i PALAZZI privati



"Questi palazzi, pur di solido marmo, (...) dalla base alle gronde sono dipinti con scene di battaglie genovesi, con mostruosi Giovi e Cupidi e con note figurazioni della mitologia greca (...). Non ho mai letto né sentito che gli esterni delle case di qualsiasi altra città europea siano affrescati in questo modo." (Mark Twain)



"(...) le tenute a giardino, fra edificio ed edificio, con le viti che formano arcate verdi, coi boschetti di aranci e con gli oleandri fioriti, a venti, trenta e quaranta piedi al di sopra della strada (...)." (Charles Dickens, Pictures from Italy, 1846)



"Una caratteristica sono i dipinti di architettura invece che della realtà. Ogni sorta di elaborata architettura  è rappresentata negli affreschi." (Herman Melville, 1857)



Uno dei segreti più affascinanti da svelare dei vicoli di Genova è la bellezza inaspettata racchiusa in molti edifici privati.
Spesso, passando distrattamente nelle caruggi e notando vecchi portoni, non ci accorgiamo che basterebbe superare quella soglia per essere catapultati in splendidi cortili, ninfei, scaloni e saloni nobiliari affrescati dai migliori artisti chiamati a Genova per decorare le dimore dei Patrizi.
Forse il vecchio adagio genovese o cû e i dinæ no se mostran à nisciun (il sedere e i soldi non si mostrano a nessuno) riflette più di tante parole questa caratteristica tutta genovese di evitare di ostentare e di mostrarsi all'esterno, senza però rinunciare ad abbellire le proprie dimore all'interno: la verità è forse che queste meraviglie erano concepite per essere gioia e piacere per gli occhi dei padroni di questi splendidi palazzi, e non per colpire il passante di turno o il forestiero.
Alcuni palazzi, a dir il vero, lasciano trasparire già all'esterno la loro bellezza negli affreschi che decorano le facciate (molti di questi rinati grazie a recenti restauri che hanno ridato loro lo splendore di un tempo rubato dai secoli) o nei portoni marmorei.
In questa pagina Vi porterò a visitare tutti i palazzi dei vicoli genovesi che spesso, come gemme preziose rinchiuse nei loro scrigni, si mostrano allo spettatore solo varcata la soglia d'ingresso.
Non aspettatevi dettagliate descrizioni dei palazzi, per quello ci sono fior fior di guide alle quali non voglio sostituirmi, ma piuttosto accenni e foto, un'invito a tutti Voi ad addentrarvi nei vicoli e godere della bellezza che questi palazzi hanno conservato nei secoli superando guerre e trasformazioni urbanistiche.
Come vedrete, l'ordine in cui ho disposto i palazzi in questa pagina non è casuale: il tutto infatti è strutturato come una lunga passeggiata che, partendo da Piazza San Bernardo, vi condurrà fino in Via Balbi e poi alle ville suburbane.


Tramonto estivo in Strada Nuova
(foto di Antonio Figari)





INDICE
1. Palazzo Agostino e Giacomo Salvago
2. Palazzo De Marini
3. Palazzo Alessandro Giustiniani
4. Palazzo Marcantonio Sauli
5. Palazzo in Via San Bernardo n. 17
6. Palazzo in Piazza Embriaci n. 2
7. Palazzo Giulio Sale
8. Palazzo in Via San Bernardo n. 14
9. Palazzo in Via San Bernardo n. 10
10. Palazzo Saluzzo
11. Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo
12. Palazzo Stella
13. Palazzo Cattaneo della Volta
14. Palazzo Fulco De Castro
15. Casa del Boia
16. Palazzo Gio Andrea De Franchi
17. Palazzo Gaspare Basadonne
18. Palazzo Antonio Sauli
19. Palazzo in Piazza Sauli n. 4
20. Palazzo in Piazza Sauli n. 5
21. Palazzo Sauli (Piazza Sauli n. 7)
22. Palazzo in Via Giustiniani n. 9
23. Palazzo Giustiniani Franzoni
24. Palazzo Giustiniani Franzoni (2)
25. Palazzo Giustiniani (Via Giustiniani n. 12)
26. Palazzo Marcantonio Giustiniani
27. Palazzo Gio Battista Saluzzo
28. Palazzo Sopranis poi Peirano
29. Palazzo in Piazza San Donato n. 23
30. Palazzo Paolo De Benedetti
31. Palazzo in Via San Donato n. 14
32. Palazzo del Doge Stefano Onorato Ferretto
33. Palazzo in Via di Porta Soprana n. 5
34. Casa di Cristoforo Colombo
35. Casa di Niccolò Paganini
36. Casa Piola
37. Palazzo in Salita Pollaiuoli n. 13
38. Palazzo Agostino e Benedetto Viale
39. Palazzo Spinola Serra
40. Palazzo Fieschi Crosa di Vergagni
41. Palazzo Saluzzo-Veneroso
42. Palazzo Gio Andrea Cicala
43. Palazzo Antoniotto De Franchi
44. Palazzo Centurione Gavotti
45. Palazzo Durazzo-Zoagli
46. Palazzo Bendinelli Sauli
47. Palazzo Sinibaldo Fieschi
48. Palazzo Orazio e Gio Francesco De Franceschi
49. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie)
50. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie n. 3)
51. Palazzo Lercari
52. Palazzo Stefano Squarciafico
53. Palazzo Emanuele Squarciafico
54. Palazzo Enrico Camilla
55. Palazzo Andriola Camilla
56. Casa dei Camilla
57. Palazzo Fieschi
58. Palazzo De Marini Croce
59. Palazzo Pietro Durazzo
60. Palazzo Penco
61. Palazzo medievale in Via San Pietro della Porta angolo Via Conservatori del Mare
62. Palazzo Serra (Piazza Banchi)
63. Palazzo Emanuele Filiberto Di Negro
64. Palazzo Ambrogio di Negro
65. Palazzo Gio Batta Senarega
66. Palazzo Gio Battista Lercari
67. Palazzo Gio Vincenzo Imperiale
68. Palazzo Ottavio Imperiale
69. Palazzo Eredi Gerolamo Chiavari
70. Palazzo Domenico Grillo
71. Palazzo Francesco Maria Doria
72. Palazzo Grillo Cattaneo
73. Palazzo Brancaleone Grillo
74. Palazzo in Via delle Vigne n. 10
75. Palazzo Di Negro
76. Palazzo dei Fattinanti
77. Palazzo Bernardo e Giuseppe De Franchi
78. Palazzo Agostino de Franchi
79. Palazzo Maineri e Massone-Bianco di San Secondo
80. Palazzo Jacopo Spinola
81. Palazzo Spinola Zecchino
82. Palazzo Francesco Borsotto
83. Palazzo Doria Danovaro
84. Palazzo Lazzaro Doria (poi di Andrea Doria)
85. Palazzo Lamba Doria
86. Palazzo Branca Doria
87. Palazzo Domenico Doria
88. Palazzo Giorgio Doria
89. Palazzo Antonio Grimaldi Cebà
90. Palazzo in Via Chiossone n. 6
91. Palazzo Doria (Fondazione Carige)
92. Palazzo in Via Chiossone n. 7
93. Palazzo Giulio Pallavicini
94. Palazzo Agostino Spinola
95. Palazzo Leopoldo Doria (Palazzo Doria De Fornari)
96. Palazzo Orsini
97. Palazzo Giovanni Garibaldi
98. Palazzo Gerolamo Pallavicini
99. Palazzo Tomaso Franzone
100. Palazzo Nicolò Spinola di Luccoli
101. Palazzo Ansaldo De Mari e fratelli
102. Palazzo in Via Luccoli n. 26
103. Palazzo in Via Luccoli n. 30
104. Palazzo Spinola di Luccoli - Balestrino
105. Palazzo in Vico dei Parmigiani n. 1
106. Palazzo Giacomo Spinola
107. Palazzo Luciano Spinola di Luccoli
108. Palazzo Tomaso Spinola
109. Palazzo Giorgio Spinola
110. Palazzo Clemente della Rovere
111. Palazzo Antonio Doria (Palazzo Doria Spinola)
112. Palazzo Negrone
113. Palazzo Agostino Pallavicino
114. Palazzo Pallavicini Cambiaso
115. Palazzo Pantaleo Spinola
116. Palazzo Franco Lercari
117. Palazzo Tobia Pallavicino
118. Palazzo Angelo Giovanni Spinola
119. Palazzo Gio Battista Spinola
120. Palazzo Nicolosio Lomellini
121. Palazzo Giacomo e Lazzaro Spinola
122. Palazzo Nicolò Grimaldi (Palazzo Tursi)
123. Palazzo Baldassarre Lomellino
124. Palazzo Ridolfo Maria e Gio Francesco I Brignole Sale (Palazzo Rosso)
125. Palazzo Luca Grimaldi (Palazzo Bianco)
126. Palazzo Gerolamo Grimaldi (Palazzo della Meridiana)
127. Casa Valery
128. Palazzo Gio Carlo Brignole
129. Palazzo Spinola De Mari
130. Palazzo Stefano Lomellini
131. Palazzo Bartolomeo Lomellini
132. Palazzo Benedetto Lomellini
133. Palazzo Giacomo Lomellini
134. Palazzo Ponzone
135. Palazzo Gregorio ed Egidio Lomellini
136. Palazzo Cosma Centurione
137. Casa di Mazzini
138. Palazzo Giorgio Centurione
139. Palazzo Alessandro Saluzzo
140. Palazzo del Lascito Canevari
141. Palazzo Gio Battista Centurione
142. Palazzo Cipriano e Babilano Pallavicini
143. Palazzo Stefano e Felice Pallavicini
144. Palazzo Serra Gerace
145. Palazzo Nicola Cicala
146. Palazzo Pinelli
147. Palazzo in Piazza Pinelli n. 1
148. Palazzo in Piazza Pinelli n. 3
149. Palazzo Spinola di Pellicceria
150. Palazzo Gentile
151. Palazzo Pietro Spinola di San Luca
152. Palazzo Lazzaro Grimaldi
153. Palazzo Stefano De Mari
154. Palazzo Spinola di San Luca-Gentile
155. Palazzo Gio Battista Grimaldi (Piazza San Luca)
156. Palazzo Nicola Grimaldi
157.  Palazzo Gio Battista Grimaldi (Vico San Luca)
158. Palazzo Pinelli Gentile (già Spinola e Salvago)
159. Palazzo Nicolò Spinola
160. Palazzo Antonio Doria Invrea
161. Palazzo Bartolomeo Invrea (poi Palazzo Cardinale Cybo)
162. Palazzo Cesare Durazzo
163. Palazzo Lomellini-Serra
164. Palazzo Bartolomeo Rebuffo - Serra
165. Palazzo Gio Francesco De Ferrari (Palazzo Belimbau)
166. Palazzo Nicolò Lomellini (Palazzo Lauro)
167. Palazzo Cristoforo Spinola
168. Palazzo Gio Agostino Balbi
169. Palazzo Gio Francesco Balbi
170. Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi
171. Palazzo Francesco Maria Balbi Piovera (poi Palazzo Raggio)
172. Palazzo Balbi (Palazzo dell'Ateneo, ex Collegio dei Gesuiti)
173. Palazzo Stefano Balbi ( Palazzo Reale)
174. Le Ville
a. Villa Lo Zerbino
b. Villa di Tobia Pallavicino detta "delle Peschiere"
c. Villa Grimaldi in Bisagno
d. Villa Imperiale di Terralba
e. Villa del Principe
f. Villa Rosazza
 



1. Palazzo Agostino e Giacomo Salvago


Palazzo Salvago
(foto di Antonio Figari)

Questo palazzo, sito in Piazza San Bernardo al civico 26, fu costruito per volere di Agostino e Giacomo Salvago nel 1532 nella curia medievale degli Streggiaporco.
Nel 1550 la piazza ed il palazzo furono oggetto di un "restyling" e le bande bianco e nere vennero coperte da uno strato di intonaco sul quale Ottavio Semino eseguì i suoi affreschi.
Nel restauro del 1937 si decise di riportare alla luce le antiche bande bianco e nere.
Lo splendido portale marmoreo cinquecentesco è opera di Giacomo della Porta e Nicolò da Corte.


Il Portale di Palazzo Salvago
(foto di Antonio Figari)


Una curiosità è legata alle due figure sopra al portale: esse rappresentano due uomini selvaggi appoggiati a leoni che alludono al nome della famiglia ("Salvago" da "selvaggio").


Uno dei selvaggi sul Portale di Palazzo Salvago
(foto di Antonio Figari)


Lo stemma della famiglia Salvago, che si trovava sopra il portale in mezzo ai due selvaggi, fu, come molti altri stemmi nobiliari, distrutto nell'ondata rivoluzionaria di fine settecento.



2. Palazzo De Marini

Sito all'angolo tra Piazza San Bernardo e Vico Vegetti, questo palazzo venne demolito a parziale pena di un De Marini, colpevole di congiura.
Sull'area su cui esso insisteva nel 1627 viene edificata la Chiesa di San Bernardo (di cui oggi rimane il campanile, trasformato in appartamenti, una lapide al pian terreno dell'edificio e altre lapidi in facciata nel retro del palazzo), mentre sull'attigua area di Palazzo Paolo De Benedetti (vedi il relativo paragrafo in questa pagina) viene edificato il Monastero.
La Chiesa, espropriata, diviene Scuola di Carita nel 1846; oggi è sede di una scuola statale, mentre i locali al pian terreno sono occupati da un noto locale dei vicoli, il "Moretti".


3. Palazzo Alessandro Giustiniani

Sito in Via San Bernardo al civico 21, prende il nome di Alessandro Giustiniani poichè come palazzo di sua proprietà viene inserito nell'elenco dei Rolli nel 1599.
L'edificio risale al XIV secolo: nonostante le profonde trasformazioni subite è ancora visibile al piano terreno, in un locale alla sinistra del portone (oggi ristorante messicano "Veracruz", i cui proprietari ringrazio per l'ospitalità concessami per scattare alcune foto e per l'ottimo spuntino offertomi) è ancora conservato parte dell'antico cortile interno del piano terreno con due splendide coppie di colonne binate. Dal cortile anticamente partiva lo scalone che conduceva al piano nobile. Oggi lo scalone moderno sale direttamente dal portone e non è più collegato con quello che fu il cortile interno ma la parte alta dell'antico scalone e una loggia balaustrata al piano nobile (in parte purtroppo tamponata), che conserva ancora alte colonne ioniche, ci fanno intuire l'antica bellezza ancora viva in questo edificio.
Il portale esterno è sorretto da due grandi telamoni di gusto vicino alle sculture di Taddeo Carlone.
























4. Palazzo Marcantonio Sauli

In questo luogo, Via San Bernardo civico 19, nel Medio Evo sorgeva il Palazzo della famiglia degli Zaccaria, nota ai più per aver  portato a Genova la cosiddetta "Croce degli Zaccaria", oggi conservata nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo (e di cui presto Vi parlerò nella pagine de "le CHIESE di GENOVA" nel paragrafo dedicato alla Chiesa di San Lorenzo), sacra reliquia che custodisce due frammenti della croce di Cristo, commissionata nel IX secolo dal fratello dell'Imperatrice Teodolinda e precedentemente conservata a Efeso nella Basilica di San Giovanni Battista, e che, come la storia ci racconta, fu a lungo custodita in questo palazzo.
Su questo preesistente edificio medievale Marcantonio Sauli, ambasciatore della Repubblica di Genova presso il Re di Spagna, fece erigere il suo palazzo nella metà del Cinquecento.
La facciata conserva ancora i tratti medievali nella fasce bianco e nere e in alcuni particolari come la bifora gotica murata al piano terreno.












Superato il portone Vi ritroverete in un ambiente rinascimentale caratterizzato dal cortile, dallo scalone e dalle logge che su questo si affacciano.














Il cortile è abbellito da una statua di Venere entro una nicchia.





Un lungo scalone a sinistra della nicchia con Venere conduce in Via di Mascherona dove questo palazzo ha la sua seconda uscita.

