)

In Piazza San Bernardo, dirimpetto a quella che fu la chiesa ed il complesso monastico di San Bernardo, ora ridotto a bar, al piano terreno, e scuola pubblica e appartamenti, ai superiori,  sopravvive un antico oratorio intitolato ai Santi Pietro e Paolo.
Ecco come lo descrive l'Alizeri: "l'Oratorio de' SS. Pietro e Paolo , nel quale uffizia una congregazione di Sacerdoti secolari, fondata nel 1486 da Sperindeo Argiroffo Preposito di S. Donato, da G. B. Durante Preposito de' SS. Nazario e Celso, da Giacomo de' Guarchi Rettore di S. Giacomo in Carignano, e da Pietro de' Grossi Rettore di S. Paolo in Campetto. Paolo Campofregoso arcivescovo di Genova ne approvò l'istituzione, che, siccome dura al dì d'oggi, avea per iscopo di sovvenire alle necessità de' poveri sacerdoti confratelli, e alla lor morte provvedere a' suffragi ed alle esequie. Leggo, che la chiesa di S. Donato servì agli uffizi di questa società ne' primordii, ma crescendo in breve tempo il numero degli ascritti, le convenne far ricerca di un locale ove potesse erigere un altare proprio, ed esercitare con miglior agio i doveri del proprio istituto. Instò presso il Capitolo di S. Lorenzo perché le fosse accordato il battistero attiguo al Duomo, e l'ottenne sotto certe condizioni a' 24 di marzo del 1491, come s'ha da istrumento rogato da Baldassarre di Coronato. Quivi stette fino all'apertura del presente oratorio, che deliberò nel 1712, ed ebbe a sue spese ultimato dieci anni appresso. Divisarono in seguito i confratelli di nobilitarne il presbiterio con pitture a fresco, e scelsero Giuseppe Galeotti , il migliore, per non dir l'unico, de' pittori genovesi in quell'epoca infelice che mostra quasi una lacuna nella nostra scuola. Egli espresse nel catino S. Pietro che riceve da Cristo le chiavi dell'evangelica potestà, e la di lui crocifissione e la decollazione di S. Paolo a' lati dell'altare; composizioni che se pur non si lodano per dignità e maestria di disegno, han però e forza e vaghezza quanto ogn'altra che vedremo di lui. Da quest'opere in fuori null'altro in quest'oratorio accenna il Ratti, la guida del quale, sebbene antica e qua e là trascurata, è l'unica finora che si possa svolgere da' genovesi con fiducia di non tornarne beffati. Ma parecchie altre van quivi notate, che certo v'esistevano a' tempi del Ratti stesso, come son le tavole de' tre altari. Delle due laterali co' SS. Giovanni ed Andrea è dubbioso lo stile, nonché ignoto l'autore; nè mi valsero a scoprirlo le molte indagini che ne ho fatte. Potrebb'essere quel G. B. Parodi fratello di Domenico, che pochi saggi lasciò tra noi del suo pennello, e in qualche tratto rassomiglianti a queste figure di apostoli; ma lo sterile soggetto, e la penuria de' confronti mi fan dubbioso in tale giudizio. Per decisi caratteri dobbiamo ascrivere a Paolo Girolamo Piola il quadro dell'altar maggiore in cui veggonsi i due titolari, né l'epoche istoriche ci vietano di crederlo eseguito (com'è probabile) nella fondazione dell'oratorio.Procedo per congetture, e accenno un dipinto in tavola dello stesso argomento ch'è nella sacristia, anteriore al cinquecento per poco che se ne osservi lo stile, e di esecuzione non ingrata benché inferiore a molti altri della sua età. L'argomento di esso, e l'epoca a cui rimonta il lavoro mi fa supporre che questo quadro servisse all'antico oratorio, al quale fin da principio si diede il titolo de' SS. Pietro e Paolo, ed ebbe un altare dedicato a que' santi. Per merito d'arte è superiore a questo e ad ogn'altro quadro notato nell'oratorio un Crocifisso in tavola con Maria, Giovanni e la Maddalena di Luca Cambiaso , opera da attribuirsi al migliore suo stile, e degna d'esser meglio custodita che non fu per l'addietro. Son visibili i danni che ne sofferse, e chieggono un rimedio."
Rispetto alla descrizione dell'Alizeri, sembrano da attribuirsi al Galeotti tutte e tre le tele degli altari all'interno dell'oratorio, autore anche degli affreschi che decorano le pareti.
La pala del Cambiaso raffigurante la Crocifissione, descritta dall'Alizeri, non si trova più nella sacrestia dell'Oratorio ma nel Museo Diocesano di Genova.
Due curiosità non raccontate dall'Alizeri: questo oratorio nasce sulle macerie di preesistenti edifici bombardati e distrutti dalle bombe del Re Sole e fu aperto al pubblico il 1° agosto 1716, giorno in cui si festeggia San Pietro in vincoli.
Sopra l'oratorio vennero costruite alcuni alloggi a servizio dello stesso ancora oggi esistenti.
L'antica Congregazione dei SS. Pietro e Paolo, fondata nel 1486 presso la Chiesa di San Donato, come ci racconta l'Alizeri, la più antica congregazione sacerdotale genovese, è ancora proprietaria dell'edificio che è affidato alla Comunità di Sant'Egidio (i volontari della quale mi hanno permesso di fare le foto che qui vedete) che organizza incontri di preghiera e Sante Messe: se volete visitarlo esso è aperto il sabato alle 18 quando viene celebrata la Santa Messa e il martedì alle 19.