Il palazzo passò di mano molte volte nei secoli a venire divenendo anche sede del Tribunale del Commercio e magazzino di merci.

Oggi esso ha ritrovato parte del suo antico splendore ed è suddiviso in appartamenti.





5. Palazzo in Via San Bernardo n. 17



Edificato nel XVI Secolo su preesistenze medievali, questo palazzo viene demolito intorno alla metà del XIX Secolo ed al suo posto viene edificato un palazzo "da reddito" con ingresso su Piazza Embriaci 4; sopra l'attuale ingresso è posta una bella edicola votiva raffigurante il Beato Sebastiano Maggi e non distante in facciata è presente una bella colonna in marmo bianco.

Altri elementi della decorazione architettonica sono depositati presso il Museo di Sant'Agostino, mentre è andata perduta "Galatea che esce dalle acque", opera di Valerio Castello.





6. Palazzo in Piazza Embriaci n. 2






Questo palazzo è frutto di modifiche cinquecentesche su preesistenti edifici medievali.

Esso conserva in facciata magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo,  Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.










7. Palazzo Giulio Sale



Medievale "domus" con torre degli Embriaci, passa in proprietà prima ai Cattaneo nel XVI secolo e nel 1583 a Giulio Sale che la ristruttura. Sarà Gio Francesco Brignole a donare al palazzo le dimensione attuali, parzialmente alterate da sopraelevazioni novecentesche.

Esso conserva sulla facciata lato Salita Santa Maria di Castello magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo, Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.

All'interno è sopravvissuta ai secoli la cinquecentesca disposizione dell'atrio e dello scalone con volte a crociera che conduce al piano nobile.





In alcuni ambienti interni sopravvivono affreschi di Andrea Ansaldo raffiguranti "Sansone e Dalila", "Sansone che abbatte il Tempio" e "Ester dannanzi ad Assuero".

A questo palazzo è unita la splendida Torre degli Embriaci di cui trovate la storia al paragrafo 1 nella pagina de le TORRI di GENOVA.




Una curiosità: questo palazzo conserva ancora una "mampa", struttura in ferro atta a catturare la luce del sole di cui trovate la storia al paragrafo 9 nella pagina de le PIETRE parlanti .







8. Palazzo in Via San Bernardo n. 14

















9. Palazzo in Via San Bernardo n. 10










10. Palazzo Saluzzo





Nonostante la trasformazione in casa "da reddito", questo edificio, sito in Via San Bernardo al civico 8, conserva ancora tracce dell'antico portico medievale, ora tamponato, nel prospetto su Via San Bernardo e archetti pensili e tracce di affreschi sul prospetto su Vico di Santa Rosa.

Lo splendido portale marmoreo quattrocentesco è senza dubbio uno dei più belli del centro storico genovese.

L'interno conserva l'originaria rampa di attacco dello scalone e alcune lapidi in pietra nera di promontorio. 





11. Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo






Costruito nel XVI Secolo su preesistenti edifici medievali, lungo l'asse di Via San Bernardo, rialzato rispetto alla via, fu dimora del Doge Leonardo Cattaneo.

Nel 1622 Leonardo Grillo Cattaneo decide di rinnovare l'atrio affidando il compito a Bartolomeo Bianco.
I secoli successivi videro il palazzo pian piano trasformarsi da residenza nobiliare ad appartamenti.
Fu però la Seconda guerra Mondiale a dar il colpo di grazia alle bellezze interne di questo palazzo ed in particolare alla loggia rinascimentale.
Rimane tuttavia, testimone della bellezza e della ricchezza che una volta trionfavano all'interno del palazzo, lo splendido portale d'ingresso realizzato   nel Cinquecento da Antonio della Porta. Il monogramma mariano che troneggia sul portale fu aggiunto invece solo nel XVII secolo.
Esso conserva in facciata lato Vico del Fumo tracce di magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.





12. Palazzo Stella




13. Palazzo Cattaneo della Volta


Poco distante da Piazza San Giorgio, imboccata Via delle Grazie, Vi ritroverete in Piazza Cattaneo.
Lì sorge Palazzo Cattaneo della Volta: questa nobile famiglia aveva qui i suoi palazzi e la sua cappella gentilizia (la Chiesa di San Torpete che un tempo aveva l'ingresso rivolto verso questo palazzo).
L'edificio sorge in una delle zone più antiche della città di Genova, appena sotto l'oppidum occupato dal Convento di Santa Maria di Castello: tracce di epoca romana sono state scoperte alle fondamenta di questo edificio.
Quello che vediamo oggi è il palazzo voluto dai Cattaneo nel Rinascimento, su preesistente edificio romano e medievale di cui conserva in facciata ancora alcuni particolari.
In facciata è ancora conservato uno splendido bassorilievo quattrocentesco raffigurante San Giorgio e poco distante una colonna che emerge dalla facciata: qui vi era la loggia dei pisani oggi tamponata e di proprietà della Curia  (come della Curia è la Chiesa di San Torpete che prende il nome dal Santo originario della città toscana).
Il portale marmoreo del 1623 è opera di Bartolomeo Bianco.


La facciata originariamente affrescata ha purtroppo perso quasi tutta la sua bellezza che non si è potuta recuperare nel recente restauro. Son tuttora presenti, su Via delle Grazie, anche se difficilmente visibili dalla strada, alcuni bellissimi affreschi rinascimentali raffiguranti volti umani inseriti sotto archetti (simili a quelli visibili in facciata di Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, di cui trovate una foto nel paragrafo di questa pagina ad esso dedicato). Sopra gli archetti vi sono poi tracce di magnifici affeschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo, Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria. 
Quello che il tempo ha rubato alla bellezza esteriore non è accaduto all'interno del palazzo che conserva splendidi affreschi nell'androne  e lungo lo scalone.
Una curiosità: nell'affresco dell'androne, opera di Tavarone, raffigurante Re Saul che riceve Davide,  se notate, quest'ultimo indossa l'ermellino, tipico indumento dei Dogi della Superba.






Il secondo piano nobile, visitabile in occasione dei Rolli Days, un tempo arricchito da una splendida quadreria che comprendeva, tra le altre, opere del Van Dyck, oggi dispersa, conserva ancora molte tracce della sua bellezza secentesca nei saloni ancora arredati e nel magnifico affresco di Diana con Endimione, opera di Giacomo Boni.


Il Lampadario in legno della sala da pranzo, in principio fatto fare apposta dal Doge Franzoni per regalarlo al Re Sole (ragalo che rimase sulla carta), abbelliva Villa Cattaneo a Nervi e giunse qui negli anni 50 del Novecento: di magnifica fattura è forse la cosa più particolare da vedere in questo palazzo.




14. Palazzo Fulco De Castro  

In Via delle Grazie, all'imbocco dell'Archivolto delle Grazie, una a destra e una a sinistra, vi sono due colonne a strisce bianche e nere con capitelli molto particolari, entro i quali sono scolpiti tralci di uva.
Insieme agli archi che le sovrastano, sono le uniche testimoni superstiti di quello che fu il Palazzo di Fulco De Castro, fatto demolire per punizione dal Podestà Manigoldo.




15. Casa del Boia








16. Palazzo Gio Andrea De Franchi

Edificato in Piazza San Giorgio su preesistente edificio medievale, di cui conserva ancora tracce in facciate nelle polifore e archetti pensili in pietra nera, questo edificio è di proprietà delle famiglie Vento e Cattaneo della Volta; passerà poi ai Basadonne e per via ereditaria a Gio Andrea De Franchi, figlio di Elianetta Basadonne e senatore della Repubblica.
Il palazzo, che nell'Ottocento verrà suddiviso in appartamenti, conserva ancora elementi cinquecenteschi: il portale in marmo, il bel atrio lunettato e lo scalone voltato.





Sul lato del palazzo che insiste su Via San Giorgio una lapide marmorea ricorda che qui sorgevano le torri dei Volta e dei Vento (per approfondire vi rimando alla pagina de leTORRIdiGENOVA).




17. Palazzo Gaspare Basadonne

Sito in Via Giustiniani al civico 3, questo palazzo fu edificato per volere di Gaspare Basadonne su preesistenti edifici medievali.
Il palazzo passa di proprietà a Bartolomeo Filippo Ferretto nel 1664, il quale lo amplia demolendo  alcune piccole unità immobiliari adiacenti.
Purtroppo, dopo ulteriori trasformazioni interne, oggi questo palazzo conserva ben poco dell'antico splendore se non l'antico scalone interno.


18. Palazzo Antonio Sauli

Antonio Sauli, banchiere, figlio di Bendinello Sauli, colui che volle l'edificazione della Basilica di Carignano, scelse due dimore dei Leccavela sulla quali erigere il suo palazzo. La torre di questi ultimi venne risparmiata e inglobata nel nuovo edificio (trovate la sua storia nella pagina de le TORRI di GENOVA).


Il palazzo, sito in Piazza Sauli, conserva uno splendido portale lavorato in marmo nel quale sono incise le iniziali di Alessandro Sauli e l'impianto interno originario con un ingresso con volta ad ombrello e lo scalone che conduce ai piani nobili dove sono ancora presenti alcuni bei portali in pietra nera di Promontorio.










19. Palazzo in Piazza Sauli n. 4





20. Palazzo in Piazza Sauli n. 5

Alla destra di Palazzo Antonio Sauli sorge questo edificio rinascimentale che conserva una splendida volta decorata con lunette nell'atrio dal quale parte lo scalone marmoreo come di consueto in tanti palazzi genovesi.



21. Palazzo Sauli (Piazza Sauli n. 7)





Edificato per volere dei Leccavela su preesistente edificio medievale, passa in proprietà ai Sauli nel XVI secolo.
Esso conserva in facciata magnifici affreschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli altri sei palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Grillo Cattaneo in Piazza delle Vigne, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.
Superato lo splendido portale marmoreo sormontato da putti si giunge all'atrio dal quale parte un bello scalone con volte a crociera e colonne in marmo.

 
Il palazzo ha anche un altro ingresso su Vico Sauli al civico 9 aperto nel Sei-Settecento quando il palazzo venne ristrutturato: da segnalare una bella conchiglia che chiude una nicchia dopo la prima rampa di scale.


22. Palazzo in Via Giustiniani n. 9




23. Palazzo Giustiniani Franzoni


Edificato tra il 1550 e il 1582 per volere del Cardinale Vincenzo Giustiniani Banca, questo palazzo è conosciuto anche come Palazzo Franzoni in quanto sede dell'omonima "libreria" dal 1826 (oggi conservata in quella che fu la Chiesa di Madre di Dio).
L'edificio conserva ancora l'impianto originario composto dal maestoso scalone loggiato (parzialmente tamponato nel XVIII secolo) che si affaccia sul cortile interno, una soluzione architettonica che non trova altri esempi in zona.


Nel cortile interno è ancora presente un montacarichi a manovella costruito nell'Ottocento per la Ditta Valle al fine di trasportare al primo piano balle di cotone, una "chicca" ai più sconosciuta e che da sola merita la visita di questo palazzo.




24. Palazzo Giustiniani Franzoni (2)



25. Palazzo Giustiniani (Via Giustiniani n. 12)

Collocato a ridosso della "Domus Magna" dei Giustiniani, questo edificio viene edificato nel XV secolo su preesistenti case medievali.
Al settecento risalgono invece gli affreschi della facciata.
Il maestoso atrio colonnato termina nel cortile interno sul quale si affaccia lo scalone marmoreo e le logge sovrapposte dei tre piani.
Nell'atrio è conservata una singolare "pietra parlante": ritrovata nei fondi del palazzo e qui collocata dopo i restauri, essa rapppresenta una torre con ai lati due grifoni, con tutta probabilità uno dei primi stemmi della Superba.
Lungo lo scalone sono ancora presenti alcuni laggioni quattrocenteschi (Vi rimando alla pagina de i RISSEU ed i LAGGIONI della SUPERBA per approfondire questo argomento e per altre immagini relative ad essi) che un tempo correvano lungo tutto lo scalonee di cui ggi purtroppo sopravvivono solo pochi esemplari.

 
Sotto il cortile vi è una cisterna profonda otto metri nella quale è stata rinvenuta una colonna romana di epoca giulio-claudia (in totale durante gli ultimi restauri sono state rinvenute quattro colonne di età romana).
Al piano terreno e in quello interrato sono stati rinvenuti resti di un frantoio oleario e di una cordonata per cavalli che univa i due piani (al piano interrato erano collocate le scuderia).


26. Palazzo Marcantonio Giustiniani

Sito in Piazza Giustiniani al civico 6, questo edificio, edificato nel XVII secolo, occupa due lati dell'omonima piazza la quale, davanti al palazzo stesso, conserva un cortile di mattoni sopraelevato rispetto al piano stradale.
Sulla facciata del lato corto, se alzate lo sguardo, noterete un leone, silenzioso testimone della vittoria dei Genovesi sui Veneziani nel 1380 a Chioggia, proveniente dalla città di Trieste (Vi invito a leggere il paragrafo 2 della pagina de le PIETRE parlanti  per approfondire questo argomento e per scoprire le altre "pietre" trofei di guerra incastonate nei muri dei vicoli di Genova).





27. Palazzo Gio Battista Saluzzo

Situato in Via Chiabrera al civico 7, questo splendido palazzo prende il nome dal primo proprietario della famiglia a comparire nei rolli, Gio Battista Saluzzo, Governatore di Savona, Ambasciatore presso i Re di Spagna e Francia e Senatore della Repubblica di Genova.
Nonostante alcuni danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale questo edificio conserva uno splendido atrio con monumentali colonne e con un piccolo ninfeo con mascherone, ed uno scalone loggiato che corre fino al secondo dei piani nobili.
Sui soffitti di questi ultimi sono ancora presenti affreschi di Domenico Piola ("Mercurio con la fama e l'Eternità") e di Gregorio De Ferrari ("Aurora che esce dall'Oceano" e "Nettuno ed Anfitrite").













28. Palazzo Sopranis poi Peirano

Tra Via Giustiniani e piazza Valoria sorge Palazzo Sopranis il cui stemma, un leone coronato in maestà su campo erboso, troneggia ancora oggi sul portone che si affaccia su Piazza Valoria. Costruito alla fine del XVI secolo accorpando preesistenti edifici medioevali, conserva una splendida facciata affrescata opera di artisti genovesi.
Particolarmente belle le figure armate dipinte in facciata, una delle quali divenuta copertina del libro "Genua Picta".








L'interno conserva ancora uno splendido scalone loggiato.


29. Palazzo in Piazza San Donato n. 23

Questo edificio, eretto nel XVI Secolo, oggi si presenta nelle forme ottocentesche, secolo nel quale il palazzo fu sopraelevato e perse le sue caratterische rinascimentali.
In facciata una lapide marmorea ricorda che qui nacque Carlo Cesare Cerruti, valente ammiraglio e senatore del Regno d'Italia.  


30. Palazzo Paolo De Benedetti

Sito in Piazza San Donato al civico 21, esso fu edificato per volere di Paolo De Benedetti.
Nel XVII secolo passa di proprietà e diviene, insieme ad alcuni edifici attigui, sede del Convento di San Bernardo.
Conserva ancora dell'originario impianto tardoquattrocentesco un bel portale in pietra di promontorio, la prima rampa di scale e il ballatoio voltato.


31. Palazzo in Via San Donato n. 14

Questo edificio, seppur rimaneggiato nei secoli, presenta ancora molti segni dell'originario impianto cinquecentesco in facciata e negli spazi comuni interni.
In facciata una lapide in pietra nera di promontorio ricorda che qui sorgeva la loggia della "Vicinia" di San Donato.


32. Palazzo del Doge Stefano Onorato Ferretto


Sito in Piazza Ferretto, slargo che collega Salita Pollaiuoli a San Donato, questo palazzo fu edificato per volere di Stefano Onorato Ferretto, Doge della Repubblica, su preesistenti edifici medievali.
Conserva al piano nobile begli affreschi secenteschi tra i quali spicca lo splendido "Concilio degli Dei", opera di Gerolamo Piola, e ricchi stucchi roccocò.
La facciata tardosecentesca è stata recentemente restaurata.


33. Palazzo in Via di Porta Soprana n. 5

Sito in Via di Porta Soprana al civico 5, questo palazzo, edificato nel sedicesimo secolo su preesisitenti case medievali, conserva l'originaria struttura: superato un bel portale marmoreo, si giunge nell'atrio e nel cortile interno sul quale affaccia lo scalone voltato e quattro ordini di logge.
Nel cortile è presente una bella fontana marmorea in asse con il protale d'ingresso.


34. Casa di Cristoforo Colombo




35. Casa di Niccolò Paganini








36. Casa Piola




37. Palazzo in Salita Pollaiuoli n. 13

(...continua)


38. Palazzo Agostino e Benedetto Viale

Sito in Salita Pollaiuoli al civico 12, questo palazzo, edificato su preesistenti edifici medievali, viene quasi del tutto ricostruito nel XVI Secolo per volere di Paride Monteborgo.
L'attuale edificio è frutto delle trasformazioni urbanistiche che hanno portato alla nscita di Piazza Gioardi.
Relativamente agli elenchi dei Rolli, esso compare tra gli edifici "tralasciati per essere piccoli" come di proprietà di Stefano Torre e Augusto Viale.


39. Palazzo Spinola Serra

Costruito per volere della famiglia Spinola su preesistenze medioevali nella prima metà del Cinquecento, esso si trova in Via Canneto il lungo al civico 31.
Il bel portale marmoreo con scene tratte dal mito di Ercole introduce in un atrio e poi allo scalone loggiato affrescato a pompeiane.




Risale al Seicento il ninfeo fitoantropomorfo che si affaccia sul lato del palazzo che dà su Piazza Pollaiuoli angolo Vico Lavezzi.



40. Palazzo Fieschi Crosa di Vergagni


Situato in Via Canneto il Lungo al numero 27, esso fu edificato dai Fieschi su preesistenze medievali.
Varcato il portale marmoreo ad arco con medaglioni imperiali, si giunge al monumentale atrio.
Il palazzo conserva ancora un bel salone stuccato al piano nobile e un piccolo ninfeo di gusto rinascimentale in un bagno.
Sul retro affaccia su Piazza Valoria e un basso avancorpo nasconde il giardino, uno dei pochissimi spazi verdi privati esistenti nei vicoli.


41. Palazzo Saluzzo-Veneroso

Questo palazzo si trova in Via Canneto il Lungo al civico 21.
Già appartenente alla lista dei Rolli e dimora di due illustri dogi della Repubblica di Genova, Gerolamo e Gian Giacomo Veneroso, conserva ancora all'esterno alcuni elementi medievali e all'interno l'atrio, lo scalone ed il primo piano con volte a crociera sorrette da colonne e busti in marmo, alcuni dei quali con teste romane, sopra gli splendidi portali di ardesia: questo purtroppo è tutto ciò che rimane dopo la trasformazione ottocentesca del palazzo da residenza nobiliare in appartamenti.
Nonostante tutto, come vedete dalle foto qui sotto, questo antico palazzo conserva ancora molte tracce della sua struttura originaria e dell'antica bellezza e merita, a parer mio, di esser visitato.




















42. Palazzo Gio Andrea Cicala

Edificato a partire dal 1618 su progetto dell'architetto Bartolomeo Rosso su preesistenti abitazioni medievali, esso è situato in Via Canneto il Lungo al civico 17.
Conosciuto da più come palazzo Gio. Antonio Donghi, successivo proprietario di questo palazzo, esso conserva, nonostante il frazionamento in appartamenti avvenuto nel XX secolo, un bell'atrio in parte tamponato ed  uno scalone marmoreo che conduce ai due piani nobili intervallati da mezzanini.
Nell'atrio  è conservato uno splendido ninfeo, che da solo vale la visita al palazzo, decorato con un mosaico polimaterico di conchiglie, pietre, piccoli frammenti di ceramica con animali araldici e motivi ornamentali.










43. Palazzo Antoniotto De Franchi

Sito in Via Canneto il Lungo al civico 6, questo palazzo è il frutto dell'accorpamento di due preesistenti edifici medievali degli Scoti, una casa con portico degli eredi di Cristoforo Scoti e una casa con torre degli eredi di Raffaele. Proprio in uno di questi due edifici Orietta Scoti nel 1376 ospitò santa Caterina da Siena, di ritorno da Avignone, come ricorda una lapide posta in facciata.
Gli interni conservano lungo lo scalone bei portali in pietra nera di Promontorio.
Il palazzo viene acquistato nel XVII Secolo dai De Franchi che lo adattano al gusto dell'epoca e viene incluso nell'elenco dei Rolli nel 1664 a nome di Antoniotto De Franchi. 


44. Palazzo Centurione Gavotti


Posto all'incrocio tra Canneto il Lungo e Canneto il Curto, la cosiddetta "Croce di Canneto", esso fu edificato su preesistenti domus medievali dalle famiglie Scoti e Castagna.
Nel XVII secolo passa in proprietà a Giovanni Battista Centurione e compare nella lista dei Rolli come di proprietà di quest'ultimo.
Con la nascita di Via San Lorenzo viene deciso di aprire sulla nuova strada un ingresso del palazzo ed è così che il palazzo acquista anche la nuova facciata che dà su questo lato.
Nel 1860, per volere di Lorenzo Costa, marito della proprietaria del palazzo Francesca Boggiano, viene costruita una loggia neoclassica abbellita da un fregio marmoreo, opera dello scultore Santo Varni, che narra l'episodio, avvenuto nel 1746, relativo al discorso del doge Giacomo Lomellini al popolo in rivolta durante la guerra di successione austriaca, fregio che ben si vede da Via San Lorenzo.
L'interno conserva ancora il bell'atrio e lo scalone rinascimentali.


45. Palazzo Durazzo-Zoagli

Sito in Via San Lorenzo al civico 8, questo palazzo fu edificato nel XVI Secolo su preesistenti edifici di proprietà De Marini, per volere di Gio. Durazzo; esso viene ricostruito nel 1619 da Agostino Durazzo il quale affida il progetto a Bartolomeo Bianco e successivamente viene ampliato a seguito dell'acquisto di palazzi limitrofi di proprietà Sauli.
Oggi rimangono  di quel periodo le facciate su Vico De Gradi e Vico del Filo mentre la facciata su San Lorenzo e il sistema distributivo degli spazi interni sono frutto di lavori ottocenteschi presumibilmente eseguiti in seguito all'apertura di Via San Lorenzo.
Nell'Ottocento in questo palazzo era conservata una splendida quadreria di proprietà del Marchese Zoagli, oggi dispersa.



46. Palazzo Bendinelli Sauli



47. Palazzo Sinibaldo Fieschi

Sito in Via San Lorenzo al civico 17, esso fu edificato su progetto di Bartolomeo Massone per Sinibaldo Fieschi.
La facciata si caratterizza per le bande bianco e nere e per i bei mascheroni sopra le finestre che richiamano, per forma e dimensione, quelli di Palazzo Nicolò Grimaldi (Palazzo Tursi).
Varcato il portone si giunge in un piccolo atrio che porta al cortile interno e allo scalone loggiato e decorato a stucchi.
Gli interni conservano ancora splendidi affreschi di Domenico Piola.


48. Palazzo Orazio e Gio Francesco De Franceschi




49. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie) 





50. Palazzo Cicala (Piazza Scuole Pie n. 3)

Sito in Piazza delle Scuole Pie al civico 3, esso è con tutta probabilità il risultato di accorpamenti di antichi edifici medievali tra i quali una casa torre posta nella parte più a destra dell'attuale edificio.
Proprietà della famiglia Cicala, l'edificio passa prima ai Veneroso e nell'Ottocento a Gio. Batta Lasagna.
La decorazione della facciata ha una sua prima fase nel XVI secolo alla quale risale la decorazione a tre ordini di colonne. Risalente invece al XVII secolo è invece la decorazione sottocornicione costituita dall'alternarsi di teste leonine e teste femminili e il finto bugnato del primo piano ammezzato.
La loggia non tamponata risale al Medioevo ed è uno dei rari esempi ancora presenti nei vicoli di portico al piano terreno, passaggio coperto caratteristico di tutti i palazzi nei vicoli sul quale si aprivano le antiche botteghe. La loggia proseguiva lungo tutto il lato sud della piazza fino a Vico del Filo ma nei secoli è stata chiusa e solo un piccolo tratto è rimasto inalterato.
Gli spendidi capitelli corinzi sono uno dei tanti bottini di guerra disseminati sulle facciate dei palazzi della Superba, muti testimoni delle vittorie genovesi nel Mediterraneo.




51. Palazzo Lercari

Questo edificio, sito in Piazza Invrea di fronte a Palazzo Stefano Squarciafico, conserva ancora l'antica facciata con elementi medievali rispistinata dopo la Seconda Guerra Mondiale con la liberazione e l'integrazione degli elementi originari.




52. Palazzo Stefano Squarciafico

Questo palazzo, sito in Piazza Invrea al civico 5, fu edificato nel 1565 su preesistente palazzo medioevale di cui ingloba la torre (di cui Vi parlo nella pagina de le TORRI di GENOVA).
Esso conserva anche in facciata tracce del preesistente palazzo nella pietra bugnata d'angolo e nella colonna a vista.
Ottavia Semino è autore degli spendidi affreschi in facciata (figure inserite tra colonne binate tra le finestre del primo e del secondo piano, e  il Ratto delle Sabine al terzo piano) e degli interni (piano terreno e piano nobile).
La proprietà passò dagli Squarciafico ai Doria e poi agli Invrea che danno il nome alla piazza.








53. Palazzo Emanuele Squarciafico




54. Palazzo Enrico Camilla




55. Palazzo Andriola Camilla 






56. Casa dei Camilla

In Vico Indoratori al numero 8 è ancora presente uno dei più antichi e non alterati esempi di casa d'abitazione medioevale.
Essa, risalente ai primi del XIII secolo, ha elementi medioevali perfettamente leggibili nella sua facciata.




57. Palazzo Fieschi

Sito al civico 2 di Via Indoratori, in questo palazzo nacque Santa Caterina Fieschi il 5 aprile 1447.
Spendido il portale marmoreo opera di Giovanni o Pace Gaggini.


58. Palazzo De Marini Croce

Edificato nella seconda metà del XVI secolo dalla famiglia De Marini su preesistenti case torri medievali appartenenti alla stessa nobile casata, ed inserito nel 1599 nell'elenco dei Rolli, esso si trova in Piazza De Marini al civico 1.


Del preesistente edificio medievale conserva alcuni tratti lungo la facciata su Vico delle Compere e su Sottoripa.
Superato il portone sormontato dalle allegorie delle Pace che sorreggono uno stemma abraso, opera di Gian Giacomo della Porta, si giunge in un cortile  sul quale affaccia lo splendido scalone con tre ordini di logge, la vera meraviglia di questa antico palazzo. Un mascherone dal quale scorre l'acqua e una vasca di marmo adornano il cortile.







Due saloni dei piani nobili conservano affreschi del Ratti e del Boni.
La proprietà del palazzo passa prima ai Negrone e poi nel 1830 ad Andrea Croce. Oggi esso è diviso in appartamenti ma conserva ancora nella parti comuni il suo antico splendore.


59. Palazzo Pietro Durazzo

Sito in Piazza De Marini al civico 4, questo palazzo fu edificato su progetto del Vannone per volere di Pietro Durazzo (Doge della Repubblica nel 1619-1621) sul finire del XVI Secolo nella Piazza Nuova De Marini, spazio ricavato demolendo alcuni edifici e una torre degli Usodimare (di cui vi parlo nella pagina de le TORRI di GENOVA).
Nonostante la trasformazione ottocentesca in casa "da reddito" e l'accorpamento all'edificio attiguo che affaccia sulla Ripa, questo edificio conserva ancora l'atrio (ridotto rispetto all'originale; parte di esso, affrescato, è oggi un ufficio al piano terreno del palazzo) ed il cortile interno sul quale affaccia lo splendido scalone affrescato che sale fino al secondo piano con la tradizionale composizione a rampe loggiate.


60. Palazzo Penco

Il portale di Palazzo Penco
(foto di Antonio Figari)



61. Palazzo medievale in Via San Pietro della Porta angolo Via Conservatori del Mare



62. Palazzo Serra (Piazza Banchi)





63. Palazzo Emanuele Filiberto Di Negro

Sito all'angolo tra la Ripa e Via al Ponte Reale, questo edificio fu edificato nel XVII secolo per volere di Emanuele Filiberto di Negro il quale fece demolire le antiche case medievali appartenenti al suo casato (vi era qui anche una torre la quale venne inglobata nel nuovo edificio ma che ancora è leggibile nella sua struttura; trovate la sua storia nella pagina de le TORRI di GENOVA).
La facciata è decorata con splendidi stucchi e gli interni conservano un bel cortile loggiato con ninfeo e lo scalone.
Il palazzo è ricordato anche per la splendida quadreria con opere del Rubens, Guido Reni e Tiziano per fare alcuni esempi e per essere stato sede dell'Hotel Feder che ospitò, tra gli altri, lo scrittore Herman Melville che nel suo "Journal of A Visit to Europe and the Levant" così descrive Genova: "(...) Sono sceso all'Hotel Feder sul lungomare. Passeggiato per la Strada Nuova. (...) Una caratteristica sono i dipinti di architetture invece che della realtà. Ogni sorta di elaborata architettura è rappresentata negli affreschi. (...) Strade come quelle di Edimburgo, soltanto più erte e aggrovigliate (...)".


64. Palazzo Ambrogio di Negro

Sito all'angolo tra Piazza Banchi e Via San Luca (l'antico "carrubeos rectus"), questo palazzo fu edificato tra il 1569 e il 1572 per volere di Ambrogio di Negro.
La facciata su Piazza Bianchi ha una decorazione a "grisaille" che finge colonne ioniche e corinzie.
Lo spendido scalone voltato che conduce fino al secondo piano è interrotto da logge che affacciano sul cortile interno.
I saloni del piano nobile conservano splendidi  affreschi raffiguranti cicli mitologici di Danae, Perseo e Paride opera di Andrea Semino: da ricordare in particolare "Il Ratto di Elena" nel salone principale.





65. Palazzo Gio Batta Senarega




Compreso tra Piazza Senarega, Via Orefici e Vico dell’Amor Perfetto, questo palazzo, edificato alla metà del Cinquecento su preesistenti case medievali, viene ristrutturato ed abbellito alla fine del secolo da Gio Batta Senarega e a suo nome lo troviamo inserito nella lista dei Rolli.
Il palazzo passa poi di proprietà dapprima ai Pallavicini, poi agli Spinola ed infine per lascito testamentario all’Ospedale dei Cronici come ricorda una lapide marmorea posta in facciata. Dopo ulteriori passaggi di proprietà, oggi è del Comune di Genova che, dopo un lungo e accurato restauro, ha deciso di destinarlo al nascente Politecnico delle Arti nato dalla collaborazione tra Accademia Ligustica di Belle Arti e Conservatorio Nicolò Paganini.
L’edificio è frutto dell’accorpamento di corpi edilizi contigui: il principale, che prospetta su Piazza Senarega e Via Orefici, conserva la facciata affrescata a quadrature con motivi architettonici; su Piazza Senarega il piano nobile è abbellito da balconi con balaustre in marmo retti da mensole con mascheroni antropomorfi. All’interno conserva il monumentale scalone marmoreo con volte a crociera rampante e volte costolonate e alcuni bei portali in pietra nera di promontorio; al secondo piano nobile sono poi presenti in una sala affreschi cinquecenteschi.
L’altro corpo di fabbrica, quello cioè che prospetta su Vico dell’Amor Perfetto, di origine medievale, conserva tracce precedenti all’edificazione cinquecentesca.
A palazzo Senarega è legata una storia di fantasmi che potete leggere al paragrafo 10 della pagina de i FANTASMI di GENOVA.
 