Sopra l'ingresso la dedica ai due Santi
(foto di Antonio Figari)

Sopra l'ingresso la splendida cantoria lignea e l'organo
(foto di Antonio Figari)


L'altare maggiore
(foto di Antonio Figari)

La volta sopra l'altare con "Gesù che consegna le chiavi a Pietro", uno degli affreschi del Galeotti
(foto di Antonio Figari)

 

14. N.S. del Rosario e San Teodoro

Prossimamente Vi porterò alla scoperta di questo oratorio, piccolo gioiello del Barabino, sito in Salita di San Francesco da Paola.


Antica cartolina dell'Oratorio


L'oratorio oggi
(foto di Antonio Figari)


La volta dell'Oratorio di N.S. del Rosario e San Teodoro
(foto di Antonio Figari)


15. Anime Purganti

Pasquale Domenico Cambiaso, Oratorio delle Anime Purganti, 1850

Antonio Varni, Lavandaie alla foce del Bisagno, 1891

Questo Oratorio fu edificato nel 1602 alla destra della foce del Bisagno sotto le Mura Secentesche: intitolato alle "Stimmate di San Francesco", esso fu comunemente chiamato "delle Anime della Foce" o "delle Anime Purganti" perché sito accanto al Cimitero dei Poveri, qui trasferito dall'Acquasola nel 1536.
Paolo Novella nel suo "Gli Oratori di Genova - un manoscritto del 1912" fissa come data di edificazione il 1602 e ci racconta che lo stesso fu opera del Venerabile Bartolomeo da Saluzzo, coadiuvato da Giovan Battista Senarega e Giovanni Battista Castello.
Tra le opere conservate all'interno il Novella ci parla di una tela di Bernardo Castello "Nostra Signora del Rosario" sull'altar maggiore e di quattro pale d'altare su altrettanti altari laterali ("San Francesco d'Assisi" opera di Giuseppe Passano, "Santa Caterina da Genova" opera Giovanni Battista delle Piane, "La decollazione di San Giovanni Battista" di Rolando Marchelli e "L'Annunziata" di Alfonso Spinga").
A seguito dell'apertura del Cimitero di Staglieno, fu interrotta la tumulazione nel vicino cimitero che venne definitivamente chiuso nel 1875 e le offerte all'Oratorio iniziarono a mancare.
L'Oratorio venne demolito qualche anno dopo, nel 1891, per fare spazio all'espansione della città: una lapide, oggi non più esistente, fu posizionata lungo le mura sotto Corso Aurelio Saffi per ricordare che qui sorgeva questo Oratorio e il vicino cimitero.


16. N.S. del Rosario a S.M. di Castello

L'interno dell'Oratorio di N.S. del Rosario a S.M. di Castello
(foto di Antonio Figari)


La prima sede di questa confraternita, nata nel XVI secolo, fu nella Chiesa di Santa Maria di Castello dove avevano sepoltura i confratelli nella cappella dedicata a San Domenico.
Nei secoli ad essa si unirono altre confraternite tra le quali quella di N.S del Rosario che aveva sede presso San Domenico.
La confraternita all'inizio del XIX Secolo acquistò,  nelle vicinanze della Chiesa di Santa Maria di Castello, un piccolo locale di proprietà del Convento di Santa Maria delle Grazie dove ancora oggi ha sede (al civico 12 di Salita alla Torre degli Embriaci).
All'esterno una piccola lapide marmorea ovale sulla porta d'ingresso reca lo stemma mariano e il nome della confraternita.
Varcata la soglia si entra in un ambiente con un altare dal lato opposto all'ingresso dove troneggia una statua della Madonna opera di Anton Maria Maragliano. 
La grande cassa processionale, che ancora oggi si può ammirare nell'Oratorio, raffigurante N.S. del Rosario, è opera di Giovanni Maragliano, nipote di Anton Maria.

La cassa processionale dell'Oratorio di N.S. del Rosario a S.M. di Castello
(foto di Antonio Figari)


Gli affreschi della volta sono opera di Michele Canzio.