 

66. Palazzo Gio Battista Lercari

Sito in Via Orefici al civico 7, questo palazzo venne edificato dai Lercari nella seconda metà del XVI Secolo ristrutturando ed ampliando domus medievali di proprietà della stessa nobile famiglia di cui rimangono tracce nel prospetto medievale palazzo dove recenti restauri hanno riportato alla luce un portico a fasce bicromie e alcune trifore.
Superato il bel portale marmoreo ad arco con telamoni e  lo scalone si giunge al primo piano nobile che conserva ancora alcuni affreschi con "Storie di Psiche" che Federigo Alizeri nella sua Guida attribuisce al Semino.
Da segnalare alcune colonne dello scalone e della loggia del primo piano nobile finemente lavorate.




67. Palazzo Gio Vincenzo Imperiale



Questo palazzo, che si trova in Campetto, fu fatto erigere da Gio Vincenzo Imperiale intorno al 1560 il quale affidò il progetto a Giovanni Battista Castello detto "il Bergamasco".
Poco dopo fu ampliato verso Soziglia  ed i lavori vennero eseguiti da Andrea Ansaldo.
Nonostante l'odierna suddivisione che vede il piano terreno staccato dallo scalone si può ancora godere della sua bellezza percorrendo lo scalone affrescato a grottaglie, il primo piano con le colonne di marmo, i busti sopra le porte e gli affreschi nelle volte, e il secondo piano dove ancora troneggia uno splendido camino.
Le sale del piano terreno, del primo e del secondo piano conservano ancora in parte i deliziosi affreschi opera di importanti pittori dell'epoca.
Se volete visitarlo e godere della sua bellezza non è difficile poiché il piano terreno è occupato da un negozio di mobili sempre aperto di giorno mentre al primo piano vi è un ristorante, quindi anche qui è facile riuscir ad entrare. L'ultimo piano invece è aperto solo in determinate occasioni.










68. Palazzo Ottavio Imperiale



Costruito nel 1585 per volere di Ottavio Imperiale su progetto di Bartolomeo Bianco, e conosciuto dai più come "Palazzo del Melograno", esso è sito in Campetto al civico 2.
Sopra il portale infatti cresce rigogliosa una pianta di melograno: si narra che quattrocento anni fa un seme di questa pianta, trasportato dal vento di tramontana, arrivò sul frontone di questo palazzo e lì trovò il luogo giusto dove crescere. La leggenda vuole che fino a quando il melograno ci sarà, Genova prospererà, e quando esso morirà la Superba andrà in rovina.
L'interno, attualmente occupato un grande magazzino, conserva ancora l'antica struttura con un cortile centrale circondato da un loggiato al piano terra e al primo piano uniti da un monumentale scalone.
La splendida statua di Ercole, opera di Filippo Parodi, conservata nel cortile del piano terreno, vale da sola, una visita a questo palazzo.
Recenti restauri hanno riportato alla luce un piccolo vano al primo piano: uno splendido "pregadio"  con le pareti con decoro barocchetto con colori pastello, un altare in marmo fior di pesco, e una piccola Madonna della Misericordia in marmo.
Al secondo piano sono ancora conservati splendidi affreschi barocchi.  


69. Palazzo Eredi Gerolamo Chiavari

Sito all'angolo tra Via Luccoli e Vico del Fieno, questo edificio conserva ancora tratti cinquecenteschi nel bel portale marmoreo su Vico del Fieno, il piccolo atrio (ridotto rispetto all'originale), lo scalone voltato e affrescato e i bei portali in pietra nera di Promontorio.
Meritano di essere menzionati la bella colonna caposcala a bulbo e il portale ligneo tra il primo ed il secondo piano.
Alcuni saloni dei pieni nobili conservano ambienti voltati  e decorati.
Il palazzo compare nei Rolli nel 1588 a nome degli eredi del "quondam" Gerolamo Chiavari, Doge della Repubblica nel 1583-1585.


70. Palazzo Domenico Grillo


Sito in Piazza delle Vigne al civico 4, questo edificio fu costruito nel 1545 come ci conferma un'epigrafe posta nell'atrio del palazzo.
Esso conserva in facciata affreschi attribuiti a Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco il quali li eseguì nel 1560 in collaborazione con Bernardo Spazio.
All'interno il palazzo conserva ancora splendidi cicli pittorici raffiguranti, tra gli altri, il "Sacrificio di ifigenia" e "Storie di Psiche".
Quando ero piccolo mi recavo spesso in questo palazzo perché, nel salone del secondo piano, vi era un laboratorio di un restauratore di mobili: un vero e proprio museo con oggetti che grazie alla sua arte e maestria ritrovavano l'antico splendore perduto nei secoli.
All'epoca il palazzo mostrava i segni del tempo e la trascuratezza di una bellla dama caduta improvvisamente in disgrazia.
Tornai al suo interno due anni fa (qui sotto vi documento lo stato dell'atrio e dello scalone) e rividi quello scalone affrescato in stile pompeiano che osservavo una ventina di anni fa quando venivo qui con mio papà.





Oggi il palazzo, di proprietà del Comune, dopo un lungo restauro, è divenuto un "hotel di charme".
Presto Vi posterò tutte le foto che ho fatto, per il momento eccoVi qui di seguito due foto che vi fannno capire, ancora una volta, quanta bellezza vi sia nei palazzi della Superba.




71. Palazzo Francesco Maria Doria


Questo palazzo cinquecentesco, in Piazza delle Vigne n. 6, nasce dalla fusione di cinque preesistenti edifici duecenteschi della famiglia Grillo. in facciata conserva ancora tracce della ripartizione tra i diversi edifici e splendidi affreschi opera di ignoti artisti genovesi.


72. Palazzo Grillo Cattaneo


Esso si trova in Piazza delle Vigne n. 3.
La splendida facciata affrescata è opera in parte di Luca Cambiaso ed in parte di ignote maestranze genovesi.
L'affresco più interessante si trova nella parte bassa della facciata: opera di Luca Cambiaso, raffigura il dio Giano e la dea Pace in atto di scacciare il dio Marte guerriero.


Esso conserva in facciata magnifici affreschi del XVI secolo, opera di ignoti artisti lombardi e genovesi, simili a quelli ancora presenti in facciata di soli sei cinque palazzi nei vicoli di Genova: Palazzo Cattaneo della Volta in Piazza Cattaneo, Palazzo Leonardo Grillo Cattaneo lato Vico del Fumo,  Palazzo Sauli in Piazza Sauli al civico 7, palazzo in Piazza Embriaci al civico 2, Palazzo Giulio Sale lato Salita Santa Maria di Castello, Palazzo Paolo Doria in vico San Matteo al civico 12, tutti descritti in questa pagina. Questa decorazione è muta testimone degli stretti legami intrecciati nel corso del Quattrocento fra il Ducato di Milano e la città di Genova, rapporti tenuti saldi in particolare dalle famiglie Sauli, Cattaneo e Doria.


73. Palazzo Brancaleone Grillo

Questo palazzo, in Vico delle Mele n.6, conserva ancora in facciata e all'interno opere di inestimabile valore.
Esso deve il suo nome a Brancaleone Grillo, ambasciatore del Papa e del re di Spagna, che nel XV secolo decide di costruire qui la dimora per la sua famiglia.
Acquistato da Luca Spinola nel 1476 entra nella lista dei Rolli nel 1576.
Il portone marmoreo è sormontato da un "San Giorgio e il Drago" che secondo l'Alizeri è opera dei Gagini.


Alla sinistra del portone vi è uno splendido bassorilievo raffigurante San Giovanni Battista nel deserto.


Le sorprese che ci riserva questo palazzo non finiscono qui. Superato il portone  infatti Vi ritroverete un un "unicum": un cortile con uno scalone gotico e gli archi a sesto acuto, ora tamponati, una volta aperti, che corrono intorno al cortile, opera dei maestri antelami lombardi che lavorarono all'edificazione di questo palazzo.
La scala nasce in realtà alla destra del portone di ingresso, coperta e non come la vediamo adesso spostata verso il centro del cortile.









 
A metà altezza nelle colonne è visibile una cordonatura, segno evidente del lavoro in questo palazzo dei maestri antelami. La stessa cordonatura la si ritrova all'esterno sotto il bassorilievo di San Giorgio posto sopra il portone.


Alzando gli occhi, difronte alla scala, una splendida cornice marmorea incastonata in facciata racchiude una Madonna con Bambino: si dice che questa sia una copia e che l'originale sia stato venduto da Luca Spinola per completare il palazzo. L'originale pare sia ora conservato al Metropolitan Museum di New York.


 

Al piano nobile, in tre saloni,  sono stati ritrovati e recentemente restaurati affreschi di Luca Cambiaso ("Nozze di Amore e Psiche" e "Storie di Marco Antonio") e di Lazzaro Tavarone ("La raccolta della Manna").







A questa scoperta è legata una curiosità: qualche anno fa nel palazzo sono state girate alcune scene del film "Giorni e Nuvole" di Silvio Soldini con Antonio Albanese e Margherita Buy. Quest'ultima interpretavata una restauratrice che cercava di riportare alla luce antichi affreschi. Ebbene, come a volte accade, la realtà supera la fantasia: due restauratrici negli ultimi anni, proprio lì dove era stato girato il film hanno riportato alla luce gli affreschi del Cambiaso e del Tavarone sotto uno strato di intonaco. Genova nasconde bene i suoi tesori e la scoperta è ancora più affascinante.
Il palazzo è chiuso al pubblico e solo grazie alla conoscenza di un condomino son riuscito ad entrare. E' un vero peccato che il cortile e soprattutto la scala gotica, l'unica esistente in Genova, sia quasi sconosciuta ai più  e lontana dai circuiti turistici tradizionali.
Uscendo dal portone un'ultima curiosità rimane da raccontare. Sulla destra del portone, se guardate bene, noterete una piccola croce nel muro: ebbene, si dice che essa fu scolpita per ricordare che qui rimase ucciso un uomo a seguito di un  violento calcio di un asino.


In facciata rimangono ancora molti segni degli anelli dove venivano legati gli animali tra i quali, probabilmente, anche l'asino della nostra storia.



74. Palazzo in Via delle Vigne n. 10

Questo palazzo nasconde una meraviglia: superato un anonimo portone e la prima rampa di scale inizia una "scala alla araba".
Come Vi mostrerò nelle foto qui sotto questo particolare escamotage costruttivo permette di creare una scala poco ripida in uno spazio non troppo grande: sembra infatti di salire lungo la scala di una torre ma la salita non è faticosa come sembrerebbe.
Le colonne che corrono al centro della scala e si arrampicano, quasi si rincorrono, sorreggendo le volte a crociera, sono del 1200 e hanno una storia molto particolare: portate a Genova dalla lontana Armenia, esse vennero donate alla Chiesa delle Vigne con l'onere però che fossero utilizzate entro 100 anni. Questo non avvenne ed è così che i proprietari delle stesse se le ripresero e le utilizzarono per costruire questa particolarissima scala, un altro "unicum" in Genova, come lo è la scala gotica di Palazzo Grillo di cui Vi ho parlato nel paragrafo 2 di questa pagina e che si trova a poca distanza da questo palazzo.






75. Palazzo Di Negro


Risalente al XVI secolo, questo palazzo, sito in Piazza della Lepre, conserva ancora l'originario impianto costruttivo. 
Superato lo splendido portale in pietra nera, decorato con ritratti di imperatori romani e con due putti che sorreggono lo stemma purtroppo abraso duranti i moti rivoluzionari di fine Settecento, si entra nell'atrio e su per scalone decorato di magnifici laggioni di tante varietà diverse (Vi invito a visitare la pagina relativa a i RISSEU ed i LAGGIONI della SUPERBA per approfondire questo argomento e per vedere altre immagini di questo e degli altri palazzi che ancora conservano queste splendide piastrelle).




Se date un occhio alla destra del portale noterete, accanto al numero civico "9", un altro numero, "400". Non so se vi è mai capitato di passeggiar per Venezia e cercare un determinato numero civico: a differenza delle altre città europee e non solo, lì si segue ancora un antico sistema basato non sulla suddivisione in vie ma in sestieri; e così dovrete cercare non un civico particolare in una certa via ma un numero civico all'interno di un intero quartiere.
Ebbene, se la cosa vi sembra strana, sappiate che anche Genova fino a qualche secolo fa adottava  questo sistema: Palazzo di Negro è  in Piazza della Lepre n. 9, o, se volete, al n. 400 del Sestiere della Maddalena: insomma, due numeri, un solo luogo.



76. Palazzo dei Fattinanti

Sito in Piazzetta Cambiaso (anticamente denominata “Piazza de’ Sette Dolori” per la presenza di un edicola votiva con la Madonna Addolorata, ancora oggi in piazza), quest edificio viene edificato nel XVI secolo per volere della nobile famiglia dei Fattinanti. Dopo di loro il palazzo passa prima ai Centurione, poi all’Ospedale di Pammatone per lascito testamentario ed infine ai Cambiaso nel Settecento.
Fu Gio. Giacomo Centurione nel 1619 a volere il rinnovamento del palazzo e dargli l’aspetto che vediamo oggi.
Purtroppo il bombardamento del 22 ottobre 1942 distrusse parte del palazzo ed oggi è sopravvissuto solo il bel cortile loggiato attribuito a Michele Carlone con decorazioni murali, che gli studiosi attribuiscono alla cerchia di Andrea Ansaldo accostandoli a quelli di Palazzo Imperiale in Campetto, e il bel portale marmoreo.
Al primo piano sono conservati alcuni splendidi laggioni di cui trovate qui di seguito un'immagine (altre immagini, la storia e gli altri laggioni ancora visibili nei vicoli di Genova nella pagina de i RISSEU e i LAGGIONI della SUPERBA).
La parte del palazzo ricostruita nel dopoguerra ospita oggi un piccolo teatro.








77. Palazzo Bernardo e Giuseppe De Franchi

Sito in Piazza della Posta Vecchia al civico 2, questo edificio venne edificato nel 1563 per volere dei De Franchi  su preesistenti edifici di proprietà Spinola e Grimaldi mantenendo in parte gli antichi muri perimetrali.
Superato il bel portale marmoreo in stile dorico si entra in un ampio cortile loggiato, oggi in parte tamponato, dal quale si diparte lo splendido scalone marmoreo che conduce al piano nobile.
I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale non hanno risparmiato questo palazzo che conserva tuttavia al piano nobile ancora splendidi affreschi opera di Bernardo Castello ("Gerusalemme Liberata") e Domenico Fiasella ("Sansone sterminatore di Filistei").

Le colonne del cortile loggiato al pian terreno di Palazzo Bernardo e Giuseppe De Franchi
(foto di Antonio Figari)

Le loggie si ripetono nei piani a salire
(foto di Antonio Figari)

Sansone sterminatore di Filistei" di Domenico Fiasella
(foto di Antonio Figari)

"Gerusalemme liberata" di Bernardo Castello
(foto di Antonio Figari)


78. Palazzo Agostino de Franchi

Sito in Piazza della Posta Vecchia al civico 3, piazza nella quale troviamo anche Palazzo Bernardo e Giuseppe de Franchi (descritto in questa pagina al paragrafo 16), questo questo palazzo fu edificato nel 1565 su progetto di Bernardino Cantone.
Esso conserva ancora, nonostante gli accorpamenti e le soprelevazioni, un bell'atrio marmoreo al piano nobile e uno splendido ciclo pittorico di Luca Cambiaso raffigurante "Storie di Enea e Didone" nel salone principale e in un salone laterale. A fianco di questo salone vi è una stanza con bellissimi stucchi rococò.





79. Palazzo Maineri e Massone-Bianco di San Secondo

(...continua)


80. Palazzo Jacopo Spinola



Sito in Via della Posta Vecchia al civico 16, l'edificio è frutto di un accorpamento di due abitazioni medievali voluto da Jacopo Spinola.
Lo splendido portale marmoreo è sormontato da uno dei sovrapporta più belli dei vicoli di Genova, paragonabile a pochi altri per eleganza e magnificenza: opera di Pace Gagini, detto "Il Trionfo degli Spinola",  esso rappresenta un carro guidato con due figure di guerrieri trainato da due centuari cavalcati da due putti.
Superato il portale esterno e un portate interno di pietra nera con tondi imperiali si arriva allo scalone con volte a crociera.
Particolarmente interessante ed insolita la soluzione interna del cortile angolare (oggi chiuso e inglobato in una bottega che dà su Via della Maddalena)  dove un capitello riporta la data 1531, anno nel quale con ogni probabilità si conclusero i lavori voluti dallo Spinola.


81. Palazzo Spinola Zecchino



82. Palazzo Francesco Borsotto






83. Palazzo Doria Danovaro





84. Palazzo Lazzaro Doria (poi di Andrea Doria)




85. Palazzo Lamba Doria


Edificato nella metà del XIII Secolo, il palazzo venne donato dalla Repubblica a Lamba Doria quale ricompensa per la vittoria sui Veneziani a Curzola nel 1298 (una piccola epigrafe posta tra gli archetti e il marcapiano del primo piano ricorda questa battaglia e Lamba Doria "capitanum et armatum").
Il palazzo viene rimaneggiato nei secoli successivi: le quadrifore  in facciata "perdono" le colonnine e la parte alta delle quadrifore stesse viene riempita con mascheroni di stucco, e la loggia a pian terreno viene chiusa e occupata da botteghe (come si nota nell'immagine qui di seguito).


 
I bombardamenti del 1942 e il violento incendio  che ne seguì lasciarono quasi solamente in piedi la facciata del palazzo; l'accurato restauro liberò la loggia al piano terreno riportandola all'antico splendore mentre si decise di non intervenire in facciata per riportarla alle forme medievali come invece successe a Palazzo San Giorgio con gli invasivi interventi di inizio Novecento sotto la guida del D'Andrade. 
Una curiosità: se guardate attentamente da vicino le strisce bianche  e nere della facciata di questo palazzo, noterete che l'altezza di quelle nere è, seppur di poco, più grande rispetto alle bianche. Questo perchè, se fossero tutte della stessa misura, per un effetto ottico, le nere sembrerebbero più piccole e dunque si perderebbe l'omogeneità che si ha in facciata con l'alternanza dei due colori. Questa antica tecnica è usata in molte facciate bicrome dei palazzi genovesi.



86. Palazzo Branca Doria







87. Palazzo Domenico Doria




88. Palazzo Giorgio Doria

(...continua)


89. Palazzo Antonio Grimaldi Cebà

Sito al civico 4 di Via David Chiossone, il palazzo, edificato nel XVI Secolo, nasce dall'accorpamento di più edifici medievali.
Da evidenziare il bel portale in marmo con l'iscrizione "DEO AUSPICE" e lo splendido scalone a rampe e ballatoi che si affaccinao sull'atrio.
Il palazzo è presente nei Rolli nel 1576; nel 1588 è presente nell'elenco a nome di Antonio Grimaldi Cebà, Doge della Repubblica nel 1593-1595.  


90. Palazzo in via Chiossone 6




91. Palazzo Doria (Fondazione Carige)






 
92. Palazzo in Via Chiossone n. 7

(...continua) 


93. Palazzo Giulio Pallavicini

Sito in Piazza De Ferrari al civico 2, esso venne edificato nel 1586 per volere di Giulio Pallavicini su un lotto di terreno di proprietà Usodimare sul quale insisteva un edificio distrutto per costruire una strada (l'attuale salita San Matteo) di collegamento tra le piazze di san Matteo e San Domenico.
Unito nell'Ottocento all'attiguo Palazzo già Carrega, conserva sul lato verso San Matteo un portico medievale a tre fornici con colonne in marmo e capitelli nei quali sono raffigurati l'arme dei Doria con l'aquila imperiale.


94. Palazzo Agostino Spinola






95. Palazzo Leopoldo Doria ( Palazzo Doria De Fornari)

Sito in Piazza De Ferrari al civico 4, conserva splendidi affreschi di Lorenzo De Ferrari ("Le Muse e le nobili donne"), Sigismondo Betti e Francesco Campora.
La facciata principale nasce con gli sconvolgimenti ottocenteschi che rimodellarono la Piazza antistante il Convento di San Domenico.
 



96. Palazzo Orsini  




97. Palazzo Giovanni Garibaldi

Costruito tra il 1651 e il 1654, esso ha il suo ingresso originario su piazza dei Garibaldi varcato il quale si giunge in un piccolo cortile interno sul quale si affaccia un bello scalone marmoreo. A seguito di un accorpamento con un altro edificio in Vico Carmagnola il palazzo acquisisce un nuovo ingresso che lo proietta verso la nuova arteria ottocentesca di Via Carlo Felice (oggi Via XXV aprile), ingresso che oggi è divenuto il principale.
Di splendida fattura il portone di pietra di promontorio su vico Carmagnola e all'interno, oltre al monumentale scalone, da notare un bel bassorilievo con l'Adorazione dei Magi.


98. Palazzo Gerolamo Pallavicini

(...continua) 


99. Palazzo Tomaso Franzone

(...continua)


100. Palazzo Nicolò Spinola di Luccoli

Sito in Via Luccoli al civico 23...
(...continua)


101. Palazzo Ansaldo De Mari e fratelli

Sito in Piazza Luccoli al civico 2...

(...continua)


102. Palazzo in Via Luccoli 26

(...continua) 


103. Palazzo in Via Luccoli 30

(...continua)


104. Palazzo Spinola di Luccoli - Balestrino

(...continua) 



105. Palazzo in Vico dei Parmigiani n. 1

Situato nella zona tra Via Roma e Via XXV aprile, parte dell'antico centro storico sopravvissuto agli sconvolgimenti urbanistici ottocenteschi, questo palazzo, sebbene molto rimaneggiato nei secoli, conserva ancora tracce che denotano la sua nobile origine: costruito in età medievale, ha subito il primo intervento radicale nel XVI secolo e poi nell'Ottocento quando è stato diviso in appartamenti.
Superato il bel portale marmoreo con colonne ioniche scanalate sormontate da un fregio con putti e fiorami, si entra in un piccolo ingresso che conserva ancora le volte a vela che proseguono lungo la cinquecentesca scala di ardesia con le balaustre e le colonne di marmo. Meravigliosa è la colonna centrale all'inizio della scala: simile per forma e dimensione a tante altre presenti nei palazzi genovesi lungo gli scaloni, essa è una delle più belle che ho incontrato nei vicoli paragonabile forse solo a quella di Palazzo Gio. Batta Lercari in Via Orefici al civico 7 (palazzo di cui un giorno Vi parlerò in questa pagina) e da sola vale la visita di questo palazzo.
Il piano nobile (che attualmente ospita l'O Stellin, ostello di recente apertura gestito da alcuni ragazzi genovesi che ringrazio per avermi aperto le porte di questo palazzo e che mi hanno assicurato che accoglieranno tutti coloro vorrano visitare questo edificio) ha subito interventi radicali nel XIX secolo e conserva affreschi di modesta fattura risalenti a quest' epoca.





106. Palazzo Giacomo Spinola

Palazzo Spinola, in Piazza Fontane Marose,  detto "dei marmi" per la sua facciata bicroma bianco e nera, viene edificato tra il 1445 e il 1459 là dove sorgeva un'antica torre della stessa famiglia. Il quartiere era molto diverso da come lo vediamo oggi. Il Palazzo sorgeva infatti lungo Via Luccoli (oggi tagliata da Via XXV aprile) e poco distante da Porta Santa Caterina ( che sorgeva poco distante lungo l'omonima via e vicino a monastero che dava a questa il nome (e che tuttora dà il nome alla salita), una posizione insomma molto strategica.
In facciata quadrifore e statue si alternano: queste ultime rappresentano personaggi illustri della nobile famiglia degli Spinola.
La rivoluzione urbanistica che portò all'apertura di Via XXV aprile provocò l'abbassamento della strada e l'inserimento in facciata di trofei che ancora oggi sovrastano il piano terreno del palazzo.







107. Palazzo Luciano Spinola di Luccoli

Edificato intorno al 1450 per volere di Luciano Spinola sull'antica Piazza degli Spinola di Luccoli (oggi l'edificio è al civico 2 di Salita Santa Caterina), esso venne ricostruito nel XVI secolo da Gerolamo Spinola.
Il piano terreno viene rifatto nell'Ottocento quando muta l'altezza del piano stradale.
All'intervento ottocentesco dell'architetto Nicolò Barabino si deve la decorazione del salone.
Dopo i recenti restauri son tornati visibili in facciata alcuni elementi cinquecenteschi che ci fanno capire lo sfasamento dei piani dovuti agli interventi ottocenteschi.


108. Palazzo Tomaso Spinola

Costruito per volere di Tomaso Spinola, su progetto di Bernardo Castello, tra il 1558 e il 1561,  tra  Piazza degli Spinola di Luccoli e Piazza della Rovere (oggi l'edificio è al civico 5 di Salita Santa Caterina), questo edificio conserva uno splendido portale di Giacomo Ponzello e Pompeo Bianco e la facciata riccamente decorata ad affreschi e stucchi, analoga a quella di Palazzo Gio Vincenzo Imperiale in Campetto, purtroppo poco visibile se non dal palazzo di fronte (Palazzo Giorgio Spinola).


L'atrio del palazzo è affrescato dal Semino con "Andromeda ignuda esposta al Mostro", mentre ai piani nobili, tra i tanti splendidi affreschi, spicca quello dell' "Eroe in Parnaso" di Luca Cambiaso.


109. Palazzo Giorgio Spinola

Edificato nel XVI secolo, compare nei rolli nel 1588.
Costruito sulla collina che porta a villetta di Negro, a fianco di quello che fu il Convento di Santa Caterina, questo palazzo conserva ancora il monumentale scalone, oggi chiuso alla sommità da una lastra di vetrocemento e, nell'atrio, un piccolo ninfeo con un fauno.
A fine Settecento, per volere degli Ayrolo che nel frattempo erano subentrati nella proprietà, viene sostituito il portale, aggiunte alle finestre le ringhiere e decorati i salotti nel gusto dell'epoca.

La facciata di Palazzo Giorgio Spinola
(foto di Antonio Figari)
Scalone di Palazzo Giorgio Spinola
(foto di Antonio Figari)




110. Palazzo Clemente della Rovere



Costruito per volere di Clemente della Rovere nel 1580 in una zona al limite dell'abitato urbano e sede di numerosi insediamenti religiosi, Convento di Santa Caterina da una parte e  Chiesa di San Sebastiano dall'altro, esso è composto da due distinte unità edilizie.
Al limitare del palazzo, lato Salita Santa Caterina andando verso Via Roma, quello che oggi è l'ingresso di un negozio, anticamente era il portale di ingresso dell'Oratorio di San Giacomo delle Fucine (la cui storia trovate in questo sito nella pagina de gli ORATORI e le CASACCE).




111. Palazzo Antonio Doria (Palazzo Doria Spinola)

Questo edificio fu costruito presso la Porta dell'Acquasola (tra le attuali Largo Eros Lanfranco e Piazza Corvetto) nel 1541 per il capitano Antonio Doria, nipote di Andrea, dopo che il suo palazzo, che sorgeva tra la Commenda di Prè e Villa del Principe, dovette essere demolito per far posto alla nuova cinta muraria presso la Porta di San Tommaso.
La facciata è decorata da Lazzaro e Pantaleoni Calvi.
L'affresco dell'atrio, che rappresenta Antonio Doria in assetto di guerra, è opera di Marcantonio Calvi.
Superato lo scalone si giunge nel bellissimo cortile loggiato che conserva, al primo piano, affreschi con vedute di città, opera di Aurelio e Felice Calvi.
Tra le sale interne, sono da segnalare le due affrescate dalla bottega di Domenico Cambiaso con "Apollo che saetta i Greci alle porte di Troia" ed "Ercole in lotta con le Amazzoni", dove collaborò anche il giovane figlio Luca Cambiaso, diciassettene, forse il suo primo vero lavoro da "adulto".




112. Palazzo Negrone 

Sito in Piazza Fontane Marose ai civici 3, 4 e 5, questo palazzo è il risultato dell'accorpamento di tre diversi edifici.
L'omogeneità della facciata che unisce i preesistenti palazzi è frutto dell'intervento di Antonio Barabino, padre del più famoso Carlo.
(...continua)



113. Palazzo Interiano Pallavicino

Costruito per Paolo Battista e Nicolò Interiano tra il 1565 e il 1567, sui resti di un precedente palazzo, conserva ancora splendidi affreschi in facciata opera dei Lazzaro e di Benedetto Calvi.
E' uno dei pochi palazzi del centro storico di Genova con uno splendido giardino che si trova nel retro del palazzo e sale fino a Villetta di Negro dalla quale è parzialmente visibile.





114. Palazzo Agostino Pallavicino








115. Palazzo Pantaleo Spinola

Sito in Via Garibaldi al civico 2, questo palazzo fu edificato per volere di Pantaleo Spinola su progetto dell'architetto Bernardo Spazio.
Il piano terreno conserva affreschi con episodi biblici affrescati da Giovanni Carlone.
Splendido l'affresco del salone del piano nobile, opera di Domenico Piola con la collaborazione del quadraturista emiliano Paolo Brozzi, raffigurante "L'offerta a Giove delle chiavi del Tempio di Giove".
Dal salone si accede ad una terrazza che conserva un piccolo ninfeo in pietre e maioliche, oggi vuoto, dove un tempo era conservato lo splendido gruppo marmoreo raffigurante "Il ratto di Elena", opera di Pierre Puget, oggi conservato nel Museo di Sant'Agostino.



116. Palazzo Franco Lercari


Edificato per volere di Franco Lercari tra il 1571 e il 1578, e passato nel 1845 alla famiglia Parodi, che ancora oggi ne è proprietaria, esso si trova in Via Garibaldi al civico 3.
Ignoto ne è il progettista: la tradizione vuole sia stato Galeazzo Alessi ma la particolarità delle forme architettoniche lo allontanano dall'architetto romano e avvicinano piuttosto il complesso alla tradizione lombarda.
Il palazzo in effetti ha una forma singolare che si discosta dagli altri splendidi palazzi della Via Aurea: la facciata su Via Garibaldi al piano terreno è decorata a bugnato a punta di diamante, mentre i piani superiori sono formati da logge aperte, purtroppo chiuse nel diciannovesimo secolo da vetrate e muri.
Varcato il portone e  superato il cortile  con colonne di marmo e capitelli dorici, si giunge allo scalone che conduce ai piani nobili dove han lavorato i migliori artisti dell'epoca: i fratelli Calvi (loro gli affreschi nell'antisala del primo piano con storie romane e due salotti nell'ala di ponente del secondo piano con storie di Giuseppe e Abramo), Ottavio Semino (sua la Gigantomachia nell'antisala del secondo piano nobile, ancora presente, e altri affreschi al primo piano che purtroppo non sono giunti a noi), Andrea Semino (suoi gli affreschi in un salotto al secondo piano raffiguranti storie di Davide), e Luca Cambiaso. Di quest'ultimo sono tuttora visibili cinque episodi della storia di Niobe, al primo piano nobile, e la decorazione del soffitto del salone del secondo piano nobile raffigurante "La costruzione del Fondaco di Trebisonda", opera che ricorda l'impresa compiuta da Megollo Lercari, antenato del Lercari che fece erigere questo palazzo,  contornata da dodici ritratti di personaggi di famiglia. E' forse questa la perla del palazzo, una di quelle cose che da sole varrebbe la visita a Genova!



La volta del salone principale del primo piano nobile, raffigurante l'Allegoria del Commercio, è opera ottocentesca di Giovanni Quinzio.
Degni di menzione, al primo piano nobile, due busti, opera di Taddeo Carlone, raffiguranti Franco Lercari e la moglie Antonia De Marini.
All'altezza del primo piano, sul retro, una loggia aperta conduceva al giardino sospeso: oggi nulla rimane dopo l'apertura di Piazza Portello. 
Quello che pochi sanno di questo palazzo riguarda le due figure ai lati del portone, di cui avete qui sotto due foto.