Particolare della volta dell'Oratorio di N.S. del Rosario a S.M. di Castello
(foto di Antonio Figari)

Nel piccolo locale a sinistra dell'Oratorio sono conservate le lunghe aste che sorreggevano il baldacchino che sormontava la cassa processionale durante le processioni.
Nella stanza a destra dell'Oratorio una piccola porticina conduceva, attraverso un passaggio sotterraneo, alla Chiesa di Santa Maria di Castello.    
L'oratorio, rimasto chiuso per lungo tempo, riaprirà alle visite, come mi è stato riferito dal Priore, ogni ultimo sabato del mese.    



Il viaggio alla scoperta degli Oratori di Genova non è finito!
(continua...)

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12 commenti:

  1. Esattamente l'oratorio di Sant'Antonio Abate!
    Grazie per la cortese (e prontissima) informazione.
    Francesco M.

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    1. Un piacere aiutare chi vuole scoprir Genova. Ha visto che bella la cassa processionale del Navone e l'interno dell'Oratorio?
      Se Le capita di passar di lì la seconda domenica del mese Le consiglio anche una visita all'Oratorio di San Giacomo della Marina che si trova non lontano da quello di Sant'Antonio Abate lungo le Mura delle Grazie: un'altra meraviglia poco conosciuta dei vicoli della Superba (trova la sua storia al paragrafo 4 di questa pagina).

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  2. Sono un ultraottantenne.amante di Genova che ha molto apprezzato il Suo lavoro. Vorrei comunic. re con Le i prima che la mia memoria cominci a scemare. le mie conoscenze del computer sono molto limitate ma uso normalmente le e-mail. Il mio indirizzoè: pietromerelloòlibero.it Grazie















    vorrei comunicare con Lei prima che

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    1. Caro Pietro,
      sono felice che il mio blog sia di Suo gradimento, le Sue parole mi hanno davvero commosso! Le scrivo subito una mail, ansioso di conoscerLa e di farmi raccontare ciò che Lei sa dei nostri amati vicoli.

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  3. Sabato ho fatto una scappata a Genova per motivi non turistici, ma tornando di corsa verso la stazione di Principe, passando in via Lomellini, sono stata attratta da un portone aperto su un altare magnifico. Ho scoperto così l'oratorio di San Filippo Neri. Purtroppo essendo di corsa mi sono limitata a chiedere orari di apertura alle due gentilissime signore che erano all'ingresso. Una sbirciata frettolosa verso l'interno mi ha già evocato un'atmosfera particolare e un'emozione che solo la visita dal vivo può scatenare. Sarà sicuramente una tappa obbligata la prossima volta che verrò. Continuo a scoprire in Genova una magnificenza unica che penso i più tanti ignorino.

    AMDC

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  4. Una piccola precisazione: casse e crocifissi "processionali", non "professionali";-) Per il resto, ottimo lavoro...
    un caro saluto da un cristezzante

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    1. Caro "cristezzante",
      Ti ringrazio per la precisazione: a volte il correttore automatico decide al posto mio quali parole usare!?!

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  5. Sono una sua ammiratrice settantenne, molto amante di Genova, apprezzo molto il Suo lavoro; mi piacerebbe comunicare con Lei per chiederLe qualche delucidazione ma non sono molto brava nell'uso del computer, riesco solo a comunicare via mail, Le sarei molto grata se mi rispondesse sulla mia mail: cristina.salvatore@alice.it Grazie
    P.S. ho letto che tra qualche giorno sarà il Suo compleanno, mi permetto di farLe tanti auguri.

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    1. Cara Cristina,
      La ringrazio per le Sue parole: sono felice che il mio sito sia di Suo gradimento.
      Ho ricevuto una Sua mail alla quale risponderò al più presto.
      Da ultimo, La ringrazio per gli auguri per il mio compleaano.
      Un caro saluto
      Antonio

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  6. Il tuo blog è molto interessante e ,nonostante mi ritenessi una discreta osservatrice dei vicoli di Genova h scoperto tante cose nuove... Li hai notati i due leoni in marmo sul tetto di un palazzo in Piazza Fossatello? Si vedono andando verso via fossatello. Saluti e continua così Raffaella Figari

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  7. GRAZIE PER TUTTE LE NOTIZIE DETTAGLIATE ANCHE IO GRAZIE A TE HO SAPUTO COSE DEI VICOLI MOLTO INTERESSANTI MI PIACE TANTISSIMO ANDARE A VEDERE SUL TUO BLOG GRAZIE E CHISSA SE CI INCONTREREMO MAI PER I CARUGGI TRA UNA MERAVIGLIA E L'ALTRA CIAO LETI GAGGE

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  8. Blog veramente interessante e ricco di informazioni sui ns vicoli.
    Su una cartina della parrocchia di S.Siro non datata, ma che non riporta l'attuale Via Cairoli, è indicato un "Oratorio dei 4 Incoronati" situato in prossimità della chiesa di S. Francesco di Castelletto(non piùesistente) . Lei dispone di qualche informazione su questo oratorio e sull'adiacente Oratorio SSma Concett(così recita la mappa)? grazie Andrea Biondi

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