Se li osservate attentamente, noterete che entrambi i telamoni sono senza naso. Pazientate ancora qualche riga e saprete il perchè.
Megollo Lercari, antenato di colui che fece erigere questo palazzo, era un abile mercante che riuscì a guadagnarsi la fiducia dell'imperatore bizantino Alessio II, che risiedeva a Trebisonda. In uno dei suoi soggiorni a corte, durante e dopo una partita a scacchi, Megollo venne pesantemente insultato da un tale Andronico. Egli volle subito sfidarlo a duello ma l'imperatore, di cui Andronico era il favorito, impedì la cosa.
Megollo, non certo soddisfatto del comportamento tenuto dal sovrano, tornò a Genova e, dopo aver meditato sul da farsi, con due galee partì alla volta delle coste di Trebisonda. La sua orrenda vendetta consistette nel tagliare nasi e orecchie a tutti coloro che incontrava sul suo cammino. Il macabro bottino venne minuziosamente conservato in un barile e fatto recapire ad Alessio II.
Placata la sua ira dopo aver ricevuto in catene Andronico, il quale ricevette dal Lercari un sonoro calcio in faccia,  Megollo venne a patti con l'imperatore il quale concedette al genovese nuovi privilegi tra cui il poter costruire un fondaco in città (scena che vediamo rappresentata nello splendido affresco di Luca Cambiaso che decora il secondo piano nobile del palazzo).
Un'ultima curiosità: sulla facciata laterale occidentale della Cattedrale di San Lorenzo è incastonata una scacchiera (ve ne parlo nella pagina de le CHIESE di GENOVA). Per alcuni essa sarebbe quella usata da Megollo Lercari nella partita contro Andronico.
 

117. Palazzo Tobia Pallavicino




118. Palazzo Angelo Giovanni Spinola

Sito in Via Garibaldi al civico 5, questo edificio fu edificato a partire dal 1558 per volere di Angelo Giovanni Spinola, ambasciatore in Spagna alla Corte di Carlo V nonchè suo banchiere.
La facciata liscia è decorata da affreschi opera dei Calvi che vollero celebrare, qui e negli affreschi dell'atrio, i loro committenti vestiti come condottieri romani come era d'uso nei palazzi nobiliari per celebrare la grandezza della Casata accostandola ai grandi eroi del passato.
Lungo lo scalone e al piano nobile superiore troviamo affreschi di Andrea Semino, Bernardo Castello e Lazzaro Tavarone.



119. Palazzo Gio Battista Spinola



Al civico 6 di Via Garibaldi, su progetto di Bernardo Cantone, fu edificato a partire dal 1563 questo palazzo per volere di Giovanni Battista ed Andrea Spinola.
La facciata è frutto di un rifacimento post bombardamneto del Re Sole del 1684.
Superato il bel cortile e lo scalone si giunge al piano nobile dove gli affreschi della volta del Salone, opera dei Semino, raffigurano le eroiche imprese degli Spinola. Sempre nel salone, molto bello il monumentale camino cinquecentesco.
Splendidi affreschi sono poi in un'altra sala, opera di Luca Cambiaso: "La caduta di Fetonte", "La Caduta di Icaro" ed altri episodi di uomini puniti per la loro superbia e audacia nelo sfidare gli dei. La sala è inoltre decorata da splendidi stucchi rococò.
La proprietà passò ai Doria nel 1723 ed ancora oggi il palazzo è abitato da questa nobile famiglia.


120. Palazzo Nicolosio Lomellini

Sito in Via Garibaldi al civico 7, questo palazzo venne edificato, su progetto di Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco, per volere di Nicolosio Lomellini, il quale aveva accumulato un'enorme fortuna con la pesca del corallo nell'isola tunisina di Tabarca.
Passato in proprietà prima ai Centurione, poi ai Pallavicini e ai Raggi, nel 1865 esso viene acquistato dal Barone Andrea Podestà e, per successioni legittime, è oggi di proprietà della famiglia Bruzzo.
La facciata e l'atrio sono magnificamente abbelliti da una decorazione a stucco opera dell'urbinate Marcello Sparzo su disegno del Bergamasco. Il recente restauro ha ridato al tutto il suo originario coloro azzurro.




Superato l'atrio si giunge nel cortile interno dove vi è una splendido ninfeo progettato da Domenico Parodi la cui acqua proviene dalla cisterna della retrostante collina di Castelletto. Sovrastante il ninfeo si apre il giardino: sul muraglione in fondo ad esso vi è un ninfeo centrale con un gruppo in stucco raffigurante "Sileno che versa da un'anfora il vino nella bocca di Bacco"; sul lato sinistro del muraglione si trova una grotta con stalattiti e conchiglie nel cui antro "Adone caccia un cinghiale" (queste ultime sculture in marmo opera di Domenico Parodi).


Sulla destra si erge il Mirador (la cui storia trovate nella pagina de le TORRI di GENOVA).
All'interno del Mirador una scala a chiocciola conduce al livello superiore dove un tempo vi era un piccolo orto.


Passando agli interni al primo piano nobile sono conservati splendidi affreschi opera di Bernardo Strozzi: nel salone centrale è rappresentata "La Fede che sbarca nel Nuovo Mondo" (il volto della figura femminile che impersonifica la Fede è quello della sorella dello Strozzi); nelle lunette intorno alla scena centrale si alternano uccelli esotici mentre nei pennacchi sono rappresentati episodi di caccia e di lavoro degli Indios. Questi soggetti si avvicino molto a quelli rappresentati dal Tavarone a Palazzo Antoniotto Cattaneo nel 1607 che sicuramente lo Strozzi ebbe modo di osservare (trovate la storia di questi affreschi e alcune immagini al paragrafo 110 di questa pagina). Nelle altre due sale  sono raffigurati "L'allegoria dell'astronomia" in una e nell'altra frammenti con una Allegoria della Navigazione e un Tritone.




 
Curiosa è la storia legata agli affreschi dello Strozzi: quest'ultimo, dopo un litigio con il committente Luigi Centurione, lasciò l'incarico ed i suoi affreschi in parte incompleti vennero coperti con l'intonaco.
Nel 2002 venne rimosso lo strato di intonaco e ricomparvero nel loro splendore gli affreschi del Cappuccino.
Al secondo piano nobile troviamo tre magnifici ambienti settecenteschi: il primo affrescato da Giacomo Antonio Boni con "Giove e la capra Amaltea"; il secondo da Domenico Parodi con "Bacco che regge la corona di Arianna" contornato da putti festanti, ubriachi e addormentati; ed infine il terzo ambiente nel quale le tele con le Storie di Diana, opere del Franceschini, sono inserite in uno spazio studiato dal quadraturista bolognese Tommaso Aldovrandini al quale si deve la decorazione architettonica della sala.



121. Palazzo Giacomo e Lazzaro Spinola














122. Palazzo Nicolò Grimaldi (Palazzo Tursi)







123. Palazzo Baldassarre Lomellini

Sito al civico 12 di Via Garibaldi, questo edificio fu edificato nel 1562 su progetto di Giovanni Ponzello  per il nobile Baldassarre Lomellini.
Nel 1770 il palazzo, dopo esser passato in proprietà ai Salvago, viene acquistato da Cristoforo Spinola, ambasciatore della Repubblica a Parigi.
Gli Spinola promuovono un adattamento del palazzo allo stile neoclassico.
Oggi il palazzo conserva il cinquecentesco portale opera di Taddeo Carlone, gli affreschi al primo piano nobile raffiguranti le storie di Scipione l'Africano, opera di Ottavio Semino, arricchiti dai settecenteschi stucchi dorati che li incorniciano, opera del francese Charles de Wailly.
Nel 1781 il palazzo passa in proprietà a Domenico Serra.
I Serra, il cui motto troneggia ancora oggi sul portale, nell'ottocento fanno eseguire da Michele Canzio stucchi e affreschi ancora oggi visibili.  





124. Palazzo Ridolfo Maria e Gio Francesco I Brignole Sale (Palazzo Rosso)

"Il primo Palazzo che ho visto è stato il palazzo Brignole; facciata rossa, scalone di marmo. Le statue non sono grandi come in altri palazzi ma la manutenzione, i mosaici dei pavimenti e soprattutto i quadri lo rendono uno dei più ricchi di Genova." (Gustave Flaubert, Notes de voyage, 1845). 






125. Palazzo Luca Grimaldi (Palazzo Bianco)



126. Palazzo Gerolamo Grimaldi (Palazzo della Meridiana)








127. Casa Valery

(...continua)


128. Palazzo Gio Carlo Brignole

Sito in Piazza della Meridiana al civico 2, questo palazzo è frutto di diverse trasformazioni: la prima risale al 1671, anno nel quale Gio Carlo Brignole fa ampliare il palazzo paterno; la seconda invece è una conseguenza dell'apertura di Strada Nuovissima (Via Cairoli). A seguito dell'apertura di questa strada viene spazzato via il giardino a monte del palazzo che diverrà pubblico spazio per collegare le due vie e i Durazzo, ai quali nel mentre era passata la proprietà dell'immobile, decidono di aprire sulla nuova strada quello che oggi è l'ingresso principale del palazzo. Di Giuseppe Isola sono le decorazioni a grottesche dell'atrio su Piazza della Meridiana. Le decorazioni dell'atrio del piano nobile superiore sono invece opera di Federico Leonardi.
I due telamoni, opera di Filippo Parodi, che oggi decorano il portale d'ingresso, prima dell'apertura di Via Cairoli, erano ai lati del cancello del giardino che dava su via Garibaldi.
Curiose le due palle che si trovano ai alti dell'ingresso: di esse e della loro storia Vi parlo nel paragrafo 14 nella pagina de le PIETRE parlanti.
Risalgono invece al precedente periodo di proprietà Brignole gli splendidi affreschi del piano nobile, opera di Gregorio e Lorenzo De Ferrari, raffiguranti "Flora", "Aurora", "Prometeo che dà la vita ad una statua" e "Diana in cerca di Endimione".
Il primitivo ingresso, che dava su Piazza Santa Maria degli Angeli, e il cortile loggiato sono tuttora esistenti e visitabili in quanto locale commerciale.








129. Palazzo Spinola De Mari

Sito in Via San Siro al civico 10, questo palazzo fu edificato nel 1564-1565 per volere di Domenico Centurione il quale affida il progetto a Giovanni Ponzello.
Il palazzo occupa lo spazio di preesistenti edifici appartenenti alla Famiglia Centurione.
L'edificio viene poi ristrutturato dal nuovo proprietario Ferdinando Spinola, su progetto di Bartolomeo Bianco.
Nonostante le trasformazioni ottocentesche che portano ad una sopraelevazione dell'edificio e alla trasformazione dei mezzanini in  piani abitativi, l'edificio conserva tuttora l'atrio a volte lunettate con pavimento in pietra nera, lo scalone marmoreo e ai piani nobili stucchi, nelle volte e sulle pareti, sovrapporte dipinti ed alcuni affreschi con scene a carattere mitologico.
Ancora presente poi un piccolo vano di forma ovale che in origine doveva costituire la cappella privata.


130. Palazzo Stefano Lomellini





131. Palazzo Bartolomeo Lomellini

Costruito tra il 1566 e il 1570 per volere di Bartolomeo Lomellino, fratello di Nicolosio (il cui palazzo in Via Garibaldi al civico 7 è descritto in questa pagina al paragrafo 76) questo edificio è sito in Largo della Zecca al civico 4.
La facciata principale è frutto dei cambiamenti che hanno interessato la zona ed in particoclare il ribassamento dell'asse viario che ha comportato all'interno del palazzo l'aggiunta di una parte dello scalone.
Nel Settecento il Tagliafichi progetteraà uno splendido giardino retrostante il palazzo di cui oggi purtroppo nulla rimane.
All'interno possono essere ancora oggi ammirati alcuni affreschi di mano vicino a Bartolomeo Castello raffigurante "Enea e Didone".






132. Palazzo Benedetto Lomellini





133. Palazzo Giacomo Lomellini




Sito in Largo della Zecca al civico 2, questo edificio viene edificato tra il 1619 e il 1623 dal Doge Giacomo Lomellini.
Il cortile interno terminava con un ninfeo oggi scomparso ma "giunto" fino a noi grazie ai disegni di Rubens.
Al piano nobile è ancora presente una splendida serie di affreschi, opera di Domenico Fiasella, raffiguranti il tema biblico delle "Storie di Ester", affreschi che poi furono terminati dal Carlone.
Nel XX secolo viene tamponato il loggiato al piano terreno su progetto di Antonio Quinzio il quale decora a grottesche lo scalone di rappresentanza.
Nel 1927 il palazzo passa in proprietà al Comune di Genova che decide l'abbattimento di un angolo del palazzo per allargare Via Bensa.
Oggi è sede del Comando Militare dell'Esercito Italiano in Liguria.











134. Palazzo Ponzone




Sito in Via Bensa al civico 2, questo edificio viene edificato nel XVI secolo per volere della famiglia Lomellini.
Originariamente l'ingresso e la facciata principale erano posti su Via Lomellini: dallo stesso portale si accedeva a questo palazzo e all'Oratorio di San Filippo (di cui trovate la storia e le immagini nella pagina de gli ORATORI e le CASACCE).
Acquistato dalla famiglia Doria nel diciannovesimo secolo, subisce modifiche strutturali con lo spostamento dell'ingresso su Via Bensa e la sopraelevazione di due piani.
Durante la Seconda Guerra Mondiale subisce gravi danni; sopravvive tuttavia lo spendido "salottino della musica" decorato con stucchi che rappresentano putti e strumenti musicali. Autori di questi stucchi, eseguiti nella prima metà del diciottesimo secolo, sono probabilmente i Cantoni, famiglia svizzera italiana, a cui si devono gli spendidi stucchi di Palazzo Reale, della Chiesa di San Torpete e del Gesù, per fare solo alcuni esempi.




  


135. Palazzo Gregorio ed Egidio Lomellini  

 (...continua)


136. Palazzo Cosma Centurione

Sito in Via Lomellini al civico 8, questo edificio viene costruito per volere dei Centurione nel XVI Secolo.
Passa in proprietà ai Pallavicini nel XVIII secolo i quali affidano all'architetto Giovanni Viano il rinnovamento del palazzo che in quest'epoca assume le forme che ancora oggi lo contraddistinguono come il sistema atrio scalone e la facciata scandita da cornici marcapiano, lesene, timpani e motivi floreali.
A questo periodo risalgono gli splendidi affreschi del secondo piano nobile di Domenico Parodi il quale affesca la volta di un salone con "Cristoforo Colombo che sbarca in America" e una galleria sul lato che dà sulla Chiesa di San Filippo. Altri begli affreschi sono opera di Giacomo Antonio Boni.
Alcune stanze di rappresentanza e un piccola cappella conservano begli stucchi roccocò.    








137. Casa di Mazzini

 

Sito in Via Lomellini al civico 11, le prime notizie di questo edificio risalgono al XV Secolo. Gli affreschi della facciata, ancora oggi leggibili, furono eseguiti nel Seicento.
Giuseppe Mazzini nacque al primo piano di questo palazzo il 22 giugno 1805.
All'epoca al piano stradale vi era una farmacia le cui insegne e decorazioni in marmo sono ancora oggi presenti.
Mazzini abitò qui solo 5 anni: nel 1809 infatti tutta la famiglia si traferì nella vicina Salita dei Pubblici Forni in un edificio che sarà poi abbattuto nel 1900 durante le trasformazioni urbanistiche che interessarono Largo della Zecca e zone limitrofe; qui Mazzini abitò fino al 1830 quando andò in esilio.
Curiosa la storia legata a questo edificio: in un primo momento infatti gli amici di Mazzini collocarono la targa che ricordava dove si trovasse la casa natale di Mazzini nel palazzo limitrofo. Fu un'anziana donna, Carlotta Benettini, amica della famiglia Mazzini da lungo tempo, che fece notare l'errore e vi si pose rimedio.
Trovata la casa natale, iniziò una raccolta fondi per acquistarla. Una volta compiuto anche questo passo la casa divenne Museo e al suo interno iniziarono ad essere raccolti oggetti e materiale relativo a Mazzini e al Risorgimento.
Oggi il Museo del Risorgimento occupa tutto il palazzo.


138. Palazzo Giorgio Centurione 




139. Palazzo Alessandro Saluzzo

Sito in Via Lomellini al civico 4, questo edificio fu edificato nel XVI Secolo, su preesistenti edifici medievali, per volere dei Saluzzo, ricca famiglia di banchieri.
La facciata, il vero gioiello di questo palazzo, fu affrescata da Luca Cambiaso tra il 1543 e il 1544 all'età di soli 16 anni con episodi della Guerra di Troia e della mitologia romana. Questi affreschi furono rinvenuti nel 2004 per caso durante i lavori di restauro della facciata e riportati all'antico splendore con un sapiente e laborioso lavoro di restauro.
L'edificio conserva inoltre un bel portale marmoreo quattrocentesco. L'originario atrio voltato alto sette metri con colonne di marmo invece è stato  stravolto per creare le botteghe su Via Lomellini e un piano ammezzato con appartamenti (proprio all'ammezzato è ancora visibile parte di una colonna dell'atrio).
Sotto il palazzo vi è ancora l'antica cisterna che forniva di acqua l'intero edificio. 


140. Palazzo del Lascito Canevari

Sito in Via Lomellini al civico 2, questo palazzo fu edificato su un preesistente isolato medievale, detto "isola di fossatello", tra il 1675 e il 1688 dagli eredi di Demetrio Canevari, per espressa volontà testamentaria dello stesso per farne sede della preziosa biblioteca costituita da tutti i libri che il Canevari aveva riunito durante tutta la sua vita.
Il progetto fu affidato all'architetto Matteo Lagomarsino (che già aveva progettato Palazzo Ridolfo Maria e Gio Francesco I Brignole Sale): il palazzo presenta il tipico schema dei palazzi genovesi con un atrio loggiato (tamponato nel 1799 per ricavare alcune botteghe su Via Lomellini) che conduce al cortile interno e allo scalone marmoreo.






141. Palazzo di Gio Battista Centurione







142. Palazzo Cipriano e Babilano Pallavicini

 

Sito in Piazza Fossatello al civico 2, esso fu edificato nel XV secolo e rimaneggiato, per volere di Cipriano Pallavicini, nel 1540, il quale volle dare al palazzo una facciata di gusto romano, simile a quelle progettate dal Bramante, con un alto zoccolo basamentale; nel contempo vennero abbattute alcune case davanti al palazzo e nacque così Piazza Fossatello.
Nel 1840 il palazzo, dopo vari passaggi di proprietà, diviene di Federico Rayper il quale lo sopraeleva e lo divide in appartamenti.
Lo splendido portale cinquecentesco, opera di Michele e Antonio Carlone,  non è più in loco ma conservato, da più di un secolo, al Victoria and Albert Museum di Londra.




143. Palazzo Stefano e Felice Pallavicini

Sito in Via al Ponte Calvi al civico 3 e proteso verso la Ripa, questo palazzo conserva ancora il cinquecentesco atrio e lo scalone monumentale.
Le trasformazioni ottocentesche che portarono alla nascita della Carrettiera Carlo Alberto si fermarono proprio in corrispondenza di questo palazzo che oggi costituisce l'inizio dei portici di Sottoripa.


144. Palazzo Serra Gerace

"A destra di chi esce s'alza il grandioso Palazzo Serra Gerace, ricco soggiorno in addietro di questi Patrizi, or deliziosa locanda a Viaggiatori per le magnifiche sale e per la veduta del mare e dè promontori che sovrastano al seno", così descriveva questo edificio Federico Alizeri nella sua Guida Artistica per la città di Genova.
Sito al civico 5 di Via di Sottoripa (in origine l'ingresso era posto sul retro dell'edificio), questo palazzo si erge sugli archi medievali dell'antica "Ripa Maris".
Esso conserva ancora alcuni tratti rinascimentali: il bel cortile loggiato parzialmente tamponato, lo scalone a balaustre e al piano nobile stucchi e affreschi con le "Storie di Enea", opera di Paolo Gerolamo Piola.
Nel XVIII Secolo era qui conservata una splendida quadreria in seguito dispersa.
Come ci racconta l'Alizeri, nel diciannovesimo secolo diviene locanda e oggi è suddivisa in appartamenti.


145. Palazzo Nicola Cicala


Edificato nel 1542 su progetto di Bernardino Cantone, esso si trova in Piazza dell'Agnello al civico 6.
La decorazione pittorica della facciata, opera di Lazzaro Calvi con la collaborazione del fratello Pantaleo, raffigurante figure armate e divinità, è oggi purtroppo in gran parte perduta; rimane parzialmente visibile un fregio con putti.
Il bel portale marmoreo introduce agli interni che conservano l'originario impianto con lo splendido scalone loggiato e voltato.
In facciata sono ancora parzialmente visibili alcuni affreschi attribuiti ai fratelli Calvi (raffiguranti Puti e figure di cavalieri) e una bella finestra caposcala al primo pianoin marmo con figure scolpite.
Arrivati in cima allo scalone, superando uno stretto corridoio si giunge alla scala che porta agli ultimi piani: salendo potrete notare, scolpita nel marmo dell'antica balaustra, una testa di uomo cinquecentesca (una simile è presente a Palazzo Stella nell'omonima piazza). 
Una piccola lapide posta alla destra del portale ricorda che "erano queste le case di Lanfranco Cicala console legista poeta". Antenato di quel Nicola Cicala che fece edificare questo palazzo, Lanfranco visse nel XIII secolo: giudice, ambasciatore della Repubblica di Genova alla Corte di Raimondo Berengario IV di Provenza, compose opere poetiche in Occitano.




146. Palazzo Pinelli


Sito in Piazza Pinelli al civico 2, questo palazzo ha nell'affrescata facciata cinquecentesca il suo più bel biglietto da visita.
Esso nasce dall'unificazione di due preesistenti palazzi medioevali della famiglia Cebà, uno dei quali dava sulla Ripa.
Fino al XIX secolo era visibile in un lato del palazzo l'antica torre dei Cebà  (la cui descrizione troverete nella pagina dedicata a le TORRI di GENOVA).
Varcato il bel portale cinquecentesco decorato da colonne doriche e l'antico portone in ferro, si giunge all'atrio, coperto da volte impostate su peducci di pietra, dal quale si diparte lo scalone in pietra nera con volte a crociera.
Superata la prima rampa di scale troverete la cosa più particolare di tutto il palazzo: tra i pavimenti bianco e neri alla genovese e le colonne marmoree della loggia rinascimentale ecco a voi splendidi Laggioni, piastrelle policrome di origine moresca (per approfondimenti Vi rimando alla pagina de i RISSEU e i LAGGIONI della SUPERBA), frutto dei rapporti che i Pinelli avevano con la Spagna (a Siviglia gli stessi avevano anche una loro residenza).
La soluzione della loggia interna, con sedili dove potersi sedere ed osservare la strada, è tipica di molti palazzi genovesi (guardare gli altri senza farsi vedere).




Curioso l'ovale che si apre lungo lo scalone e permette di osservare la loggia.



Quando ero piccino spesso con mio padre mi recavo in questo palazzo al secondo piano dove aveva il proprio laboratorio un famoso restauratore: proprio questi ambienti conservano ancora begli affreschidel XVI Secolo della scuola dei fratelli Calvi.
Ancora presente, all'interno 1, l'antico pozzo che riforniva di acqua l'intero palazzo.
 

147. Palazzo in Piazza Pinelli 1


Questo edificio, costruito nel Cinquecento, conserva un bel portale marmoreo, un piccolo atrio affrescato e l'antico scalone in pietra nera.
Molto belli gli affreschi in facciata che si vedono molto bene affacciandosi dalla loggia di Palazzo Pinelli. 


148. Palazzo in Piazza Pinelli 3


Questo edificio, anch'esso edificato nel XVI Secolo, conserva un bel portale in pietra nera di promontorio con quattro teste scolpite e all'interno un bel loggiato sospeso intorno ad un cortiletto pensile.


149. Palazzo Spinola di Pellicceria








150. Palazzo Gentile







151. Palazzo Pietro Spinola di San Luca






152. Palazzo Lazzaro Grimaldi 

Edificato nel XVI secolo, questo edificio sorge in Piazza Inferiore di Pellicceria: conserva tracce dell'originaria bellezza nell'atrio e nello scalone in pietra nera con colonne in marmo.


153. Palazzo Stefano De Mari

Sito in Via San Luca al civico 5, questo palazzo venne edificato nel XVI secolo su preesistenze medievali di proprietà degli Spinola: conserva un bel portale marmoreo e uno splendido scalone loggiato in parte tamponato.
In un interno è ancora presente un affresco raffigurante "Tobiolo e l'angelo" opera di Giovanni Battista Carlone.





154. Palazzo Spinola di San Luca-Gentile

Sito in Via San Luca al civico 4, questo edificio è frutto di aggregazioni di più edifici tra i quali il Palazzo di Gioffredo Spinola (già inserito nei Rolli e sito in Vico Serriglio al civico 1) e della Chiesa di San Raffaele che qui sorgeva (a ricordo della quale rimane il vicolo che porta ancora il suo nome).
 Nei secoli successivi esso viene ampliato arrivando ad estendersi fino alla Ripa e inglobando di conseguenza più unità abitative.
Nonostante il tamponamento ottocentesco del portico e altre trasformazioni, l'edificio conserva ancora lo splendido scalone marmoreo voltato.




155. Palazzo Gio Battista Grimaldi (Piazza San Luca)

Sito all'angolo tra Via San Luca e l'omonima Piazza, esso viene edificato su preesistenti edifici medievali tamponando i portici che correvano lungo l'antico "carrubeus maior" (l'attuale Via San Luca).
Il portale secentesco, su Piazza San Luca al civico 2, conduce al cinquecentesco atrio e allo scalone loggiato.
Recenti restauri hanno lasciato visibili in facciata  tre esili colonne corinzie.
Sul retro del palazzo la facciata e il bel portale in pietra nera risalgono agli edifici medievali sui quali è stato impostato questo edificio.


156. Palazzo Nicola Grimaldi


Sito al civico 2 di Vico San Luca, nella piazzetta antistante l'omonima Chiesa, questo edificio viene edificato per volere di Robella Grimaldi nel 1320 e pochi anni dopo parzialmente demolito e ricostruito sulla piazza che proprio in quegli anni nasceva.
Il palazzo prende il nome di Nicola Grimaldi perché quando è di sua proprietà viene inserito nella lista dei Rolli.
L'esterno ha mantenuto l'originaria ripartizione in bande bianco e nere e al pian terreno ancora sopravvive parte della loggia dove si riunivano gli Spinola di San Luca.
Al primo piano, nel salone che affaccia su Piazza San Luca, ancora oggi è visibile uno splendido affresco di Lazzaro Tavarone raffigurante Olindo e Sofronia. Dello stesso autore era conosciuto un altro affresco, oggi andato perduto, raffigurante "Gregorio Grimaldi che presenta a Filippo di Spagna le spoglie dei Veneri vinti".



157.  Palazzo Gio Battista Grimaldi (Vico San Luca)

Sito in Vico San Luca al civico 4, questo palazzo venne edificato nel 1610 per volere di Gio Batta Grimaldi su quattro preesistenti edifici impostati sopra un lungo portico detto  nel XIII Secolo "volte dei Grimaldi".
L'edificio conserva l'originario sistema atrio scalone e splendidi affreschi di Lorenzo De Ferrari, che fu chiamato a decorare alcune sale del palazzo  dal Doge Giovanni Battista Grimaldi (omonimo dell'antenato che fede edificare il palazzo. Il De Ferrari decorò una sala del primo piano con l'aAllegoria della Giustizia e un salone al piano nobile con Aurora che rapisce Cefeo, sullo sfondo della caccia di Diana.


158. Palazzo Pinelli Gentile (già Spinola e Salvago)

(...continua)


159. Palazzo Nicolò Spinola

Costruito nel XVI secolo da Nicolò Spinola su preesistenti edifici medioevali proprietà dei Centurione e dei Gentile, questo palazzo, inserito tra i Rolli, si trova in Via San Luca n. 14.
La cosa che più mi colpisce sono gli affreschi in facciata opera di Ottavio Semino e Gio Andrea Ansaldo dedicati alle  "Storie epiche e allegorie". Il miglior modo di osservarli è infilarsi nella vicina Via della Maddalena ed alzare lo sguardo verso l'alto.
Il portale marmoreo con due figure antropomorfe  sui lati è opera del Valsoldo.



160. Palazzo Antonio Doria Invrea

Sito in Via del Campo al civico 9, questo palazzo viene edificato a partire dal 1547, su preesistenti edifici medievali, per volere di Antonio Doria Invrea, ambasciatore presso il Re di Francia Enrico II e il papa Gregorio XIII, appartenente ad una famiglia che aveva fatto fortuna con il commercio della seta.
Dopo vari passaggi di proprietà, nell'ottocento diviene casa da reddito e viene suddiviso in appartamenti.
Nonostante queste trasformazioni, questo edificio conserva ancora la splendida facciata dipinta, recentemente restaurata e riportata all'antico splendore, un bel portale marmoreo e all'interno lo scalone marmoreo voltato.  


161. Palazzo Bartolomeo Invrea (poi Palazzo Cardinale Cybo)




Questo palazzo sorge in Via del Campo al civico 10.
Edificato per volere di Bartolomeo Invrea, passa poi in proprietà ai Cybo.
Esso conserva all'interno, sopraelevato, un cortile a esedra con al centro una statua romana di Scipione e alcuni busti nelle nicchie sulle pareti.
Splendidamente restaurata negli ultimi anni le facciate su Via del Campo Via Gramsci: quest'ultima colpisce lo spettatore che giunge dal mare o che distrattamente passa sulla Sopraelevata.
Nell'Ottocento, per un periodo, esso diviene hotel con il nome di "Hotel Quattro Nazioni" e ospita nell'estate del 1827 Alessandro Manzoni che con la sua famiglia, in viaggio verso Firenze, soggiornerà per un breve periodo a Genova (trovate questo episodio nel paragrafo dedicato a Manzoni nella pagina dei poeti SANTI scrittori AVVENTURIERI).



162. Palazzo Cesare Durazzo


Sito in Via del Campo al civico 12, prende il nome da Cesare Durazzo (eletto Doge della Repubblica nel 1665) che le fonti attestano quale proprietario e fautore dei primi grandi rinnovamenti dell'immobile nel 1664.
Nel XVIII Secolo, su disegno di Giovanni Battista Storace, viene ristrutturata la facciata lato mare in stile rococò.
La costruzione della Carrettiera Carlo Alberto (l'attuale Via Gramsci) determina l'unione con il palazzo a mare inglobando Via di Sottoripa la Scura, che separava i due edifici, e una consequenziale diversa distribuzione dei volumi interni con lo spostamento dello scalone.
Al piano nobile conserva splendidi affreschi di Domenico Parodi che, attraverso un ciclo pittorico con protagonista il Dio Nettuno, celebra il committente Cesare Durazzo come pacificatore del territorio ligure.
Dopo vari passaggi, oggi  è di proprietà della famiglia Cattaneo Adorno. 
 






163. Palazzo Lomellini-Serra

Sito in Via Gramsci al civico 3, questo edificio ingloba in sè la torre a mare di Porta dei Vacca, opera eseguita nel 1601 dai fratelli Lomellini con il vincolo tuttavia di non alterarne la struttura (purtroppo tuttavia in corrispondenza dei piani sono state aperte, sull'antico mura della torre, alcune finestre tuttora presenti).
L'apertura della Carrettiera Carlo Alberto (l'attuale Via Gramsci) determina lo spostamneto dell'ingresso da Via del Campo al lato mare, il ribaltamento del vano scale e la costruzione di un atrio circolare. 


164. Palazzo Bartolomeo Rebuffo - Serra

Sito in Via delle Fontane al civico 2, lungo la cinta muraria cittadina del 1155, esso fu dapprima edificato per volere di Bartolomeo Rebuffo e successivamente ampliato nel XVII secolo dal Senatore della Repubblica Marc'Aurelio Rebuffo fino ad inglobare la torre nord di Porta dei Vacca.
L'aspetto attuale è opera dell'architetto Giovanni Battista Pellegrini incaricato dal Marchese Giacomo Serra che nel 1779 era divenuto proprietario del palazzo.
L'interno conserva  gli splendidi affreschi di Carlo Giuseppe Ratti con temi di argomento celebrativo, "opportuni esempi di gloria ligustica" come sostiene l'Alizeri,  tra i quali "La storia del Doge Montaldo che fa la grazia della vita e del Regno a Lusignano di Cipro" (quest'ultimo è uno dei prigionieri della Repubblica incatenati in facciata di Palazzo Ducale: trovate la sua storia e quella degli altri prigionieri nella pagina de gli EDIFICI pubblici).
Attualmente è sede del Dipartimento Lingue Straniere dell'Università di Genova e quindi facilmente visitabile.








165. Palazzo Gio Francesco De Ferrari (Palazzo Belimbau)


Eretto per volontà di Gio Francesco De Ferrari alla fine del XVI Secolo, esso occupa la parte sud di Piazza della Nunziata.
La facciata ed una generale ristrutturazione dell'edificio, voluta dai Cambiaso nel 1780, i quali nel mentre erano subentrati nella proprietà, è opera dell'architetto Giovanni Battista Pellegrini che già in quegli anni si stava occupando del vicino Palazzo Bartolomeno Rebuffo - Serra (di cui trovate la storia nel precedente paragrafo).
Gli interni conservano magnifici affreschi di Lazzaro Tavarone. Nell'atrio e nello scalone sono narrate le vicende di Cleopatra ed Antonio: al piano terreno è raffigurata la regina che esce in mare ad accogliere le navi di Antonio mentre la volta dello scalone narra l'incontro tra i due.
Il salone del primo piano che affaccia su Piazza della Nunziata conserva un ciclo pittorico, a parer mio uno dei più straordinari dei vicoli di Genova, sempre opera del Tavarone, raffigurante il primo viaggio di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo: nel riquadro centrale il re e la regina accolgono Colombo di ritorno dal suo viaggio; intorno sono raffigurati i protagonisti di questa vicenda e nelle lunette episodi tratti dal diario di bordo di Colombo. Nel fregio sottostante, quasi seduti ad osservare lo spettatore, ci sono figure di Indios.



Relativamente al ciclo pittorico del salone del primo piano c'è una curiosa storia: Francisco de Miranda, colui che pensò ai tre colori giallo, blu e rosso per la bandiera della Grande Colombia (Stato che diede vita a sua volta ai tre Stati Colombia, Ecuador e Venezuela che ancora oggi conservano nelle loro bandiere questi colori) cita tra le sue fonti di ispirazione proprio gli affreschi di questo salone ed in particolare Cristoforo Colombo che è raffigurato mentre distende un drappo proprio con quei colori.
Un'iscrizione marmorea in facciata ricorda che qui soggiornò nel 1815 Papa Pio VII, fatto prigioniero da Napoleone mentre era di passaggio a Genova.
Il palazzo è stato donato all'Università di Genova dalla famiglia Belimbau, ultima proprietaria del palazzo.


166. Palazzo Nicolò Lomellini (Palazzo Lauro)

Sito in Piazza della Nunziata al civico 5, il palazzo venne edificato alla fine del XVI secolo per volere di Nicolò Lomellini, padre di Giacomo, Doge della Repubblica.
I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale  lo danneggiarono gravemente. Achille Lauro, proprietario all'epoca del palazzo, affidò all'architetto Robaldo Morozzo della Rocca la ricostruzione dell'intero edificio nelle forme attuali.




167. Palazzo Cristoforo Spinola

Sito in Piazza della Nunziata al civico 6, questo palazzo, edificato per volere di Cristoforo Spinola, viene quasi del tutto ricostruito tra il 1620 e il 1621 per volere di Tomaso Pallavicini.
Nel corso dei secoli successivi il palazzo subisce numerosi rimaneggiamenti; da ultimo nel 1930 viene aggiunto l'avancorpo con i sottostanti portici su Via Bensa.
Del tutto perduta l'originaria decorazione a fresco della facciata sostituita nell'Ottocento da una decorazione monocroma.
Il palazzo oggi è sede delle segreterie amministrative dell'Università e quindi facimente visitabile.  


168. Palazzo Gio Agostino Balbi



169. Palazzo Gio Francesco Balbi

Sito in Via Balbi al civico 2,  è il primo palazzo posseduto dalla famiglia Balbi che affaccia su Piazza della Nunziata.
Gio Francesco Balbi fu l'artefice del suo ampliamento alle dimensione attuali, dimensioni purtroppo ridotte a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Le decorazioni a stucco degli interni sono opera settecentesca dell'architetto Gregorio Pettondi.


170. Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi





171. Palazzo Francesco Maria Balbi Piovera (poi Palazzo Raggio)

Edificato tra il 1656 ed il 1674 per volere di Francesco Maria Balbi su progetto da Pietro Antonio Corradi, architetto di fiducia della famiglia Balbi, il quale già aveva progettato l'ampliamento a mare del vicino palazzo Balbi Senarega (civico 4 di Via Balbi), esso si trova in Via Balbi al civico 6.
La proprietà passa dapprima ai Durazzo, poi ai Gropallo ed infine nel 1890 a Edilio Raggio, figura di spicco e noto imprenditore dell'epoca, il quale intraprende una profonda modificazione dell'intero palazzo affidando il progetto all'architetto Luigi Rovelli.
Il palazzo viene ampliato fino a ricomprendere l'antico Monastero di Sant'Antonio che viene inglobato e purtroppo quasi del tutto distrutto (quel che rimane di questo antico monastero lo trovate descritto nel paragrafo ad esso dedicato nella pagina di questo sito dedicato a "le CHIESE di GENOVA").
Gli interni vengono quasi del tutto rivoluzionati con la costruzione, tra le altre cose, di uno scenografico scalone sostenuto da archi rampanti e volte a crociera, decorato lungo le pareti e la volta dal pittore Cesare Viazzi con allegorie del Risorgimento Italiano a celebrazione della monarchia sabauda.





Sul tetto è stato costruito uno splendido gazebo, visibile dal vicolo che costeggia il palazzo.
Attualmente questo edificio, ancora di proprietà degli eredi di Edilio Raggio, è in parte affittato all'Università e quindi facilmente aperto e visitabile.


172. Palazzo Balbi (Palazzo dell'Ateneo, ex Collegio dei Gesuiti)

Sito in Via Balbi al civico 5, ex Collegio della Compagnia di Gesù e primo Istituto Universitario della Repubblica, questo edificio, con i suoi monumentali scaloni che si "arrampicano" sulla collina retrostante, è forse l'esempio migliore di quella scenografia e magnificenza tipica dei palazzi barocchi genovesi.
Progettato da Bartolomeo Bianco su un terreno acquistato dalla Compagnia di Gesù da Stefano Balbi e inaugurato nel 1640, diviene sede dell'Università degli Studi di Genova nel 1775.
Conserva al suo interno affreschi e decorazioni attribuiti a Giovanni Andrea Carlone, Domenico Parodi e Sebastiano Galeotti e la Biblioteca della Compagnia di Gesù.




173. Palazzo Stefano Balbi (Palazzo Reale)

Il primo nucleo di questo palazzo viene edificato tra il 1643 e il 1650 per volere di Stefano Balbi, su progetto degli architetti Pier Francesco Cantone e Michele Moncino. La decorazione delle sale viene affidata ai genovesi Giovan Battista Carlone e Valerio Castello ai quali si affiancano i bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli.
L'edificio passa in proprietà ai Durazzo nel 1679: ad Eugenio Durazzo si devono i lavori di ampliamento del palazzo che acquisidue corpi di fabbrica laterali e la ricostruzione del Teatro del Falcone (andato distrutto da un incendio nel 1702); al nipote Gerolamo Ignazio si devono invece gli ulteriori lavori che porteranno all'aspetto attuale dell'edificio con la costruzione del monumentale scalone e del terrazzo, e l'ampliamento del cortile verso mare.
A questa fase dei lavori risale la realizzazione della magnifica Sala degli Specchi.
Nel 1824 il palazzo passa in proprietà ai Savoia ed inizia una nuova fase di ristrutturazione che coinvolge sopratutto gli spazi interni; tra i tanti artisti che vengono chiamati a lavorare a quest'ultima fase dei lavori del palazzo, ricordiamo tre professori dell'Accademia Ligustica: Michele Canzio, Santo Varni e Michele Isola.
Oggi Palazo Reale è un Museo statale e conserva al suo interno una ricca quadreria con opere di numerosi artisti quali Van Dyck, Tintoretto, Piola, Grechetto, e mobilio genovese del XVII-XVIII Secolo.

 

174. Le Ville

a. Villa Lo Zerbino




b. Villa di Tobia Pallavicino detta "delle Peschiere"

Costruita intorno al 1560 per volere di Tobia Pallavicino, essa sorge sulla collina di San Bartolomeo degli Armeni.
Il progetto fu affidato a Galeazzo Alessi, famoso architetto perugino, che in quegli anni progettava le più belle dimore genovesi,  coadiuvato nel suo lavoro da Giovanni Battista Castello detto "il Bergamasco".
Gli interni conservano ancora splendidi affreschi opera del Cambiaso e del già citato Bergamasco con la collaborazione di Marcello Sparzo per gli stucchi.
Particolare e unico rimasto originale in tutta Genova è il famoso bagno esagonale del piano terreno, progettato dall'Alessi e eseguito materialmente dallo Sparzo, abilissimo stuccatore, una meraviglia che ci fa capire come dovevano essere i bagni delle dimore cinquecenteche della Superba.
Il giardino conserva uno splendido Satiro opera di Giovanni Paracca e al piano sottostante una splendida grotta artificiale.
Alizeri così descrive questa Villa: "...e con su gli occhi si splendide viste godean distrarsi gli antichi signori, non so se da faticosi negozi, ma certo dagli svaghi cittadini. I costumi del secolo avean sostituito ai gentili e modesti ornamenti ed agli emblemi della pietà le bizzarre favole che trastullan lo spirito e le lascivie che snervan l'ingegno. Ma in quelli errori non può negarsi magnificenza; e il Palazzo delle Peschiere i cui dipinti corsevan la primitiva freschezza, vorrà contarsi tra gli esempi più illustri".


c. Villa Grimaldi in Bisagno

Progettata da Galeazzo Alessi tra il 1552 e il 1554 e tra gli esempi meglio riusciti di villa suburbana genovese, essa si trovava fuori dalla cinta muraria cittadina e i suoi giardini si estendevano tra le attuali Via Carcassi e Piazza Verdi.
Un vasto cortile loggiato di due ali conduceva l'ospite al palazzo vero e proprio, che conservava al piano nobile splendidi affreschi di Luca Cambiaso e Andrea Semino.
Nel palazzo era presente uno splendido bagno lodato dal Vasari, che doveva essere del tutto simile agli altri bagni progettati nelle ville cinquecentesche genovesi dall'Alessi e di cui oggi il solo esempio perfettamente conservato si trova nelle Villa delle Peschiere di cui vi parlo in questa pagina al paragrafo 37.
Nell'Ottocento, dopo esser passata di mano prima dai Grimaldi ai Cybo ed infine ai Sauli, essa fu dapprima trasformata in fabbrica di veli e successivamente divisa in appartamenti, il tutto mentre intorno ad essa l'architetto ed urbanista Bararabino progettava la nuova Genova ottocentesca strappando ad essa il suo giardino.
Nel 1897 la Villa, dopo aver rischiato di essere abbattuta per far posto ad otto caseggiati, fu acquistata dal Comune di Genova.
Oggi, dopo un recente restauro, essa è divenuto un condominio; dell'antica bellezza conserva però ben poco dopo le trasformazioni ottocentesche: senza più lo spendido cortile loggiato che dava verso Via San Vincenzo, con la loggia al piano nobile tamponata e sopraelevata di alcuni piani, essa rimane solo un triste palazzo che pochi riconoscerebbero in quello splendore raccontato da chi la visitò nella sua epoca d'oro.

 
Gli affreschi del Cambiaso che ornavano il piano nobile del Palazzo, staccati dalla Villa nell'epoca del suo massimo declino, sono oggi conservati nel Museo di Sant'Agostino, splendida testimonianza dell'antica maestosità di questa tipica villa suburbana genovese.


L'Alessi progettò anche una splendida grotta che si trovava in mezzo ai giardini, gli "Orti" (da qui il nome della vicina strada, Via le Orti Sauli"), una meraviglia per gli ospiti che avevano la fortuna di poterla visitare. Essa è ancora esistente, sebbene nascosta e non visibile al pubblico (trovate la sua storia e alcune immagini al paragrafo 7 della pagina de "la Genova sotterranea").


d. Villa Imperiale di Terralba

Edificata per volere di Lorenzo Cattaneo nei primi anni del Cinquecento, è un tipico esempio di villa genovese prealessiana.
Il primo illustre ospite fu il Re di Francia Luigi XII che qui soggiornò nel 1502.
Nel 1560 il corpo dell'edificio fu ampliato e furono inserite due logge laterali dandole l'aspetto che ancora oggi conserva.
Gli interni conservano lo spendido affresco di Luca Cambiaso "Il ratto delle Sabine" (che da solo vale la visita  a questa villa) e altri affreschi opera dei Calvi e di altri pittori genovesi.
Il Parco, tuttora conservato, suddiviso in terrazzamenti e con una disposizione ottocentesca all'inglese con prati e boschi, conserva uno splendido ninfeo.
La proprietà passò dapprima ai Salvago nel XVII secolo,poi agli Imperiale (dai quale prende il nome la villa), ed infine al Comune di Genova negli anni Venti del Novecento. Oggi è sede di una biblioteca e  di un asilo e dunque facimente visitabile durante la settimana. Il parco pubblico, tuttora conservato, costituisce il polmone verde del quartiere di San Fruttuoso.



e. Villa del Principe

e.1 La villa





e.2 La Grotta

Per la storia e la descrizione della stessa Vi rimando al paragrafo 7 della pagina de  "la Genova sotterranea".
 


e.3 Il Gigante


e.4 Il Gran Roldano

Nel 1605, ai piedi del "Gigante", fu sepolto "il Gran Roldano", uno splendido cane bianco molosso donato dal Re Filippo II di Spagna a Giovanni Andrea Doria, nipote dl grande ammiraglio Andrea che aveva ospitato a palazzo il padre di Filippo II, Carlo V.
Due belle raffigurazioni del Gran Roldano sono tuttora ammirabili in due dipinti conservati a Palazzo del Principe: nel primo il molosso posa con un paggio che si prende cura di lui, nel secondo invece è insieme a Giovanni Andrea Doria.
La lapide che chiudeva il sepolcro del fedele Roldano è ancora oggi presente, sebbene coperta di rovi e poco visibile. Le parole in essa incise sono le seguenti:

QUI GIACE IL GRAN ROLDANO CANE DEL
PRINCIPE GIO. ANDREA DORIA IL QUALE
PER LA SUA MOLTA FEDE E BENEVOLENTIA
FU MERITEVOLE DI QUESTA MEMORIA ET
PERCHE' SERVO IN VITA SI' GRANDEMENTE
D'AMBIDUA LE LEGGI FU ANCO GIUDICATO
IN MORTE DOVERSI COLLOCARE IL SUO CENERE
APPRESSO DEL SOMMO GIOVE COME VERAMENTE
DEGNO DE LA REAL CUSTODIA
VISSE XI ANNI ET X MESI MORSE IN SETTEMBRE DI 1605 GIORNO 8 HORA 8 DE LA NOTTE


f. Villa Rosazza






Il viaggio nei palazzi privati dei vicoli di Genova non è finito...
(...continua)



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